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Copertina Basilea
, 29 Novembre 2023

Il Basilea sta sprofondando


Il gigante svizzero è penultimo in campionato. Ma i problemi fuori dal campo sono molto più gravi

A novembre del 2023, Ajax e Lione sono in zona retrocessione in Olanda e Francia, Schalke e Bordeaux, già retrocesse nelle scorse stagioni, sono addirittura in lotta per salvarsi nelle rispettive seconde divisioni. Se però di queste storie, per un motivo o per l'altro, abbiamo sentito, almeno tangenzialmente, parlare negli ultimi mesi, di ciò che sta succedendo in Svizzera probabilmente abbiamo sentito parlare molto meno. Infatti, se per mera ipotesi decideste di aprire la classifica della Super League, trovereste a fondo classifica un'altra squadra che negli anni scorsi avete visto in Europa.

A maggio, il Basilea era a un passo da diventare il primo club svizzero a raggiungere una finale di una competizione UEFA, fermato solo al nono di recupero della semifinale di ritorno con la Fiorentina. A novembre, la squadra è stabilmente ultima in classifica e nelle prime 13 di campionato ha vinto solo 2 partite, per altro a distanza di 3 mesi l'una dall'altra.

Circoscrivere l'implosione del Basilea al solo gol di Barak, chiaramente, sarebbe un po' riduttivo: il campo ha un peso relativo in ciò che è successo al club. Nonostante un esaltante percorso europeo nell’ultima stagione, la gloriosa storia nel territorio nazionale del Basilea non combacia con l’attualità già da diverso tempo. È il secondo club svizzero per campionati vinti (20, secondo solo al Grasshoppers con 27), nonché il terzo per partecipazioni alla massima serie. Eppure, dopo un quindicennio di dominio in terra elvetica, dopo aver alzato al cielo dodici titoli e sette coppe nazionali dal 2002 al 2017, dalla stagione 2017/18 in poi è stata vinta soltanto una Coppa Svizzera.

Sono lontani anche i cicli di allenatori duraturi e vincenti, come il leggendario Christian Gross (1999-2009) o l’attuale commissario tecnico della Nazionale Svizzera, per altro natio di Basilea, Murat Yakın (2011-2014, quattro titoli in tre stagioni). Prima dell’inizio del declino, la panchina è stata occupata anche da altri tecnici importanti, come Paulo Sousa o Urs Fischer, protagonista assoluto della favola Union Berlin che ha lasciato la panchina tedesca da pochi giorni. Adesso, invece, il club ha serie difficoltà nel trovare un progetto tecnico stabile. Tra esoneri e tante toppe ad interim, in poco più di sei stagioni sono cambiate undici guide tecniche. Ha retto per quasi due anni il solo Marcel Koller, oggi ad allenare in Arabia.

La Conference League è stata un'ottima evasione dalla mediocrità del campionato. Nella fase a eliminazione diretta, il Basilea ha effettivamente regalato forti emozioni: nel play-off di febbraio ha eliminato il Trabzonspor in rimonta, poi lo Slovan Bratislava ai rigori dopo un doppio 2-2 e infine il Nizza con un gol nei supplementari. Senza il gol di Barak, probabilmente, anche la semifinale avrebbe avuto un gusto diverso, vista l'incredibile rimonta messa in piedi nell'andata a Firenze, con il gol di Amdouni nel finale.

Intanto, però, la squadra ha chiuso la Super League al quinto posto, un risultato anche rispettabile se non fosse che parliamo del Basilea e, soprattutto, di un campionato a dieci squadre, in cui la squadra blaugrana non ha mai messo in fila più di tre risultati utili in fila, anche cambiando guida tecnica a febbraio, con la leggenda del club Alexander Frei cacciato ma senza grandi risultati. Ciononostante, per quanto possa suonare surreale, anche il quinto posto è ancora valido per una qualificazione ai preliminari di Conference League.

Il problema più grande del club non riguarda quello che avviene in campo: nonostante a fine 2020 sia stato uno dei due club svizzeri a uscire dal primo anno della pandemia di Covid-19 con il bilancio in positivo, ora il Basilea sta vivendo una crisi finanziaria tra le peggiori della sua storia. Per cercare di rimediare, dal 2021, è stato David Degen, che qualcuno potrà ricordare proprio come difensore della squadra.

La scelta di Degen di subentrare all'ex proprietario Bernhard Burgener è stata una scelta d’amore importante, specie considerando che il club già allora era in condizioni economiche già alquanto preoccupanti. Il lavoro per porre rimedio ai disastri della precedente gestione richiede molto tempo e impegno. Il bilancio annuale del 2021 si chiude in negativo con perdite di 14,37 milioni di franchi svizzeri. Lo stesso Degen mette subito tutti in guardia: “Non possiamo spendere più di quello che abbiamo.” E la crisi non accenna a calare, anzi, raggiunge il picco a fine 2022: il deficit strutturale ammonta a 30 milioni di franchi. Uscite mai così pesanti in 130 anni di storia del Basilea. “Per come è stato gestito negli ultimi anni, era impossibile finanziare il club in altre condizioni. Il 2023 sarà l’anno più difficile della storia del club, soprattutto economicamente parlando”, sottolinea Degen.

E si arriva all’ultima estate, senza l’accesso all’Europa che avrebbe garantito una copertura economica già più accettabile. Il CEO, Chris Kauffmann, fa il punto e accenna a un lieve miglioramento, ma con pur sempre 15 milioni di deficit.
Il mercato aiuta a porre basi per sopravvivere anche senza le competizioni continentali, ma nulla più. Le cessioni pesanti sono obbligate: Zeki Amdouni al Burnley, Andy Diouf al Lens, Dan Ndoye e Riccardo Calafiori al Bologna. È facile intuire quanto il mercato in entrata possa essere limitato. I 35 milioni di franchi di ricavi dalle cessioni servono per tutt’altro scopo: per l’acquisto di nuovi giocatori, ne vengono investiti poco meno di due. Tanti (la maggior parte) arrivano in prestito. Parlando di campo, è il contesto peggiore per chiunque voglia mettersi in luce ed essere valorizzato.

Ma in fondo, anche Degen era stato chiaro prima della fine della scorsa stagione. “Non so se l’anno prossimo saremo in grado di competere in Europa, sono sincero. L’ho detto anche ai giocatori." La situazione finanziaria tiene in ostaggio le ambizioni europee del Basilea e fa della Conference League 22/23 il canto del cigno prima di anni bui. Anche perché il nuovo percorso internazionale è terminato a luglio, al primo turno preliminare, contro il Tobol, squadra del Kazakistan.

Con i risultati sul campo al momento non prioritari per la società, il Basilea non può che risentirne. Tentare di fare un’analisi senza tener conto del contesto sarebbe tanto complicato quanto ingeneroso. Le difficoltà della proprietà e la confusione con la quale è stata ‘costruita’ la squadra sono riflettute in campo.

Nel caos economico, il mercato ha l’obiettivo di creare un mix tra giocatori d’esperienza e tanti giovani con buon potenziale. Partendo dai centrali difensivi, Adrian-Leon Barisic (ex Frosinone) e Finn van Breemen, classe 2003 di proprietà dell’Ado den Haag. Il mediano Renato Veiga dello Sporting Lisbona o le ali Yusuf Demir, ex wonderkid del Barcellona e preso dal Galatasaray, Juan Carlos Gauto. Non manca il materiale da cui ripartire, solo che i giovani di proprietà del club si contano sulle dita d'una mano.

Questa linea guida, in ogni caso, si sta rivelando un tentativo fallimentare. In primis, l’accozzaglia di giovani in prestito mette a disposizione molte, troppe alternative per l’undici titolare, facendo perdere ogni tipo di punto di riferimento. In 15 gare stagionali (coppa nazionale esclusa) sono state schierate 15 formazioni diverse, con ben sette moduli provati. Molti degli uomini di riferimento della squadra, come Taulant Xhaka, Michael Lang, Fabian Frei e il portiere Marwin Hitz, ex Wolfsburg e Borussia Dortmund, hanno reso sotto la sufficienza. C’è da dire che non ha aiutato una serie di infortuni, che ha messo ko parecchi nuovi arrivati. Ma i magri successi in Coppa Svizzera non compensano i disastri visti continuamente in campo.

Un tentativo di ripartenza

“Siamo convinti che entro la fine del 2024 avremo impostato il Basilea in modo tale che tutti gli errori del passato possano essere superati. Poi il club tornerà al suo posto”. Queste le parole pronunciate a fine mercato da parte di Andreas Rey, membro del CdA. I problemi economici sono ancora radicati, forse è il momento di crisi più nera, ma i dirigenti sono sicuri che il peggio sta per passare. C’è ottimismo per poter ripartire con basi solide entro circa 18 mesi.

Intanto, si cerca di migliorare (per quanto possibile) anche in campo. È già cambiata la guida tecnica con l'esonero di Timo Schulz, alla prima esperienza su una panchina che non fosse quella del suo St. Pauli. A traghettare il Basilea per circa un mese è stato l’uomo protagonista del sogno europeo dell’ultima Conference, Heiko Vogel, poi sostituito dall'italo-svizzero Fabio Celestini.

Qualcosa sembra già esser cambiato. L'approccio di Celestini è più ambizioso, con un 4-4-2 più intenso e con maggiore qualità in possesso. I risultati, per iniziare, si sono iniziati a vedere quasi subito. 2 vittorie nelle prime 3 - unica sconfitta il 4-1 contro il Servette, coi tifosi a supporto del tecnico. Chiaramente, il destino del club passa anche da altro, ma se non altro questo è un buon inizio.

  • Classe 2002. Firenze. Giornalista pubblicista. Laureato in Scienze Politiche (Comunicazione e Media).
    Segue e scrive di calcio e tennis. Spesso a giro con una sciarpa viola.

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