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Foto dell'esterno dello stadio Letzigrund di Zurigo
, 10 Novembre 2023

A Zurigo il calcio è ovunque


Siamo stati a Zurigo per tastare il suo profondo rapporto con il calcio.

Se c’è una città che, istituzionalmente, può essere considerata la città del calcio, questa città è Zurigo. Qui, a pochi passi dal centro storico, sorge l’edificio più influente nel mondo di questo sport: i quartieri generali della FIFA. Al piano terra, per 24 franchi è possibile visitarne il museo ed ammirare pezzi di storia del calcio come l’atto costitutivo della Fédération Internationale de Football Association, e oggetti iconici che fanno parte dell’immaginario collettivo legato ai Mondiali di calcio: un tango composto da Isabel Catrufo in onore dell’Uruguay campéon del mundo, ad esempio, o per noi italiani la pipa di Bearzot a Spagna ’82 e gli occhiali di Lippi a Germania ’06. E poi c’è lei, immancabile, minuta ma ipnotica: la Coppa del Mondo.

Per chi vede Zurigo la prima volta, l’impatto dev’essere simile a quello di chi viene catapultato in un altro mondo: tutto è perfettamente sensato, ordinato, equilibrato. Il panorama da cartolina della Niederdorf, la città vecchia, è acuito, su una riva del fiume Limmat, dai campanili appuntiti del Fraumunster e della Peterskirche e addolcito, sull’altra, da quelli arrotondati del Grossmunster, sovrastati dal cupolone del Politecnico.

A Zurigo convivono una miriade di culture e sembrano farlo in modo discreto e accomodante. Qualcosa reso possibile da quell’indolente rispetto, o rispettosa indolenza, che sembra guidare i comportamenti della gente che abita questa piccola parte di mondo. Fra i prati del lungolago, dove tutti si ritrovano dopo il lavoro o nel weekend per un barbecue, un tuffo in acqua, o semplicemente per rilassarsi, si sentono parlare tutte le lingue senza che l’atmosfera smetta di sembrare squisitamente svizzero-tedesca. Lungo la Niederdorfstrasse ristoranti italiani, spagnoli, francesi, asiatici, sudamericani, intervallati da pub britannici e negozi più o meno tipici, convivono, con le loro peculiarità stilistiche, senza che questa smetta di sembrare una via perfettamente svizzera. Il sistema di trasporti funziona perfettamente ed è organizzato in maniera inequivocabile: i tram sono a una sola cifra, gli autobus urbani a due, quelli extraurbani a tre. 

Foto della pipa di Bearzot e della maglia dell'Italia del Mondiale '82 conservate al museo della FIFA
Tutte le foto sono di Andrea Barbuti.

Zurigo, però, non è solo FIFA, organizzazione e condiscendenza: c’è anche tanto calcio giocato e vissuto. Come tante altre grandi città europee, Zurigo ha due squadre professionistiche e ognuna è rappresentazione di una delle due facce della società: il popolo e l’élite. Anche se queste distinzioni sono in genere di ordine storico e oggi trovano poco riscontro, a Zurigo i segni delle differenze sociali fra i tifosi dei due club sono ancora piuttosto evidenti, se non nella composizione socio-demografica contemporanea delle due tifoserie, quantomeno nell’immaginario, ancora attuale, che entrambe si portano dietro. Queste due squadre sono l’FC Zürich e il Grasshopper-Club Zürich.

Fino a una quindicina di anni fa avevano uno stadio a testa, ma dal 2008 condividono il Letzigrund Stadion in maniera tutto sommato pacifica. Pensate: possono giocare entrambe nello stesso weekend senza che ciò comporti alcuna preoccupazione di ordine pubblico. In realtà, un progetto per un nuovo stadio ci sarebbe già da parecchio tempo e i problemi burocratici che stanno ritardando l’inizio dei lavori sono forse l’unica cosa che ci ricorda che, in fin dei conti, Zurigo appartiene al nostro stesso pianeta. Oltre allo stadio, FC Zürich e Grasshopper-Club Zürich condividono i colori sociali, che sono poi gli stessi della città: il bianco e il blu. I nomi delle due squadre generalmente vengono abbreviati in una sigla: FCZ e GCZ. Cambia una sola lettera, ma dietro a quella lettera c’è tutta la differenza del mondo.

Il popolo tifa FC Zürich

L’FC Zürich, o FCZ, o FC Züri, come amano chiamarlo affettuosamente i suoi tifosi, è il club del popolo, il club della gente di Zurigo. La sua presenza è, visibilmente, ovunque in città, sotto forma di sticker e soprattutto di graffiti. È sui muretti delle case nei tranquilli quartieri residenziali di periferia, sui palazzi dei quartieri più popolari, sui garage, sui pilastri del porticato di un cinema abbandonato, sui muri che costeggiano i binari delle linee urbane e suburbane, sui pannelli che delimitano i cantieri, sui cartelli stradali, all’ultimo piano di un auto-silo semi-abbandonato con vista sull’apparentemente decadente ex-area industriale dello Zürich-West, nei tanti parchi pubblici che costeggiano il lago, anzi, soprattutto in uno, quello del quartiere di Wollishofen, dove la sigla FCZ è stata dipinta per abbellire il molo di attracco per le barche, il barbecue pubblico e persino i bidoni della spazzatura. 

La sede del club è al capolinea del tram numero 9. Gli uffici si trovano in un grande edificio di legno con il tetto a spioventi che ricorda una enorme baita fra i moderni palazzi sullo sfondo. Oltre ai tanti campi da calcio, quasi tutti in erba sintetica o semi-sintetica, ma ci sono anche due campi da beach volley, uno da beach soccer, uno da baseball, un bar-ristorante, un orticello e uno spiazzo con panchine, canestri, un campetto da calcetto 3vs3 con le sponde e un piccolo skatepark. È perfettamente accessibile a tutti e senza cancelli. In tutta quest’area non si vede una macchina parcheggiata, solo biciclette e moto.

Foto dal campo di allenamento del FC Zurigo

Il museo dell'FCZ, invece, si trova in pieno centro, all’interno del negozio ufficiale. L’ingresso è libero e sono esposti tanti cimeli di diverse epoche, soprattutto oggetti regalati dagli avversari delle grandi notti europee. Fra le teche espositive ci si può imbattere in una sorta di miniatura di tempio azero col logo del Qarabağ, una maglia del Wolfsburg di Ricardo Rodriguez, che nell’FC Zürich ci è entrato a dieci anni e ci è rimasto altri dieci prima di trasferirsi proprio in Germania, un orologio appartenuto a Pelé e una statuetta di Pulcinella regalata, ovviamente, da Aurelio De Laurentiis, ma anche un trofeo a forma di corno, probabilmente il primo trofeo vinto dal club, nel 1896, anno della sua fondazione.

Zurigo-San Gallo 1-1

È l’ultimo weekend di agosto quando visito Zurigo. Sia FCZ che GCZ giocano in casa, rispettivamente contro San Gallo e Lucerna, altre due squadre della Svizzera tedesca, così decido di andare a vedere entrambe le partite, una il sabato e una la domenica. La città è sfinita da giorni di caldo anomalo, ma sabato e domenica si gioca in un clima da football inglese, come se il calcio, o il fussball come lo chiamano qui, avesse deciso di riprendersi il protagonismo nel fine settimana degli abitanti di Zurigo.

Più che uno stadio, a un primo impatto il Letzigrund sembra una grande fermata dell’autobus. Da fuori si vede solo una sorta di grande porticato marrone, in legno. È il tetto dello stadio, dal quale partono lunghissimi lampioni che, alzandosi in diagonale, aumentano ulteriormente l’impressione di ampiezza dell’ovale. I lampioni sono alimentati da panelli solari: tutto il Letziground è un impianto all’avanguardia dal punto di vista ambientale. Sia il campo che le tribune sono interrati. Avvicinandosi si nota la scritta Letzigrund Stadion, non particolarmente imponente nemmeno quella. L’impianto è di proprietà del comune e, oltre a ospitare FCZ e GCZ, è sede di un meeting della Diamond League di atletica. Fu costruito negli anni Venti e ristrutturato in occasione degli Europei del 2008, quando ospitò due partite dell’Italia, contro Romania e Francia

Esterno dello stadio Letzigrund di Zurigo

Gli ultrà dell’FCZ sono considerati fra i più problematici di Svizzera e si sono resi protagonisti di diversi tafferugli, il primo dei quali il 13 maggio 2006, conosciuto come “La disgrazia di Basilea”. In quel caso, in realtà, furono più che altro vittime della frustrazione degli avversari del Basilea che si erano visti sfuggire il titolo all’ultima giornata con un gol nel finale. Il contatto fra le due tifoserie causò 115 feriti. Sedici anni dopo, invece, proprio al Letzigrund sono stati i tifosi dello Zurigo a dare il via alla guerriglia durante un derby col Grassoppher, lanciando razzi in direzione del settore avversario in risposta all’esposizione di uno striscione rubato probabilmente durante uno scontro precedente. La partita, sospesa al 70’ dall’arbitro Sasha Fever, è conosciuta con l’originale epiteto di “Disgrazia di Zurigo”. Nonostante questi precedenti, oggi in giro non c’è polizia, ad eccezione di una pattuglia che scorta l’ingresso allo stadio dei tifosi ospiti. “Sono per di più ragazzi, a volte fanno delle cazzate ma non sono pericolosi. Fidati, so bene cosa sono i veri ultrà, sono serbo”, mi spiega uno steward.

La Südkurve dello Zurigo è un ambiente giovane e molto identitario, come si capisce già dai numerosissimi graffiti che colorano ogni angolo della città. Cantano “Chi non salta non è di Zurigo” e hanno una sola regola sulla quale non transigono: niente video sui social. Molti entrano allo stadio con le proprie lattine di birra. Poi, quando finiscono, si vanno a comprare quelle al bar dentro lo stadio, in comode confezioni portatili di cartone da 6 bicchieri ciascuna. Spesso la accompagnano con un buon Letziburger, un panino che prende il nome dello stadio e che si può mangiare solo qui. La maglia più gettonata è quella celebrativa della vittoria del campionato del 2022, che nel retro raffigura Blerim Džemaili - una leggenda dell’FCZ, dove ha iniziato e chiuso la sua carriera - mentre esibisce con orgoglio e grinta due trofei, uno per mano. Vedo anche una ragazza bionda con la numero 22 di Willy Gnonto

Calcio Zurigo, foto di una grigliata dei tifosi del Zurich

Al suo ingresso in campo, la squadra viene accolta da un coro sulle note di Mi ricordo montagne verdi. Ognuno agita la propria sciarpa, vengono accesi fumogeni blu, gialli e verdi e la Südkurve si trasforma in una variopinta e frastornante macchina del fumo. Non si respira. Cantano tutti e per tutta la partita. Le tante bandiere biancoblu non smettono mai di sventolare. Anche gli ospiti sono accompagnati da una folta e rumorosa rappresentanza, radunata attorno a due bandieroni biancoverdi che sventolano al centro della curva opposta alla mia postazione. 

La partita è povera di qualità estetica, ma ricca di pathos. Al 56’ passa in vantaggio l’FC Zürich con un tiro dalla distanza di Jordan Okita, non senza la complicità del portiere ghanese Lawrence Ati, mal posizionato. In Südkurve piovono birre e abbracci. Un altro gol dei padroni di casa fa sprecare altra birra, invano perché viene annullato immediatamente per fuorigioco. Al 94’, l’attaccante del San Gallo Fabian Schubert, in campo da sei minuti, trova il guizzo che risolve una mischia nata da un calcio piazzato nell’area piccola dell’FCZ e fa calare il gelo sul Letzigrund. L’arbitro lo annulla e la Südkurve torna a cantare, ma subito dopo ci pensa il VAR a riportare il silenzio nello stadio. Uno dei migliori in campo, se non il migliore in assoluto, è anche il più giovane: il vice-campione del mondo under 20 Mattia Zanotti. Il terzino destro classe 2003 di proprietà dell’Inter spinge con qualità e si rende spesso pericoloso: nonostante i soli 20 anni fa vedere di essere di un livello superiore rispetto a compagni e avversari.  

Alcune curiosità sull’FC Zürich

Lo Zurigo è la seconda squadra della città, sia per fondazione sia per trofei. Uno dei soci che nel 1896 la fondarono, nonché primo capitano della squadra, fu un tale Hans Gamper, che tre anni dopo fonderà il Barcellona. Inizialmente, l’FCZ era una polisportiva, poi nel 1930 si decise di tenere solo la sezione calcistica per problemi finanziari.

Il simbolo dell’FCZ è il leone, lo stesso della città, anche se l’ultimo restyling lo ha eliminato dal logo. Anche i colori sociali sono quelli di Zurigo. Non è stato sempre così: al momento della fondazione, furono scelti come colori il bianco e il nero, poi si passò al bianco e al rosso. Si è deciso di adottare il bianco e il blu, gli stessi colori del GCZ, quando quest'ultimo nel 1909 fu congedato dalla federazione perché rimasto senza un campo dove giocare. 

La sezione femminile del club, l’FC Zürich Damen, è stata fondata il 28 febbraio 1968 ed è la prima squadra di calcio femminile ufficialmente affiliata alla federazione calcistica svizzera.

Il primo vero periodo d’oro del club risale, approssimativamente, all’intervallo 1962-1976, quando furono messi in bacheca sei campionati, cinque Coppe di Svizzera, due Coppe Intertoto e una semifinale di Coppa dei Campioni, persa contro il Real Madrid che a sua volta avrebbe poi perso la finale contro l’Inter di Herrera, nel 1964. Per lo scudetto della stella, invece, i tifosi dell’FCZ hanno dovuto attendere il 2006, dopo 25 anni di digiuno e scarsi risultati. In panchina sedeva Lucien Favre. È qui che parte il secondo periodo d’oro, che porta alla vittoria di altri due scudetti e diverse partecipazioni alle coppe europee in una manciata d’anni. Il tredicesimo e ultimo campionato arriva solo nel 2022: del gruppo capitanato da Džemaili fanno parte anche Gnonto e Ceesay (capocannoniere della squadra con 20 gol).

Nei primi anni ‘70 ha militato nello nell’FCZ l'attore Urs Althaus, noto per aver interpretato Aristoteles, l’indimenticabile attaccante della Longobarda nel film L'allenatore nel pallone.

Diversi volti noti della Serie A, oltre a quelli già citati, sono passati da qua: Gökhan Inler, Berat Djimsiti, Mario Frick e Simon Sohm, il quale dopo alcune stagioni interlocutorie in Italia quest’anno sembra finalmente essere sbocciato nel Parma, che proverà a trascinare in Serie A con i suoi strappi e il suo strapotere fisico.

Grasshopper-Club Zürich: l’élite del calcio svizzero

Nonostante sia la squadra più antica della città e la più titolata di Svizzera, del Grasshopper-Club Zürich, o GCZ o GC Züri, non c’è quasi traccia in città. Sembra un club in esilio nella propria casa. Non c’è uno store fisico, né scritte o disegni sui muri, se non in qualche stazione dei paesi limitrofi circondati dai verdi prati della campagna svizzera. L’unico segno tangibile della sua presenza, l’Hardturm Stadion, è stato demolito sedici anni fa e gli stessi cittadini del quartiere di Hardturm, da almeno altrettanti anni, ne ostacolano la ricostruzione. Dev’essere una strana esistenza quella dei tifosi della squadra dell’antica élite di Zurigo: consistenti ma invisibili; costretti - in un infinito limbo fra ciò che sono stati e ciò che potranno, forse, un giorno, tornare ad essere - ad assistere alla simbiosi che i rivali hanno instaurato con la città in cui essi stessi, quelli del Grassoppher, hanno portato il gioco del football e i primi trofei.

Anche la sede del GCZ, inaugurata nel 2005, si trova molto fuori Zurigo. Per arrivarci ci vogliono quaranta minuti di treno dalla Stazione Centrale. Si attraversano campi d’erba verdissima, intervallati qua e là da boscaglie e da piccole e circoscritte coltivazioni di mais, con le colline perennemente sullo sfondo. Dalla stazione di Dieseldorf (nel sottopassaggio c’è l’immancabile scritta FCZ con la bomboletta, sì, anche qui, a diversi chilometri dalla città e a qualche passo dalla sede dei rivali), bisogna camminare ancora per qualche manciata di minuti sulla strada principale, superando ipermercati, centri commerciali e cantieri. Se non fosse per l’insegna che recita “Campus GCZ”, sarebbe quasi impossibile riconoscere il quartier generale del club, nascosto com’è da un’alta siepe che però ogni tanto si dimentica di fare il suo dovere e consente ai curiosi di sbirciare attraverso i cartelloni pubblicitari e vedere la squadra allenarsi sul campo centrale. 

Calzio Zurigo, l'esterno del campus del Grassoppher

Dall’altra parte della strada c'è un curatissimo ippodromo, con tanto di maneggio e SPA, mentre l’ingresso del GCZ Campus si trova di fronte a un club sportivo a dire il vero un po’ rustico, con campi da tennis e da calcio, piscine con scivoli e una pista coperta da hockey su ghiaccio. Attorno, solo campi e colline. Si respira un genuino e dolce profumo di campagna

Nel parcheggio ci sono diverse macchine dei dipendenti: d’altronde, se non si abita a Dieseldorf, arrivare lì con i mezzi non è comodissimo. Una volta passati i cancelli, ci si trova davanti ad una costruzione rettangolare bassa, che ricorda molto un container, di un blu che tende a sbiadire nel grigio. È il magazzino. Da lì, una stradina, con alcuni campi da calcio ai lati, conduce a un altro edificio simile, dove sono situati gli uffici. Il logo del GCZ è ovunque, persino sui trattori.

Grasshopper-Lucerna 0-1

È domenica 27 agosto e il Grasshopper ospita il Lucerna di Mario Frick, che torna a Zurigo da allenatore dopo aver militato in entrambi i club della città - oltre che in Arezzo, Verona, Ternana e Siena all’inizio degli anni Duemila. Piove ormai ininterrottamente da due giorni e solo in 5528 temerari hanno la forza di uscire di casa. La Südkurve, che 24 ore prima era calda, colorata e rumorosa, ora è vuota e apre un freddo squarcio grigio nel rosso dei seggiolini del Letzigrund. Di fronte, il tifo organizzato del GCZ non ha un’intera curva a disposizione e dà l’impressione di essere in trasferta, impressione che viene confermata da uno striscione, esposto durante tutta la partita, che recita in tedesco: “Nonostante l’esilio di ogni partita”. Dalla stagione 2007/08, quella successiva alla demolizione dell’Hardturm Stadion, casa del club per 78 anni, il GCZ gioca le sue partite al Letzigrund Stadion che, per quanto di proprietà del comune, è considerato la casa dei rivali dell’FC Zürich. Per questo, i tifosi delle Cavallette si sentono in esilio perenne. 

Ben prima che si rendesse necessaria la demolizione del vecchio impianto, il Grassoppher ha iniziato a lavorare per dare una nuova casa ai suoi tifosi. Nel 2003, un progetto da trenta mila posti era stato approvato dalla popolazione di Zurigo, salvo poi essere bloccato da alcuni residenti che si sono messi di traverso. Avrebbe dovuto ospitare le partite di Euro 2008. Al suo posto si è scelto di ristrutturare il Letzigrund. Sempre nello stesso posto dove risiedeva l’Hardturm, dopo la bocciatura di un altro progetto nel 2013, nel 2016 ne viene presentato un terzo, la Crédit Suisse Arena, un “vero stadio di calcio”, come scrive ripetutamente il Grasshopper-Club sul proprio sito ufficiale, da circa diciotto mila posti, per entrambe le squadre di Zurigo. Due volte la popolazione vota a favore, nel 2018 e 2020, e la prima partita si sarebbe dovuta giocare a settembre 2022. È però tutto bloccato perché alcuni privati hanno fatto ricorso più volte alla Corte Suprema Federale, che ne ha già respinti due. Non si sa ancora quando potranno iniziare i lavori perché ci sono diversi ricorsi pendenti.

Calcio Zurigo, foto dei tifosi del Grassoppher

Poco prima della partita viene suonato l’inno del club, scritto e cantato nel 2022 da Aaron Asteria, cantante e tifoso GCZ, che attacca così, ricordando i bei tempi dell’Hartdurm:

Quando il giorno è ancora giovane, fuori sull’asfalto
Il clacson del tram numero 4 echeggia nella tiepida aria estiva
L’Hardutrm nella tua testa, una squadra nel tuo cuore
Questo è GZ: un amore che dura per sempre

E allora via con la sciarpata biancoblù, che verrà ripetuta poco dopo sulle note di Simply the best, mentre i giocatori sbucano dalla cavalletta gonfiabile che fa da ingresso del tunnel che porta negli spogliatoi.

La tribuna stampa è abbastanza vuota, ma a riempirla ci pensano alcuni ragazzini a fine primo tempo. “Da qui si vede meglio” - dice uno di loro. È il numero 10 dell’under 16. Si spiega tutto. La partita è equilibrata e resa gradevole dalla presenza di giocatori creativi da entrambe le parti, su tutti il canadese ex-Wolverhampton Théo Corbeanu - un esterno destro di piede mancino, fisicamente ben dotato e molto elegante - da una parte, il capitano Max Meyer - che non troppi anni fa, quando vestiva la maglia dello Schalke 04, era considerato uno dei talenti più cristallini del calcio tedesco - dall’altra. I padroni di casa giocano forse meglio, ma alla fine a spuntarla è l’FC Luzern grazie a un’invenzione del miglior mediano del campionato, il classe 2001 svizzero Ardon Jashari, che porta palla fra le strette linee biancoblù fino a trovare uno spiraglio dove far passare un’imbucata millimetrica per Frydek, che con un pase de la muerte, consente a Chader di segnare in scivolata a porta vuota.

Alcune curiosità sul Grasshopper

Il Grasshopper-Club Zürich è la squadra con più presenze nella massima serie del calcio svizzero, nonché la più titolata, con 27 campionati e 19 coppe. Non vince però un trofeo dal 2013 e l’ultimo campionato vinto risale addirittura alla stagione 2002/03. Di quella squadra facevano parte Reto Ziegler e Stephan Lichtsteiner, rispettivamente a sedici e diciotto anni. Non ha quindi mai vinto il titolo di campione di Svizzera da quando è nata la formula a dieci squadre, nel 2003/04. A differenza dell’FCZ, il GCZ è tuttora una polisportiva. Ne fanno parte otto sezioni: calcio, pallamano, hockey, curling, squash, tennis, basket e rugby.

Fu fondato nel 1886 da uno studente inglese, Tom E. Griffith. La scelta del nome Grasshopper, in italiano “cavalletta”, ha almeno due possibili interpretazioni, come sempre una molto più affascinante dell’altra. Secondo la prima, più metafisica e romantica, fu scelto perché le cavallette possono saltare fino a 200 volte la loro altezza, il che doveva sembrare per i fondatori di buon auspicio per il futuro della squadra, e allo stesso tempo come una sorta di vision del club (perdoni il lettore questo termine che profuma di marketing aggressivo). L’ipotesi più terra terra, invece, fa derivare il simbolo della cavalletta a un randomico stemma araldico inglese, probabilmente quello a cui apparteneva lo stesso fondatore.

Nel 1995-1996 il Grasshopper è diventato la prima squadra svizzera ad entrare nel tabellone principale della UEFA Champions League. Sulla sua panchina negli anni si sono seduti alcuni allenatori che hanno fatto la storia del calcio: Ottmar Hitzfeld (sette volte campione di Germania, due d’Europa e una del mondo sulle panchine di Bayern Monaco e Borussia Dortmund), Leo Beenhakker (vincente allenatore di Ajax, Feyenoord e Real Madrid, ricordato anche per aver portato Zlatan Ibrahimovic ad Amsterdam da DT dei lancieri) e Roy Hodgson (immortale allenatore giramondo, oggi al Crystal Palace). Oltre ai già citati Frick, Ziegler e Lichtsteiner, hanno militato nel GCZ  anche Remo Freuler, Nedim Bajrami, Innocent Emeghara, Senad Lulić, Pau Senderos e Yann Sommer.

Foto della cavalletta simbolo del Grassoppher

Ogni città ha le sue caratteristiche, la sua cultura, la sua gente: il calcio ha quell’innato potere di scorrere tra le peculiarità di una città e prendere la loro forma, farsi plasmare da esse, assecondarle, estremizzarle e allo stesso tempo fregarsene, stravolgerle. Il calcio sa rendere unica e speciale una città, differenziandola da tutte le altre. In una città come Zurigo dove tutto è ordine, razionalità, rispetto e buon senso, Grasshopper-Club e FC Zürich esaltano, in sé stesse e nella loro rivalità, questi tratti della personalità di Zurigo.

Eppure i campanili della città, i ponti, le piscine sul fiume, le acque, chete, del lago, sembrano esprimere, con discrezione, il bisogno di qualcosa che porti imperfezione, imprevedibilità, disordine, qualcosa che liberi Zurigo da quell’aura di superiorità, che ne inceppi gli automatismi impeccabili, e che la riporti sulla terra, al livello degli altri. È questo che fa il calcio a Zurigo: con le sue incongruenze, il suo disordine, i suoi ritardi burocratici, il suo colore che abbellisce e al contempo sporca i muri in ogni angolo, la sua durezza, le sue meravigliose contraddizioni, il calcio la fa sembrare una città più simile alle altre, meno sola nel suo costante tendere a una perfezione opprimente. A Zurigo la presenza costante del calcio è indispensabile. Rende la città più umana.


  • Un altro ragazzo col vizio dell’overthinking e la passione per i mediani intelligenti e i mezzi trequartisti inconcludenti.

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