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Anthony Davis
, 22 Novembre 2023

I Lakers sono di Anthony Davis


Anthony Davis è sempre più il presente e il futuro dei Los Angeles Lakers.

Non ci sono stati tira e molla o indecisioni sul come si dovesse proseguire, se insieme o separati. Appena ne hanno avuto possibilità, Anthony Davis e i Los Angeles Lakers hanno prolungato la loro unione: altri 3 anni a $186 milioni che, sommati al biennale che sarebbe scaduto al termine della stagione 2024-2025, come riportato da Adrian Wojnarowski, formano un quinquennale fino al 2027-2028, con i $63 milioni dell’ultima stagione soggetti a player option.

Come indicato da Spotrac, vista l’entrata in vigore del nuovo contratto televisivo per NBA che frutterà enormi introiti - e di conseguenza maggiori possibilità di spesa per le singole organizzazioni – il salario percepito da un giocatore è da rapportarsi al monte ingaggi che una franchigia può permettersi di spendere annualmente.

Il 33.5% del cap space che il contratto di Davis andrà a coprire non è una percentuale così clamorosa per i Lakers. Ha fatto tanto clamore in merito il supermax da $304 mln completamente garantiti di Jaylen Brown con i Celtics: nel 2028-2029, ultimo anno in cui sarà sotto contratto, i $65.6 milioni che JB andrà a guadagnare equivarranno solamente al 31.5% del cap space. Dal punto di vista di impiego salariale sul lungo periodo, i Lakers andrebbero a risparmiare verso la fine del contratto di AD, diversamente da quello che sarebbe potuto accadere se il giocatore fosse diventato free agent nel 2024. Davis avrebbe potuto beneficiare di un contratto quinquennale del valore di oltre $304 milioni (sostanzialmente lo stesso contratto di Jaylen Brown), aumentando di un anno e di stipendio totale l’accordo stipulato. Da $344x6 a $270,5x5: decisamente non poco.

Il rinnovo di Davis era la priorità per la Los Angeles gialloviola. Non tanto perché sarebbe entrato in free agency la prossima estate – essendo rappresentato da Klutch Sports, la stessa agenzia che rappresenta anche LeBron, il rischio era risibile – quanto per dare un senso di continuità, dopo che lo  stesso James si sarà ritirato, ed evitare di finire nel limbo che Los Angeles ha vissuto nel post-Kobe: troppo deboli e troppo acerbi per competere ad alto livello, ma città sbagliata in cui tentare il rebuilding. A livello di campo, quindi, che Anthony Davis aspettarsi di qui in avanti? La domanda è più che lecita.

Davis ha saltato per infortunio almeno 26 partite tra RS e Playoffs nelle ultime tre stagioni a L.A. - 36 o più in due casi - e non gioca 65 o più partite dal 2017-18. La cartella clinica del prodotto di Kentucky delle ultime 4 stagioni è riempita non solo da infortuni di vario tipo ma anche da dubbi e paure sul prossimo futuro.

Nel 2020-21, i problemi al polpaccio e al tendine d’Achille l’hanno costretto a saltare la metà esatta delle 72 partite della RS accorciata a causa del Covid; nel primo turno di Playoffs perso 4-2 dai Lakers contro Phoenix, Davis non ha giocato gara-5 per uno stiramento all’inguine, stesso problema che l’ha poi costretto a dare forfait dopo 5’ di gara-6; nel 2021-2022, ha giocato solamente 40 delle 82 partite totali per colpa di una distorsione al legamento collaterale mediale del ginocchio sinistro e, al suo rientro, si è procurato un infortunio alla caviglia destra; nel 2022-2023, ha saltato un totale di 26 partite per un infortunio mai completamente guarito al piede destro, che l’ha poi condizionato anche nella postseason.

Volenti o nolenti, i Lakers dovranno moderare l’impiego dell’ex New Orleans: quando è al massimo della forma, Davis ha dimostrato di essere un giocatore che sposta eccome i piani gara degli attacchi dell’NBA. L’impatto avuto sui due lati del campo nell’anno del titolo, nella bolla di Orlando, al primo anno in maglia gialloviola, è forse l’esempio più lampante: secondo NBA.com, il suo DefRtg è stato di 101.8 PPG in RS, contro il 106.1 PPG della squadra; nei playoffs il suo DefRtg è stato di 106.6 PPG, più alto, ma comunque inferiore a quello di qualsiasi quintetto schierato dai Lakers in campo (108.7 PPG). La versatilità e la capacità di portare aiuti sul P&R o di cambiare in certe situazioni difensive consentiva ai Lakers di non andare in difficoltà contro i vari Lillard, Harden, Murray o Butler.

Impiegare Davis da 4, inoltre, ha permesso all’ex New Orleans di contestare e alterare una buona parte dei tiri da tre punti avversari (4.7 a partita).

In attacco poi, sempre per NBA.com, il 120.7 di OffRtg personale è stato di 9 punti superiore al 111.7 della squadra in RS, trasformatosi in un astronomico 130.1 nei Playoffs contro i 115.6ppg dei Lakers: 26.1 punti e 9.3 rimbalzi in regular season ad allacciata di scarpe, 27.7 punti e 9.7 rimbalzi nei playoffs, con una True Shooting Percentage di 61.0%. Un dominio palpabile, la ragione principale per cui i Lakers sono usciti con il Larry O’Brien Trophy da Orlando.

Paradossalmente, la sua True Shooting Percentage è stata ancora più alta la scorsa stagione (62.7%), la migliore della sua carriera, così come la percentuale dal campo (56.3%) (via Statmuse). È paradossale perché dall’anno del titolo, Davis è regredito come jump-shooter, in particolare da oltre l’arco (i suoi tentativi sono diminuiti ogni stagione a Los Angeles, ha tirato con il 26,0% o peggio da 3 in tre stagioni consecutive). Le brutte percentuali lo invogliano a tirare sensibilmente di meno da fuori, 218 tentativi nel 2019-2020 contro i 74 nel 2022-2023, non permettendo ai Lakers di allargare il campo a sufficienza per sfruttare le qualità di penetratori come LeBron e Austin Reaves.

I 22.6 punti, 14.1 rimbalzi e 3.1 stoppate a partita messi a referto nei Playoffs sono dati più che buoni, che hanno aiutato Los Angeles ad arrivare fino alle finali di Conference, salvo poi venire sweepati dalla schiacciasassi Denver. Una chiara cartolina di come Anthony Davis e tutti i Lakers abbiano subìto i Nuggets la si può trovare riavvolgendo il nastro di gara-1: 40 punti e 10 rimbalzi per Davis, ma la continua sensazione di essere sempre in balia di Jokic. In attacco, il #3 gialloviola ha realizzato buona parte dei punti con jump-shot dalla media distanza o con floater, tiri che non impegnano più di tanto la difesa avversaria e che inducono al fallo il diretto marcatore.

Difensivamente, dopo aver alternato la marcatura individuale e il raddoppio su Jokic, Darwin Ham ha optato per esulare Davis dalla marcatura primaria di Jokic – spostandolo in prima battuta su Jeff Green o Aaron Gordon - per evitare di impiegarlo in punta e irretire le innate capacità di rim protector e roaming del Monociglio.

Proprio gara-1 contro Denver mostra quanto Davis sia il barometro dei gialloviola: di Jokic ce n’è uno – per fortuna del resto dell’NBA e per sfortuna di tutti gli appassionati del Gioco – e di Denver ce n’è solo una, ma l’impatto che il lungo dei Lakers riesce ad avere sulla partita fornisce sempre più di un indizio su quale sarà l’esito della stessa.

Oltre al prolungamento di Davis, i Lakers sono ripartiti, in aggiunta a Lebron, dalla conferma di D’Angelo Russell, Austin Reaves e Rui Hachimura: continuità, per confermare quanto di buono fatto la scorsa stagione dalla Trade Deadline di febbraio in poi. Un nuovo assalto al titolo, forse l’ultimo della carriera di LeBron James, avrà il volto magari di qualche eroe estemporaneo, ma sicuramente sarà marchiato dal giocatore designato per essere il presente e il futuro a lungo termine della franchigia: Anthony Davis.


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