
Nella finale di Libertadores Boca e Fluminense si giocano tutto
Come arrivano le due squadre alla finalissima del Maracanã.
Stasera, al Maracanã di Rio di Janeiro, si disputerà la finale di Copa Libertadores tra il Boca Juniors e il Fluminense, che giocherà nella propria città. Una partita la cui portata sarà in ogni caso storica, dato che gli argentini vincendo il loro settimo titolo eguaglierebbero in vetta all’albo d’oro l’Independiente, mentre per i brasiliani sarebbe il primo trionfo in una competizione nella quale hanno perso la loro unica finale, nel 2008 contro la LDU di Quito.
Per arrivare preparati alla finale e sapere tutto quello che serve, qui di seguito Niccolò Frangipani e Matthias Galbiati hanno risposto e tre domande su altrettanti temi della partita.
Come arrivano le due squadre alla finale? Chi è la favorita?
NF: Il percorso del Boca in Copa Libertadores è stato piuttosto ondivago, anche per via degli avversari incontrati durante la competizione. La Copa è iniziata in discesa, con un girone dove gli xeneizes partivano come favoriti e non hanno deluso le aspettative: il Boca ha perso punti solo con il Monagas (0-0 in trasferta) e con il Deportivo Pereira (sconfitta per 1-0 in trasferta) che poi si è rivelato tra le sorprese della competizione, arrivando fino ai quarti di finale. La squadra di Almirón ha incassato appena due gol in sei partite – peraltro nella stessa partita – e hanno blindato la qualificazione ergendo la Bombonera a fortino inespugnabile.
Il Boca arriva in finale nonostante un periodo di forma che potremmo definire pessimo, dato che nelle ultime dieci partite ha raccolto appena due vittorie nei novanta minuti (altre due sono arrivate ai rigori) e non hanno mai dimostrato la brillantezza che ci aspetterebbe da una candidata a vincere la Libertadores. Il Superclásico contro il River è stato la cartina di tornasole di questo periodo non proprio fortunato, anche se va detto che Almirón aveva schierato le seconde – se non anche terze – linee e la superiorità tecnica e fisica dei rivali ha strabordato in lungo e in largo.
Seppure condizionato da questo periodo di forma e da un infortunio abbastanza pesante di Zeballos, il Boca è la favorita alla vittoria finale per motivi più cabalistici che tecnici. Rimanendo ai discorsi meramente di campo, gli xeneizes possono contare su due fenomeni situati agli estremi della formazione – Edinson Cavani e Sergio Romero – e sulla convinzione di poter protrarre la partita anche dopo i novanta minuti regolamentari per giocarsela sui nervi. È impossibile pensare che i giocatori del Fluminense non conoscano il record sui rigori del Chiquito Romero – che da quando è un giocatore del Boca ha parato dodici dei ventitré rigori che gli hanno tirato – e che quindi non si facciano condizionare dal dover affrontare il miglior portiere del continente nell’affrontare i tiri dagli undici metri.

MG: Anche il Fluminense non sembra attraversare un buon momento di forma. Nelle sei partite di campionato giocate dopo la qualificazione alla finale, il Flu ha ottenuto solo quattro punti: un dato poco incoraggiante, pur considerando che nelle ultime due Fernando Diniz ha operato un ampio turnover.
Dopo un grande inizio di stagione, suggellato dalla vittoria del Carioca – il primo titolo della carriera del suo allenatore –, il Tricolor ha vissuto una stagione di alti e bassi, riuscendo comunque a galleggiare nelle zone alte della classifica del Brasileirão, dove solo nelle ultime settimane si è staccato dal gruppetto di vertice.
Considerando i limiti di profondità della rosa e la densità del calendario, era difficile chiedere di più a una squadra che nel cammino verso la finale ha più volte flirtato con l’eliminazione: nel girone, dove dopo le tre vittorie iniziali è arrivata a qualificarsi solo nell’ultimo turno, pareggiando in casa contro lo Sporting Cristal; agli ottavi, grazie al gol di Samuel Xavier all’86’ contro l’Argentinos Juniors; in semifinale, ribaltando la gara di ritorno negli ultimi 10’ in casa dell’Internacional, dopo aver strappato un pareggio all’andata, in 10 per tutto il secondo tempo. Solo ai quarti, contro l’Olimpia di Asunción, non c’è stata storia.
Un percorso accidentato che forse stona con l’idea romantica che in molti si erano fatti di questo Fluminense e del suo ormai celebre allenatore, da cui ci si aspetta un calcio sempre armonioso e dominante. In realtà, la capacità di questo Flu di restare a galla pur nelle difficoltà dimostra forse l'ingresso di Diniz nell'età matura, dato che in passato le sue squadre tendevano a sciogliersi ai primi intoppi. Anche per questo, in vista della finale non darei troppo peso alle recenti sconfitte; stasera sarà un’altra storia, e questo gruppo ha dimostrato di saper gestire i momenti decisivi. Se devo sbilanciarmi in un pronostico per i novanta (o centoventi) minuti, dico 55-45 per il Fluminense.
Che partita c'è da aspettarsi da un punto di vista tattico?
NF: Probabilmente dal Boca c'è da aspettarsi una partita di attese e ripartenze. Lascerà palla al Fluminense, seguendo il canovaccio dell’ultimo Superclásico, e non si strapperà i capelli se la partita si protrarrà anche oltre il tempo regolamentare, tutt'altro.
L’ago della bilancia per Almirón sarà Valentín Barco. Nell’ultimo allenamento prima di partire per Rio l’allenatore ha lasciato El Colorado fuori dagli undici titolari ma, secondo Tato Aguilera (giornalista specializzato sul Boca), la scelta è stata motivata dalla volontà di esplorare tutte le soluzioni possibili più che da una scelta tecnica, e quindi Barco dovrebbe partire titolare.
Almirón avrebbe provato un 4-3-3 con Janson – colui che dovrebbe lasciare il posto a Barco – e Merentiel ai lati di Cavani. Questo modulo sarà tale solo sulla carta, dato che con la presenza di Medina ed Equi Fernández si potrebbe passare facilmente a un rombo a centrocampo o al classico 4-4-2 di Almirón. Tatticamente sarà fondamentale Barco, che può giocare mezz’ala nel rombo, ala o esterno di centrocampo, e che con i suoi continui cambi di posizione sarà il giocatore deputato a giocare fra le linee per cercare l’ultimo passaggio verso le punte.
Due delle poche certezze di Almirón sono i terzini: Advíncula e Fabra hanno sempre interpretato il ruolo più come esterni aggiunti che come difensori e stazioneranno stabilmente nella metà campo avversaria. Contestualmente ai movimenti dei due terzini agirà Pol Fernández, che da vertice basso del centrocampo si abbasserà fra i due centrali, formando una linea a tre in fase di impostazione.
MG: Considerando la natura per certi versi speculare delle due squadre, mi aspetto innanzitutto che il Fluminense dominerà il possesso palla, e che il Boca sarà ben felice di lasciarglielo, schierandosi con un blocco medio dalle linee strette che lascerà relativa libertà in impostazione ai difensori avversari e cercherà di indirizzare il gioco sugli esterni.
Se il canovaccio tattico della partita, almeno per le fasi iniziali, sembra già scritto, sarà interessante scoprire in che modo Fernando Diniz cercherà di disordinare lo schieramento avversario.
Dando per scontata la libertà di movimento di alcuni elementi – su tutti Ganso e Marcelo, se giocheranno dall’inizio – e la caratteristiche agglomerazioni in zona palla per favorire le combinazioni nello stretto, non è da escludere che, davanti a un Boca particolarmente chiuso, Diniz chieda ai suoi esterni alti – presumibilmente Keno e Jhon Arias – di rimanere molto larghi sulle rispettive corsie, per isolarli in uno contro uno coi terzini e aprire spazi centralmente. Si tratta di uno strumento tipico del gioco di posizione – rispetto a cui, secondo l’interpretazione più manichea, il "gioco di relazione" di Diniz sarebbe agli antipodi – che il tecnico ha già adottato in situazioni del genere, come nella semifinale di ritorno del Carioca contro il Volta Redonda o nella doppia sfida contro l’Olimpia.

Dall’altra parte, per quanto gli argentini si sentano favoriti in caso di arrivo ai rigori, non potranno entrare in campo con la sola idea di difendere lo 0-0, anche perché i loro attacchi diretti e verticali potrebbero fare molto male a una difesa spesso alta e con alcuni elementi di età avanzata.
Quali saranno i giocatori chiave? E la possibile sorpresa della partita?
NF: La rosa del Boca ha talmente tanta qualità che trovare un nome solo è difficile, ma il giocatore più atteso è senza dubbio Edinson Cavani. Il Matador è stato acquistato per giocare – e decidere – questo tipo di partite e fin dal suo primo giorno al Boca non ha mai nascosto quanto tenga alla Copa Libertadores. Almirón ultimamente lo ha gestito proprio in funzione della finale, cercando di preservarlo il più possibile per metterlo nelle condizioni di essere decisivo.
Ovviamente, se la partita dovesse andare ai rigori, il Chiquito Romero sarebbe chiamato ad essere, per l’ennesima volta, l’eroe xeneize e avrebbe l'occasione di scolpire per sempre il suo nome nella leggenda giallo-blu. Se dovessi scegliere un nome a sorpresa, invece, nominerei Miguel Merentiel. L’altro centravanti uruguaiano ha finalmente trovato la sua dimensione consacrandosi come un centravanti atipico, capace di fare tanto lavoro nell’ombra in supporto a un attaccante dalle doti di finalizzazione più spiccate come Cavani. Merentiel lavora tantissimo lontano dalla porta, muovendosi molto sulle fasce – verso cui ricadono molti palloni giocati dalla difesa del Boca – e aprendo così praterie per gli inserimenti del compagno d’attacco e dei centrocampisti. Tutte questo non deve far pensare che Merentiel non contribuisca anche in fase di finalizzazione: quest’anno ha realizzato 16 fra gol e assist e un contesto di partita “sporca” potrebbe esaltarlo.
MG: Per quanto possa sforzarmi, non riesco a immaginare un primo nome diverso da Germán Cano. Cresciuto nella regione di Buenos Aires, è dovuto emigrare prima in Colombia e poi in Brasile – con una parentesi meno prolifica in Messico – per consacrarsi come uno dei migliori centravanti del continente. A più riprese in questa stagione, nonostante gli ormai 35 anni di età, si è parlato più o meno seriamente di una sua possibile convocazione nella Selección. Soprannominato "artilheiro de um toque só" per la capacità di segnare con un solo tocco, con la maglia del Flu ha realizzato 80 gol in 123 partite, compresi i 12 con cui ha trascinato la squadra verso questa finale.
Detto che sarà un’occasione per vedere all’opera giovani di grande talento come André, Alexsander e Matheus Martinelli, come possibile sorpresa mi gioco John Kennedy, attaccante classe 2002 che deve il nome alla passione del padre per la storia degli Stati Uniti.
Mobile e brevilineo, Kennedy potrebbe essere la carta a sorpresa da schierare al fianco di Cano nel caso in cui, come si vocifera, Diniz decida di far partire Ganso dalla panchina per preservarlo in vista di eventuali supplementari e rigori. In caso contrario, Kennedy ha già dimostrato di poter incidere entrando a gara in corso. Proprio il suo gol all’81’ ha aperto la clamorosa rimonta nella semifinale di ritorno contro l'Internacional; un gol in cui ha mostrato una freddezza non comune davanti al portiere.
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