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Amburgo
, 4 Dicembre 2023

Amburgo è il Purgatorio


L'inferno dell'HSV e il Paradiso del St. Pauli si incontrano a Millerntor.

"Erasmus" è la rubrica del lunedì in cui vi raccontiamo una partita dal weekend di calcio internazionale. L'unione tra il MIllerntor-Stadion e un derby di Amburgo con in palio la vetta della 2. Bundesliga è stato un richiamo troppo potente per non essere ascoltato. Potete recuperare gli episodi precedenti qui.

È complicato di per sé slegare il calcio dalla retorica del calcio stesso. In occasione dei derby e delle sfide di cartello, ancora più difficile. Quasi impossibile. Scavalcare la barriera artificiale e artificiosa del luogo comune per scrivere di ciò che realmente succede e non per quello che ci sia aspetta che succeda, soffermandosi sugli istanti in cui si confermano le aspettative a priori e tacendo su quelli in cui si farebbe fatica ad ammettere un cambiamento, la maggioranza silenziosa dei gesti e dei momenti che terrorizza per la fatica di aggiungere qualcosa di ignoto.

"Percepisco una certa tensione nell'aria, un formicolio" e "Non dico mai ai tifosi come dovrebbero comportarsi", le parole di Fabian Hürzeler e Jackson Irvine, mister e capitano della squadra di casa del 110° Hamburger Stadtderby. C'è qualcosa di più St. Pauli di abbracciare il rischio, provocare sottilmente i 29000 che riempiranno Millerntor a costo di risultare antipatici, fastidiosi, iperprogressisti, anticonformisti?

"In fondo è sport, importante che tutti lo sostengano, lascino che ciò che lo circonda sia ciò che lo circonda" e "Il derby ha regole proprie, solo sue", le frasi di Tim Walter e Robert Glatzel, allenatore e del capocannoniere dell'HSV, che approcciano dicembre a 3 punti dalla vetta della 2. Bundesliga ma a cui mai era capitato di inseguire i rivali cittadini invece di guardarli dall'alto in basso, con un misto di consapevolezza del loro status inavvicinabile e al tempo stesso di invidia latente per come gli altri sanno anche prendersi sul serio per essere apprezzati anche dall'esterno. C'è qualcosa di più Hamburger Sport-Verein di voler mantenere tutto così com'è, conservare tutto sotto una teca impenetrabile, posizioni di forza calcistica e ontologica comprese?

St.Pauli-Amburgo è 1° contro 2°, divise da 3 punti; St. Pauli-Amburgo è il relativo Paradiso dei Corsari, mai così stabilmente ai vertici della Zweite, e il relativo Inferno dei Rothosen, trattenuti dai demoni e dai dannati della seconda serie dopo un'intera storia in Bundesliga, dai quali nemmeno un'icona come Horst Hrubesch è riuscito a divincolarsi e il cui scorso finale di stagione ha convinto Tim Walter a riprovarci, con la consapevolezza che non ci saranno di nuovo due gol dell'Heidenheim nel recupero dell'ultima giornata contro lo Jahn Regensburg.

È l'agitazione esaltata classe operaia, e l'insofferente riconoscimento della nobiltà della propria caduta e della propria frustrante tentata risalita. St. Pauli-Amburgo è Corsari con la fascia da capitano arcobaleno contro chi ha adottato i colori sociali del Germania, piccolo club di inizio '900, anche in onore dell'anima marinara della città-stato anseatica. Calcio e retorica, retorica e calcio. Quasi impossibile dividerli.

https://twitter.com/fcstpauli/status/1730625315276263432?s=20
Meno peso offensivo e più dinamismo nel 3-5-2 di Hürzeler, con Metcalfe a giostrare tra le linee alle spalle di Eggestein e Saad.
https://twitter.com/HSV/status/1730624351664246903?s=20
La catena di destra del 4-3-3 di Walter ha un volto rinnovato: Van der Brempt rientra dall'infortunio, Königsdörffer sostituisce lo squalificato Jatta nel tridente.

Felix Zwayer fischia l'inizio del weekend amburghese, completato anche dal St. Pauli-HSV delle formazioni U19 e dal sorteggio dei gironi di Euro2024, in una coltre di nebbia creata dalle nuvole basse, la nube dei fumogeni accesi dalla Südkurve e dal settore ospiti e dal principio di una nevicata. Rispetto al solito, la squadra di Hürzeler è disposta ad andare meno all'arrembaggio nella metà campo avversaria, meno incline ad assaltare il vascello nemico, per attirare l'HSV come un pescatore col verme.

Eggestein è l'esca perfetta per fissare la profondità, evitare che l'ultima linea della squadra di Walter assecondi il pressing esasperato di centrocampisti e attaccanti, creando un alveo tra le linee che i movimenti di Treu e Metcalfe riempiono come un fiume in piena.

Che il St. Pauli sia avanti 2-0 alla mezz'ora è casuale nella pratica ma non nella teoria. L'HSV decide di non seguire a uomo Smith in non possesso e, con la palla tra i piedi, riesce a risalire il campo unicamente a destra, dove le spallate di Van der Brempt e Königsdörffer sono sufficienti a far sembrare Treu un corpo inadeguato alla tormenta di Amburgo ovest ma non a creare occasioni. I padroni di casa concretizzano forse nei due momenti meno previsti, ossia un calcio piazzato e una rimessa dal fondo avversaria.

Il primo caso è frutto dello studio dello staff di Hürzeler: l'Amburgo difende a zona sui corner, con due linee parallele a cavallo dell'area piccola, rendendo pressoché impossibile qualsiasi puntuale uscita su cross bassi arretrati. Il sistema di blocchi del St. Pauli libera prima Smith, che al primo calcio d'angolo gira alto, e poi Irvine, che al quarto d'ora sblocca il punteggio.

L'huddle del St. Pauli prima del corner dell'1-0.

Sull'assurdità del 2-0 si potrebbero riempire paragrafi pregni di chissà quale stereotipi passatisti; su quanto a farsi gol da sola sia una squadra che ha ottenuto la grandissima parte dei propri trofei e successi quando i retropassaggi al portiere erano ancora bloccabili con le mani Su quanto un portiere debba solamente "parare e nient'altro", che "se si spazza in tribuna non si fa del male a nessuno." La sequenza dei movimenti rapsodici di portiere e centrali difensivi, il rimbalzo sulla zolla appena prima del rinvio di Heuer Fernandes, l'incredula esultanza dei panchinari del St. Pauli, le maglie marroni che anche se fossero eliminate in post produzione non avrebbero condizionato la tragedia dell'HSV e non toglierebbero né aggiungerebbero una minima percentuale di logica a ciò che succede nell'area piccola sotto alla Südkurve.

Gli Hanseaten sono la rappresentazione dello stordimento fatto squadra di calcio: Ramos e Ambrosius (unico ad aver indossato, seppur per un breve periodo nel settore giovanile, le maglie di entrambe le squadre) sono gli unici a cui è consentito condurre palla al piede, seppur separati dal muro virtuale di Eggestein, dal 5-4-1 del St. Pauli, con tutte le conseguenze che due difensori centrali audaci e dotati tecnicamente ma come appena scossi dalla combinazione gancio al corpo-montante di Mike Tyson possono procurare.

L'Amburgo batte in testa, incapace di vincere un singolo duello sulla propria fascia sinistra e preda dei triangoli in uscita costruiti dal St. Pauli. Se serve un momento a identificare la resistenza dell'Amburgo, paradossalmente, è proprio Guilherme Ramos a viverlo. Al termine di un primo tempo passato a creare superiorità in uscita dribblando la prima pressione avversaria anche da ultimo uomo - ma di cui rimarrà a eterna memoria il gesto di arte performativa sul 2-0 - è proprio il centrale prodotto del settore giovanile dello Sporting Lisbona a dare ancora un senso al tornare a correre e sbuffare sotto la neve.

Dopo una quarantina di secondi dalla ripresa del gioco, Felix Zwayer ferma tutto. Dentro i palloni arancio e, come per magia, quella con cui il calcio domina gli eventi, dentro un altro Amburgo. Jean-Luc Dompé si posiziona largo, spostando Immanuël-Johannes Pherai dall'esterno sinistro del 4-3-3 al centro della trequarti di un 4-2-3-1. L'HSV inizia a vincere qualsiasi duello individuale su quella fascia, grazie alla relativa attenzione che il braccetto difensivo del St. Pauli può ora dedicare al raddoppio in prima battuta, e trasforma il baricentro dei padroni di casa da medio a basso, ossia il peggiore scenario che Hürzeler può idealmente augurarsi per la sua squadra.

Il cambiamento tattico principale è la gestione di Eric Smith: sotto di due reti, Bénes e Poręba curano a uomo l'8 del St. Pauli.

Wahl-Smith-Mets non è un reparto difensivo abile a coprire posizionalmente gli ultimi 16 metri, con tempi di uscita e di contrasto non all'altezza delle scalate in avanti e alle abilità in impostazione. La sovrapposizione interna di Van der Brempt e il taglio di Glatzel sul secondo palo in occasione dell'1-2; la libertà di movimento concessa a Pherai di controllare il cross di Dompé, girarsi e chiudere il destro sul primo palo di Vasilj: nel giro di un paio di minuti le gerarchie, retoricamente e no, sono se non ribaltate almeno riequilibrate.

Con un St. Pauli meno capace di trovare lo spazio per attaccare la profondità, complice un 4-1-4-1 meno scriteriato e più prudente dell'HSV, e un Amburgo spossato dallo sforzo prodotto per recuperare il doppio svantaggio, la mezz'ora finale è dominata dallo calore sugli spalti e dal gelo in campo. La nevicata raffredda l'aria, la tensione e il ritmo della partita. Gli occhi dei 22 in campo si serrano sempre più, con le ciglia impegnate a tenere lontane i fiocchi dalle palpebre e mettere a fuoco un orizzonte perscrutabile come un bicchiere pieno di latte. Le irrazionali corse a perdifiato che caratterizzerebbero un Hamburger Stadtderby come gli altri non sono a spron battuto ma col freno a mano inserito, sulle punte e sulle uova e non con la pianta del piede affondata nel prato di Millerntor.

Non ci sarebbe nulla da scrivere sul finale di St. Pauli-Amburgo 2-2: un pareggio complessivamente giusto, che non avvicina né allontana le due rose forse più attrezzate della Zweite Bundesliga. A 10' dalla fine, però, entra Lewin Öztunalı: nato ad Amburgo, cresciuto nell'Amburgo, nipote di Uns Uwe Seeler, 19 anni da giocatore e 4 da presidente dell'HSV.

Poteva l'incarnazione dell'ereditarietà nobiliare dell'HSV, la più esplicita trasmissione genetica del DNA dell'HSV, una società legata ai Rangers solo perché i rivali di entrambi i club (St. Pauli e Celtic Glasgow) sono anch'essi amici, non prendere parte al derby? Poteva lo stendardo famigliare di un club il cui attuale presidente, lo è diventato dopo essersi ritirato, nonostante il mancato rinnovo di contratto, perché troppo legato all'ultima maglia indossata, non issarsi, anche solo per qualche minuto, sul campo rivale? È complicato slegare il calcio dalla retorica del calcio stesso. In occasione di St. Pauli-Amburgo è ancora più difficile. Quasi impossibile.


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(Tutto quello che non si è visto ma che non è passato inosservato)

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  • (Bergamo, 1999) "Certe conquiste dell'anima sarebbero impossibili senza la malattia. La malattia è pazzia. Ti fa tirare fuori sentimenti e verità che la salute, che è ordinata e borghese, tiene lontani."

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