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Illustrazione di Sardar Azmoun
, 17 Novembre 2023

Sardar Azmoun, eroe nazionale


L'attaccante della Roma è stato un simbolo delle rivolte in Iran.

Il 17 settembre 2023, Sardar Azmoun fa il suo esordio con la Roma, un paio di settimane dopo essere arrivato in prestito dal Bayer Leverkusen. Il suo ingresso arriva all'83' della partita contro l'Empoli, sostituendo Romelu Lukaku che, nello spazio di un paio di giorni a fine agosto, ha preso tutta la scena in campo e fuori. Il Messi d'Iran da allora ha giocato poco, da subentrante e senza grandi acuti: nella sconfitta per 4-1 a Marassi con il Genoa ha giocato una decina di minuti, poi altri 10 contro il Frosinone e il suo record da allora rimangono i 27' contro il Monza, seguiti dal solo minuto contro l'Inter.

Il 5 novembre 2023 è la data che potrebbe rappresentare, però, la svolta per la sua stagione: è il minuto 73 di Roma-Lecce, quando Azmoun entra in campo al posto di Aouar con la Roma sotto di un gol. Dopo poco più di un quarto d'ora, Zalewski crossa dalla sinistra, l'iraniano stacca come se fosse su un trampolino e di testa mette in porta l'1-1. Dopo due minuti, Lukaku gli ruba la scena nuovamente, firmando anche il 2-1

Nonostante i numeri tutt'altro che lusinghieri di questo avvio di stagione, la Serie A avrebbe acquisito – sulla carta – un calciatore di prima fascia, come dicono i numeri della sua carriera e il pesante soprannome. Azmoun ha segnato 100 gol con le diverse squadre di club per cui ha giocato, ben 45 gol in 71 partite disputate con la nazionale iraniana. Il meglio della sua carriera, però, Azmoun lo ha dato in Russia, allo Zenit, con cui ha segnato 50 gol in tre anni prima di tentare il salto in Bundesliga.

Azmoun è un giocatore unico, che per il suo modo di interpretare ed intendere il calcio ha lasciato il segno in ogni esperienza professionale e che in patria è diventato un eroe nazionale. L'importanza dell'iraniano per il suo paese esula dai 45 gol e dal suo ruolo da protagonista in nazionale ormai consolidato da quasi un decennio. Infatti, è stato, tra i primissimi calciatori a prendere ufficialmente e pubblicamente posizione contro la Repubblica Islamica della Guida Suprema Ali Khamenei a seguito della feroce repressione messa in atto per sedare le proteste di chi reclamava maggiori libertà.

Nel settembre 2022, in occasione dell'amichevole contro il Senegal – disputata due settimane dopo l'assassinio della giovane Mahsa Amini – Azmoun aveva prima coperto – di comune accordo con i compagni di squadra – il logo dell'Iran, scendendo in campo con una maglietta nera per gli inni nazionali e poi aveva denunciato sui suoi social le violenze e l'uccisione della giovane con poche ma chiare parole: "Non mi importa se mi licenziano. Vergognatevi per aver ucciso la gente così facilmente. Viva le donne iraniane."

Una consapevolezza e una presa di posizione che Azmoun ha ribadito anche in prossimità dei Mondiali di Qatar 2022, nonostante tutti i calciatori del Team Melli – soprannome con cui è conosciuta la nazionale di calcio iraniana – fossero stati caldamente invitati a non parlare di quel che stava accadendo nel Paese. Un messaggio di appoggio a chi a Teheran stava continuando a lottare per la libertà affidato ai suoi social: "La punizione definitiva è quella di essere espulso dalla nazionale che è un piccolo prezzo da pagare anche solo per una ciocca di capelli di una donna iraniana. Questo non sarà mai cancellato dalla nostra coscienza. Non ho paura di essere estromesso. Vergogna a voi per aver ucciso così facilmente il popolo e viva le donne d'Iran. Se questi sono dei musulmani, che Dio faccia di me un infedele."

https://twitter.com/CalcioIraniano/status/1574141620919967745

Parole che, sebbene lo abbiamo fatto finire nell'occhio della repressione, non gli hanno impedito di essere convocato dal CT Queiroz per i Mondiali in Qatar, dove è andato in scena l'ultimo atto di una protesta che ormai era diventata mainstream. Nel corso della prima partita del girone, giocata contro l’Inghilterra e finita con un tennistico 6 a 2 per i Three Lions, i calciatori iraniani hanno evitato di cantare l'inno nazionale in aperta contestazione con i metodi brutali che la Repubblica Islamica stava continuando ad adottare nei confronti delle e dei manifestanti.

Quello della nazionale iraniana è stato un gesto simbolico dall'alto impatto politico internazionale, al punto che, nei giorni immediatamente successivi, pare siano arrivate fortissime pressioni (se non addirittura minacce) all'intera nazionale da parte del governo di Teheran per evitare ulteriori evoluzioni, dopo che quel gesto lo aveva già parzialmente messo in cattiva luce. Parliamo, del resto, di un governo che ha ordinato oltre 14.000 arresti dall'inizio delle proteste, più di 500 condanne a morte e oltre un centinaio ancora da portare a termine.

È il caso, ad esempio, dell'ex calciatore del Tractor SC, Amir Nasr-Azadani, che – proprio nei giorni in cui andava in scena il Mondiale, veniva arrestato dalla polizia nel corso delle proteste a Isfahan, sua città natale, e inizialmente condannato a morte (pena commutata poi, nel gennaio 2023, in 26 anni di carcere) con l'accusa di aver ucciso tre membri del basij, l'organizzazione paramilitare fondata nel 1979 per volere dell'Ayatollah Ruhollah Khomeini. La condanna di Nasr-Azadani aveva spinto diversi calciatori a prendere parola a riguardo: "Rimarremo con le braccia incrociate e guardando dall'altra parte? Non lo si può accettare, in alcun modo! Tutti con Amir Nasr-Azadani e con tutte le persone che sono state o sono nella sua stessa situazione. Basta. Stop", le parole – ad esempio – scritte sui social dall’ex difensore blaugrana Marc Bartra.

Manifestazioni contro il governo in Iran.

Le manifestazioni, nonostante l'oblio mediatico degli ultimi mesi, sono proseguite anche nei primi mesi del 2023 grazie al protagonismo di migliaia di donne iraniane. La mobilitazione ha portato a qualche piccola ma significativa vittoria: a febbraio 2023, ad esempio, le autorità iraniane hanno rilasciato migliaia di detenuti finiti nelle carceri a seguito delle proteste dell'inverno 2022; sempre più donne a Teheran, come in altre città dell'Iran, non indossano più il velo, nonostante per legge sia ancora obbligatorio l'uso dell'hijab, a dimostrazione di come le proteste di massa dei mesi scorsi abbiano dato fiducia e coraggio a tante altre donne.

Una libertà conquistata con il sangue delle tante persone che hanno sfidato il potere dell'Ayatollah. Ma la lotta per la libertà del popolo iraniano è ancora tutta aperta e necessità ancora di supporto perché, dopo una prima apparente apertura, legata alla necessità di un cambiamento nella gestione del dissenso per fare fronte alle proteste, il regime iraniano – ora che il movimento vive un momento di fisiologico reflusso – è tornato all'attacco, proponendo un nuovo disegno di legge che punta a comminare pene ancora più severe per chi rifiuta di indossare l'hijab in un luogo pubblico o anche solo sui social. Multe, accesso interdetto ai conti bancari, confisca dei veicoli personali, limitazione degli spostamenti, divieto di utilizzo dei social e la reclusione alcune delle sanzioni al vaglio.

Questo disegno di legge può rappresentare la miccia capace di fare esplodere nuovamente le proteste, tenuto conto che già negli scorsi mesi il governo ha intensificato nuovamente controlli e repressione, arrestando e intimidendo la famiglia di Mahsa Amini e tutte quelle persone che erano state identificate come capaci di dare vita a nuove dimostrazioni di piazza nell'anniversario dell'uccisione della giovane.

Il clima politico in Iran rischia di diventare ancora più rovente se si considera che le persone che si sono rifiugiate all'estero non hanno mai smesso di organizzarsi per rovesciare il governo; inoltre, il paese in generale sta attraversando una pericolosa crisi economica, con una svalutazione della moneta senza precedenti e un tasso d'inflazione che ha superato la soglia del 50%. L'opposizione al regime troverebbe l'appoggio di un movimento che ha nello slogan kurdo “woman, life, freedom", "donna, vita, libertà", il suo manifesto. Un manifesto già di per sé rivoluzionario poiché parla non solo alle donne iraniane ma anche a tutte le persone oppresse, marginalizzate e discriminate del Paese e, forse, del mondo intero.


  • Attivista da più di dieci anni nelle lotte di Napoli e provincia. Per lui i fenomeni sociali sono strettamente connessi alla politica, calcio incluso.

  • Attivista sociale, frequentatore di stadi e collezionista di t-shirt da gioco, è appassionato di sport e politica. Ha unito queste passioni nel progetto di "Calcio&Rivoluzione" di cui è tra i co-fondatori.

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