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Giocatrici di calcio femminile all'interno di EA FC 2024.
, 10 Novembre 2023

L'importanza di rappresentare bene il calcio femminile


Da videogiochi, TV e strutture passa molto della crescita del movimento.

Alle medie giocavo molto a FIFA. Ricordo, in particolare, che con tre amici organizzavamo tornei alla Playstation dopo la scuola, solitamente il venerdì, i classici tornei per vedere chi era meglio tra di noi. Per molto tempo abbiamo preso le nostre squadre preferite, chi la Juve, chi la Roma e via così. A volte, però, avevamo la necessità di imporci delle regole per rendere le partite meno scontate: in fondo, l’amico juventino, oltre a essere più bravo di noi, aveva nettamente la squadra più forte, ammazzando definitivamente ogni competizione.

Alla fine, la regola che ci eravamo dati era di prendere squadre con massimo quattro stelle di valutazione (a dodici anni, in effetti, la scelta è un po' casuale). Quando toccò a me scegliere, un amico mi consigliò di provare il Blackburn, una squadra che all’epoca giocava in Premier League. Fu un vero colpo di fulmine per me con questa piccola squadra del nord Inghilterra. Mi innamorai di Pedersen e delle sue punizioni, del portiere Robinson (e dei commenti di Caressa su di lui), di Nzonzi e della sua stazza, di Hoilett e delle sue fiammate sulle fasce, e del mio bomber Goodwillie. Partita dopo partita, mi affezionai talmente tanto al Blackburn che iniziai a seguirlo anche nella vita reale, scoprendo, man mano, il campionato inglese. Quando il Blackburn è retrocesso, in Championship prima e in League One poi, ero dispiaciuto, ma continuavo a seguire i risultati nella speranza che, prima o poi, sarebbe tornato in Premier League. Non posso nascondere di essere diventato un po' tifoso, ormai la reputo la mia squadra inglese e, soprattutto, è ancora la prima che scelgo per una carriera a FIFA o a Football Manager.

Tutto questo è stato possibile perché i giochi danno la possibilità di conoscere nuove squadre e nuovi giocatori, trasferendo, a volte, questo rapporto anche al di fuori della dimensione virtuale. In questo senso, sono anche diventati uno strumento molto potente per dare visibilità a squadre e giocatori, che ne traggono enormi vantaggi di immagine. Basti pensare che nella settimana di lancio di FC24 – ex Fifa – gli utenti raggiunti sono stati 11,2 milioni, il 20% in più rispetto allo scorso anno, mentre Football Manager 2023 ha toccato quota 5 milioni di utenti tra tutte le piattaforme: numeri impressionanti che danno l’idea di che tipo di vetrina possano essere questi videogiochi.

Ci sono diverse buone ragioni per applicare lo stesso ragionamento al calcio femminile, innanzitutto c’è un guadagno per i produttori, che vedrebbero ampliata la fetta di mercato, e, ovviamente, è più avvantaggiato chi arriva prima a coprirla. Le conseguenze più importanti riguardano i club e, soprattutto, le giocatrici, perché vorrebbe dire finalmente legittimare loro quello spazio fino ad ora riservato esclusivamente ai colleghi maschi. Anche se si parla di videogiochi, questo significherebbe per milioni di persone conoscere le giocatrici, le loro caratteristiche, entrare in contatto con loro, per poi appassionarsi e, magari, seguirle nella vita reale e, rafforzare quel legame tra supporter e calciatrice.

Da questo punto di vista qualcosa si sta muovendo. FC24 ha introdotto alcuni campionati di calcio femminile. La novità, che ha diviso tanti, in questo nuovo capitolo del gioco è la possibilità di giocare nella modalità Ultimate Team – la più popolare del gioco – utilizzando calciatori e calciatrici insieme. “Ultimate Team è incentrato sulla costruzione della squadra dei tuoi sogni” ha dichiarato il Senior Producer di FC24, Gareth Reeder, a Dexerto. “Abbiamo voluto creare un ponte tra il calcio maschile e quello femminile. Penso che ciò offrirà una maggiore varietà di scelte per quanto riguarda i giocatori da inserire nelle squadre.

Diversi utenti, in particolare uomini, si sono risentiti della novità, sollevando questioni del tipo “servivano le donne su Ultimate Team?” o “una Mapi Leon non può spostare fisicamente Haaland non è realistico.” La domanda è: ha davvero senso accusare un gioco di fantasia, virtuale, di essere poco realistico? Il senior producer di EA Sports Sam Rivera ha fatto notare che “Ultimate Team è una modalità fantasy. Non vedi Mbappé giocare con tutte le Icons. È Ultimate Team – ciò che accade lì è fantasy football”, laddove per Icons intende i giocatori storici del passato, come Pelè e Maradona.

Anche Football Manager ha aperto la strada per inserire il calcio femminile nelle modalità di gioco. Sul sito ufficiale del gioco c’è una lettera di Miles Jacobson (direttore della casa produttrice, Sports Interactive) in cui spiega tutti i passi che stanno facendo in questa direzione: “Aggiungere il calcio femminile a Football Manager costerà milioni e il ritorno economico a breve termine sarà minimo. Ma non è questo il punto. È innegabile che esista un soffitto di cristallo per il calcio femminile, e vogliamo contribuire il più possibile a distruggerlo. Crediamo nell’eguaglianza per tutti e vogliamo essere parte della soluzione. Vogliamo partecipare al processo che mette il calcio femminile alla pari con quello maschile.” In questa lettera, vengono spiegate tutte le difficoltà e le complessità di adattare un format di gioco come quello di Football Manager al calcio femminile, e così diventa evidente il perché ci stiano mettendo così tanto tempo. Sembrerebbe, per ora, che l’edizione buona per raggiungere questo risultato sarà quella del 2025.

I videogiochi, specie quelli sportivi, sono trasversali: ci può giocare chiunque, dal bambino di cinque anni all’adulto di cinquanta. In particolar modo, potrebbe essere interessante sfruttare le potenzialità infinite dei più piccoli che, partendo da zero nella costruzione della propria identità, hanno meno probabilità di essere già affetti da quei pregiudizi (di genere, in questo caso) che, ancora oggi, sono così presenti nel calcio. In questo modo, l’idea sarebbe quella di spingere i bambini e le bambine, che si affacciano al mondo tanto dei videogiochi quanto del calcio, a scegliere indiscriminatamente se portare avanti una partita maschile o femminile.

Diritti TV e strutture

Tra gli aspetti più importanti nella diffusione del calcio su larga scala ci sono sicuramente i mezzi per vedere le partite. Quando se ne trasmettono molte, sui giusti canali, in orari comodi per gli spettatori, c’è maggiore probabilità di raggiungere un pubblico ampio. Al contrario, trasmettere una partita a settimana, su canali non popolari e/o a orari scomodi, non darà la stessa visibilità al campionato. La scrittrice Marina Pierri, in un’intervista a proposito della rappresentazione femminile nelle serie TV, dice che “l’invisibilità e la visibilità sono strumenti molto potenti di controllo. Quello che vediamo o non vediamo sugli schermi è rilevante e significativo.”

Questo discorso è, in parte, sovrapponibile al mondo del calcio femminile: se non lo si mostra adeguatamente, non potrà mai guadagnare terreno. Senza visibilità non si cresce né economicamente, poiché i soldi derivanti dai diritti tv nel calcio sono la fonte principale di entrate per i club, né tantomeno a livello di pubblico. Inoltre, la visibilità nello sport è il mezzo fondamentale affinché, fin da piccole, le bambine abbiano la possibilità di accedere facilmente alle partite.

Barbara Bonansea, punto di riferimento della Juventus e della nazionale, ha raccontato in un’intervista a Cantera che “[all’età di] dieci anni non sapevo dell’esistenza del calcio femminile. Perché non lo vedevi in tv e non ne parlava nessuno.” Lei scopre l’esistenza del calcio femminile grazie a una chiamata di un allenatore di un paese vicino al suo, che le comunica l’interesse del Torino femminile nei suoi confronti. Fortunatamente, molto è cambiato dai primi anni 2000, però la storia delle calciatrici più esperte di oggi insegna a non sottovalutare la potenza che hanno mezzi, come la TV e i social network, nel diffondere un’immagine: già solo prendere coscienza della possibilità, per le ragazze, di giocare per le squadre per cui tifano è la base per far crescere il calcio femminile in Italia. Sempre Bonansea ha raccontato che uno o due anni dopo il suo arrivo a Brescia ha saputo che la Juventus avrebbe inaugurato una sezione femminile; inizialmente, dice, non lo credeva possibile "e invece poi è nata veramente, non pensavamo neanche di poterci stare lì dentro.”

La Serie A Femminile, per la stagione 2023/24, viene trasmessa da DAZN, che già trasmette la Women’s Champions League, la Women’s Super League inglese, la NWSL americana, la Liga F e la Frauen Bundesliga. “Siamo molto soddisfatti dell’interesse di DAZN per la Serie A Femminile. Lo sviluppo del calcio femminile italiano passa anche attraverso una maggiore visibilità e l’accordo con il broadcaster di riferimento per la Serie A maschile e, soprattutto per il calcio femminile internazionale, sono sicuro che amplierà la platea di appassionati,” ha dichiarato Gabriele Gravina, presidente della FIGC. Anche il CEO di DAZN, Stefano Azzi, ha celebrato l’accordo per la trasmissione della Serie A, rivendicando il suo ruolo nella crescita del movimento nazionale.

L'accordo per i diritti della Serie A, come riporta Calcio e Finanza, ammonterebbe a circa un milione di euro ma è stato comunque raggiunto con grande ritardo, a ridosso della seconda giornata di campionato, e questo perché la piattaforma di streaming avrebbe preferito mantenere i diritti per tre o cinque anni, mentre la FIGC si è imposta a concenderli per una sola stagione. Immaginiamo, per assurdo, se una cosa del genere fosse successa a uno dei maggiori campionati europei maschili, cosa avremmo pensato?

Nel 2021 la Women’s Super League ha annunciato l’accordo triennale con Sky UK di otto milioni di sterline a stagione per i diritti tv: è stata la prima volta che sono stati venduti separatamente dai diritti per il calcio maschile. In Spagna, nel 2021, l’accordo tra Liga F e DAZN è stato di quasi cinque milioni di euro per cinque stagioni. Secondo un report di Deloitte, i club della Women’s Super League, nella stagione 2021/22, hanno generato 32 milioni di sterline, mettendo insieme tutti i ricavi, circa il 60% in più della stagione precedente. La maggior parte di questi ricavi vengono dalle squadre più grandi: Arsenal, Chelsea, Manchester United e Manchester City. Il successo dell’Inghilterra agli europei del 2022 ha portato a un aumento di presenze negli stadi di quasi il 200%, passando da una media di 1.923 a 5.616 spettatori a partita, portando anche un notevole incremento di ricavi dalle presenze negli stadi, e aumentando il numero delle partite disputate negli stadi generalmente dedicati al campionato maschile. Nella prima giornata della stagione 2023/24, ad esempio, Arsenal-Liverpool si è giocata all’Emirates Stadium, vendendo più di cinquantamila biglietti. 

In Italia la partita che ha aperto la strada ai grandi stadi è stata Juventus-Fiorentina, sfida scudetto nel 2019, che ha fatto registrare sold out allo Juventus Stadium e per quattro anni ha tenuto il record di spettatori per il calcio femminile in Italia. Ancora Bonansea ha ricordato che il pensiero di tutte le giocatrici juventine la settimana precedente alla partita era che avrebbero riempito giusto il primo anello. Era “forse il primo vero stadio grande in cui avevo giocato, […] quello era il nostro stadio ed era pieno di gente, quello ha fatto la differenza,” dice l'esterna juventina. Le emozioni di quella gara sembrano riaffiorare ancora oggi nelle parole e nel suo sguardo e fa un certo effetto sentirla parlare come se fosse appena finita la partita: “è stato più che altro l’arrivo allo stadio. Noi arriviamo con il pullman e, prima di arrivare, mettiamo l’inno della Juve. Io non riuscivo a cantare una parola perché piangevo.”

La partita che ha cambiato la prospettiva del calcio femminile in tutta Europa è stata però Barcellona-Real Madrid, giocata al Camp Nou, nel marzo del 2021, davanti ad oltre novantamila persone. Il documentario The game that changed football di DAZN restituisce perfettamente quegli spazi vuoti di parole ma pieni di significato di questi eventi epocali, eventi che spalancano le porte a un futuro non ancora immaginato. Gli sguardi, i toni di voce delle protagoniste, sia del Barcellona che del Real Madrid, evocano meglio di qualsiasi altra cosa il significato di quella partita e ne sono il simbolo.

Un altro grande appuntamento per il calcio femminile italiano è stato il quarto di finale di andata di Women’s Champions League, giocato nel marzo del 2023, tra Roma e Barcellona che ha ritoccato il record italiano di spettatori paganti per una partita di calcio femminile, con quasi quarantamila persone. Anche qui il filo rosso è sempre quello: le emozioni. Nella tunnel cam realizzata dalla Roma, si possono quasi toccare le sensazioni di chi quella partita l’ha vissuta come fosse il primo Ferrero Rocher del periodo natalizio: dal sorriso emozionato del mister Spugna, a staff e giocatrici che cantano l’inno prima della partita.

Era una prima volta: la prima volta all’Olimpico per la Roma femminile e la prima volta di Elisa Bartoli, romana e romanista che, da capitana della Roma ha realizzato il suo sogno e quello di tanti altri ragazzi e ragazze. Insomma, la prima volta che entravano dalla porta principale. Bisogna impegnarsi affinché il portone dei grandi stadi sia sempre aperto per il calcio femminile, così che tutte, fin da bambine, percepiscano come reale la possibilità di approdare ai grandi palcoscenici, che possano sognare di diventare Bartoli o Bonansea e non Totti o Del Piero.

Prendiamo, ad esempio, l’espansione del calcio femminile inglese. Questa è stata possibile in parte grazie ai successi della nazionale, quali la vittoria dell’Europeo casalingo nel 2022 e, più di recente, il raggiungimento della finale dell'ultimo Mondiale, ma è espressione di un progetto impiantato su basi solide già da anni. Cruciale è stata la mossa della BBC di raddoppiare l’offerta televisiva per il Mondiale del 2019 rispetto a quella dei precedenti Europei del 2017. Tre anni dopo, per gli Europei del 2022 sempre la BBC ha trasmesso 26 partite su 31, dando enorme visibilità alla competizione e trasmettendo le partite anche sul canale principale, BBC One. Il risultato è stato un successo, con 17 milioni di telespettatori connessi per la finale dell’Inghilterra contro la Germania. E, d'altronde, cifre simili sono state raggiunte per la semifinale del Mondiale 2023, Australia-Inghilterra, con più di 11 milioni di spettatori australiani. Certo, bisogna sottolineare che questi grandi numeri derivano da risultati importanti che incentivano la gente a vedere le partite.

I dati delle ultime due partite sono un chiaro esempio di come la crescita di un movimento passi anche dalla sua accessibilità al pubblico. Insieme a una sempre crescente offerta televisiva, per esempio, Sky ha lavorato anche su tutte le piattaforme social, cercando di offrire al proprio pubblico il maggior numero di contenuti possibili e creando account dedicati alla WSL. Secondo i dati, dalla stagione 2021/22 a quella del 2022/23, il pubblico femminile della WSL è passato dal 31 al 36%, e anche quello sotto i trentacinque anni, passato dal 19 al 25%, a riprova del fatto che il pubblico cresce se viene messo nelle condizioni di fruire adeguatamente delle partite.

Tutto ciò in Inghilterra è stato possibile anche grazie a delle strutture importanti e moderne che hanno reso la crescita del calcio femminile molto più agevole. Ad esempio, il Manchester City femminile gioca le sue partite al Manchester City Academy Stadium: un impianto da sette mila posti, moderno e con tribune coperte dotate di seggiolini che coprono tutto il campo, facilmente accessibile, ben collocato all’interno della città e parte dell’Etihad Campus, dove il Manchester City femminile si allena. Per fare un confronto, la Roma femminile, campionessa in carica della Serie A, gioca al Tre Fontane, un impianto non certo moderno, non dotato di una copertura per le due tribune, che sono anche prive di seggiolini. Fino alla scorsa stagione, inoltre, la Roma è stata costretta a giocare le partite di Women’s Champions League a Latina perché il Tre Fontane non era attrezzato a ospitare eventi notturni. Solo quest’anno sono stati svolti i lavori (consistenti nell’installazione di quattro fari dietro le tribune per illuminare il campo) che permettono alla Roma di disputare le partite europee e di campionato serali in casa, senza andare a oltre 70km di distanza dalla propria città, con evidenti disagi per calciatrici e tifosi.

Foto del Manchester City Academy Stadium, sede del Manchester City  Women.
Il nuovissimo City Academy Stadium. (Foto: X/ChelseaFC)

La differenza è abissale. Per far crescere il calcio femminile in Italia c’è bisogno di investimenti, certo, ma prima di tutto bisogna fornire strutture che siano quantomeno adeguate. Da quest’anno, anche per giocare il campionato le squadre devono essere dotate di uno stadio dove sia possibile giocare la sera. La conseguenza è stata che diverse squadre hanno dovuto cambiare stadio. Ad esempio, la Sampdoria Women gioca le sue partite casalinghe al Silvio Piola di Vercelli, a due ore di macchina da Bogliasco, dove giocavano prima. La Juventus Women da quest’anno gioca a Biella, a circa un’ora di macchina da Torino. Questo rende quasi impossibile per i tifosi seguire le partite casalinghe della propria squadra, il che si traduce in una scarsa partecipazione agli eventi dal vivo, poiché non è possibile per chiunque fare ore di macchina per vedere una partita di calcio. La questione rischia così di rimanere bloccata tra il cercare di dare più slot orari possibili, sfruttando anche i turni serali, e una situazione di impianti disastrosa, alla quale si trovano soluzioni provvisorie piuttosto che operare investimenti ad hoc. Insomma, la tipica capacità, molto italiana, di non risolvere il problema, ma spostarlo leggermente più in là, e poi si vedrà.

La struttura degli stadi è funzionale anche al prodotto televisivo che ne deriva: uno stadio strutturato permette di mettere un maggior numero di telecamere, in posizioni migliori, dando la possibilità di riprendere le azioni di gioco in maniera completa. Nei campi di Serie A femminile ci sono poche telecamere e questo è un problema. I criteri infrastrutturali della FIGC indicano che ci devono essere almeno tre telecamere, di cui una a bordocampo. Questo non aiuta a creare un prodotto televisivo migliore e, anzi, lo svaluta. Infatti, le immagini trasmesse non sempre aiutano ad avere contezza di quanto succede in campo. Per non parlare della qualità dei replay che spesso non è altro che la ripresa principale dell’azione in diretta ma a rallentatore. Questo non esalta i gesti tecnici delle giocatrici, di cui spesso si perde il valore, e talvolta banalizza le loro capacità. La forma con cui si proporre un prodotto contribuisce a esaltarne lo spessore e l’importanza, e questo caso non fa eccezione: immagini migliori, buone angolature di ripresa e una regia più dinamica aiuta lo spettatore a godersi di più l’evento. Infatti, non bisogna dimenticarsi che, mediamente, gli appassionati di calcio sono abituati a grandi prodotti televisivi e faticano a vedere qualcosa di qualità inferiore.

È da sottolineare anche che, oltre alla semplice ripresa della partita e alla telecronaca, non c’è altro che arricchisca lo spettacolo televisivo: niente introduzioni prepartita a spiegare il contesto della gara, poche grafiche personalizzate, non vi sono statistiche riepilogative a fine primo tempo e nemmeno la pubblicità o la visione dei gol delle altre partite a occupare l’intervallo. L’inquadratura rimane fissa sul campo con il microfono aperto che lascia l’opportunità di ascoltare in sottofondo le voci delle persone nelle vicinanze che, per quanto possano anche essere intrattenimento migliore rispetto ad alcuni commenti tecnici, danno un senso di generale trascuratezza. Inoltre, un prodotto televisivo di qualità migliore sarebbe anche spendibile sulle diverse piattaforme, incrementando il coinvolgimento dei tifosi. Video di scarsa qualità non sono nemmeno adatti alla promozione sui social, su Instagram e TikTok in particolare, d’altronde, su un’immagine migliore dei gesti tecnici si appoggia anche una migliore fruibilità sui social, e quindi una migliore pubblicità.

Tutti i video dei gol diffusi dai canali ufficiali hanno, all'incirca, la stessa inquadratura delle partite.

Gli impianti sono importanti anche, e soprattutto, per le calciatrici, perché creano il terreno giusto per giocare le partite importanti. “La pressione è un privilegio”, ha dichiarato Alex Scott in “Equals”, documentario prodotto da DAZN durante l’europeo del 2022, “lavori tanto duramente per arrivare in un certo ambiente e giocare queste grandi partite, […] ora che ce l’abbiamo possiamo continuare a perseguirla.” Nadine Keßler, chief UEFA del calcio femminile, dice che hanno “bisogno della pressione e delle aspettative per andare avanti, […] questo è quello che porta al professionismo di cui abbiamo bisogno, non tutti hanno il privilegio di avere la pressione […], la stiamo accogliendo molto volentieri.”

La visibilità e la rappresentazione sono fondamentali per uno sviluppo completo del calcio femminile. Affinché si possa raggiungere la parità di trattamento rispetto al suo corrispettivo maschile è importante lavorare su tutti i dettagli, come pezzi di un puzzle che, una volta uniti, danno un'immagine completa. Ad esempio, creare delle maglie e un merchandising dedicato interamente alle squadre femminili aiuta a formare un senso di unicità e di comunità attorno al club: l’Arsenal, per esempio, è stata la prima squadra – e l’unica al momento – a creare una divisa solo per la sezione femminile, mostrando anche un maggiore interesse all’immagine di quest’ultima. Tra le altre cose, in gran parte degli store delle squadre inglesi è possibile acquistare maglie con i nomi delle giocatrici delle squadre femminili; questo, in Italia, non è ancora possibile, neanche negli store online.

Tutti questi dettagli, insieme, fanno la differenza e contribuiscono a creare quella rappresentazione, come un’immagine sgranata, i cui pixel non sono ancora tutti al loro posto, per aumentare la sua definizione e darle la piena visibilità, abbiamo bisogno di un cambiamento culturale che tarda ad arrivare ma, mai come questo periodo, si fa profondamente urgente.


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  • Romano, classe 1999, a tempo perso studia ingegneria e si diletta su Excel, utile difensore mancino per il calciotto

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