Twente-PSV
, 27 Novembre 2023

Twente Rischiatutto, PSV L'Eredità


Imbattuto in Eredivisie, il PSV mangia anche le briciole lasciate dal Twente.

"Erasmus" è la rubrica del lunedì in cui vi raccontiamo una partita dal weekend di calcio internazionale. Il rientro dalla sosta per le nazionali offre uno scontro al vertice del calcio olandese: 3° contro 1°, Twente-PSV Eindhoven. Potete recuperare gli episodi precedenti qui.

Forse gli unici capisaldi del sentimento popolare italiano, capace di identificarsi solo quando riconosce le proprie infinitesime frammentazioni, sono le specialità culinarie e il campanilismo. Perché mafia e mandolino anche no, è una macchietta, ma la pizza, quella è sacra e inderogabilmente nostra, ma nostra del nostro vicinato, non al di fuori, sennò sai che impasto troppo poco lievitato o quanta percentuale di sale sul totale della farina si va a trovare. Elementi talmente identitari che, ove non riconosciuti o addirittura snobbati, paiono uno sgarbo all'essenza umana. A maggior ragione se mescolati a un altro luogo dell'anima volgare come uno stadio di calcio.

De Grolsch Veste, conosciuto come Arke Stadion dal 1998 al 2008, prende il nome da una birra e un castello. Grolsch è una delle fabbriche di birra più famose dei Paesi Bassi, con sede nella regione non amministrativa di Enschede. Veste si potrebbe rendere con fortezza, riferendosi alla cittadina fortificata di Groenlo in cui il luppolo ha iniziato a fermentare nel 1615 per ordine di Willem Neerfeldt. Unico inconveniente di scegliere una birra e un castello per nominare uno stadio di calcio: scegliere una birra e un castello solo vicini alla città che ospita le tribune e il rettangolo verde.

Groenlo e Grolsch fanno sì parte della regione dell'Overijssel ma distano una trentina di km dal quartiere universitario di Enschede, dove l'influenza delle birre tedesche ha avuto un fascino ancora maggiore di quella di casa. Sacrilegio, insomma. Come se il Moccagatta di Alessandria del Palermo si intitolasse "Mole Balocco".

"È strano che l'FC Twente guadagni più con la birra che con i giocatori. Non vedo in nessuna parte d'Europa un club che guadagni più con la birra che con i giocatori di calcio": non se il nome dello stadio è Grolsch, non se l'attivo di bilancio è raggiunto dai €10.5 mln derivanti dal reparto food&beverage.

Per nostra fortuna non tutti i popoli possiedono la stessa capacità di perdersi in un bicchiere d'acqua, e allora De Grolsch Veste è senza alcun problema la casa dei Tukkers. Twente-PSV è molto semplicemente il meglio che il calcio olandese possa proporre al momento: risalita dopo una rovinosa retrocessione, alla quinta stagione consecutiva in Eredivisie, la squadra di Enschede sta offrendo la sua miglior versione. Guidati da Joseph Oosting, mister reduce da un paio di stagioni di 3-4-1-2 al Roda e da luglio convertito al 4-2-3-1, i Twentenaren ai livelli di un decennio fa, quando Tadic e Tecatito Corona - perché sempre di birra si parla - portarono il Twente alle spalle solo di Ajax e Feyenoord, davanti anche al PSV.

Proprio la squadra di Eindhoven, però, sembra non poter conoscere altro risultato che la vittoria nei Paesi Bassi da inizio stagione. L'unica sconfitta finora è stato il 4-0 all'Emirates di Londra, per il resto Peter Bosz ha impattato nuovamente col calcio oranje come meglio non avrebbe potuto: dopo la finale di Europa League con l'Ajax persa col Man Utd e le esperienze eufemisticamente altalenanti tra Germania (Borussia Dortmund e Bayer Leverkusen) e Francia (Olympique Lione), il ruolino autoctono stagionale del mister di Appeldoorn è impressionante, con 12 vittorie su altrettante gare, 45 reti segnate e 5 subite.

Un centinaio di secondi appena e Jerdy Schouten si gira verso i propri difensori e predica calma, col classico gesto con i palmi delle mani più che mai aperti, a voler scaricare la tensione che si vuole esorcizzare negli altri e allontanare da sé tramite ogni fibra dei polpastrelli possibile. Il Twente non perde in casa col PSV dal gennaio 2018 e, in Eredivisie, non conosce sconfitta a Enschede da oltre 18 mesi: il gegenpressing di Oosting è quello di un gruppo che conosce pericoli e benefici di prendere rischi senza palla lontano dalla propria area: Sem Steijn: 22enne figlio del Maurice Steijn sollevato da poco più di un mese dalla guida dell'Ajax, è un 14 olandese degno della simbologia che incarna e si fa trovare esattamente dove serve quando serve per stringere il fazzoletto di campo in cui i Reds vogliono costringere i palleggiatori di Eindhoven.

Anche con la palla tra i piedi il Twente osa, con Brenet e Hilgers a scambiarsi nelle posizioni di terzino destro e difensore centrale per individuare il corridoio interno migliore per progredire palla al piede. Di contro il PSV avrebbe bisogno di sponde e ricicli esiziali di capitan De Jong per trovare superiorità nel terzo finale, ma le linee e i triangoli difensivi del Twente sono puntuali nello stringersi e schiacciarsi.

Due paragrafi per descrivere una teoria limpida, pure coinvolgente ed entusiasmante per l'esaurito De Grolsch Veste, ma un primo tempo per osservare la cruda e spietata pratica del calcio, dove la filosofia teorica deve tradursi sul campo per legittimare i propri principi. Dopo una ventina di minuti in cui il PSV gestisce il pallone ma non controlla il ritmo, dopo che Smal effettua il primo tiro della gara sull'ennesimo recupero alto del Twente ma Ugalde - che dovrebbe, tra le altre cose, essere il riferimento offensivo centrale - tocca 1 solo pallone, gli uomini di Osting sono vittime della propria frenesia: Hilgers è orientato male col corpo sull'appoggio di Unnerstall, l'interno del piede non è nelle condizioni di stoppare il passaggio del portiere ex della gara e la sfera sfugge sulla trequarti.

Hirving Lozano fiuta l'occasione per scartare il regalo come Augustus Gloop nella fabbrica di Willy Wonka, si allunga la palla col destro e avrebbe la via libera per entrare in area di rigore. Il condizionale è d'obbligo: Hilgers entra col piede a martello sulla caviglia del messicano per commettere fallo, e il giallo estratto è trasformato dal VAR in un rosso d'importanza capitale.

Presa di Coscienza Immediata --- Realizzazione Secondaria

Ad abbassarsi e tamponare l'inferiorità numerica è Mathias Kjölö, mediano norvegese, la cui agenzia è un nome e un programma (KeyPass AS). Il figlio del procuratore di Sander Berge e Alexander Sørloth, insieme a Brenet e Sadílek, copre lo spazio anche del compagno espulso. Kjölö ha vissuto l'intera trafila di giovanili ad Eindhoven, Brenet ha giocato 150 partite con la maglia del Philips Sport Vereniging, Sadílek solo 50 ma ha giocato al Philips Stadion sia in Champions che in Europa League: animati dal doppio filo che li lega ai Boeren, sono loro a permettere al Twente di non subire la qualità di Dest e Lozano sull'esterno e continuare a proporsi nella metà campo avversaria.

La filosofia pratica, però, ha come fine l'opera, non la verità: dalla progressione di Rots contratta da Ramalho al limite dell'area del PSV alla verticalità di Bakayoko e il destro in controtempo di Veerman passano pochi secondi, 80 metri e la differenza tra un Twente vero e un PSV ergonomico.

Nell'intervallo Osting prova a ribaltare le regole d'ingaggio dell'incontro, rinunciando alla fisicità di Brenet per affidarsi alla proprietà di palleggio di Alfons Sampsted, arrivato nello scorso gennaio dal Bodø/Glimt. La teoria ha fondamenti, basati sulla volontà di avere maggiore possesso e compensare l'inferiorità numerica con la palla invece che senza.

La pratica parla un'altra lingua: su un cross che nel primo tempo avrebbe visto Brenet sovrastare Lozano o dare del tu a Luuk De Jong, dopo meno di 3' è l'ex Napoli a spondare verso il centro e trovare la testa di capitan Pröpper, che come il bersaglio di un flipper non fa che aumentare l'imprevedibilità della traiettoria e inclina il piano della partita, incontrovertibilmente, verso Peter Bosz e la sua necessità di risparmiare energie in vista del Ramón Sánchez-Pizjuán di mercoledì. Jerdy Schouten, predicatore di pazienza sin dal calcio d'inizio, commette due falli in un amen, a riprova che la tensione psicologica della sfida sta pian piano allontanandosi dalla rotta, fino al naufragio completo in occasione della palla da Pröpper sullo 0-3 di Bakayoko.

Fino al 94' il Twente continua a giocare come ha fatto sia in 11 che in 10, come se non avesse un uomo in meno, come se fosse avanti nel punteggio, come se Lozano non avesse già ricevuto una dose annuale di fischi per il solo fatto di subire fallo e cadere a terra e dovesse percepire sino alla sostituzione i fischi del De Grolsch Veste, come giocherebbe sempre e comunque. Oltre al risultato, oltre al qui e ora. Che, insieme alle specialità culinarie e al campanilismo, costituiscono il sentimento popolare italiano. A maggior ragione se mescolati a un altro luogo dell'anima volgare come uno stadio di calcio.


Extra time

(Tutto quello che non si è visto ma che non è passato inosservato)

Ortografia olandese: 10 vocali su 33 lettere totali.
"Io alla 12 ho messo la B, tu?" "No guarda, il riporto è sbagliato!"

  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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