
Napoleon (2023) - Considerazioni Sparse
Nonostante le ottime premesse, Napoleon riesce nell'impresa di non piacere né agli appassionati né al pubblico cinematografico.
Che cosa hanno in comune gli appassionati di storia, gli amanti del cinema e Ugo Foscolo? Sicuramente molto poco, ma di certo tutti loro possono dire di essere stati, almeno una volta nella vita, traditi e delusi da Napoleone Bonaparte. Solo che nel caso delle prime due categorie Campoformio e la cessione di Venezia non c'entrano nulla, e il Napoleone in questione non è lo storico comandante dell'Armée d'Italie ma quello interpretato da Joaquin Phoenix nel "Napoleon" di Ridley Scott. Un film che è prima di tutto una grande occasione mancata: il prestigio del regista, la caratura degli attori, l'enorme budget a disposizione rappresentano premesse totalmente disattese da una pellicola che fa male sotto tanti punti di vista.
Hegel, vecchia conoscenza degli anni di liceo, dopo la battaglia di Jena del 1806, si riferisce al condottiero francese come "l'anima del mondo a cavallo". Il principale e più grave fallimento del film di Scott sta nel non essere riuscito a trasmettere agli appassionati, ma soprattutto al pubblico occasionale, la grandiosità del personaggio. Un uomo capace al suo tempo (così come ancora oggi) di smuovere con gli animi e le menti delle persone. Il Napoleone raccontato nel film è invece una figura spesso banale, privo della carica emotiva e sentimentale che da sempre l'accompagna. Sia nella narrazione storica e popolare, Bonaparte non è più il simbolo di un'epoca del sentimento e dello Sturm Und Drang come chiave culturale e politica. È invece piatto, anticlimatico, patetico. E non può essere neanche la volontà del regista di raccontare un Napoleone più umano a giustificare questo approccio e il risultato che ne consegue.
La vita di Napoleone può essere raccontata da tanti punti di vista, ma forse scegliere quello intimo-sentimentale è stato di per sé una falsa partenza. Scott ha ribaltato i canoni della narrazione napoleonica, mettendo in primo piano il rapporto tra l'Imperatore e Giuseppina, servendosi degli eventi storici come sfondo. Il problema è che questa scelta rappresenta una licenza narrativa legittima ma non apprezzabile: dalla campagna d'Italia in poi, il Napoleone privato cittadino ha lasciato il posto al Napoleone militare e politico ed è così ovvio che la chiave di lettura più idonea a raccontare la sua storia sia quella delle guerre e dei trattati. Se lo stesso Bonaparte considerava i suoi affetti e la sua famiglia poco più che uno strumento politico, perché allora cercare d'imporgli riflessioni esistenziali fuori contesto?
Napoleon risulta deludente anche dal punto di vista tecnico. Innanzitutto, la sensazione è che non sia stato sfruttato a pieno il potenziale scenico e fotografico di molte ambientazioni. Dall'Egitto alle steppe dell'Europa orientale, che pure avrebbero potuto offrire ottimi spunti per una fotografia più audace. Anche il montaggio e le sequenze appaiono spesso fini a loro stesse. Non si favoriscono l'immedesimazione e si cerca, male, di riproporre l'energia e la vitalità di Napoleone senza però coglierne lo slancio più profondo. Dal punto di vista attoriale, le prestazioni di Phoenix e Vanessa Kirby sono tra gli aspetti più positivi del complesso. L'unica pecca (di certo non colpa del Premio Oscar) è un Napoleone costantemente uguale a sé stesso, dall'assedio di Tolone agli ultimi anni di regno, senza invecchiare d'una virgola. Assieme ad alcune scelte discutibili nel casting di certi personaggi secondari (Ney, ad esempio), compromette l'interesse e l'immedesimazione nella storia del pubblico legato all'epopea dei generali napoleonici.
Un tema su cui ci sentiamo di chiosare è quello che forse ha attirato il maggior numero di critiche e polemiche, ovvero quello dell'accuratezza storica. Un film non è un documentario e questo appare fortemente condivisibile. Solo che un conto è la licenza poetica ed un conto è la totale invenzione. Austerliz, con il celebre Sole e la presenza dei tre più importanti Imperatori dell'epoca, è di per sé uno degli avvenimenti più "cinematografici" della Storia. Inspiegabile, anche con un approccio flessibile, è quindi la scelta di ricostruirla in maniera così diversa dalla realtà. Viene così da chiedersi perché Scott abbia optato per un soggetto così strutturato per poi stravolgerlo in corso d'opera. Austerliz è l'esempio più importante e grossolano delle inesattezze storiche disseminate per tutto il film. Queste sarebbero state scusabili solo se funzionali a un film per il resto impeccabile. La somma fa il totale e l'eccessiva licenza diventa l'ennesima nota stonata di una grande occasione sprecata. La speranza di chi scrive è che il tema napoleonico non diventi, in ambito cinematografico, un tabù per gli anni avvenire. L'attesa è dunque per un film finalmente in grado di rendere omaggio a personaggi e storie così importanti nella storia del mondo.
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