
Le Cose Cambiano (Massimo Pericolo) - Considerazioni Sparse
Il rapper di Brebbia spiazza tutti con un disco incredibilmente sperimentale.
Non possiamo certo dire che Massimo Pericolo non ci avesse avvisato: "Le Cose Cambiano" è uno dei titoli più emblematici del 2023, dato che in 14 lettere riesce a riassumere ottimamente il filo conduttore del nuovo disco di Vane. A cambiare sono proprio le "cose", intese come le canzoni in senso stretto, non le tematiche affrontate dall'artista né tantomeno la sua visione del mondo (forse ad essere diverso è il suo mood attuale, ma ci arriveremo). E dire che il suo manifesto programmatico, la intro "Massimo Pericolo", promette esattamente il contrario: una riaffermazione del suo io e soprattutto di ciò che egli non è, degli stereotipi che rifiuta e dei trend dai quali prende le distanze, in un pezzo crudo, asciutto, forse un po' lungo per com'è concepito ma di sicuro impatto. I suoni e le frasi taglienti dell'intro, però, non li ritroveremo praticamente mai all'interno dell'album, forse solamente in "Fils De Pute" e in parte nell'outro, dato che il disco intero è un viaggio tra vari generi e sottogeneri, basi marcatamente elettroniche ed altre fin troppo melodiche, una ricerca di tonalità nuove che MP non sembra ancora in grado di padroneggiare appieno, non tutte almeno. Un prodotto che si pone agli antipodi di Cvlt, l'esatto contrario di un concept album, con l'intenzione di ampliare il più possibile il panorama di un artista sin qui dall'identità estremamente definita.
Lasciando scorrere l'album dopo la fine dell'intro, il primo impulso all'attacco del ritornello di "Diluvio" è di aver cliccato per sbaglio su un'altra playlist, tanto è la distanza tra "Massimo Pericolo" e la canzone che la segue, quasi una produzione pop con tanto di strofa (tutta elettronica) in inglese, una scelta che non può non spiazzare l'ascoltatore medio di MP. "Moneylove" con Emis Killa, la traccia seguente, altra potenziale hit, segue la stessa logica: elettronica spiccata, quasi invadente, ritornello poco cantato e studiato per restare in testa più grazie alle tante ripetizioni e al beat ammiccante che al suo effettivo significato. in un pezzo comunque dotato di una certa profondità. Con la traccia successiva, "Straniero", il rapper di Brebbia mette in pausa le novità spostando indietro le lancette dell'orologio di una ventina d'anni: il beat di Shune e il flow di Massimo Pericolo e Tedua (artista perfetto per una traccia del genere) ricalcano in maniera fedelissima, quasi come un tributo, quello del rap degli anni 2000, tanto che non ci saremmo stupiti nel veder spuntare all'improvviso Thema o Grido dei Gemelli DiVersi. Operazione nostalgia? Fan service spudorato per compiacere gli ascoltatori meno giovani? Non importa, dato che il risultato è ottimo, uno dei migliori pezzi dell'album.
Le "seconde parti" di album e canzoni sono materiale da maneggiare con estrema cautela (chiedere a Sfera con X2VR), e "Totoro 2" non fa eccezione; la quinta traccia sembra più una prosecuzione di Signore Del Bosco che della prima, iconica Totoro, della quale non possiede le atmosfere e la leggerezza, come peraltro accade a molti pezzi se paragonati non solo a Scialla Semper, il primo album di Massimo Pericolo, ma anche a Solo Tutto. In Le Cose Cambiano mancano proprio quei pezzi, come Totoro, Sabbie D'Oro, Scacciacani o Beretta, in cui l'artista dà l'impressione di sfogarsi e di divertirsi, in favore di canzoni più profonde che però non riescono subito a colpire al cuore l'ascoltatore, come accadeva ad esempio con Stupido. Fa in parte eccezione "Ciao Frate", featuring con Niko Pandetta scritto prima che il rapper catanese venisse arrestato, una ficcante lettera a cuore aperto che, come ammesso da MP, prende come riferimento Stan di Eminem. Un altro dietro front arriva con "Fils De Pute", dove Speranza e Rafilù (precedentemente noto come Barracano) riportano Massimo agli albori, nei suoni e nelle liriche, ed è chiaro come a fare "le sue cose" Vane sia ancora tra i migliori della scena, messaggio simile a quello mandato da Sfera con $€ Freestyle al termine di Famoso.
Nella seconda metà dell'album c'è sempre meno spazio per il vecchio Massimo Pericolo e sempre più voglia di ricercare suoni mai sperimentati prima: "Come Aria" è un'interessante crasi di blues e dance, "Senza di Me" lascia tantissimo spazio all'ospite Baby Gang, confinando Massimo a un ritornello tra i più puliti della sua produzione musicale, anch'esso con spiccate note pop, in una canzone che disorienta per la sua mitezza. Le contraddizioni di questo album sono perfettamente riassunte dalla sua title track, che racchiude in meno di 3 minuti richiami alla old school e tonalità elettro-pop, strofe incisive inframmezzate da un ritornello forse eccessivamente pop. Subito dopo Lcc, uno skit di quasi 6 minuti, "17 anni - skit" ci porta dentro la vita di Alessandro Vanetti, adolescente della provincia di Varese; i suoni delle auto, la voce registrata della stazione dei treni, i discorsi di Massimo con gli amici sono mixati in una produzione notevole, praticamente un film senza immagini, capace di proiettare l'ascoltatore nella realtà dell'artista pur senza l'ausilio del video. "Di Persona", featuring con Gué Pequeno, segue le stesse logiche di "Straniero": flow e base che più vecchia scuola non si può, rime semplici ma d'impatto, nessuna tematica impegnata e due minuti e mezzo che volano via senza nemmeno accorgersene.
"Povero Stronzo" è l'unica traccia prodotta da Crookers, storico producer di Massimo Pericolo, ma sfidiamo chiunque a scoprirlo senza leggere gli autori del pezzo, tanta è la distanza tra le loro prime collaborazioni e questa ballata struggente. Le ultime due canzoni che precedono l'outro, "Insieme" e "Ancora Qua", ci restituiscono un Massimo meno arrabbiato col mondo, che rivendica il suo percorso, le sue relazioni e la realtà in cui ha vissuto, ma senza più quel senso di rivalsa tangibile nelle sue produzioni precedenti e forse vero segreto del suo successo iniziale. La sensazione è amplificata dalla traccia di chiusura, "Non Parlarmi", ideale prosecuzione dell'intro: Massimo Pericolo mantiene la sua visione antisistemica, ma anche ascoltando le barre più crude non è facile percepire la sua rabbia primordiale. Chi dovesse ascoltare "Le Cose Cambiano" senza conoscere la storia del rapper, con ogni probabilità lo troverebbe valido, orecchiabile, vario e a tratti anche emozionante, ma mai "segnato" com'era accaduto 4 anni fa con 7 Miliardi e in seguito con Scialla Semper. Massimo ha vinto la sua lotta, e di questo non possiamo che esserne contenti, è un artista ormai completo e maturo, ma la sua volontà di cantare e raccontare solo e solamente ciò che sente lo sta portando lontano dal rapper che avevamo imparato a conoscere ed apprezzare, strada che abbiamo visto percorrere da molti, da Achille Lauro in poi. Sarà una semplice tappa della sua carriera, oppure davvero il Vane che brucia la tessera elettorale sta per andare in pensione?
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