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Copertina Aston Villa
, 22 Novembre 2023

L'Aston Villa è uno spettacolo


Dall'arrivo di Unai Emery, i villans sono una delle migliori squadre della Premier League.

Steven Gerrard ha ricevuto la notizia del licenziamento dall’Aston Villa sul pullman che riportava a casa i suoi giocatori da una trasferta a Craven Cottage contro il Fulham. In quella stessa sera, qualche ora prima, i suoi stessi tifosi gli avevano cantato: “Steven Gerrard, he slipped on his arse”, che possiamo tradurre con una sorta di “Steven Gerrard ha dato una culata” che, inizialmente, gli avevano dedicato i tifosi del Chelsea dopo la celebre scivolata.

Per Gerrard non deve essere stata una serata piacevole: oltre al licenziamento in pullman e l'umiliazione subita dai suoi stessi tifosi, l'Aston Villa era uscito dal campo del Fulham con un 3-0 che, senza qualche intervento salvifico del Dibu Martínez, sarebbe potuta diventare anche decisamente più pesante.

Al momento del suo esonero, Steven Gerrard aveva di fatto completato la sua prima stagione intera come manager dei Villans: 38 partite esatte in Premier League, con 18 sconfitte totali e una squadra che, al momento del suo addio, non si trova in zona retrocessione solo per via dei gol segnati.

Se uno non sapesse che tutto ciò è successo poco più di un anno fa, nell’ottobre 2022, guardando le partite dell’Aston Villa oggi lo percepirebbe come qualcosa di assurdamente remoto. In questo momento, infatti, l'Aston Villa è quinto in Premier League, davanti a Newcastle, Chelsea e Manchester United e in testa al suo girone di Conference League, raggiunto dopo una rimonta straordinaria nella scorsa stagione. Un cambio così radicale di rendimento porta essenzialmente il nome e il volto di Unai Emery, che la dirigenza dei Villans ha chiamato sulla sua panchina il 24 ottobre 2022 per recuperare la squadra dalla lotta retrocessione.

Nella sua prima intervista da manager, Emery sottolinea un punto chiave della sua gestione: “Voglio fare la storia.” E questo tema ritornerà, forte e chiaro, anche in altre interviste, specie dopo la seconda metà della scorsa stagione. Emery, in tutta la sua storia da manager, ha sempre insistito sull’idea di far crescere il valore delle sue squadre: è stato così con il Siviglia, di cui è l’allenatore più vincente di sempre, e con il Villarreal, in cui è stato il primo allenatore capace di vincere un trofeo.

Con l’Aston Villa questa crescita è stata pressoché istantanea e non ha riguardato solo l'impressionante crescita mostrata in classifica – dal diciassettesimo al settimo posto con 15 vittorie in 25 partite, decisamente ben oltre le aspettative della stessa dirigenza – ma anche il modo in cui il tecnico basco ha saputo ricreare valore all'interno della sua rosa, anche recuperando singoli che i suoi predecessori avevano di fatto messo in secondo piano.

Un esempio: all’arrivo del basco in Inghilterra il centravanti dei Villans, Ollie Watkins, stava vivendo una delle fasi più difficili della sua carriera, costretto a una partnership complessa con Danny Ings, che lo aveva portato a perdere minutaggio e, soprattutto, a svolgere un ruolo totalmente fuori dalle sue caratteristiche. Emery ha impiegato pochissimo a risolvere la situazione dei suoi centravanti, cedendo Ings dopo pochi mesi e mettendo Watkins subito nel suo ruolo preferito.

Il lavoro, poi, si è orientato sull'interpretazione del ruolo, come ha spiegato lo stesso Watkins: “Sto cercando di correre in modo più intelligente. Prima facevo molto lavoro per la squadra; ora tendo a stare più centrale e coordinare meglio le mie corse.”  E, in effetti, Emery ha ridotto i suoi tocchi, essenzializzato il suo gioco di associazione e circoscritto la sua zona di azione all’area. Se pensiamo che i suoi tocchi palla si sono ridotti rispetto alle scorse due stagioni (da 33 a 26 per 90’), vedere che quelli in area sono aumentati (da 5 a 7) ci fa rendere conto di come e quanto Emery voglia che Watkins centravanti sia, senza dubbio, il finalizzatore della squadra.

Il risultato immediato di tutto questo lavoro si è tradotto in un volume di tiri che è sensibilmente cresciuto dal 2021 sia in volume (da 2.3 a 3.1 a partita) che in qualità (da 0.15 xG per tiro a 0.20). Il risultato concreto è straordinario: Watkins ha segnato 23 gol in 43 partite sotto la gestione di Emery dopo averne segnati appena 10 nelle 39 giocate con Gerrard. In questa stagione di Premier League è già a 6 gol e, anche non mantenendo lo score assurdo di inizio 2023 – 11 in 16 partite – è realistico che questa possa diventare la sua miglior stagione di sempre.

La capacità di Emery di costruire un contesto funzionale alla verticalità e ai movimenti di Watkins è stata formidabile nella scorsa stagione quanto in questa. Se nella scorsa stagione, però, il ruolo di spalla primaria dell’inglese era toccato a Emi Buendía, quest’anno il ruolo è ricaduto sulle spalle di Moussa Diaby, specie dopo l’infortunio al ginocchio dell’argentino. Nonostante le differenze tecniche e di impostazione tra i due, Diaby ha acquisito una funzione di raccordo molto simile a quella del suo predecessore. Infatti, sia in situazioni di transizione che di uscita dalla costruzione, non è raro vedere una ricerca dell’appoggio diretto sul francese che, di prima, serve la corsa in verticale di Watkins. 

Nel primo caso, contro il West Ham, la sponda di Diaby per Watkins arriva in situazione di possesso consolidato, nel secondo, contro il Brighton, su un recupero basso del Villa.

Se nella sua esperienza a Leverkusen si ricordava Diaby come un giocatore bravo a creare pericoli in dribbling, in questa stagione stiamo vedendo un giocatore il cui apporto al gioco è legato soprattutto alle sue qualità di passaggio. A livello numerico, Diaby è una macchina da occasioni: in Premier League è l’attaccante che, con i suoi passaggi, produce più azioni che portano a un tiro per 90’ – 3.05 a partita – nonché quello che produce più passaggi chiave – 2.10 a partita – e il terzo giocatore in assoluto per xA prodotti. Tutti dati in sensibile miglioramento rispetto a quelli avuti durante la sua esperienza a Leverkusen, dove le occasioni che sapeva creare passavano principalmente dalla sua capacità di dribblare. 

La coesistenza di Diaby e Watkins, poi, produce una serie di vantaggi soprattutto quando il Villa riesce a recuperare alto. La presenza di due giocatori con una matrice di gioco molto verticale e bravi ad attaccare la profondità, infatti, espone le naturali criticità delle squadre che tendono ad allargare i difensori centrali per costruire.

Su un recupero alto contro il Brighton, McGinn ha due soluzioni immediate in Diaby E in Watkins.

L’Aston Villa, però, non è una squadra che dipende solo da giocate dirette e veloci verso l'area avversaria. Emery ha impostato la sua squadra con un’identità chiara in fase di possesso, con una tradizionale costruzione 3+2 che coinvolge i due centrali e il portiere Martinez spesso tenendo i due esterni – generalmente Digne e Cash – bloccati in ampiezza. A inizio stagione, Emery aveva provato anche una soluzione più tipica delle sue esperienze precedenti, usando un centrale – che poteva essere Pau Torres a sinistra o Ezri Konsa o Diego Carlos a destra – come terzino di appoggio, secondo lo stesso criterio usato con Juan Foyth al Villarreal. L’infortunio al crociato di Mings e i problemi ricorrenti di Diego Carlos, però, hanno di fatto spinto il basco a riportare Pau Torres nella coppia centrale, affiancandogli Konsa e usando alternativamente Martínez o uno dei due esterni come terzo giocatore nella prima linea. 

Costruzione 3+2 dell'Aston Villa. Martinez al centro, Torres e Konsa ai lati formano la prima linea, Douglas Luiz e Kamara in coppia formano la seconda.

Oltre alla giocata diretta di Pau Torres verso Diaby, in situazioni in cui il Villa vuole fare circolare di più il pallone è facile che il passaggio successivo della costruzione dei Villans coinvolga Boubacar Kamara. Cogliere il lavoro di Emery nel gioco di Kamara è abbastanza immediato: rispetto alla scorsa stagione, in cui i suoi compiti con e senza palla erano più sfumati, ora il francese è meno coinvolto nei duelli e il suo ruolo più circoscritto, simile a quello di un regista canonico, con un partner, Douglas Luiz, a cui viene richiesto tutto il lavoro di complemento, sia in termini di copertura del campo che di supporto alla prima costruzione.

In questo modo, entrambi hanno trovato situazioni più congeniali alla gestione del pallone e del campo; quantitativamente, ciò si nota nel fatto che entrambi passano di più – Kamara è passato da 47 passaggi per 90’ a 57, Douglas Luiz da 55 a 68 – e meglio di un anno fa – Kamara dall’85% di successo al 90%, Douglas Luiz dall’83% all’85%.

La coppia formata da Kamara e Douglas Luiz diventa poi uno dei tratti distintivi della manovra del Villa anche quando il pallone avanza sulla trequarti difensiva, con i due esterni – McGinn e uno tra Zaniolo e Leon Bailey – che stringono dentro il campo per trasformare il tradizionale 4-4-2 di Emery in un più fluido e immediato da identificare 4-2-2-2.

È comunque bene notare come l’Aston Villa non sia affatto una squadra rigida: contro squadre più passive e disposte a lasciare il possesso ai Villans, Kamara è sempre ben disposto ad affiancarsi ai centrali, con McGinn che si abbassa al fianco di Douglas Luiz ricreando il quadrilatero di centrocampo e dando forma a un 3-2-5 con i due esterni che si alzano a fissare l’ampiezza.

Kamara scala a destra di Konsa sulla prima costruzione.

La partita contro il West Ham di fine ottobre ci offre un ottimo campionario di come il Villa sappia affrontare bene le squadre che gli lasciano il pallone. Proprio l’ampiezza offerta dagli esterni diventa cruciale per manipolare i blocchi difensivi come avviene in questo caso, in cui la posizione aperta di Cash attrae fuori Emerson Palmieri, lasciando a Diaby la possibilità di attaccare il mezzo spazio sulla sponda di Watkins.

Viceversa, contro il Brighton, la coppia formata da Mitoma ed Estupiñan viene attratta verso l’interno dal movimento di Diaby, lasciando a Watkins uno scarico comodo per Cash, che a quel punto può crossare indisturbato dalla destra. 

Per quanto né Digne Cash siano stati pensati come dei titolari di riferimento da Emery – il primo doveva essere un cambio di Álex Moreno, il secondo di Konsa ma gli infortuni del primo e il ritorno del secondo al centro hanno spinto Emery a dei cambi radicali – la loro presenza offre comunque una qualità nei cross eccellente. Proprio contro il Brighton, il primo gol nasce da un taglio profondo di Cash, cercato con una traccia verticale da McGinn e che con un cross rasoterra mette il pallone sul destro di Watkins. Il cross è una soluzione che l’Aston Villa ha sempre usato con continuità: nella scorsa stagione era la quinta squadra che ne tentava di più a partita e in questa il dato è cresciuto ulteriormente, portandola al secondo posto dietro al solo Luton.

Sempre la partita contro il Brighton, vinta 6-1 dall'Aston Villa, ci ha mostrato una squadra con principi di gioco chiari e riconoscibili in tutte le fasi. Sia pure agevolato da una partita opaca della squadra di De Zerbi, il pressing della squadra di Emery ha funzionato alla perfezione. Il meccanismo di riferimento è, in verità, abbastanza semplice: i due attaccanti oscurano la linea di passaggio sui due centrocampisti e Douglas Luiz, alle loro spalle, si pone in posizione per andare eventualmente a pressare chi entrerà in possesso. 

A questo punto, quando il portiere decide di giocare sul centrale di sinistra, in questo caso Lewis Dunk, che si è allargato, scatta la pressing trap del Villa, con McGinn che dal mezzo spazio scala sulla destra – la stessa situazione si crea sul lato opposto, ma la qualità dello scozzese rende più efficace la pressione sul lato destro – e Diaby che lo segue, portando pressione sul portatore di palla. Accoppiando questi due movimenti con le coperture offerte da Kamara e Douglas Luiz rispettivamente sull’esterno alto e sul centrocampista di parte, Dunk si trova subito con tutte le linee di passaggio chiuse.

Arrivati a questo punto, cominciamo a inquadrare anche l’importanza di un altro singolo enormemente valorizzato da Unai Emery, ossia John McGinn. Una delle mosse più controverse dell'esperienza di Gerrard è stata proprio quella di offrire la fascia di capitano allo scozzese, togliendola dal braccio di Tyrone Mings nell'estate del 2022 e creando non pochi malumori nel centrale inglese e nel resto della squadra. La scelta di Gerrard, però, non si può definire totalmente sbagliata: anche al netto della fascia, si vede immediatamente come McGinn sia un assoluto riferimento emotivo di questa squadra. Emery, non a caso ha ripetutamente esaltato il suo spirito in campo: "È molto competitivo, sempre pronto a giocare anche fisicamente. Anche quando non gioca o si allena è sempre carico. è un ottimo esempio, sia per la sua continuità che per il suo desiderio di aiutare gli altri."

Le parole di Emery possono suonare un po' di circostanza ma mai come nel caso di McGinn sembrano rispecchiare la realtà, soprattutto per ciò che riguarda la sua intensità in campo. Anche Konsa, per esempio, ha speso parole dolci sull'atteggiamento del suo capitano: "Quando lo vediamo pressare e impegnarsi ci dà una spinta in più."

Oltre all’intensità, però, in McGinn ci sono tante qualità sia tecniche che tattiche, che lo rendono indispensabile per Emery come per tutti i suoi predecessori: pur non essendo un fuoriclasse tecnico, lo scozzese ha una pulizia di gioco sulla media e lunga distanza non banale, abbinata a una grande lettura degli spazi e a un uso del fisico molto raffinato che lo rende molto difficile da spostare quando vuole proteggere il pallone.

Lo stesso Konsa cita questo aspetto come uno dei punti di forza di McGinn a un livello tale che, dice, in allenamento molti compagni hanno rinunciato totalmente a ingaggiare duelli con lui. La sua posizione più avanzata, come detto, ci sta mostrando un giocatore utile non solo con i tagli in area, ma anche con delle esecuzioni tecniche molto appaganti, come la già citata palla che serve in verticale a Cash sul primo gol di Watkins contro il Brighton. 

La partita contro il Brighton è stata indubbiamente lo statement game dell'Aston Villa, una partita in cui per i Villans ha funzionato tutto esattamente come avrebbe dovuto. In questa partita si è visto, al suo meglio anche il caratteristico 4-4-2 in non possesso del Villa, che spinge lo stesso McGinn e l’altro esterno – in questo caso Jacob Ramsey, che con lo scozzese condivide l’origine da box-to-box – che vanno a costituire la seconda linea.

Trovare somiglianze tra l’Aston Villa e il Villarreal di Emery è facile anche in questo: il 4-4-2 in fase di non possesso è un cardine delle idee del basco da molti anni e si riconosce facilmente anche quando la squadra non ha possibilità di pressare alto in modo efficace. L’intenzione, come anche avviene in fase di pressing, è quella di spingere gli avversari verso l’esterno, usando poi i due esterni alti come costante soluzione in copertura. Questo porta la squadra ad assumere occasionalmente un 5-3-2 – lo scorso anno si è visto anche un 6-2-2 – per mettersi in parità numerica con i giocatori avversari.

Se le squadre di Emery sono molto attente a manipolare i blocchi avversari facendo alzare i terzini, sono anche molto attente nell'evitare di subire lo stesso trattamento. Ad accompagnare questa serie di accorgimenti, poi, c’è un altro segno distintivo dell’idea di Emery, che in questo rende il suo Aston Villa una squadra quasi sacchiana in non possesso. 

All’idea di portare sistematicamente un 4-4-2 in blocco medio, infatti, Emery accoppia un uso sistematico del fuorigioco, con la propria linea che lavora alla perfezione per togliere profondità agli avversari. In questa stagione, l’Aston Villa ha infatti messo 58 volte in fuorigioco i suoi avversari, nettamente più di qualsiasi altra squadra di Premier League – la seconda, a 38, è il Tottenham, che, quasi per dimostrare la sua fedeltà a questo concetto, non ha rinunciato a farlo neanche in inferiorità numerica contro il Chelsea.

Ad aiutare la copertura alle spalle della difesa, poi, c’è Dibu Martínez, che dell’Aston Villa è diventato un uomo chiave sin dalla sua prima partita e, oltre a essere incredibilmente solido tra i pali, sta mostrando anche una grande abilità nell’accorciare la squadra – a livello statistico è secondo solo a Vicario per azioni difensive fuori dall’area.

L’Aston Villa in questo momento è 5° in Premier League – che potrebbe valere a fine stagione una qualificazione in Champions League – ed è certo di passare il turno in Conference League. Questi sono i due segnali più immediati di come l’apporto straordinario fornito dal subentro di Emery non si sia esaurito con la fine della scorsa stagione. 

Detto tutto questo, è bene notare che non siamo davanti a una squadra perfetta. Il Villa ha mostrato una certa tendenza ad andare nel panico quando si trova in situazioni di difficoltà: per esempio, in 5 delle 7 partite in cui si è trovata in svantaggio, la squadra di Emery non è riuscita a ribaltare il risultato e in due di queste – per giunta contro due possibili rivali per la Champions, Newcastle e Liverpool – ha subito anche delle sconfitte molto pesanti. Inoltre, il calendario dei Villans non è stato particolarmente gravoso: le già citate Newcastle e Liverpool erano infatti le uniche due squadre con reali velleità da Champions affrontate nelle 12 giornate – le altre medio-grandi affrontate, Brighton e Chelsea, non sembravano e non sembrano tuttora pronte per quel livello – e questo sicuramente ha reso più semplice l’exploit che ha spinto la squadra a soli tre punti dal primo posto. 

Decisamente più rassicurante, invece, è il percorso in Conference League, in cui, al netto di una caotica sconfitta a Varsavia contro il Legia, il Villa ha mostrato in modo chiaro di poter giocare anche avendo la consapevolezza di essere la squadra da battere: la squadra di Emery ha infatti ottenuto due vittorie contro l’AZ Alkmaar – semifinalista uscente e, almeno prima del doppio confronto, l’avversaria più accreditata per il passaggio del turno – e, verosimilmente, si presenterà alla fase a eliminazione come una delle possibili favorite per la vittoria finale. 

Capire dove possa arrivare l’Aston Villa oggi rimane difficile, ma non possiamo non notare come poche squadre siano riuscite a integrare così bene e così rapidamente i concetti di un nuovo allenatore. Se i Villans oggi possono giocare per l’Europa, molto del merito passa soprattutto dal lavoro di Emery, che nel prendere questa squadra si è messo nuovamente in gioco e che, a oggi, sta ottenendo dei risultati incredibili.

  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal,
    dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

  • Classe 2007 come Lamine Yamal, nato a Ferrara, cresciuto a pane, Toro e Spal. Lavoro come match-analyst in una squadra militante in Promozione e collaboro con Toro Goal scrivendo e parlando di tattica. Nel tempo libero cerco di diplomarmi.

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