Fiorentina
, 6 Dicembre 2023

Vincenzo Italiano ha un problema con i centravanti?


O sono i centravanti ad avere un problema con lui?

"Vincenzo Italiano non valorizza i centravanti" è l'ultimo degli psicodrammi del tifo fiorentino. Se ne parla in coincidenza di risultati o fasi negative, o anche no, basta che se ne parli. Capita talvolta che questi strabordino nel mainstream mai troppo attento, innescando questioni - per via di toni spesso estremi - relative all'effettivo valore del tecnico, alla sua terza stagione a Firenze. Nella Corte d'Assise dell'opinione pubblica si parte (quasi) sempre da situazioni concrete: nel caso specifico, i centravanti della Fiorentina non segnano. Tutti i sostituti del fu Dusan Vlahovic hanno segnato poco o niente.

Fra gli attuali giocatori a disposizione di Italiano, lo score di Lucas Beltran è di due gol in Conference e uno in Serie A, quello di M'bala Nzola segna una rete in Italia (quella del 3-0 al Cagliari) e una in Europa (su rigore). Numeri non molto confortanti, quasi impietosi. Il dato è curioso: complessivamente la Fiorentina non segna poco, nonostante trasmetta una certa impressione di fatica nel trovare l'ultima giocata e il giusto tempo di conclusione verso la porta. Sono 23 le reti in campionato (una in più della Juve, sette in più del Bologna, una in meno del Milan) e 13 in Conference: 38 segnature in 21 partite totali, persino leggermente superiori al complessivo della scorsa stagione (98 reti in 60 partite: con questo ritmo la Fiorentina oltrepasserebbe le 110 reti). A mero titolo di paragone, l'Inter ne segnò 100 in 57 gare.

Anche nella scorsa stagione, il rendimento realizzativo di Cabral e Jovic è stato complessivamente modesto, nonostante un picco del brasiliano tra febbraio e aprile (10 gol su 17 totali concentrati in 15 partite), peraltro coinciso con il miglior momento della Fiorentina per risultati e performance. La domanda attorno alla Viola sorge spontanea: siamo di fronte a un totale slegamento del ruolo dalla posizione in campo o c'è una criticità cronica nella casella del centravanti? Italiano sta lucidamente affossando le sue punte o sta facendo di necessità virtù con il materiale a disposizione?

Contro Italiano: un problema di interpretazione tattica.

Un'evidenza, costante in tre anni di gestione, è la sofferenza della Fiorentina nell'attaccare difese chiuse e blocchi bassi. I viola risalgono il campo compatti, portando tanti uomini in zona offensiva, ma spesso nei gangli dello sviluppo perdono preziosi tempi di gioco. C'è una tendenza eccessiva a giocate di consolidamento del possesso (per evitare transizioni pericolose) invece della creazione di superiorità numerica: le soluzioni offensive dipendono dalle combinazioni 2vs1 sugli esterni che portano il terzino a crossare, in particolare da sinistra. In certe gare gli sbocchi delle ampie manovre della squadra gigliata si intasano, coniugando una certa irritazione per la sensazione di impotenza trasmessa dai suoi centravanti e la difficoltà a dargli occasioni di battere a rete.

In questa prima parte di stagione, per ovviare alla prevedibilità delle manovre laterali quando vengono a mancare gli 1vs1, la Fiorentina con Nzola (e in parte anche con Beltran) ha accentuato uno sviluppo offensivo alternativo, cercando di sfruttare gli attacchi alla profondità per liberare spazi sulla trequarti. L'idea è dilatare le distanze tra centrocampo e difesa avversarie e riempire con i propri uomini, per stimolare la giocata in avanti ed evitare la creazione di blocchi bassi, agevolando combinazioni nello stretto nella più pericolosa zona centrale. Questo valorizza le qualità tecniche e di lettura di gioco di Bonaventura e aumenta l'incisività verso la porta di Nico Gonzalez, ma riduce la punta di turno a fare da "esca" a favore dei compagni.

I radar parlano chiaro: il compito è più associativo che di finalizzazione.

Al di là di questa specifica situazione, sembra che il sistema Fiorentina non sia orientato a mandare in porta i centravanti, quanto a creare condizioni favorevoli agli incursori sulla trequarti. Lo stesso avviene anche nelle situazioni che dalle fasce terminano con un cross (arma migliore per Biraghi in rifinitura), dove si cerca soprattutto di sfruttare le capacità aeree e i tempi di attacco di Nico sul secondo palo, lasciando alla punta il compito di "fissare" i difensori.

Da una parte, queste soluzioni "sistemiche" sono orientate a valorizzare i due giocatori più performanti della Fiorentina, Gonzalez e Bonaventura (15 gol stagionali in due, di cui 13 su azione). Dall'altra, ci sono debolezze strutturali che la Fiorentina cerca di nascondere: la tendenza a muoversi poco senza palla di molti elementi, l'assenza (tolto lo stesso Bonaventura) di "invasori" e rifinitori particolarmente puliti. I viola abbondano di esterni portati a ricevere palla sui piedi, molto diretti e poco associativi, mentre a centrocampo scarseggiano pure mezzali. Duncan è difatti l'altro interprete più affidabile per letture, verticalizzazioni e fisicità nei duelli, ma non è un vero box-to-box (lo storico realizzativo lo conferma: 4 gol nelle ultime tre stagioni)

Nel vecchio adagio di contestare all'allenatore la sua insistenza nel proporre un calcio dall'identità fortemente posizionale, con a disposizione una rosa poco portata a questo per caratteristiche, si potrebbe anche imputare a Italiano il tentare di compensare tutto ciò sacrificando le qualità dei suoi attaccanti.

Pro Italiano: la qualità non semplice da scovare

Difficile non notare certe evidenze sulle difficoltà dei vari centravanti negli ultimi due anni. La più elementare è che, nel quadro di una squadra che sviluppa una mole di gioco enorme (e che segna non poco - 102 reti nel 2023 -), il contributo realizzativo degli attaccanti è sproporzionato. La costante permane nonostante il cambio di giocatori e il differente modo di questi di interpretare il ruolo.

Di questi 102 gol nell'anno solare, appena 24 arrivano dai quattro attaccanti avuti a disposizione: Cabral (13), Jovic (6), Nzola (2) e Beltran (3). Un termine di paragone brutale: nel 2021 il solo Vlahovic ne aveva segnati 35 (33 in campionato e 2 in Coppa Italia), di cui 18 tra fine agosto e fine dicembre sotto la gestione Italiano (in totale ne segnerà 20 prima della cessione).

Eppure, la Fiorentina aveva sostanzialmente modificato il suo stile di sviluppo, cercando di stimolare la ricerca della verticalità rispetto a un possesso posizionale e "raffinato". Motivo? Non solo la mancanza di veri palleggiatori a centrocampo, ma anche sgravare soprattutto Arthur Cabral da consegne nell'aiutare la fluidità della manovra. Il brasiliano, a fatica entrato in buona condizione psicofisica dopo quasi un anno dal suo arrivo a Firenze, anche nel suo prime è rimasto un attaccante minimale, dall'importante presenza in area ma poco propenso a giocare in maniera associativa. Forse ancor più del tecnicamente migliore ma oramai impigrito Jovic, per quanto da febbraio 2023 avesse iniziato a destreggiarsi con più efficacia nei movimenti senza palla e nei duelli fisici con gli avversari, Cabral restava un giocatore bisognoso di vedere la porta per potersi esaltare.

Questa attenzione verso le caratteristiche (e i limiti) di Cabral stride molto con l'ipotetica mancata valorizzazione dei centravanti: si parla di un giocatore che al Benfica fatica tantissimo anche solo a trovare spazio. La questione è ancor più evidente riprendendo in considerazione Vlahovic, incappato in varie difficoltà alla Juventus di Allegri: nell'ultimo anno e mezzo di permanenza a Firenze, quasi metà dei gol della Fiorentina arrivavano dall'attaccante serbo, nonostante con l'arrivo di Italiano i viola avessero moltiplicato la propria capacità realizzativa. Nella prima parte di 2021-22, con Vlahovic ancora in rosa, la Fiorentina segnava quasi lo stesso numero reti di tutto il campionato precedente (40 contro 47). A maggio 2022, le reti saranno in totale 59.

La sentenza

In conclusione, è un fatto innegabile che nel dopo Vlahovic Italiano ha avuto risposte troppo negative dai suoi "riferimenti offensivi", dando a volte persino la sensazione di non fidarsi dei suoi attaccanti. E in effetti, sempre in tema di grandi numeri, dalla cessione del serbo alla pausa del campionato per il Mondiale (34 gare a coprire tutto il 2022) la Fiorentina aveva segnato appena 37 reti in campionato, di cui solo 9 da Cabral, Jovic e Piatek - in Viola da gennaio a maggio 2022 - trovando parzialmente uno sfogo nel girone di UECL. Un numero non adeguato alle propensioni offensive dei viola, che nella prima parte della stagione 2022-2023 era coinciso con difficoltà in termini di risultati.

Se da un lato Italiano ha evoluto e modificato alcuni princìpi offensivi della sua squadra, in maniera tale da aumentare i compiti associativi delle sue punte a discapito di quelli di finalizzazione, lo ha fatto nell'ottica di valorizzare le maggiori qualità di altri giocatori più performanti. Nonostante il rendimento nel complesso non soddisfacente di Nzola e Beltran, questa lettura sembra calzare a pennello sui due giocatori, che nel loro repertorio sembrano poter esser tante cose diverse ma non dei goleador implacabili.

Nel caso di Nzola (già avuto da Italiano a Trapani e Spezia, in B e in A), a vedere le statistiche avanzate degli ultimi anni non c'è una flessione di rendimento, se non per quanto riguarda l'efficacia e la pericolosità dei suoi tiri. Ad esempio, gli SCA e i GCA p90 - il numero di azioni da tiro e azioni da gol a cui partecipa nei 90 minuti - sono persino migliorati.

Beltran dalla sua appare sempre più un regista offensivo che un vero centravanti, con uno storico realizzato anche al River Plate buono ma non strepitoso. Significativamente, l'argentino (giocatore poco strutturato su piano fisico per fare da unica punta) ha nei suoi pregi la grande intensità di gioco e le combinazioni nello stretto, mentre di contro cerca pochissimo la conclusione.

Alla fine, più che una limitazione delle potenzialità dei centravanti, Italiano sembra esser riuscito (non senza difficoltà) a trovare soluzioni di gioco coerenti ed efficaci per la Fiorentina, nascondendo alcuni limiti qualitativi della sua rosa tenendo conto delle effettive caratteristiche dei suoi elementi, con una rendimento complessivo in termini di prestazioni e risultati notevole, per certi aspetti addirittura sottovalutato.

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