Logo sportellate trasparente
Killers of the Flower Moon
, 29 Novembre 2023

Killers of the Flower Moon - Considerazioni sparse


Killers of the Flower Moon, nuova fatica di Scorsese, è un film necessario.


Proprio nei giorni del Thanksgiving, celebrazione nata dai primi pellegrini che iniziarono la colonizzazione del territorio nordamericano e il successivo e progressivo sterminio delle popolazioni indigene per malattia o per conquista di territori, il cinema offre l'ultima fatica di Martin Scorsese. Ben 206 minuti di durata che potrebbero spaventare ma che invece non pesano se non, forse, allo stesso regista sul finale del film. Infatti, senza spoiler, la conclusione appare espressione di una scelta non comprensibile di Scorsese, che - probabilmente accortosi che la linea della storia sarebbe dovuta continuare per almeno un'altra ora - ha preferito dare la sua impronta definitiva a una pellicola importante.

L'elemento di fondo è lo sviluppo del capitalismo attraverso il suo elemento principe di cui ancora oggi siamo schiavi e vittime: il petrolio. L'accaparrarsi di questa nuova risorsa - si badi bene il film è ambientato appena terminata la prima guerra mondiale - fa gola a tantissimi. Ogni mezzo possibile è lecito, per diventare proprietari di terreni da cui sgorga l'oro nero. Anche quello di annientare fisicamente colui che si considera il proprio avversario, anzi, il proprio concorrente: i nativi americani. I lavoratori dei pozzi, così come la nuova borghesia emergente che non trova più nella terra la propria fonte di ricchezza, fanno emergere dai propri volti un astio feroce verso chi considerano inferiore e questo è perfettamente messo in scena attraverso le espressioni incattivite e bestiali - musi deformi da quadro di Bruegel - che assumo i visi bianchi per tutto il film. La tribù degli Osage dapprima si vede ridurre i propri orizzonti fisici a causa di migrazioni forzate e confino nelle riserve, poi - quando diventa legittimamente padrona di una terra zeppa di petrolio - salvo poi essere ridotti anche numericamente attraverso raggiri, omicidi, matrimoni a scopo di delitto e malattie. La protagonista femminile (Lily Gladstone) è, o meglio diviene, una delle ultime sopravvissute di sangue interamente nativo e quindi legittima proprietaria di concessioni petrolifere dopo che sorelle, amici e amiche, conoscenti e chiunque le fosse attorno o veniva fatto fuori o si vedeva costretto a scappare.

Il personaggio di Di Caprio, così come quello di De Niro, incarnano perfettamente quello spirito che ha fatto da brodo di cultura alla proliferazione del KKK, di cui si nota, sullo sfondo, proprio l'esordio simbolico per le strade di questa cittadina. Sono emblema di coloro i quali sopravviveranno economicamente alla Grande Depressione e che ammiccheranno al Terzo Reich perché sicuri che il sistema statunitense non funzioni. In diverse modalità operative, ma proprio questi archetipi faranno proliferare con pensieri e azioni i movimenti di estrema destra. Ernest Burkhart (Di Caprio) è un ragazzetto semplice che è completamente soggiogato dalla fortissima personalità dello zio William Hale (De Niro). Il primo, tornato dalla Prima Guerra Mondiale, si trova completamente spaesato nella sua città d'origine e si affida ciecamente alle capacità relazionali che il Re delle colline, come viene definito Hale per la sua enorme influenza politica e sociale. Quest'ultimo, infatti, è un piccolo potente locale - per l'appunto "il Re" - che usa i nipoti come sgherri per accumulare potere e denaro: è lui stesso a spingere Ernest a sposare la ragazza Osage - Mollie Kyle - palesandogli come l'obiettivo sia unicamente far sottrarle i pozzi di petrolio.

De Niro, in questa tipologia di personaggi - gangster spietati, rudi e senza scrupoli - è semplicemente sublime. La sua mimica facciale è sintomatica di una violenza che sgorga dal suo pensiero. Raffinatezza e grevità nei suoi atteggiamenti lo rendono spregevole sin da subito, benché con un sottile e recondito modo da gentiluomo di campagna. La sua influenza è giocata con la spada e, al tempo stesso, con l'affabilità, entrambe rivolte appieno verso gli Osage, ma non solo. Di Caprio sublima l'ingenuità, la stupidità, la paura e l'affetto con il linguaggio e con gli sguardi. Riesce a trasmettere la fragilità psichica e sentimentale di un uomo - Ernest - che è fuori contesto in quel mondo spietato. L'amore tardivo per Molly lo redime verso sé stesso e gli fa andare incontro al completo disfacimento della sua vita, ma con orgoglio. Il vero colpo di coda di un personaggio senza una personalità definita.

Scorsese. Si diceva all'inizio che sembra quasi non abbia calibrato perfettamente i tempi del racconto, spingendolo troppo in là. L'epilogo lascia basiti. Diviene chiaro che il bivio sarebbe stato il racconto integrale o una brutale sintesi da cui si percepisce una certa fretta nello scioglimento dell'intreccio. Forse, non ha volutamente preso una scelta per poter fare il cameo finale. Probabilmente Killers of the Flower Moon non è la sua pellicola migliore ma, di certo, regala grande dignità a tematiche nodali nella società statunitense, offrendo una visibilità doverosa e riportando alla luce un passato ancora non digerito e smaltito. Il tutto, facendo comunque grande cinema.


  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

Ti potrebbe interessare

Dallo stesso autore

Associati

Banner associazioni

Newsletter

Campagna Associazioni a Sportellate.it
Sportellate è ufficialmente un’associazione culturale.

Associati per supportarci e ottenere contenuti extra!
Associati ora!
pencilcrossmenu