Logo sportellate trasparente

Il migliore dei mondi - Considerazioni Sparse


Il nuovo film di Maccio Capatonda ci dice innanzitutto che Maccio è cambiato.

Crescere non è facile. Richiede carattere, proprio mentre il carattere è in divenire. Maccio Capatonda, oggi, si trova nel pieno di questo processo. Una mutazione non esente da dolore e difficoltà: al primo impatto, chi ha guardato "Il migliore dei mondi" - l'ultima fatica di Marcello Macchia - si è sentito disorientato, quasi stordito, davanti a un Maccio-non-Maccio. Perché dell'italiano medio, di Padre Maronno, del Commissario Maroponda e di tutto quel confortevole microcosmo che ci ha accompagnato nell'ultimo decennio abbondante, è rimasto davvero poco. Forse solo "Natale al cesso". Per lo spettatore che non vorrebbe mai cambiare e che rifiuta le novità, le evoluzioni dei propri artisti preferiti, questo non può essere che un male. Per chi, invece, ama i percorsi a ostacoli e le vie tortuose che preludono a un'evoluzione, è l'esatto contrario.

"Il migliore dei mondi" parte dall'amore del buon Marcello per "Ritorno al futuro". Lo aveva ammesso lui stesso nel suo libro "Libro", lo ha ribadito in altre occasioni. Il cult di Robert Zemeckis per lui è stato quel film di cui si imparano le battute a memoria, da cui si prende spunto per vestirsi, nel quale si sarebbe voluto recitare o, ancora meglio, si sarebbe voluto vivere in quel mondo di finzione. Dunque, quale occasione migliore se non provare a fare un proprio film a partire da questo? È cosi che sembra essere stato concepito l'ultimo lavoro di Maccio, un tributo a una sua vecchia passione cinematografica su cui innestare il mondo contemporaneo.

La regressione. Il tema, che può sembrare retorico ma nell'approccio del film è più attuale che mai, è quello di una tecnologia che dovrebbe aiutarci a vivere meglio ma che in realtà ci fa vivere meno. Tra un'Alexa che ci fa da colf, social network che aumentano la nostra reputation on line e altri social che ci aiutano a "scopare" (cit.) abbandonando l'affettività, quando non si ha il telefono in mano resta soltanto un senso di disagio. Rimane l'ansia di dover affrontare una conversazione reale, di guardarsi negli occhi, di confrontarsi vis-à-vis. Questo è quello che accade a Ennio Storto quando, durante una festa, smarrisce l'IPhone ed è obbligato a vivere irl per pochi minuti quando incontra Viola: colei che gli consegnerà il modem 56K che altererà il flusso del continuum spazio temporale, catapultando Ennio in un 2023 alternativo in cui la tecnologia si è fermata al 1999 a causa del millenium bug.

Niente smartphones, ma solo indistruttibili Nokia 3310. Nessun navigatore satellitare, solo stradari grandi quanto un manifesto elettorale. Zero sensori di parcheggio, al massimo un passante che ti dice: "Vieni, vieni, vieni, booo!". Soprattutto, niente internet a portata di mano, niente Google a rispondere ad ogni domanda: solo noi e di fronte il mondo. Prospettiva normale fino ad una ventina d'anni fa, scenario disarmante oggi. È qui che sta il passo in avanti di Maccio, che prova ad avventurarsi nel lato umano delle storie che racconta, nella perdita di spontaneità e nelle difficoltà emotive. Sarebbe stato semplice ripetere a pappagallo la filastrocca luddista su mass media, internet e tecnologia; è decisamente più complicato raccontare i propri dubbi sull'argomento senza cadere nel moralistico paternalismo del "si stava meglio prima". Perché sì, probabilmente secondo Maccio era davvero meglio prima, ma lui non ce l'ha con il progresso quanto con la regressione che abbiamo scelto.

Maccio è cambiato. La sua matrice allegorica resta chiara ma qualcosa, al film, manca. Forse il ritmo adatto, forse la fluidità dell'intreccio, forse il giusto pathos in alcuni momenti chiave. Il nuovo Maccio resta comunque fedele al suo personaggio: un finto tonto dall'ingenuità apparente, utilizzato come strumento di satira sociale. Ciononostante, siamo all'alba di un nuovo Maccio Capatonda. Finito il repertorio di aneddoti, sketch e battute riuniti e mescolati in "Italiano Medio", è poi arrivato "Omicidio all'italiana", vera e propria critica alla TV del dolore. Ora c'è "Il migliore dei mondi" che, tra il rivoluzionario e diegetico Alfredo, Stefano Lavori alias Steve Jobs, le spaventose stampanti possedute, un Blockbuster con pornografia limitata e l'enciclopedia nel bagagliaio come unico mezzo per avere informazioni rapide, è il primo passo verso un'altra era. Maccio sta diventando grande. Anche se lo era già.


  • Il 1987 è l'anno d'esordio della serie americana The Simpson. Inoltre, il Napoli di Maradona vince il suo primo scudetto e le isole Figi diventano una repubblica. Ah, nasco anche io, per poi approdare su sportellate.it nel 2022. In mezzo tante cose ma quel che conta ora è essere qua: parliamo di vita, parliamo di sport.

Ti potrebbe interessare

Dallo stesso autore

Associati

Banner associazioni

Newsletter

Campagna Associazioni a Sportellate.it
Sportellate è ufficialmente un’associazione culturale.

Associati per supportarci e ottenere contenuti extra!
Associati ora!
pencilcrossmenu