Copertina terzi portieri Serie A.
, 3 Novembre 2023
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Atlante emotivo dei terzi portieri di Serie A


Venti persone che potrebbero entrare nel vostro cuore senza mai giocare.

Quella del terzo portiere è una figura mitologica: fino a una decina di anni fa neanche si vedeva in panchina, con la sua faccia, generalmente anonima, che non era meritevole di una figurina sull'album ma solo di un riquadretto microscopico in fondo alle pagine delle squadre.

Ora, questi giocatori, con un'eterogeneità anagrafica e umana senza pari, sono presenti sulle panchine delle nostre squadre, beneficiari, ormai da un decennio, di quel magnifico gesto della Federcalcio che ha allungato da 7 a 12 le riserve in panchina. Ora stanno tutti seduti sulle loro variopinte poltrone imbottite, comode come il letto di un re, magari sotto le loro coperte per non congelare durante le partite invernali, con lo scaldacollo tirato fin sopra il naso e un cappellino che ci rende visibile solo gli occhi.

Dietro quegli occhi, però, ci sono storie, persone, atleti che sanno che, se non per qualche sfiga altrui saranno destinati a quel posto per chissà quanto tempo – e, per quanto possano dire il contrario, è dura non pensare che, in fondo, siano loro i primi a sperare che qualcosa vada male nei compagni di reparto. Noi, in attesa che anche per loro arrivi quel giorno, abbiamo cercato di guardare negli occhi di questi ragazzi e uomini per capire meglio cosa c'è dietro di essi.

Atalanta: Francesco Rossi

Aprire questa lista con un portiere che ha il primo cognome e il secondo nome più diffusi in Italia in Italia sembra quasi un preavviso a quello che ci troveremo davanti. Francesco Rossi, che potrebbe letteralmente essere usato per dire “una persona qualunque”, è all’Atalanta da quando era in fasce, si è fatto sette prestiti tra i 18 e i 26 anni e dal 2017 è il terzo portiere della Dea.

Rossi rispecchia il modello classico del terzo portiere: più o meno bandiera della squadra, quasi nessuna presenza sopra la Serie B e questa malsana tendenza a entrare in campo solo negli ultimi dieci minuti (o meno) dell’ultima partita. È tra quei portieri che hanno avuto la fortuna giocare una partita "vera" di Serie A: lo ha fatto il 6 febbraio 2022 contro il Cagliari. È entrato nonostante Sportiello – allora secondo di Musso – fosse regolarmente in panchina e ha comunque fatto in tempo a prendere un gol da Gaston Pereiro. Neanche nelle altre occasioni, a dire il vero, è andata meglio. Insomma, per un portiere che ha giocato solo 56 minuti di Serie A spalmati su 5 partite, prendere comunque 3 gol deve essere particolarmente pesante.

Il portiere atalantino non sembra uno di quelli che va in panchina solo per fare casino e, anzi, il suo sguardo molto tranquillo dà proprio l’impressione di una persona con cui ti mangeresti volentieri una pizza il sabato sera. Inoltre, il club Amici dell’Atalanta di Valgandino gli ha conferito il premio “Bravo Papà” e, d’altronde, chi non vorrebbe cenare con un bravo papà?

Bologna: Nicola Bagnolini

Nicola Bagnolini rientra a pieno titolo nella seconda categoria kantiana di terzi portieri: il giovane portiere della Primavera. Bagnolini, infatti, ha 19 anni, è nato nella provincia di Cesena ed è cresciuto nel club bianconero fino ai 14 anni, quando il fallimento del club lo ha spinto verso il Bologna, dove si è fatto qualche anno nelle giovanili e dove ora oscilla tra la primavera e la prima squadra.

Il Corriere Cesenate ci racconta che Bagnolini viene da una famiglia di portieri: il nonno lo faceva a livello locale e la zia nel futsal. Forse lo sapeva anche Sinisa Mihajlovic, che, forse sulla scorta di quanto fatto con Donnarumma nel 2015, aveva deciso di portarlo per la prima volta in panchina quando aveva appena 17 anni. Incredibilmente, su YouTube esisono già delle compilation di sue parate a livello giovanile in cui si mostra abbastanza reattivo anche senza distendersi per tre metri; se date valore a queste compilation può darsi che siamo veramente davanti a un fenomeno.

Visivamente non sembra proprio il classico ragazzo della porta accanto: ha la mascella leggermente squadrata, gli zigomi pronunciati e un'espressione che ricorda vagamente quella di Cillian Murphy in Peaky Blinders. Forse non uno con cui vorreste litigare.

Nicola Bagnolini in campo con il Bologna.
(Foto: Bologna FC)

Cagliari: Simone Aresti

Simone Aresti è il primo portiere di cui troviamo una pagina Wikipedia in italiano (in compenso, dei primi due della lista ci sono in inglese, russo e farsi). È un portiere esperto, che si è fatto tanti giri nella provincia italiana e che ha spesso oscillato tra le due grandi forme del terzo portiere.

Nel 2006, infatti, Aresti aveva esordito in Serie A sostituendo Chimenti senza mai più toccare, neanche per sbaglio, un campo della categoria. In compenso, si è fatto una bella esperienza nelle serie minori, con un paio di centinaia di partite tra Serie B e Serie C, riuscendo anche nell'impresa di segnare due gol mentre giocava nel Savona: uno, molto bello, in spaccata contro il Renate e uno, molto fortunato, su rinvio contro la Giacomense.

Somaticamente, Aresti ha una faccia molto tranquilla, dopo il metafisico 4-3 contro il Frosinone ha messo un post su Instagram con la foto del tabellone e la didascalia "DNA". A sensazione, possiamo dire che è una delle anime dello spogliatoio rossoblù.

Empoli: Samuele Perisan

Perisan è sinonimo di affidabilità. Reduce anche lui da una gavetta più o meno lunga (5 anni tra Serie C e B), l'anno scorso ha fatto l'esordio in Serie A (giocando infine 8 partite in stagione), ma sembrava essere lì da sempre. Componente dell'infinita nidiata di portieri friulani che ha invaso il calcio professionistico italiano nell'ultimo decennio, di lui si dice, senza fonti meglio precisate, che sia particolarmente legato alla propria famiglia e alla propria terra.

Ha iniziato a giocare in porta perché confinato dai fratelli: una storia di nonnismo finita bene, insomma. A chi gli fa i complimenti per le prestazioni risponde: «Vengo pagato per questo». Una persona senza fronzoli, un friulano essenziale. Un terzo portiere più forte della media dei terzi portieri. Uno che sembra fatto apposta per essere lì, e che sembra esserci da sempre.

Fiorentina: Tommaso Martinelli

Chiariamoci: Tommaso Martinelli è un intruso in questa lista. Inserito dal Guardian nella lista dei 60 classe 2006 più forti al mondo, il ragazzo di Bagno a Ripoli ha dominato il campionato Primavera due anni sotto età la scorsa stagione.

Lo status di terzo per lui è solo momentaneo, anche se con due potenziali titolari come Terracciano e Christensen davanti non sarà facile trovare spazio. Martinelli è il terzo portiere che un giorno esordirà con una prestazione da urlo proprio contro la vostra squadra, per poi non lasciare più il campo. Fun fact: la Fiorentina condivide il preparatore dei portieri con la nazionale. Se vi state chiedendo chi, la risposta è Marco Savorani, il leggendario preparatore dei portieri di cui si parlava con toni messianici ai tempi della Roma per aver lanciato Szczęsny e Álisson.

Insomma, Savorani : Martinelli = Bevanda gasata al gusto cola : Confettini alla menta. Non dite che non vi avevamo avvisato.

Frosinone: Pierluigi Frattali

Altro CTP, arrivato sul gong del mercato dal Bari per coprire un posto in lista, Pierluigi Frattali sembra giocare a calcio pressoché da sempre. In un reparto composto da un classe 1999 (Cerofolini) un 2000 (Avella) e un 2001 (Turati), Frattali è il decano, una sorta di ausiliare al preparatore già presente nello staff.

Del resto, lo scorso anno ha svezzato Caprile a Bari, quest’anno tocca a Turati, già tra i migliori portieri del campionato: allenarsi con Frattali fa bene. Il portiere romano dà l’impressione di essere sempre tranquillo, di non agitarsi mai, ma in panchina lo si vede spesso attivo e in movimento. Terzo portiere con una sola presenza in Serie A (stagione 2018/19 con il Parma) che probabilmente è destinato a stare lì, a far da chioccia di un intero giovanissimo gruppo.

Genoa: Daniele Sommariva

La premessa da fare prima di parlare di Daniele Sommariva è che il suo procuratore, secondo Transfermarkt, è l'ex portiere del Torino Jimmy Fontana. Con questo in mente, vediamo Sommariva come un terzo portiere semplice, che si è fatto tutta la trafila delle giovanili nel Genoa, è arrivato tra i pro con la Nocerina e non è mai più stato titolare sopra la Serie D.

Oggi Sommariva ha 26 anni, è tornato al Genoa in estate dopo sei anni di vagare nel professionismo italiano. Probabilmente non giocherà mai ma anche lui può ascriversi alla categoria di terzi portieri cresciuti internamente. Nelle sue foto di presentazione indossa la tuta sociale e una maglia bianca con sopra il grifone; dietro di lui ci sono gli affreschi del Palazzo Ducale, occasionalmente riempito di riferimenti al Genoa per i 130 anni del club. Sul suo viso traspare il leggero imbarazzo tipico di chi si sente come se fosse andato in jeans e t-shirt a un pranzo di gala. Non riusciamo a non compatirlo.

Hellas Verona: Alessandro Berardi

In estate, Alessandro Berardi sembrava destinato a tornare alla Lazio per fare il terzo portiere – è cresciuto nelle giovanili biancocelesti e avrebbe fatto comodo per le liste UEFA – ma alla fine è rimasto all'Hellas, sempre a fare il terzo portiere.

Come tanti altri illustri interpreti del ruolo – ormai avrete capito che è sostanzialmente una garanzia di continuità –, Berardi è al Verona da cinque anni ed è diventato una specie di istituzione del club. Ha avuto la fortuna di esordire nientemeno che al Maradona di Napoli, giocando una mezz'ora scarsa all'ultima di campionato, e di questa partita Fregene Online ha scritto: «Alessandro Berardi, di Passoscuro, a 30 anni ha raccolto i frutti di quanto ha seminato durante tutta la sua carriera andando a esordire in Serie A. Ha iniziato a giocare con il Passoscuro, quando le sue doti non sono passate inosservate.» 

Chissà cosa avrebbe potuto scrivere un anno dopo, quando, sempre nell'ultima giornata, Berardi ha fatto anche il suo esordio da titolare, stavolta all'Olimpico contro la sua Lazio.

Ha preso tre gol ma la sensazione è che ne sia comunque uscito meglio del suo collega Strakosha, decisamente più a disagio di lui.

Inter: Raffaele Di Gennaro

L'Inter 2023/24 è riuscita in una sorta di impresa, cambiando tutti i portieri in una sola estate e, d'altronde, non poteva mancare il terzo portiere cresciuto nel club da aggiungere alla lista dopo che Cordaz è stato mandato in scadenza. Raffaele Di Gennaro galleggia nell'aurea mediocritas del terzo portiere: non è incredibilmente in là con gli anni – ne ha appena 30 – e non ha avuto una carriera né troppo esaltante né totalmente ai margini.

Di Gennaro, in fondo, ha più di 100 partite in Serie B e quasi altre 100 in Serie C, che non lo rendono un veterano del grande calcio ma se non altro uno che i campi d'Italia li ha calpestati tante volte. Molte di queste partite le ha giocate mentre era di proprietà dell'Inter, arrivando anche a vincere la Youth League. Nella sua intervista di presentazione, rilasciata nella sala dei trofei dell'Inter, Di Gennaro rivendica i suoi 16 anni nella squadra, cita Julio Cesar come idolo e parla di quanto è stato bello allenarsi con Handanovic.

In tutto il video, Di Gennaro parla con la faccia rilassata e la voce tranquilla di chi ha raggiunto un obiettivo anche se non come se lo sarebbe aspettato. Probabilmente farebbe lo stesso davanti a un gin tonic in zona Navigli.

Juventus: Carlo Pinsoglio

Probabilmente Carlo Pinsoglio è il terzo portiere che più ha trasceso la sua funzione in campo, assurgendo a icona inconsapevole del club. È alla Juve da quando era un ragazzino, l’ha lasciata a titolo definitivo per appena due anni e nel 2017 ci è tornato perché faceva comodo alle liste UEFA. Da allora è sempre lì, sempre seduto in panchina, più come un totem emotivo della squadra – lui, Rugani e De Sciglio sono i tre con la militanza più lunga della Juve – che come un giocatore che possa anche solo ipotizzare di mettere un piede in campo.

«Essere un terzo portiere è un ruolo impegnativo, devi essere l’anima, devi essere positivo e sostenere i compagni che giocano o meno,» ha detto in un'intervista ai canali ufficiali della Juve, confermando di aver messo in soffitta il suo desiderio di giocare con la squadra. Per certi versi, a Pinsoglio è andata anche bene: negli ultimi sei anni ha giocato cinque partite – di cui 4 da subentrato – ed è riuscito anche a farsi espellere senza giocare. Il suo momento di gloria, però, è arrivato in estate, in amichevole contro il Milan, quando è subentrato al 45', ha mantenuto un clean sheet e ha parato due rigori – a Pobega e Bartesaghi – nella serie finale, prendendosi il premio di uomo partita. Dopo la partita, lo hanno tutti celebrato come un uomo squadra formidabile. Forse questo può essere più che sufficiente per lui.

Lazio: Christos Mandas

Christos Mandas appartiene alla categoria dei terzi portieri giovani-ma-non-giovanissimi (capirete il distinguo più in là). Arrivato nel finale di mercato dall’OFI Creta per 1,3 milioni di euro, inizialmente sarebbe dovuto tornare in prestito in Grecia, ma la Lazio ha deciso di tenerlo per farlo crescere con sé. Riflessi felini e velocità nel buttarsi le sue migliori qualità; di lui l’agente Caravello ha detto che «come struttura e mentalità sembra più grande dei 22 anni che ha», e in effetti a vedere quel viso spigoloso sembra davvero un giovane vecchio.

Mandas è il terzo portiere che se giocasse avrebbe solo due alternative: fare miracoli e rovinare la giornata delle squadre avversarie o fare qualche disastro. Lanciate la monetina e scoprirete che Mandas vi troverete contro.

Lecce: Alexandru Borbei

Se avete seguito l’epopea del Lecce Primavera campione d’Italia vi sarete imbattuti in Alexandru Borbei. Il romeno è un tipico gatto della porta; il Lecce l’ha prelevato dal SSU Poli, una squadra di Timisoara, nel 2020, quando – a soli 17 anni – aveva già 8 presenze nella seconda serie rumena. La società salentina lo tutela e continua a farlo crescere.

Se volete sapere di più su di lui, vi basta visitare il suo canale YouTube: ma non per i video in sé, quanto per la sezione che mostra i canali al quale è iscritto. Video di viaggi nella natura, gaming e auto da corsa: Borbei è un ragazzo sereno, senza alcun irrisolto, nonostante la giovane età.

Milan: Antonio Mirante

Antonio Mirante appartiene a quella categoria di terzi portieri che una volta erano titolari e che l’età ha fatto declinare nel fisico e nello status. 

Dobbiamo essere onesti: Mirante non è mai stato un portiere straordinario; uno di quelli solidi abbastanza per dimenarsi bene nella bassa Serie A ma che appena ha provato a sconfinare al piano superiore si è visto sbattere in faccia tutta la sua inadeguatezza. Dal 2021 è al Milan, la sua prima esperienza da terzo portiere dopo un decennio da primo o secondo.

Per due anni ha guardato i suoi compagni giocare, rimediando pure uno scudetto nel processo. Poi nello spazio di quattro mesi ha realizzato due grandi sogni di chiunque occupi questo ruolo: entrare per qualche minuto nell’ultima partita della stagione e giocare titolare perché primo e secondo portiere non possono. La sua unica partita per intero da aprile 2021 – allora contro il Manchester United – è stata contro la Juve e non è stata neanche così terribile, forse a dimostrazione del fatto che quelle 370 partite in A non sono state casuali.

Visivamente, si porta stranamente bene i suoi 40 anni: la carnagione leggermente olivastra, gli occhi chiari e i capelli sempre volutamente disordinati gli danno un’aura da persona magari non antipatica ma forse poco interessante; una di quelle con cui andresti a ubriacarti il sabato sera ma probabilmente non a cena per parlare di ius soli

Antonio Mirante durante un riscaldamento con il Milan.
(Foto: IMAGO / IPA Sport)

Monza: Stefano Gori

Stefano Gori non è un fuoriclasse del ruolo: è un portiere che ha consumato i campi Serie B e C, uno di quelli solidi per la categoria ma che forse non vorresti vedere in Serie A. Lo scorso anno ha cercato il più possibile di salvare il Perugia dalla Serie C e come premio si è preso una promozione in Serie A nel Monza; inizialmente, sembrava dovesse andarci come secondo al posto di Cragno e alla fine è finito per essere superato da uno più giovane e cool di lui come Sorrentino.

Pur avendo a referto una sostituzione per eccesso di errori – contro la Reggina, dopo aver regalato due gol agli avversari – Gori sembra comunque un portiere discretamente affidabile: molto reattivo e bravo a distendersi, per quanto non altrettanto abile a bloccare i tiri. Probabilmente per un portiere di Serie B ci sta non essere perfetto, e alla fine va bene così. Curiosamente, proprio come Mirante, Gori ha giocato – o meglio, è stato sotto contratto – con Milan e Juve. Non qualcosa che ti succede tutti i giorni.

Napoli: Nikita Contini

Arrivati ben oltre la metà di questa lista, trovare un altro portiere inserito in lista con il preciso obiettivo di essere CTP (Club Trained Player) e non occupare slot “liberi” nelle liste per le varie competizioni europee e internazionali non dovrebbe stupirvi. Nikita Contini è uno di questi.

Dopo un infinito peregrinare nella provincia italiana (è stato spedito in prestito quasi ininterrottamente dal 2015 al finale della scorsa stagione) il Napoli ha deciso di tenerlo in rosa alle spalle di Meret e Gollini, a costruire un trio di portieri interamente italiano ma di sicuro sui generis. Lo sguardo truce di Contini, quasi da pugile, restituisce le sue esperienze di vita: i primissimi anni in Ucraina, il trasferimento ancora bambino nella provincia napoletana. L’impermeabilità di Volodymyr Klitschko e l’espressività di Patrizio Oliva nella stessa persona. Il suo nome è emerso alle cronache nazionali quando, in Vicenza-Lecce, è stato colpito da una bomba carta, accasciandosi al suolo e mandando su tutte le furie Pantaleo Corvino. Qualche mese dopo è stato protagonista in Coppa Italia con la maglia della Sampdoria, parando un rigore e poi segnando quello decisivo.

Contini è il tipo di portiere che se dovesse giocare titolare con il Napoli rimarcherebbe quanto questa sia l’opportunità della vita per lui, sottolineando la gratitudine verso la città e la squadra che l’hanno accolto da bambino, e che in campo si dannerebbe verso la difesa per tenere alta la concentrazione.

Roma: Pietro Boer

Pietro Boer è uno di quei nomi che leggi nelle distinte delle partite e non sai neanche se siano dei giocatori veri o uno dei regen che Football Manager ti crea quando hai tutti i portieri infortunati.

Il fatto che Boer abbia una pagina Wikipedia in inglese – dove hanno anche sbagliato il suo nome, scrivendo Pietro Boero – ma non in italiano dovrebbe già suonarci strano ma da questa scopriamo che è nato a Mestre nel 2002, è alla Roma da quando ha 16 anni e in prima squadra da quando ne ha 19. Ha una sola presenza da professionista: un'inutile partita finale del girone di Europa League nel 2020, giocata nello stadio vuoto del CSKA Sofia e sotto la neve. Non è stata una grande partita per lui e, anzi, il primo gol nasce da un tiro da fuori su cui sembra tuffarsi in modo molto incerto.

Da allora non si è mai alzato dalla panchina se non per giocare qualche partita in Primavera ma si è messo in bacheca una Conference League. Non molto rispetto ad altri fuoriclasse delle vittorie dalla panchina ma comunque meglio di niente.

Salernitana: Vincenzo Fiorillo

Vi ricordate di quando Vincenzo Fiorillo doveva essere la next big thing della porta italiana? Sembra passato un secolo. Effettivamente era la fine degli Anni Zero, quindi di tempo ne è volato via; nel frattempo Fiorillo è diventato una leggenda del Pescara, nel quale ha limitato 7 lunghi anni.

Prima di diventare una bandiera del Pescara, su Fiorillo si facevano queste compilation.

La Salernitana l’ha chiamato come terzo portiere al suo primo anno di Serie A, per portare esperienza e saggezza in un gruppo che nei primi mesi sembrava davvero abbandonato a sé stesso. Oggi, però, il ruolo di Fiorillo sembra quasi ridondante: davanti a sé ha due profili di respiro internazionale come Ochoa e Costil, fonti inesauribili di carisma ed esperienza (oltre che qualità tra i pali). Forse è ora che la Salernitana cerchi un altro profilo, magari un giovanissimo da svezzare, accanto ai suoi due grandi portieri.

Sassuolo: Gianluca Pegolo

Gianluca Pegolo si è messo in testa di battere il record di Ballotta. Quale record? Tutti i record che detiene Ballotta, anche quello di giocatore più anziano a giocare in Champions League. Non è vero; o forse sì, non lo sappiamo.

Certo è che Pegolo sembra debba ritirarsi da 6-7 anni e invece eccolo lì, sempre pronto a sbucare dalle retrovie come Spice Adams in quel celebre meme. Su, dai, avete capito quale. Pegolo è il terzo portiere che gioca più di tutti, e lo fa anche discretamente: almeno due partite a stagione nelle ultime otto annate. Quello che, insomma, prima o poi ti trovi di fronte. A un certo punto della carriera aveva anche iniziato a parare rigori con una discreta frequenza – 6 in due stagioni, a cavallo della 12/13 e la 13/14 – ma poi è finita lì. Tra i portieri più bassi della Serie A – 183 cm di altezza – Pegolo rimane lì, sornione, aspettando il suo momento di gloria (e il vostro di disperazione).

Torino: Mihai Popa

Cercato per mesi dal Torino, Mihai Popa è arrivato quest’estate a parametro zero, dopo un’esperienza biennale al Voluntari. A meno che non seguiate con costanza il campionato rumeno (e per costanza non intendiamo Farul), difficile sapere qualcosa di lui: online si trova solo un articolo su di lui, in cui viene definito coraggiosamente “La saracinesca rumena”. Pregi: pararigori. Difetti: blocca pochi palloni. Diciamo che il Torino ha vissuto tempi migliori quanto a portieri.

Udinese: Maduka Okoye

Ad eccezione di Martinelli, Maduka Okoye è nettamente il più forte nella lista. C’è stato anche un momento in cui sembrava potesse diventare un giocatore serio: per un paio d’anni è stato il portiere titolare della Nigeria, stagioni in cui era il titolare dello Sparta Rotterdam. Poi l’approdo al Watford, qualche problema fisico che l’ha tenuto lontano dai campi et voilà, basta un battito di palpebre e ti ritrovi terzo portiere dell’Udinese (tutto in famiglia, of course).

È ancora relativamente giovane – classe 1999 – quindi potrà risollevarsi e dire la sua. Sulla gamba sinistra ha un tatuaggio che raffigura Goku e Gohan sulla nuvola Speedy, probabilmente dato ai primi episodi di Dragon Ball Z; appena sotto, la tripla X, simbolo inequivocabile della città di Amsterdam.

Nell’altro post Instagram, viene portato in trionfo dai tifosi dello Sparta, scatenandosi come un capopopolo. Okoye è uno di quei terzi portieri che potrebbe rigenerarsi e tornare alla ribalta con l’innesco giusto.


  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

  • Nato ad Andria nel 2001. Studente di economia e management con una smodata passione per i quiz, l'animo di Jimmy McGill e la figurina di Edin Dzeko nel portafoglio.

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