La Green Brigade con le bandiere della Palestina
, 8 Novembre 2023

La questione palestinese sta dividendo alcune tifoserie


Il sostegno o meno alla Palestina ha aperto fratture tra tifoserie amiche ma anche tra le società e i loro stessi tifosi.

Da appassionati di calcio siamo abituati a percepire Celtic e St. Pauli come parte dello stesso immaginario, per valori espressi dalla società e dai suoi tifosi, orientamento politico, attivismo dei membri del club e dei suoi fan, in generale per quello che rappresentano nella simbologia politica del calcio. E com'è che allora negli ultimi giorni è circolata una foto che ritrae alcuni componenti del gruppo ultras dei Bhoys Celtic mostrare uno striscione che recita "Fuck St. Pauli! Free Hamburg from hipsters"? La risposta è da cercare nelle diverse vedute che le due tifoserie hanno sulla questione palestinese, che con l'escalation della situazione a Gaza nell'ultimo mese e le conseguenti espressioni di solidarietà per l'una o per l'altra parte sono diventate inconciliabili.

Non è però solo tra Glasgow e Amburgo che si è aperta una frattura dove si pensava fosse impossibile. Il conflitto è più vivo che mai nella stessa Glasgow - tra una parte della tifoseria delle Hoops e il club stesso - e tra Amburgo e il resto del mondo, dove sono disseminati numerosi tifosi e simpatizzanti del St. Pauli. Ma in queste settimane anche altre tifoserie amiche si stanno trovando su fronti opposti, gruppi ultras che si odiano si esprimono in favore della stessa causa e club che ci si poteva aspettare stessero da una parte invece non ci stanno. Tutto questo ha a che fare con la Palestina e con Israele e sta mostrando che la politica del calcio europeo è più complessa e sfaccettata di quanto sembri, in questo momento soprattutto a sinistra.

Striscione dei tifosi del Celtic contro il St. Pauli sulla questione palestinese.
Tra due tifoserie amiche sembra essersi aperta una grossa spaccatura (X: @thecasualultra)

Glasgow, Scozia

Nel giorno stesso degli attacchi di Hamas agli insediamenti israeliani lo scorso sette ottobre, i tifosi della Green Brigade - uno dei maggiori gruppi ultras che sostengono il Celtic - hanno esposto striscioni inneggianti alla libertà della Palestina e bandiere palestinesi. Questo è avvenuto anche nelle successive partite, con una partecipazione sempre maggiore anche da parte di altri tifosi biancoverdi, fino a quando il club non ha deciso di vietarne l'esposizione, dopo averne già condannato la presenza precedentemente. In occasione della partita di Champions League contro l'Atletico Madrid, però, nel settore occupato dalla Green Brigade hanno comunque fatto la loro comparsa numerose bandiere palestinesi. Dopo questo fatto, il Celtic ha revocato l'abbonamento a circa 250 dei suoi ultras in ragione di generici "comportamenti inaccettabili e non conformi le normative".

Striscione pro-Palestina dei tifosi del Celtic.
La tifoseria del Celtic ha una lunga storia di supporto alla causa palestinese. (SNS)

Nel reagire all'esposizione dei simboli pro-Palestina sugli spalti del proprio stadio, il Celtic ha ricordato di essere "una squadra di calcio e non un'organizzazione politica". Qual è però l'accezione in cui si può parlare di politico o meno? Non si può negare che il Celtic abbia una storia politica di un certo tipo, a partire dalle sue origini, dal suo impegno sociale e da quello che rappresenta per i suoi tifosi sparsi in tutto il mondo e per la causa irlandese, soprattutto in anni molto più difficili di questi, come quelli dei Troubles o ancora prima della lotta per l'indipendenza dal Regno Unito. In questo caso il club biancoverde ha deciso di smarcarsi da ogni presa di posizione, anche se reprimendo la sua stessa tifoseria ha comunque dato un messaggio politico.

Emerge evidente la frattura tra la società e i suoi stessi tifosi, che in ogni caso non hanno iniziato certo a esplicitare il loro sostegno alla causa palestinese nell'ultimo mese. Gli ultras del Celtic sono tra i supporter più filo-palestinesi nel calcio occidentale, al punto da aver addirittura fondato un'associazione che ha aperto una scuola calcio in un campo profughi in Cisgiordania. Questo accorato supporto al diritto di esistere della Palestina va ricercato anche nelle origini del club scozzese, fondato per sostenere gli immigrati irlandesi e rimasto poi legato a doppio filo alla cultura gaelica e all'Irlanda. Per la comune storia di occupazione tra l'Irlanda e la Palestina i tifosi biancoverdi vedono analogie tra le due situazioni e allo stesso modo sostengono anche altre cause come quella dell'indipendenza della stessa Scozia o dei Paesi Baschi.

La risposta da parte dei tifosi alla sospensione degli abbonamenti non si è fatta ovviamente attendere. Il gruppo dei Bhoys Celtic è uscito dallo stadio in anticipo durante la partita contro il St. Mirren per esprimere solidarietà nei confronti dei compagni di tifo della Green Brigade e ha poi pubblicato un comunicato in cui spiegava che "ha notato l'ipocrisia della dirigenza, che è felice di celebrare l'orientamento politico e sociale della sua tifoseria quando è utile ai suoi scopi commerciali". La Green Brigade stessa ha invece ricordato che "il calcio è una delle poche aree della vita pubblica dove la classe lavoratrice ha una vera agency politica" e che "non accetteranno ordini da una dirigenza che più volte ha mostrato disprezzo per la storia e le tradizioni del Celtic".

Amburgo, Germania

"From Gaza to Glasgow - Fight Antisemitism. Free Palestine from Hamas". Questo è quanto recita lo striscione esposto al Millerntor dai tifosi del St. Pauli e il riferimento alla posizione dei tifosi del Celtic sulla questione non è difficile da individuare. Proprio in risposta a questa frase è arrivata la risposta dei Bhoys Celtic citata in apertura del pezzo. Direte voi: "Ma Celtic e St. Pauli non dovrebbero stare dalla stessa parte?". Solitamente, sì. Tra le due tifoserie ci sono ottimi rapporti e su molte questioni - come quelle relative all'accoglienza dei migranti, dell'antifascismo, della lotta all'omofobia - i supporter delle sue squadre si trovano dalla stessa parte della barricata. Sul conflitto israelo-palestinese, invece, no.

Lo striscione dei tifosi del St. Pauli contro l'antisemitismo
La posizione dei tifosi del St. Pauli al primo impatto può lasciare confusi. (r/Scottishfootball)

Nelle ore immediatamente successive all'attacco di Hamas del 7 ottobre sia il club amburghese che i suoi tifosi tedeschi si sono espressi in modo solidale nei confronti di Israele, condannando le azioni del gruppo palestinese e dimostrando vicinanza all'Hapoel Tel Aviv e ai suoi tifosi, con cui il St. Pauli ha ottimi rapporti. Niente spaccatura interna quindi? E invece. Il St. Pauli ha migliaia di tifosi e simpatizzanti in tutto il mondo, generalmente orientati politicamente a sinistra, che hanno preso tutt'altro che bene questo atteggiamento estremamente cauto - se non pro-Israele - del club e dei suoi gruppi ultras. I fan internazionali del St. Pauli hanno anche accusato la società di aver espresso solidarietà solo quando ad essere vittime di un attacco sono state persone israeliane e di non averlo fatto in precedenza a parti invertite.

Tra il St. Pauli e i suoi tifosi fuori dalla Germania è quindi nato un piccolo conflitto a colpi di comunicati, in cui si è fatto portavoce delle istanze dei supporter esteri il fan club di Glasgow, molto vicino agli ambienti ultras del Celtic. Schermaglia che si è accesa con più forza tra i tifosi tedeschi del St. Pauli e quelli esteri, con i primi che hanno accusato i secondi di supportare Hamas e hanno chiesto alla società di riconsiderare l'affiliazione di alcuni fan club internazionali. Con una dichiarazione in cui ha riconosciuto tutte le vittime del conflitto, indipendentemente dalla nazionalità, il St. Pauli ha evitato lo strappo definitivo con i suoi tifosi non tedeschi, ma senza dubbio l'immagine del club amburghese è cambiata in peggio agli occhi di questi e si è sicuramente aperta una frattura che andrà in qualche modo ricomposta.

Ma perché i tifosi tedeschi del St. Pauli stanno dalla parte di Israele nonostante la loro connotazione di sinistra e anti-imperialista? E perché stiamo facendo una distinzione tra tifosi tedeschi e tutti gli altri? Perché il rapporto tra la Germania - in particolare la sinistra tedesca - e la questione israelo-palestinese costituisce una peculiarità.

Per ragioni storiche relative all'Olocausto e al passato profondamente antisemita del mondo tedesco, il rapporto tra Germania e Israele è segnato da una macchia indelebile, un senso di colpa intergenerazionale e una volontà di memoria che hanno creato un forte senso di vicinanza e solidarietà tra i due stati e le due comunità, anche in aree della sinistra estrema che altrove sono spiccatamente anti-sioniste. Il sostegno a Israele è visto come un prerequisito per essere accettati nello scenario politico tedesco. Come la definì Angela Merkel, l'esistenza dello Stato di Israele è una delle "ragioni d'essere" della Repubblica Federale Tedesca.

Scendendo nel dettaglio degli ambienti della sinistra tedesca, oltre alla situazione appena descritta c'è anche una base storica risalente agli anni '50 e '60, quando la CDU al governo rinsaldava pubblicamente i rapporti tra Germania e paesi arabi e supportare Israele - al tempo governato da partiti di ispirazione socialista - era anche un modo per distanziarsi dai conservatori.

Il supporto per la causa israeliana e sionista è poi tornato con più forza con la riunificazione delle due Germanie, a inizio anni '90, grazie soprattutto alla nascita della corrente politica degli Anti-Deutsche. Afferente a quella che può essere definita sinistra radicale, tale corrente si oppone al nazionalismo tedesco e si propone di combattere l'anti-semitismo che ritiene strutturale nella società tedesca. Soprattutto negli anni '00 - con gli attentati dell'11 settembre e la Seconda Intifada - gli Anti-Deutsche hanno preso con ulteriore forza le difese di Israele e un atteggiamento di contrasto verso la sinistra filo-palestinese e anti-sionista.

Questa corrente politica ha avuto nel corso degli anni una grande influenza all'interno dei gruppi ultras tedeschi schierati a sinistra e, aggiungendo anche che in Germania (soprattutto a Est) un anti-sionismo caratterizzato da un sottotesto antisemita è prerogativa di un certo tipo di estrema destra, queste curve si schierano spesso dalla parte degli israeliani nell'ambito della questione israelo-palestinese. Si inserisce quindi in questo filone la posizione della curva del St. Pauli, come anche quella di altre tifoserie generalmente collocabili a sinistra come quelle di Werder Brema, Borussia Dortmund e Friburgo. Anche lo sdegno particolarmente forte suscitato dalle posizioni espresse da Noussair Mazraoui e da Anwar El Ghazi - licenziato poi dal Mainz - va inserito in questo contesto socio-politico particolare.

Il resto d'Europa

Al di fuori di Glasgow e della Germania, in Europa anche altre tifoserie si sono apertamente schierate sul tema, ma generalmente a farlo - in favore della Palestina - sono state tifoserie connotate politicamente, come quelle di Livorno, Cosenza o Bohemians, o provenienti da paesi che ne hanno preso le parti nei recenti avvenimenti, come i tifosi turchi del Galatasaray.

Anche nella curva del PSG sono comparse delle bandiere palestinesi, e questo ha pure qui a che fare con l'orientamento politico dei supporter parigini. Tuttavia, in questo caso va aggiunto un'ulteriore grado di complessità, poiché la proprietà qatariota del PSG è strettamente legata all'Emiro del Qatar, capo di stato di un paese che supporta attivamente la Palestina e in particolare Hamas. Il Qatar ha fatto del sostegno alla Palestina uno dei temi-bandiera per porsi come guida del mondo arabo e questa unione di intenti con i tifosi della "sua" squadra in Europa non potrà fargli che piacere.

In Italia, al di là delle tifoserie già citate, quasi nessuna delle curve più importanti si è esposta esplicitamente, se non per lo striscione genericamente contro la guerra della Curva Sud Milano e la presenza di alcune sporadiche bandiere palestinesi nella curva della Roma. L'esempio più concreto è però quello dei tifosi laziali che in più di un occasione nell'ultimo mese si sono esposti in favore della Palestina e contro Israele, trovandosi ora dalla stessa parte degli ultras del Celtic, che nel recente passato li hanno accolti a suon di "Lazio Vaffanculo" e di immagini di Mussolini appeso.

Lo striscione pro Palestina dei tifosi della Lazio
I tifosi della Lazio si sono immediatamente esposti in favore della Palestina (X: @thecasualultra)

A complicare ancora di più le divisioni, le inaspettate somiglianze e i complicati incastri all'interno del calcio europeo e delle sue tifoserie riguardo alla questione palestinese, ci sono anche le posizioni assunte dai club storicamente vicini alle comunità ebree delle loro città. Se ad Amsterdam sono comparse diverse bandiere palestinesi tra i tifosi dell'Ajax, dove prima spesso sventolava il vessillo israeliano, nello stadio del Tottenham è stato quest'ultimo a fare la sua comparsa. Il conflitto israelo-palestinese aveva avuto negli ultimi anni un ruolo secondario nella caratterizzazione delle tifoserie, ma sembra che nel prossimo futuro potrebbe diventare un tema importante nei rapporti tra determinati gruppi ultras - se non lo è già diventato ora.


  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

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