Fabio Quagliarella esulta dopo un gol.
, 23 Novembre 2023

9 gol per ricordare Fabio Quagliarella


Celebriamo così la carriera di uno straordinario esteta del gol.

A Napoli il 4 giugno 2023 non è una giornata di calcio come le altre: la squadra di casa sta sfilando davanti al suo pubblico per gli ultimi 90 minuti dell'anno prima di festeggiare alzando la coppa dello Scudetto che, già da un mese, ha virtualmente cucito sul petto. Mai come in quest'occasione il calcio è solo un pretesto, una scusa per far sì che la festa cominci.

C'è però un unico momento, breve ma intenso, in cui persino il Napoli cede i riflettori a qualcun altro: è il minuto 88, tre giocatori non ancora ventenni stanno per entrare in campo. Tra quelli che stanno lasciando il campo ce n'è uno che ha il doppio dei loro anni, che il momento dell'esordio lo ha vissuto addirittura prima che questi ragazzi venissero al mondo: Fabio Quagliarella ha appena messo piede per l'ultima volta nella sua carriera in Serie A.

La sensazione, in quel tardo pomeriggio, è quella di un addio non solo alla Serie A alla luce della retrocessione della Sampdoria, ma soprattutto al calcio giocato. Il tributo da parte della tifoseria partenopea - legata a Quagliarella non dalla militanza in azzurro o dalla comune provenienza territoriale, quanto da un sentimento particolare pieno di sfumature, tra le quali anche un pizzico di senso di colpa - è di quello che si riserva agli imperatori al passaggio di consegne all'erede.

Pochi giorni fa anche l'ultima riserva è stata sciolta: «Sono costretto a smettere: sono svincolato, ma sono in condizioni fisiche inaccettabili per poter scendere in campo», ha dichiarato a Sky Sport, con parole che mettono la pietra tombale a qualsiasi ipotesi di ripensamento. A 40 anni, di cui quasi venti da calciatore in Serie A di cui è 14° marcatore all time con 182 gol in 556 presenze, Fabio Quagliarella si ritira.

In questi momenti è naturale voler stilare un bilancio e chiedersi effettivamente cosa resta di Quagliarella: un calciatore dall'epica magari minore - nonostante in un grande club ci abbia giocato, vincendo tre scudetti - ma non per questo meno eroica. Ci resta un affetto trasversale, quello che Quagliarella ha saputo raccogliere e meritarsi nonostante le tante squadre per cui ha giocato: un continuo muoversi su e giù per l'Italia che magari non ne ha fatto una bandiera nel senso classico del termine, ma che probabilmente lo ha reso comunque tale in senso più ampio, quello di un calciatore che ha saputo unire - un po' come fece più di vent'anni fa Roberto Baggio - un po' tutti nell'ammirazione verso di lui.

Ci restano soprattutto i gol: tanti, importanti, diversissimi tra loro, ma soprattutto bellissimi. È proprio la cifra stilistica, sempre elevatissima, dei suoi gol il vero lascito di Quagliarella al calcio italiano: l'ex centravanti è, in un certo senso, l'eccezione alla regola per cui less is more: tra le oltre 200 marcature in carriera di Quagliarella infatti sono poche quelle "banali" nell'esecuzione. Quagliarella, in un certo senso, è stata una continua prova della bellezza applicata al calcio, ma soprattutto che efficacia e bellezza possono andare a braccetto, se calibrate a dovere.

Ora che è certo che non lo vedremo più esultare (o non esultare, un comportamento che lo ha reso, in un certo senso, iconico) per un gol, mi è sembrato naturale ricordare che giocatore sia stato Quagliarella proprio attraverso il suo tratto distintivo, ovvero i suoi gol: ne ho scelti nove - il numero che per definizione definisce i centravanti - selezionati per la bellezza del gesto, ma anche provando a seguire, attraverso questi gol, il viaggio che ha portato Quagliarella lungo i campi di calcio di tutta Italia. Perché se è vero, anche nel senso più prosaico possibile, che "la bellezza salverà il mondo", allora Fabio Quagliarella di salvagenti ne ha lanciati davvero tanti.

Ascoli-Treviso, 21 dicembre 2005

Le immagini sgranate, prima ancora dei nomi e delle squadre in campo, ci dicono di quanto tempo sia passato da quel momento: 18 anni, una vita fa. Probabilmente un altro mondo, sicuramente un altro calcio.

La storia di Fabio Quagliarella è, ovviamente traslata nel mondo del pallone, quella classica di un emigrante meridionale di metà secolo scorso: chissà quanti suoi parenti, amici o conoscenti, all'epoca del dopoguerra o del successivo boom economico, hanno lasciato Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, per cercare lavoro nelle città industriali del nord. La valigia di Quagliarella di certo non è stata di cartone, ma la meta è stata probabilmente la stessa: Torino. È nel 1993, a dieci anni da poco compiuti, che Quagliarella inizia la lunga trafila nelle giovanili del "toro", che lo porterà ad avere per sempre i colori granata incisi sotto pelle, ma soprattutto lo porta al 14 maggio 2000: è l'ultima giornata di campionato e al Delle Alpi il Torino ospita il Piacenza, e al 15' della ripresa Quagliarella entra in campo al posto di Scarlato.

Per riassaporare la massima serie con continuità, Quagliarella dovrà attendere altri cinque anni e altri interminabili chilometri percorsi su e giù lungo lo stivale: nell'estate del 2002 va in prestito in Serie C2 alla Florentia Viola; l'anno successivo e al Chieti, dove con 17 gol contribuisce all'ottavo posto degli abruzzesi in Serie C1. Dopo questa esperienza, è la casa madre a richiamare il suo cavaliere errante, per tentare l'assalto alla Serie A: in uno dei tornei cadetti più avvincenti (in quel campionato infatti iniziò a brillare la stella del genoano Milito) e controversi di sempre (con lo spettro, poi materializzatosi, della combine tra Genoa e Venezia), Quagliarella contribuisce con 8 gol, tra stagione regolare e play-off, alla promozione dei granata. Quando sembra che stia arrivando il lieto fine però, ecco l'imprevisto: la società granata fallisce e Quagliarella si ritrova senza squadra.

I saggi però dicono che se Maometto non va alla montagna, è la montagna che va da Maometto: l'Udinese non si lascia sfuggire l'opportunità di ingaggiare a costo zero questo promettente attaccante di 22 anni, e immediatamente lo gira in prestito all'Ascoli, una delle due squadre che hanno usufruito del caos penalizzazioni/fallimenti per arrivare in Serie A.

L'altra fortunata è il Treviso, che il 21 dicembre va in trasferta al Del Duca. La partita viene decisa al 9' minuto di gioco: siamo ancora nelle fasi iniziali, di studio e di attesa se così si può dire, e dalla destra Foggia mette in mezzo un pallone senza troppe pretese che Marcello Cottafava respinge pigramente. Quagliarella, schierato come seconda punta al fianco di Bjelanović, raccoglie il pallone sulla trequarti, con una finta elude il pressing del difensore avversario, chiama un uno-due col compagno di reparto e, dalla lunetta dell'area di rigore, fa partire un destro imparabile per Zancopè.

Chievo-Sampdoria, 1 aprile 2007

La stagione in bianconero, il primo della sua vita, si concluderà con 3 gol in 33 partite, utili affinché i marchigiani vivano un tranquillo campionato chiuso a metà classifica. Non abbastanza, però, per convincere l'Udinese: stregata dalle doti del giovanissimo Salvatore Foti (quel Salvatore Foti che ora state vedendo litigare sulla panchina della Roma), la squadra friulana cede alla Sampdoria la metà del cartellino di Quagliarella. Sarà l'inizio di una lunga storia d'amore con il club blucerchiato, di cui diventerà simbolo, capitano e il secondo miglior marcatore nel massimo campionato. Tutto questo però è ancora lontano: all'arrivo alla Samp Quagliarella è un attaccante di 23 anni che, in A, ha all'attivo un campionato, tre gol e nulla che farebbe sospettare a un futuro migliore di quello da onesto mestierante, tanto che in rosa è nient'altro che una seconda scelta dietro alla storica coppia formata da Fabio Bazzani e Francesco Flachi.

Accade, però, che un nuovo infortunio ai legamenti ferma Bazzani, mentre Flachi comincia la sua caduta nel vortice, che lo vedrà squalificato prima per scommesse e poi per positività alla cocaina. Se lo sport professionistico è saper approfittare delle occasioni che ti capitano - mors tua, vita mea - Quagliarella si fa trovare pronto: il 22 ottobre gli bastano 10 minuti per siglare una doppietta di pregevole fattura contro l'Atalanta, il 17 dicembre invece espugna il Granillo di Reggio Calabria con questa splendida rovesciata. Se un indizio è solo un indizio, e due rappresentano una coincidenza, tre indizi fanno una prova: Quagliarella la offre nel girone di ritorno, quando il suo feeling con la rete, dopo un avvio scoppiettante, era andato lentamente scemando.

La Sampdoria ha poco da chiedere a un campionato che la vede veleggiare sempre a distanza di sicurezza dalla zona salvezza, al contrario il Chievo naviga in cattive acque: la pressione, al Bentegodi, è tutta verso i padroni di casa, ai quali i tre punti servono come il pane.

Gli scaligeri, però, non hanno fatto i conti con Quagliarella, che ha programmato proprio per quella giornata la sua definitiva epifania: la rimessa dal fondo calciata lunga da Berti viene contesa, di testa, da Bazzani e Sammarco, con la sfera che finisce tra i piedi di Volpi il quale, frettolosamente, la calcia in avanti dove la raccoglie Quagliarella. Il passaggio è forte, tale per cui il controllo di petto non è semplicissimo, ma il numero 27 addomestica il pallone prendendosi tutto il tempo che serve: infatti nessun calciatore del Chievo fa nulla per contrastarlo, attenti come sono a comporre la linea difensiva; e come dargli torto?

Quagliarella è a circa quaranta metri dalla porta, che si trova alle sue spalle, praticamente inoffensivo. All'ex Ascoli però non sfugge, con la coda dell'occhio, che anche Squizzi è fuori dai pali, lontano dalla sua posizione, e il pallone nel frattempo sta rimbalzando in maniera perfetta davanti a lui, per cui si coordina e calcia in porta, col pallone che prende una traiettoria perfetta che prima si alza e poi, lentamente, si abbassa, terminando la sua corsa sotto la traversa.

È un gol da visionario, che solo un pazzo potrebbe pensare. E forse neanche un pazzo qualunque, ma uno tremendamente sicuro dei suoi mezzi tecnici, certo che siano in grado di assecondare le sue follie. La prova che tutti aspettavamo è arrivata: è il 1° aprile, il giorno degli scherzi per eccellenza, ma Quagliarella fa terribilmente sul serio.

Italia-Lituania, 6 giugno 2007

Dopo il gol contro il Chievo, il dodicesimo di 13 totalizzati in campionato, sono in tanti a tenere in fortissima considerazione Quagliarella: il più importante dei suoi estimatori è Roberto Donadoni, oggi tecnico fuori dal giro da quattro anni nonostante l'età di certo non da pensionamento, allora commissario tecnico scelto dalla FIGC per sostituire Marcello Lippi, ritiratosi (o almeno così sembrava) da campione del mondo in carica. Il primo obiettivo di Donadoni, la qualificazione all'Europeo 2008 in Svizzera ed Austria, inizia con i peggiori auspici: nella tornata di settembre 2006 gli Azzurri, ancora frastornati dalle notti tedesche, non vanno oltre l'1-1 a Napoli, perdendo poi nettamente per 3-1 il remake di Berlino contro la Francia.

Si arriva quindi, dopo le vittorie con Georgia, Ucraina e Scozia, a giugno: Donadoni sa che non può sbagliare, avendo su di sé gli occhi di tutta Italia dopo la vittoria sofferta contro le Fær Øer. Ma sa anche che deve cambiare qualcosa rispetto alla gara precedente, per cui decide di affidarsi a due delle più belle sorprese del campionato appena concluso, ovvero Di Natale e Quagliarella, entrambi ai lati di Inzaghi. La mossa si rivela vincente: Quagliarella è in uno stato di forma strepitoso e, alla prima da titolare con gli azzurri, segna una doppietta scacciapensieri che permette agli azzurri di evitare la beffa.

Dei due gol, entrambi di pregevole fattura, il secondo è un capolavoro nel quale c'è tutto Quagliarella: Perrotta in area lotta per un pallone che riesce a far suo e serve Pirlo al limite, il quale apre a destra per Quagliarella che controlla, lascia fare un altro rimbalzo al pallone per coordinarsi e poi lo colpisce con quello che potremmo definire uno schiaffo di collo esterno, in grado di dare i giusti giri alla sfera per dar vita a un lob che toglie le ragnatele all'incrocio dei pali opposto.

Una doppietta che sembra il preliminare per un rapporto lungo e duraturo tra l'azzurro e il bomber di Castellammare, ma che si risolverà in un mistero buffo: scelto tra i 23 convocati per gli europei, giocherà solo 13 minuti nella seconda sfida contro la Romania. Resta nel giro delle convocazioni durante la gestione Lippi-bis, ma sarà sempre un comprimario: in Sudafrica nel 2010 i soli 45 minuti concessi da Lippi gli bastano per trovare la via della rete, ma è un gol inutile ai fini della qualificazione agli ottavi di finale. L'infortunio rimediato nel gennaio 2011 ne sancirà sostanzialmente la fine della sua carriera in azzurro, eccetto un ritorno di fiamma nell'estate 2019, sull'onda del titolo di capocannoniere appena conquistato, dove comunque fa in tempo a segnare i suoi ultimi due gol in azzurro, a distanza di quasi nove anni dai precedenti.

Napoli-Udinese, 31 gennaio 2009

Tra gli spettatori, attenti, di Italia-Lituania, c'è sicuramente Pasquale Marino, nuovo tecnico dell'Udinese chiamato a sostituire il non riconfermato Malesani, il quale vede non solo i due gol di Quagliarella - di cui l'Udinese detiene ancora metà del cartellino - ma anche che c'è già un forte feeling con Di Natale: sarà questo, oltre alla stagione da doppia cifra appena trascorsa, a convincere l'Udinese a offrire 7,3 milioni di euro alle buste; un'offerta sufficiente affinché Fabio Quagliarella debba nuovamente fare le valigie, in direzione Udine. La coppia con Di Natale - l'altro grande eroe minore del calcio italiano di inizio XXI secolo - calata all'interno di un tridente che vede come terza freccia uno tra Pepe o il terzo partenopeo Floro Flores, funziona a meraviglia, con i friulani che divertono e si divertono, assestandosi come una realtà con ambizioni europee, come dimostra la qualificazione in Coppa UEFA centrata per due volte consecutive.

Sarà la seconda stagione in bianconero quella della definitiva consacrazione: in campionato Quagliarella confermerà sempre i numeri visti alla Sampdoria, ovvero una bassa doppia cifra (12 gol il primo anno, 13 il secondo), al quale però vanno aggiunti gli otto gol in undici presenze europee, col cammino continentale dei friulani che si interromperà solo ai quarti di finale con il Werder Brema. Quagliarella ha 26 anni, si trova in quello che dovrebbe essere l'inizio del periodo di massimo splendore per un calciatore: né l'ambizione né il feeling col gol gli mancano, rimane solo da aspettare il momento giusto.

Il momento giusto arriva proprio il giorno del suo ventiseiesimo compleanno, quando Quagliarella "torna a casa" in occasione di Napoli-Udinese. Una sfida, come lo sarà anche negli anni successivi, molto interessante tra due squadre ambiziose: detto dell'Udinese; gli azzurri sono reduci da un girone d'andata eccellente, che li ha visti chiudere al quarto posto in piena lotta per la Champions League, ma stanno iniziando a palesare il brusco calo fisico che li porterà a chiudere al dodicesimo posto. In quel momento però nessuno può immaginarlo e il Napoli parte a spron battuto: nel giro di tre minuti vanno al gol prima Lavezzi e poi Hamsik, prima che un intervento in ritardo di Cannavaro su Zapata causi il calcio di rigore che permette a Di Natale di accorciare le distanze.

Il risultato sembra stare momentaneamente bene all'Udinese, per rimandare le operazioni di aggancio nella ripresa, ma non a Quagliarella, che si stacca dalla difesa per farsi servire il pallone in verticale. Il passaggio è forte, veloce e difficile da controllare, per cui Quagliarella cambia idea e decide di calciare al volo con il destro, piegandosi come un motociclista che sta per entrare in curva, ma mantenendo la giusta coordinazione per calciare con forza pur con un angolazione del corpo così inusuale per un calciatore. Ne viene fuori un tiro potente, che rasenta l'erba e termina la sua corsa nell'angolino basso alla sinistra dell'impotente portiere partenopeo.

Quagliarella esulta con la foga di chi non vedeva l'ora di far esplodere la sua gioia, mentre in sottofondo si sentono gli applausi del San Paolo, che omaggiano così questa perla rara di balistica applicata al calcio.

Atalanta-Napoli, 6 gennaio 2010

L'estate 2009 sembra essere quella decisiva per Quagliarella: il lungo percorso che lo ha portato a peregrinare lungo tutta l'Italia, calcistica e non, e attraverso tutte le categorie, lo ha portato al volersi confrontare con una dimensione superiore, più grande di Udine. Contemporaneamente il Napoli, dopo una stagione a due facce, è alla ricerca di qualcuno che possa alzare costantemente l'asticella, alla ricerca di quello status di presenza fissa nei salotti medio-alti del calcio italiano ed europeo.

Due realtà ambiziose, quelle rappresentate dalla società azzurra guidata da De Laurentiis e del Quagliarella calciatore, che a 26 anni vuole dare l'assalto definitivo alla sua carriera. E - perché no? - tornare finalmente a casa, dopo una vita intera da emigrante del pallone. Quello tra Quagliarella e il Napoli è un matrimonio che s'ha da fare: tutti gli incastri sono perfetti, e la tifoseria è entusiasta di poter eleggere a suo idolo un figlio di Napoli come loro, quasi come a voler rivedere in lui un moderno Masaniello prestato al calcio.

Quella di Quagliarella, nel Napoli che fu di Donadoni prima e di Mazzarri poi, sarà una stagione buona, ma probabilmente non come si aspettava: una doppietta alla prima casalinga contro il Livorno - partita rimasta però nella memoria, più che per i gol, per questo tiro finito sulla traversa - poi bisognerà aspettare sei giornate per vederlo segnare, ancora in casa, contro il Bologna. La sua stagione si caratterizzerà per questa discontinuità: lunghe fasi di astinenza dal gol, per poi concentrare le marcature, 11 totali, in poche partite, facendo registrare tre doppiette. La stagione di Quagliarella è la fotografia di quella della sua squadra: l'inizio è zoppicante, poi l'arrivo di Mazzarri e la crescita esponenziale, accompagnata da qualche momento di gloria.

È il 6 gennaio, la prima partita dopo la tradizionale sosta natalizia: uno storico tabù per il Napoli, che spesso incappa in risultati negativi in questa giornata di calendario, a cui se ne aggiunge un altro, ovvero il dover giocare su un campo difficile come Bergamo, contro l'Atalanta. La partita è iniziata da meno di sette minuti, quando dalla destra arriva uno spiovente che attraversa tutto il campo e che viene appoggiato col sinistro da Aronica verso Quagliarella.

Siamo sui trenta metri di distanza dalla porta, in posizione estremamente defilata, non può succedere nulla da lì: non per Quagliarella, mago illusionista, maestro dello stupore della folla e amante degli "ooh!!" stupefatti che salgono dagli spalti, che coglie la sua occasione: tocca appena il pallone col destro, per allontanarselo quel tanto che gli basta per girarsi e prendere la rincorsa per calciarlo nuovamente col destro, stavolta con un interno destro che parte come una fucilata, indirizzata verso un'immaginaria bambolina di pezza pendente dall'incrocio di pali alla sinistra di Coppola.

Non possiamo vederlo, ma la bambolina di pezza cade giù, mentre Fabio Quagliarella corre felice per il campo, ad ascoltare gli amati "ooh!!".

Chievo-Juventus, 19 dicembre 2010

Quello che sembrava un finale in crescendo nella passata stagione con il Napoli si rivelò, in estate, un finale e basta. A fine agosto Fabio Quagliarella passa dal Napoli alla Juventus, per una cifra che tra prestito e diritto di riscatto esercitabile l'anno successivo ammonta a 15 milioni di euro. Un addio che la tifoseria partenopea non dimenticherà né perdonerà per anni, anche alla luce delle dichiarazioni in conferenza stampa, nelle quali darà prova di un'ulteriore ambizione che Napoli non poteva soddisfare.

Se la Juventus doveva rappresentare uno step in avanti per Quagliarella, ben presto la verità diventò che era Quagliarella a rappresentare uno step in avanti per la Juventus: la squadra, affidata a Delneri, alterna bruttissimi stop (le sconfitte casalinghe con Bari e Palermo) a vittorie larghe (i due 4-0 con Udinese e Lecce) o comunque di prestigio (l'1-2 a San Siro contro il Milan futuro campione) che le permettono, nel girone d'andata, di restare agganciata al treno Champions.

Tra dicembre e gennaio giungono i 30 giorni della verità: dopo la vittoria casalinga all'ultimo respiro con la Lazio, la Juventus è chiamata a bissare il successo a Verona contro il Chievo. La partita, sulla carta abbordabile, si rivela più difficile del previsto, con i padroni di casa ad andare più volte vicini al gol, con Storari che ipnotizza dagli undici metri Marcolini. La Juventus però cresce col passare dei minuti, e alla mezz'ora usufruisce di un calcio d'angolo: la battuta di Pepe è pessima, Iaquinta in qualche modo prova a controllare il pallone ma riesce solo a sollevarlo da terra goffamente.

Nel suo volo, la palla incontra Quagliarella: un attaccante nel vero senso della parola, uno che ha come chiodo fisso la porta, col cervello tarato solo per calcolare il modo più veloce esistente per far sì che il pallone vada a finire lì, non importa l'eventuale difficile esecuzione della giocata. Per quel pallone non esiste modo più semplice che colpirlo al volo, mentre è ancora in aria, spalle alla porta? E allora Quagliarella, semplicemente, lo fa: è il gol numero nove per lui, arrivato durante la sua sedicesima presenza: mai, finora, aveva segnato con tale regolarità.

Sembra l'inizio di un nuovo capitolo per Quagliarella, quello in cui i gol, oltre ad essere belli, iniziano ad essere tanti, come solo i centravanti d'élite sanno fare: quella magica rovesciata col Chievo sarà però l'ultimo gol stagionale; nella successiva partita casalinga, Quagliarella si infortuna gravemente al legamento crociato anteriore del ginocchio destro, concludendo anzitempo la sua stagione. La Juventus, quella partita col Parma, la perderà 4-1, e senza i gol di Quagliarella scivolerà mestamente verso il settimo posto, fuori dalle coppe europee.

Inter-Juventus, 30 marzo 2013

L'infortunio al legamento crociato anteriore è lo spartiacque della carriera di Quagliarella. Fino a quel momento il suo percorso è stato lineare, simile a quello di molti altri calciatori: la trafila in un settore giovanile importante, l'esordio in Serie A, il prestito nelle serie inferiori, la scalata lenta ma progressiva verso squadre di livello sempre maggiore, fino a raggiungere la vetta. Com'è che Quagliarella è diventato un eroe minore, un simbolo della provincia dalla quale può comunque arrivare grande calcio? Probabilmente la causa va ricercata in quell'infortunio, che metaforicamente ha reso Quagliarella una specie di Icaro del calcio italiano: ali magnifiche (le sue eccezionali doti tecniche e balistiche) con le quali è salito fino al sole, per poi incappare nel punto di rottura e precipitare.

Mentre Quagliarella si sta riprendendo dall'infortunio, la Juventus ingaggia Antonio Conte, avviando quella che è stata probabilmente l'epoca più vincente della sua storia: lo fa con una squadra iperintensa, con un centrocampo tra i più efficaci visti in Italia negli ultimi anni capace di abbinare tecnica, dinamismo e acume tattico, ma soprattutto una facilità ad andare in rete simile, se non addirittura superiore a quella degli attaccanti. I gol di Quagliarella, lentamente, iniziano a scemare, e con essi anche i minuti in campo: arrivano gli scudetti, dei quali è ingranaggio importante, ma non protagonista.

Dei tre scudetti vinti, quello che sente più "suo" è probabilmente il secondo, conquistato nella stagione 2012-2013, quello in cui sembra Michael Jordan che in Space Jam torna sul campo d'allenamento per vedere, col sorriso sornione sulla faccia, se "ricorda ancora come si fa": col Chievo ci ricorda la sua predilezione per le marcature multiple, col Pescara addirittura esagera segnandone tre, non facendosi mancare in entrambe occasione una rovesciata.

Ma c'è ancora una partita, quella più importante per entrare stabilmente nelle memorie juventine: il derby d'Italia. A San Siro la Juventus ci va non solo per puntellare il distacco, già abissale, nei confronti delle inseguitrici, ma anche per vendicarsi dell'Inter, che all'andata era riuscita a infliggere la prima sconfitta in Serie A a Conte da quando siede sulla panchina bianconera. La contesa è iniziata da soli tre minuti quando Asamoah spinge sulla fascia sinistra per scaricare al centro, dove la coppia d'attacco fa il suo classico movimento, ma molto bene: Matri a venire incontro, velo per liberare Quagliarella, che si è mosso bene alle sue spalle.

Siamo ben oltre i 25 metri dalla porta, e Quagliarella fa il solito tocco ad allontanarsi il pallone per caricare il tiro: un movimento che abbiamo visto decine di altre volte, eppure non finiamo mai di stupirci del tiro secco, pulito, senza fronzoli, che va ineluttabilmente a concludere la sua corsa a fil di palo nella porta difesa da Handanovic.

Torino-Juventus, 26 aprile 2015

In un momento difficile, in cui nessuno la ascolta e si sente impotente di fronte all'ingiusto provvedimento preso dall'antipatica vicina di abbattere il suo cane; Dorothy decide di allontanarsi di casa, ma finisce vittima di un tornado, che la trascina via fino a farla finire nel fantastico mondo del Mago di Oz. Qui vive da protagonista un numero incredibile di avventure insieme ai suoi nuovi amici; ma verso la fine della storia, quando scopre che le scarpette della strega dell'Est, battute tre volte, possono esprimere i desideri; Dorothy ha un solo desiderio capace di renderla felice: tornare nel posto più bello, casa sua.

Quagliarella apprende in fretta la lezione della storia di L. Frank Baum, e la fa sua: quando la Juventus si fa troppo grande per lui - nell'estate 2014 decide di investire pesantemente in attacco, prendendo Fernando Llorente e Carlos Tévez - e il minutaggio diventa troppo esiguo per lui, decide di ripartire altrove: quale posto migliore di casa sua? Per arrivarci, stavolta non deve fare nemmeno tanti chilometri: casa sua, in questo caso, non è la natia Castellammare di Stabia, ma la sua casa calcistica. Ancora Torino, ma sponda granata: dieci anni dopo la Serie A conquistata e poi tolta, il fallimento e l'addio forzato, Quagliarella torna nella sua casa calcistica, là dove è cresciuto come calciatore.

Il ritorno del figliol prodigo è di successo: Quagliarella, tornato a 31 anni nella dimensione in cui più si sente a suo agio, quella di guru di squadre di metà classifica che aspirano a sognare in grande, riacquista spazio e gol. A fine anno saranno 13 (con la doppia cifra in Serie A che mancava dai tempi di Napoli) in campionato e altri 4 in Europa League, dove il Torino si spinge fino agli ottavi di finale, fermato dai russi dello Zenit non prima però di aver preso lo scalpo dell'Athletic Bilbao, al termine di una doppia sfida dai contorni leggendari.

Quagliarella, però, ha ancora un conto in sospeso con il suo passato, col calcio di alta classifica che lo ha frettolosamente rigettato, prima di abbracciare con la giusta pace interiore il suo nuovo status: l'occasione arriva il 26 aprile, quando all'Olimpico arriva una Juventus lanciatissima verso il suo quarto scudetto di fila.
Il Torino, quel pomeriggio, ha solo il potere di ritardare di qualche settimana (una sola, per la verità) un verdetto già scritto, ma perché non provarci? Quagliarella ha la possibilità di aprire da subito il match, ma il suo tiro smorzato è troppo facile per Buffon: la Juventus non solo si salva, ma addirittura trova il vantaggio grazie a una delle tante prodezze da calcio piazzato di Andrea Pirlo. Prima che finisca il primo tempo però arriva l'occasione tanto attesa: Quagliarella ha il merito di credere in un lancio dalle retrovie senza pretese il cui rimbalzo però viene letto male da Bonucci; Quagliarella può stoppare e, con un dribbling secco, evita il ritorno del difensore avversario, a quel punto alza gli occhi e serve l'accorrente Darmian, il cui controllo errato finisce paradossalmente per aiutarlo ad avvicinarsi alla porta avversaria per battere Buffon.

L'inerzia, a questo punto, è tutta per il Torino, che verso l'ora di gioco si butta in avanti con El Kaddouri, che vince il duello aereo con Vidal e apre a sinistra verso Darmian: il cross basso dell'esterno ex Milan trova in mezzo Quagliarella, che deve solo spingere in porta il pallone del definitivo 2-1.

È un gol normalissimo, quasi brutto per gli standard di un artista come Quagliarella, ma è un gol che lo mette nella storia del derby della Mole. Un gol che vale il primo derby vinto sotto la presidenza Cairo, un evento atteso dai granata per 20 lunghi anni: a otto anni di distanza, è tuttora l'ultimo dispiacere che il Torino è riuscito a dare ai suoi rivali durante le stracittadine.

Sampdoria-Napoli, 2 settembre 2018

Anche nelle migliori famiglie, però, arrivano gli sgarbi, i litigi, le rotture: alla ripresa del campionato dopo la pausa invernale, la 18ª giornata di Serie A prevede come posticipo serale la sfida, in programma al San Paolo, tra il Napoli di Maurizio Sarri, lanciato verso il titolo simbolico di campione d'inverno, e l'ultimo Torino di Ventura, una squadra a fine corsa che galleggia, senza né alti né bassi, attorno alla metà classifica. La gara rispetta i pronostici, e tra il gol di Insigne e quello di Hamsik c'è spazio per Quagliarella, che dal dischetto trafigge la sua ex squadra.

Quella del gol dell'ex, per Quagliarella, non è un'evenienza rara, al contrario è un problema che deve affrontare spesso; per affrontarla ha scelto, in segno di rispetto verso il passato, di non esultare in caso di segnatura. Questa volta però Quagliarella non si limita semplicemente a non esultare: dopo il calcio di rigore, valido per il pareggio, Quagliarella alza le mani e china il capo, quasi come a chiedere scusa, mentre il pubblico lo fischia con la rabbia che è riservata solo ai traditori.

Quegli stessi tifosi sapranno la verità solo un anno dopo: Quagliarella, da Napoli, è dovuto andar via a causa di una brutta vicenda di cronaca, che ha visto l'attaccante di Castellammare di Stabia vittima di stalking, minacce e atteggiamenti persecutori: una storia che, come confesserà a procedimento giudiziario finito a "Le Iene", è arrivata persino alla SSC Napoli, che ha preso la decisione di tagliare ogni legame col calciatore, che si diceva avesse a che fare con ambienti camorristici, con la droga, con il vizio delle scommesse. La pace arriva alla prima occasione utile, con uno striscione che i tifosi partenopei dedicano al loro ex attaccante: il quale, dal canto suo, ha apprezzato talmente tanto da averne fatto un poster.

Di questa sorta di "conto in sospeso" con il proprio passato, nel 2016, non erano a conoscenza neppure i tifosi del Torino, che non prendono bene il gesto del loro attaccante: la spaccatura con la tifoseria, insieme al ritorno di Immobile, mettono Quagliarella alla porta. Rinnegato sia dalla casa biologica, sia dalla casa calcistica, Quagliarella si ricorda del detto secondo il quale casa è dove ti vogliono bene; e se c'è una piazza che sicuramente nutre ancora un affetto sincero per Quagliarella, quella è di certo la sponda blucerchiata di Genova. Lì, dove l'ascesa di Quagliarella ha davvero avuto inizio.

Ho associato più volte Quagliarella a personaggi di fantasia, prima a Icaro, poi a Dorothy Gale, ma mi sono reso conto che, forse, il miglior paragone possibile è con Gandalf: come lo stregone del Signore degli Anelli è stato un pellegrino, che ha viaggiato per tanto tempo lungo tutti i campi d'Italia; come Gandalf ha affrontato più nemici e più momenti di difficoltà, contro i quali è persino "caduto attraverso l'acqua e le fiamme"; come per il grigio pellegrino, però, non è stata la fine, bensì un punto di partenza per ritornare "al mutare della marea", senza più limiti.

Ma che limiti possono ancora esserci per uno come Quagliarella, uno che ha sempre segnato gol eccezionali, in qualsiasi modo? La risposta, banalmente, è farne tanti: tra i 35 e i 36 anni Quagliarella vive le stagioni più prolifiche della carriera. Non solo bei gol, ma anche tanti gol, e viceversa.

Eppure c'è qualcosa che nessuno, neppure Fabio Quagliarella, un vero e proprio genio visionario del pallone, non ha mai provato, almeno fino alla 3ª giornata di Serie A 2018/2019: a Marassi la Sampdoria, con un singolo punto in classifica, ospita il Napoli di Carlo Ancelotti, reduce da due rimonte contro Lazio e Milan che lo hanno portato a punteggio pieno.

A 15' dalla fine la Sampdoria è in vantaggio di due reti a zero, ma ha anche un calcio di punizione a suo favore: il pallone di Ramirez è respinto dalla barriera, ma lo stesso Ramirez lo raccoglie e lo da a Bereszyński, il quale mette in mezzo un cross particolarmente sbilenco: il pallone è alto per essere controllato con il piede, ma troppo basso per essere colpito di testa; inoltre la sua traiettoria è diretta alle spalle di Quagliarella, e sta addirittura curvando per uscire dall'area di rigore. È un pallone sporco e inutile: cosa potrà mai uscirci di buono?

Adesso sappiamo che esisteva un modo per colpire quel pallone, ma fino al minuto 75 di quella partita non esisteva: lo ha partorito Quagliarella in quel momento; colpendo il pallone con un colpo di tacco letteralmente senza senso. Un modo di colpire le cose che si è visto, forse, con il corpo di un avversario in qualche disciplina marziale, di certo non con un pallone da calcio. Ne viene fuori un pallone veloce, potente, impensabile: praticamente un esecuzione per Ospina, che sembra un condannato a morte.

È il primo gol del campionato di Fabio Quagliarella: ne seguiranno altri 25, di cui 11 consecutivi, eguagliando un record vecchio 24 anni firmato da Batistuta; tanti quanti non ne ha mai segnati in carriera, tanti quanti non ne segnerà nessun altro, quell'anno, in Serie A. Per trovare qualcuno che ha fatto più gol di lui, bisogna scomodare addirittura Lionel Messi e Kylian Mbappé. La prova che, forse, il grande calcio ha sempre fatto un errore a sottovalutare Fabio Quagliarella.


  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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