Daniel Boloca in campo con il Sassuolo
, 8 Dicembre 2023

Daniel Boloca, miseria e nobiltà


In cinque anni, il centrocampista italo-romeno è passato dalla Serie D alla Serie A.

Intorno al 60° di Sassuolo-Roma, Daniel Boloca riceve un pallone piuttosto scomodo da Matheus Henrique vicino al limite dell'area. Preso in controtempo dal passaggio del compagno, nel controllo finisce per allungarsi troppo la sfera, buttando via una potenziale occasione. Nella manciata di secondi successivi si trova la chiave di volta della partita.

In un misto di irruenza e frustrazione per l’occasione buttata, Boloca interviene in modo scomposto sulle caviglie di Paredes. L’arbitro, inizialmente, estrae il giallo ma viene richiamato dal VAR e in pochi secondi si vede costretto a espellere il centrocampista del Sassuolo. Un errore di ingenuità commesso da un ragazzo che negli ultimi 3 mesi ci ha fatto dimenticare di essere soltanto alla prima stagione in Serie A.

Il gioco del (Bo)l’oca

Nato a Chieri da genitori immigrati dalla Romania, nel 2007 Boloca inizia a giocare con i Pulcini del Torino. Dopo soltanto un anno si trasferisce alla Juventus, con cui scala la montagna del calcio giovanile per poi fermarsi prima di raggiungere la vetta: la Primavera. Tema ricorrente, nei suoi primi anni di carriera, è infatti quello del fisico. Il centrocampista è considerato troppo esile dai bianconeri, che lo rimandano in prestito al Chieri prima di dargli il benservito definitivo. Lo stesso giudizio lo emette il quadro dirigenziale dello Slovan Liberec, in Repubblica Ceca, che lo sottopone a un provino rifiutandone poi l’ingaggio. Il diciottenne Boloca quindi, sentendosi sedotto e poi abbandonato ma deciso a fare esperienza lontano da casa, si accasa un po’ rocambolescamente in Slovacchia.

A tesserarlo è il Tatran Presov, il club più antico del paese, durante quello che è ad oggi il suo ultimo stint nella prima serie nazionale. Boloca si unisce così alla squadra giovanile, ma fa in tempo ad esordire tra i professionisti sul finire della stagione 2016/2017, subentrando nella sconfitta per 4-0 contro il Trencin. Nonostante si trovi bene, Boloca decide che è il caso di tornare in Italia, per non rischiare di perdere il treno del calcio che conta.

Per farlo deve però prendere atto di una serie di limitazioni strutturali: quelle individuali, legate al suo fisico non ancora maturo, e quelle del nostro calcio giovanile, che quando ti sputa fuori difficilmente poi ti permette di rientrare dalla porta principale. Lo aspettano i campi di Serie D, con cui comunque il ragazzo di Chieri non è affatto sicuro di potersi confrontare. In effetti, le esperienze con la Romanese, la Pro Sesto e il Francavilla sono tutt’altro che soddisfacenti.

Boloca in tre stagioni gioca pochissimo e quando lo fa le prestazioni sono dimenticabili. Per arrivare a una svolta, che ai nostri occhi appare minima ma per chi, solo qualche settimana prima pensava persino di progettare un futuro lontano dal calcio, ha un valore enorme: servono una partita di calcetto e un passaparola che porta fino al Fossano di Fabrizio Viassi. L’allenatore piemontese si innamora di questa mezzala gracilina, ma talentuosa e intelligente. Non sempre impiega Boloca da titolare, ma gli permette di crescere fisicamente e mentalmente.

Lo avvicina alla porta, differenziandone i compiti rispetto al passato. Ne affina tecnica e freddezza. Gli dà fiducia e lo investe di un peso specifico per lui assolutamente inedito. Alterna il bastone e la carota per un calciatore che deve anzitutto riprendere l'abitudine a giocare e a mantenere la concentrazione alta. «Se Boloca vuole fare il giocatore deve ricordarsi che sono tre anni che nessuno lo faceva giocare più di una o due partite consecutive,» spiega al termine di una partita, una delle ultime prima della sospensione causa lockdown, in cui Boloca viene sostituito addirittura all'intervallo. «Purtroppo quando questi ragazzi vengono seguiti da certe squadre rischiano di perdere la dimensione e se la perdi, fai fatica dopo a ritrovarla.»

In una situazione ideale o quasi, Boloca segna 4 gol. Soprattutto, però, raggiunge orecchie e occhi di Guido Angelozzi, allora direttore sportivo dello Spezia. Il dirigente catanese, guidato dal suo sesto senso calcistico, gli offre un pre-contratto con il club nel maggio 2020, con la squadra in piena lotta per la promozione. Boloca ha l’opportunità di allenarsi e confrontarsi con un livello che aveva potuto sfiorare soltanto ai tempi della Juventus, negli sporadici allenamenti con la prima squadra. In panchina siede inoltre Vincenzo Italiano, un tecnico in grande ascesa e, visti i suoi trascorsi da giocatore, particolarmente sensibile a splendori e miserie del ruolo di centrocampista. Alla fine, però, il pre-contratto non si trasforma in nulla di concreto. Sembra l’ennesima delusione di una carriera destinata a fermarsi prima del decollo, ma è ancora una volta Angelozzi a sparigliare le carte.

C'è Daniel Boloca e il Frosinone in Serie A

A ottobre 2020 Guido Angelozzi approda al Frosinone. Come prima mossa, approfittando del mercato degli svincolati, decide di mettere sotto contratto Boloca. Il salto è parecchio grande, la mancata preparazione estiva è un handicap ulteriore, e Nesta all’inizio lo vede comprensibilmente poco o nulla. Dopo un mini-exploit nel mese di gennaio, in cui il 22enne di Chieri ha maggiore continuità, il tecnico lo accantona di nuovo; insomma, l'ennesima stagione a metà tra le speranze di esplodere e la rassegnazione nel non riuscirci. Nulla cambia; anzi, se possibile, le cose peggiorano ulteriormente quando, alla 31esima giornata, sulla panchina frusinate subentra Fabio Grosso. Comunque, nelle sue 13 presenze complessive, viene spesso impiegato da mezzala d’equilibrio, facendo da contraltare a un giocatore di qualità e propensione offensiva (quasi sempre si tratta di Kastanos). Ogni tanto, poi, lo si vede nel ruolo di mediano in un centrocampo a 3.

L’anno successivo, ancora con Grosso in panchina, è quello della forse insperata consacrazione. Boloca diventa titolare fisso, intermedio davanti a una difesa a 4. Si muove da tuttofare, coprendo una grossa porzione di campo e lasciando la regia ad un interprete puro del ruolo (in particolare Ricci nella seconda parte di stagione). Non è molto presente in zona gol (1 gol e 2 assist), ma fa girare bene la palla, ribalta l’azione e la accompagna. Si disimpegna con aggressività e intelligenza in fase difensiva e sembra non soffrire più l’impatto fisico degli avversari e la velocità del gioco. Nella stagione 2022/23 le cose vanno persino meglio.

Boloca non solo conferma la sua grande crescita, ma lo fa in una squadra che questa volta è competitiva ai massimi livelli. Il Frosinone, infatti, a fine annata ottiene la conquista della Serie A. Il piemontese è uno dei protagonisti principali della cavalcata. Grosso lo impiega più spesso da regista o da centrocampista in una mediana a 2, facendone il fulcro del proprio scacchiere tattico. Boloca accresce in maniera consistente il suo volume di palloni toccati (da 46.5 a 65.5 per 90') e passaggi riusciti (30.3 vs 46.5). Nel frattempo finisce anche sui radar della nazionale romena, per cui è eleggibile vista la provenienza dei genitori. Nel novembre 2022, quindi, accetta la chiamata della selezione, debuttando in amichevole contro la Slovenia.

Eredità pesanti

Nonostante la promozione con il Frosinone, in estate si fa avanti il Sassuolo e Boloca accetta l’offerta. La situazione tumultuosa del centrocampo neroverde è infatti particolarmente allettante, viste le intenzioni di Maxime Lopez e Davide Frattesi, entrambi sul piede di partenza. Alla società emiliana va riconosciuta la continua attenzione verso ciò che accade nel nostro calcio minore, e non stupisce quindi la scelta di puntare su Boloca invece di fiondarsi su un nome più roboante. Un’investitura niente male, se si considera la lista di centrocampisti lanciati dagli emiliani in questi anni. Dopo un inizio campionato non propriamente esaltante, è un Sassuolo-Juventus di inizio settembre ad annunciare la sua consacrazione. Boloca e Matheus Henrique fanno quello che vogliono contro i dirimpettai bianconeri, tra cui, un po’ beffardamente, spicca soprattutto un inerme Locatelli.

Boloca è uomo che si nota poco ma è un moto perpetuo: il suo passing game è estremamente intelligente ma soprattutto preciso (93.5% di passaggi riusciti, 84.1% di palle lunghe andate a buon fine, nel 98esimo percentile in Serie A); crea per i compagni e anche in fase difensiva è ormai calciatore più che affidabile, con oltre 7 recuperi a partita e il 61% dei contrasti vinti. Da una mezzala duttile ma inconsistente, il Boloca che vediamo ora è baluardo e direttore d’orchestra in mezzo al campo. Un percorso, tra l’altro simile a quello del Maxime Lopez che ha numericamente (e non solo) sostituito, e di cui condivide anche difetti come la foga negli interventi e una consistenza ancora ondivaga negli ultimi 20 metri.

Confronto radar tra Daniel Boloca e Maxime Lopez.
Rispetto a una macchina da passaggi come Lopez, Boloca ha un maggior contributo senza il pallone.

Contro il Bologna, Boloca ha segnato il suo primo gol in Serie A, per giunta con un bellissimo destro incrociato da fuori area, ma la sua miglior prestazione è stata quella contro la Salernitana, un paio di settimane dopo: un compendio di tutte le sue qualità distintive. Le statistiche recitano 93 passaggi riusciti, 3 passaggi chiave, 2 dribbling, 10 duelli vinti su 14 e 7 tackle. Nelle limitazioni atletiche citate nei paragrafi precedenti si trova la paradossale origine di una serie di skills di sopravvivenza che Boloca ha sviluppato e che ne hanno attenuato l’approccio con il nostro campionato.

Il 25enne non ha una grande falcata, ma è piuttosto agile nel primo passo e sa usare il corpo per confondere le marcature avversaria. Padronanza che usa anche nel posizionarsi correttamente in fase di ricezione e orientare il primo controllo. Ha tecnica sia sul lungo che sul corto, il che gli permette di giocare di prima con una certa sicurezza quando pressato, e di farlo sempre a testa alta.

Anche in fase difensiva, è capace di leggere in anticipo le intenzioni avversarie e di sporcare quindi le linee di passaggio. Le sue prestazioni, e l’unicità del suo profilo, aprono una questione anche in chiave nazionale. Per sua stessa ammissione il ragazzo vuole giocare con l’Italia, decisione nota anche alla federazione rumena. Ha assaggiato l’aria di Coverciano in uno stage voluto da Mancini, ma la discussione ora riguarda un nuovo tecnico e soprattutto una competizione di primissimo piano come Euro 2024.

Un’eventuale chiamata di Spalletti avrebbe quasi dell’incredibile. Senza dubbio si porterebbe dietro la retorica di una storia dal basso, piena di incertezze, di porte sbattute in faccia, ma anche di grande determinazione. Daniel Boloca, a suo modo, è un bug del sistema. Allo stesso tempo, perché ce ne siano altri, è bene che ci si concentri su quegli ingranaggi del sistema che nel corso di questo percorso gli hanno permesso di sbocciare.

  • 23 anni. Romanista e autista del Carro Lorenzo Pellegrini. Bevitrice di Peroni in offerta. Fondamentalista lucana. Noel è il Gallagher superiore.

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