
Sinner-Djokovic 3-6 3-6, Considerazioni Sparse
La leggenda di Djokovic, le conferme dell'atipicità di Sinner.
l furbi combinano solo casini. Lo canta Colapesce in Maledetti Italiani, riprendendo una citazione di Tiziano Terzani. Ah, questi italiani. La furbizia, il genio italico, la ricerca del sotterfugio, dello stratagemma, della battuta a effetto, della caciara, della clausola nascosta nel contratto. E poi c’è Sinner. Jannik giovedì sera contro Rune, come l’integerrimo protagonista di un western con una pallottola a disposizione per fare fuori il cattivo, ha avuto tra le mani la possibilità di eliminare Djokovic. Non è stato furbo, si potrebbe dire. Magari avrebbe perso la finale contro Rune, si potrebbe altrettanto dire. Di certo non è stato italico e forse proprio per questo piace tanto. Jannik Sinner sembra arrivato dalla Luna per spazzare via tutti i luoghi comuni mondiali sull’Italia. Una nuova era è alle porte;
La partita di oggi è un’appendice che in sostanza sposta poco o niente sul fantastico torneo di Jannik, il secondo miglior giocatore di tennis al mondo da luglio in poi. Chiunque abbia una minima dimestichezza con il tennis aveva pochi dubbi che potesse andare diversamente. La prestazione gargantuesca di ieri di Djokovic contro un Alcaraz ridotto a mero sparring partner era stata già di per sé abbastanza indicativa. Oggi, una partita da cineteca in ogni suo 15, una partita che rinsalda per l’ennesima volta una leggenda scolpita con colpi sempre più profondi, sempre più definitivi;
Forse nel tennis esiste solo una cosa più difficile di battere Novak Djokovic. Batterlo due volte nella stessa settimana. Era impossibile chiedere tanto a Sinner, che infatti cede piuttosto rapidamente, opponendo una resistenza effimera, legata più alle dimensioni della sconfitta che alle effettive possibilità di ribaltare l’esito. Alla fine viene fuori un rotondo 6-3 6-3 piuttosto generoso per l’altoatesino. Sinner ha lottato quanto ha potuto soprattutto nella parte centrale del secondo set, ma rimanendo costantemente a distanze siderali dal serbo. Il risultato non è mai stato in discussione;
Archiviati i discorsi sul G.O.A.T. nel tennis, Novak Djokovic adesso è di fronte ad una sfida ancora più grande. È mai esistito nella storia dello sport un atleta tanto dominante, tanto brutale, tanto onnivoro? Si contano sulle dita di una mano; la differenza è che lui ha ancora fame. A 36 anni, il serbo sta giocando forse il tennis migliore della carriera. Serve come non ha mai servito prima, ha la condizione atletica di un ventiduenne, ha affinato il gioco a rete, ha anche iniziato finalmente a prendersi maestosamente gioco del pubblico ostile, dopo anni in cui viveva quasi con dolore i fischi e le urla contro. Quest’anno, ha partecipato a 12 tornei e ne ha vinti 7. Sono numeri che non appartengono a questo sport. Viene da pensare che se decide di non smettere, tra qualche anno riprende anche i numeri di Nadal a Parigi. Infinito e ineluttabile;
Sinner ha ottenuto l’exploit che cercava da tempo. Il suo volto è adesso un volto riconosciuto, pop, da Rai. L’Italia lo ha tifato, lo ha sostenuto. Ci voleva proprio. Avevamo bisogno di un testimonial così in giro per il mondo. Pulito, serio, misurato nelle gesta e nelle parole, lontano da ogni idea comune su cosa sia l’Italia. Che goduria. Adesso a Malaga una grande opportunità da cogliere per un titolo che per importanza non sarebbe da considerarsi inferiore. E sul campo cosa manca? Niente. Sinner ha avuto una crescita drastica negli ultimi mesi che lo pone oggi come un tennista top5 stabile, capace di vincere ogni torneo cui parteciperà, su ogni superficie, soprattutto indoor dove è ai limiti dell’imbattibilità. Di nessun altro tennista italiano nella storia abbiamo potuto dire questo. Non ci sono tetti sulla sua testa. E Djokovic prima o poi si stuferà di correre su e giù per un campo a tirare una palla da tennis. O no?
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