, 18 Novembre 2023

Sinner-Medvedev 6-1 6-7 6-1, Considerazioni sparse


Jannik Sinner compie un'altra impresa ed ottiene un posto nella finale più importante della sua carriera.

In quali termini si valuta la realizzazione di un potenziale nel lungo e nel breve periodo? Come si descrive la crescita di un giocatore in un arco di tempo più o meno lungo? In questo crescendo rossiniano di entusiasmo nostrano, proviamo a tornare all'idea che avevamo di Jannik Sinner soltanto un anno fa, ma forse basterebbero anche solo alcuni mesi. Pochi avrebbero creduto che, nel giro di una settimana, l'azzurro sarebbe stato capace di liberarsi in scioltezza della sua nemesi Tsitsipas, di vincere due maratone dai contorni epici contro una leggenda e un futuro campione, e di conservare anche le forze per battere alla distanza un maestro delle superfici veloci come Daniil Medvedev (va detto, non nella miglior versione di se stesso). Mentre festeggiamo l'approdo alla finale più importante della sua carriera, cominciamo a comprendere che queste partite ci dimostrano che Jannik Sinner è diventato esattamente quello che speravamo che diventasse. Grande tra i grandi. Grande contro i grandi;

È il terzo set lo specchio della sua serena superiorità, il traguardo più grande che Sinner ha raggiunto in questo straordinario processo di crescita, del quale forse non capiamo ancora in quale punto preciso ci troviamo. Proprio quando sembra essere cascato nella più classica delle ragnatele di stampo medvedeviano, fatta di scambi lunghi e rovesci "filanti" (per dirla alla Paolo Bertolucci) è lì che Jannik Sinner sbatte i pugni e rivendica il suo status. Il set decisivo è il trionfo del tennis di Sinner, che sale in cattedra e svela tutte le carte, dimostrando che in questo momento, su questa superficie, sono in pochi a potergli dare del tu. Se ci sono. Mentre Medvedev fa il suo show, Sinner guarda dritto verso l'obiettivo, affila la racchetta ed incide con chirurgica precisione tutti i punti chiave del match. Come fanno i campioni;

Un match che, al di là della sua importanza, non ci lascia negli occhi la sensazione di aver passato 2 ore e mezza davanti ad un classico contemporaneo. A dirla tutta, a differenza di alcune partite di Round Robin, la qualità in campo non è proprio la più eccelsa di questa edizione, soprattutto per i primi due set che, seppur con svolgimenti diversi, si guardano allo specchio nel modo in cui sono decisi più dagli errori che dai meriti individuali. È il caso di un primo parziale in cui l'equilibrio è rotto dal dritto di Medvedev che sfarfalla più del dovuto e regala a Sinner un break di cui sa fare tesoro. Mentre il servizio del russo cresce nel secondo set, cala la percentuale di prime dell'azzurro (54%), che perde un set che forse è anche fortunato a portare al tiebreak, senza perdere mai il servizio. Se la grandezza passa anche da giornate meno appariscenti, questo è un altro test che Sinner ha superato. E non per caso;

La testa. Se la costruzione di un campione è passata inevitabilmente attraverso una crescita sia fisica che tecnica, la mentalità è invece da sempre il principale punto di forza di Jannik Sinner, che anche oggi ci tiene a ricordare come il suo talento sia nella sua mente, prima ancora che nei suoi colpi. Anche nelle fasi più ruspanti del match, a fare la differenza è la lucidità con cui tiene i nervi saldi sui punti più scottanti e la capacità di uscire sempre con le scelte giuste dalle situazioni più scomode. In un match in cui gli scambi lunghi sono territorio ostile, Sinner sa prendere i rischi giusti nei momenti necessari, con una razionalità non comune. Cambia come uno scacchista la strategia al servizio in base alla posizione in campo dell'avversario e legge, mentre gioca, le situazioni in campo nel loro evolversi. Uno studioso di se stesso e dell'altro. Una qualità straordinaria, soprattutto alla sua età;

Se l'evoluzione di Sinner parte da lontano, l'impennata nella curva esponenziale dei suoi progressi è decisamente negli ultimi mesi. Con questa vittoria Sinner fa 10-0 nelle ultime gare giocate (escludendo quindi il walkover a Parigi prima del match con De Minaur): dopo gli US Open ha perso una volta sola, a Shanghai contro Ben Shelton. A prescindere da quello che accadrà in finale, questo torneo è la consacrazione di una stagione pazzesca (e in particolare un finale celestiale) da parte del numero uno azzurro, che sta dimostrando che, nonostante la differenza di punti, siede a suo agio al tavolo con i primi tre. Non solo: oggi li sa battere tutti, mentre ieri ci perdeva sistematicamente. In finale ci è arrivato. Ora perché non può vincerla?

  • Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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