Scott McTominay esulta dopo i due gol contro il Brentford.
, 1 Novembre 2023

Dobbiamo parlare di Scott McTominay


In una stagione difficile per il Manchester United, lo scozzese sta diventando una certezza.

Poco prima dell’intervallo del derby di Manchester, Rashford riceve aperto poco oltre la linea di metà campo. Con un sinistro di prima manda il pallone dritto verso l’area del City; ad attaccare la linea dei Citizens ci sono tre giocatori, due nella zona centrale: Rasmus Højlund e Scott McTominay. Il pallone di Rashford è per quest’ultimo, che controlla col petto, tiene dietro di sé Kyle Walker, si fa cadere il pallone davanti al sinistro e, di controbalzo, colpisce con il destro appena dentro l’area. Allo scozzese esce un tiro forte, destinato a sfiorare la parte interna della traversa, ma una parata straordinaria con la mano di richiamo di Ederson strozza in gola l'urlo di Old Trafford.

L’esecuzione dello scozzese è decisamente estemporanea, per quanto la pulizia con cui si costruisce il tiro fa intuire come i suoi fondamentali siano meno terribili di come siamo abituati raccontarci. Visto come è proseguito il derby, la conclusione di McTominay poteva essere una piccola svolta, dato che in quel momento la partita era ancora sullo 0-1. La parata di Ederson, che è indubbiamente straordinaria, forse sarebbe stata superflua: forse quel tiro sarebbe uscito o avrebbe spaccato la traversa; tuttavia, è difficile non fermarsi un attimo e godere di tutta quest'azione, in cui è bello tutto: come McTominay attacca la linea; come usa il suo corpo per proteggersi dal ritorno dell'avversario; come controlla il pallone; come calcia. Forse è anche bello che tutto ciò sia associato a un giocatore i cui mezzi tecnici sono sempre stati considerati scadenti a dir poco.

Quel taglio profondo ad attaccare la linea non è una casualità: non è la prima volta che ten Hag ha chiesto a McTominay di occupare l'area in possesso e non è la prima volta che questa scelta ha portato dei risultati: lo scozzese, una settimana prima del derby, aveva segnato allo Sheffield United con un'esecuzione simile ma meno pulita tecnicamente, col pallone entrato dopo aver rimbalzato a terra e prendendo una traiettoria traballante che sembrava frutto di una qualche deviazione. Una settimana prima ancora, con un'esecuzione ancora più difficile di queste due aveva segnato il primo dei due gol con cui aveva ribaltato la partita contro il Brentford, il tutto dopo essere entrato a 5 minuti dalla fine.

Considerando che, per tutta la sua carriera, McTominay è stato inquadrato come un giocatore allergico al gol – e d'altronde, i suoi 15 gol in 151 partite di Premier League lo giustificano – come è possibile che, negli ultimi 9 mesi, sia riuscito a segnarne 9 tra Manchester United e nazionale? L'idea che questa possa essere una semplice casualità ha un suo fondamento ma è fuori di dubbio che il suo ruolo è stato costruito con grande cura sia da ten Hag che dal suo CT Steve Clarke. McTominay si è preso il posto da titolare nello United sfruttando le assenze dei suoi compagni – Mount, van de Beek, Eriksen, Sancho e Antony, oltre la cessione di Fred – ma lo ha fatto in modo profondamente diverso rispetto agli anni scorsi.

Nell'ultima stagione con Solskjær, lo scozzese era spesso inserito in un centrocampo a due con Fred, in cui i suoi compiti in termini di circolazione del pallone erano eccessivi – soprattutto in conduzione, in cui soffre la mancanza di sensibilità tecnica in spazi stretti – e inseriti in una squadra disfunzionale in possesso, aggrappata alle risoluzioni individuali di giocatori come Bruno Fernandes e non a un impianto di gioco organico.

Oggi la situazione è sensibilmente diversa: pur con le difficoltà tecnico-tattiche che sta vivendo, lo United 2023/24 ha un’identità più chiara. Non è casuale che il ruolo di McTominay sia stato ridimensionato, sia come presenza in campo che come compiti. In tutta la scorsa stagione, lo scozzese è stato il primo cambio di Casemiro, prendendone i compiti di copertura dell'ultima linea e chiusura delle linee di passaggio grazie alle sue capacità aerobiche fuori dall'ordinario e alle sue letture senza palla. Ovviamente, il paragone tra la qualità con cui questi due interpretano il ruolo non esiste neanche, e forse è anche per questo che, alla fine, il ruolo dello scozzese è stato ulteriormente ripensato.

In questa stagione, McTominay ha debuttato da titolare a metà settembre, nella sconfitta per 3-1 contro il Brighton. La novità rispetto alla prassi delle scorse stagioni è rappresentata proprio dalla sua posizione in campo: complici le assenze di Mount e Amrabat, lo scozzese ha infatti giocato insieme a Casemiro e non al suo posto, avendo un ruolo più libero in verticale, uscendo spesso spesso in pressione sul terzino, Tariq Lamptey, anziché andare alla cieca in zona palla.

Intorno al 15', McTominay recupera un pallone sulla costruzione del Brighton e subito triangola stretto con Bruno Fernandes, cercando Hojlund in verticale. La verticalizzazione, verrebbe da dire ovviamente, non riesce ma la giocata che la precede non è casuale e, anzi, è frutto di una pressione portata in modo intelligente, qualcosa che per McTominay era sostanzialmente impensabile durante la gestione Mourinho o Solskjaer.

Insomma, già la partita contro il Brighton ci fa vedere un McTominay nuovo, che in possesso asseconda il flusso del gioco e cerca di essere sempre all'altezza in cui si trova il pallone, che sia nella propria metà campo o in quella avversaria. I mezzi tecnici rispetto a due anni fa non sono mai veramente migliorati ma è chiaro che questo contesto non può che aiutarlo, semplificandogli le giocate con il pallone ed esaltandone il dinamismo. Ora allo scozzese vengono chiesti meno tocchi del pallone e più movimenti senza di esso; il suo apporto, pur essendo statisticamente peggiorato rispetto a due anni fa – effettua un terzo dei tocchi palla e ha meno passaggi riusciti, meno intercetti e meno duelli vinti – è migliorato nella funzionalità e nel modo in cui esalta quello che sa fare.

La prima qualità che è stata esaltata è quella degli inserimenti senza palla: McTominay non solo si muove tanto, ma spesso lo fa anche bene; in tutte le occasioni costruite con il Manchester United non solo si è trovato spesso in area sui cross o sui cutback dei compagni, ma si è trovato anche a leggere bene traiettorie sporcate da compagni e avversari. Per esempio, sempre nella partita contro il Brighton, è lui ad attaccare l'area piccola su un cross di Dalot; il pallone poi è arrivato a Rashford al limite ma il movimento dello scozzese non era casuale.

Quello che nel Manchester United si è solo intravisto per alcune settimane, nella Scozia è una realtà consolidata da mesi. Nel primo gol che ha segnato nella partita contro Cipro – il suo 6° in 5 partite di qualificazione a Euro2024 – McTominay va a cercare il secondo palo su un cross dalla sinistra quasi per convenzione, ma ha anche la sensibilità di scalare alle spalle dei due difensori e modulare il passo non tanto sulla forza del cross di Robertson, quanto sulla spizzata che si aspetta dal suo compagno Dykes.

Se si volesse far rientrare anche questo movimento nel campo della casualità, si può allora vedere il suo primo gol contro la Spagna: McTominay capisce subito – è sia rapido nel reagire che bravo nel prevederlo – che il recupero alto di Robertson è pericoloso e si inserisce in area per ricevere il cutback e scaricarlo in porta col sinistro. Il movimento può non essere stato studiato alla perfezione ma il fatto che, 40 minuti dopo, sia sempre lui a segnare, mandando in porta un cross allontanato da David García con un sinistro al volo, forse ci dice che quella lettura è propriamente sua.

Nelle qualificazioni a Euro2024 McTominay, abbiamo detto, ha segnato 6 volte in 6 partite – curiosamente, 4 di queste con il suo piede debole – con una media di un gol ogni 79' giocati e 2.3 tiri tentati. Se leggessimo questi numeri associati a Haaland ci sembrerebbero perfettamente naturali – e, d'altronde, nei gironi di qualificazione sia Haaland che Mbappé hanno segnato i suoi stessi gol, pur tirando molto di più – ma così ci sembrano inconcepibili, specie considerando ulteriormente che, prima di queste partite, McTominay è stato persino schierato diverse volte come centrale di difesa.

La narrazione associata al gioco di McTominay è quella dello spirito operaio british, tipico di chi si butterebbe nel fuoco per i compagni e che correrebbe chilometri anche sui carboni ardenti. Tutti i suoi allenatori, da Mourinho in poi, ne hanno elogiato l’abnegazione, il modo in cui si allena e in cui si mette sempre a disposizione. In un momento storico in cui lo United ha problemi disciplinari continui e ricorrenti – l'ultimo è stato il caso di Sancho, messo fuori rosa per essersi allenato male e aver reagito male a un'esclusione contro l'Arsenal – l'esempio di professionismo offerto da McTominay è particolarmente utile per ten Hag, specie a livello simbolico.

Insomma, gli ultimi mesi dello scozzese ci hanno fatto vedere qualcosa di diverso: anche nelle partite successive a quelle con il Brighton, McTominay ha giocato da mezzala in tutto e per tutto, difendendo solo in avanti e combinando velocemente con i suoi compagni. Insomma, i compiti che ora toccano a McTominay possono ricordare idealmente quelli che aveva Lampard nel Chelsea o concretamente quelli di Fellaini nell'Everton di Moyes: un giocatore intenso, che può vincere duelli avanti nel campo e che, soprattutto, sa dove deve andare quando non ha il pallone.

Avendo in mente questo, prendiamo la doppietta segnata contro contro il Brentford. McTominay entra all’87’ come agente del caos di ten Hag, con Amrabat a fargli posto. Il senso dietro questo cambio possiamo intuirlo nel fatto che il suo primo pallone toccato sarebbe diventato il gol del pari se Martial non fosse stato in fuorigioco. Probabilmente neanche ten Hag si sarebbe aspettato un impatto del genere, però; al terzo tocco di palla, infatti, McTominay recupera un rinvio sporco di Collins, si aggiusta la sfera col corpo e, con la gamba tornata a terra, calcia di prima all’angolino basso.

L'esecuzione non è affatto banale, né nel controllo – che sembra inconcepibile per lui, sembra decontestualizzato da una compilation di Ibrahimović – né nel modo in cui si aggiusta per tirare, con una meccanica che sembra incredibilmente naturale: uno stop-controllo-tiro che apparterebbe più a dei centravanti di alto livello che non a un gigantesco box-to-box scozzese che, prima della scorsa primavera, aveva una decina di gol in carriera. La doppietta arriva al suo sesto tocco: un colpo di testa non perfetto – Strakosha ci mette indubbiamente del suo – ma tentato nello stesso punto in cui, una decina di minuti prima, aveva messo in porta il gol poi annullato. Magari il gol è casuale nell'esecuzione, ma non nel concetto. Ironicamente, dopo la partita McTominay riferirà di non aver capito nessuna delle indicazioni ricevute dal suo allenatore: «C'era molto rumore e non ho capito bene. Probabilmente ha detto qualcosa tipo: "Vai e segna," ed è quello che ho fatto.»

La semplicità con cui McTominay parla dei suoi gol è quasi comica, avendo in mente quanto poco avesse segnato prima degli ultimi mesi. Dietro al suo exploit, che magari sarà totalmente estemporaneo, è immediato cogliere il lavoro fatto da Clarke e ten Hag per metterlo a suo agio in campo ma molto meno immediato è cogliere le sue qualità: se i movimenti con cui McTominay arriva a concludere in area sono studiati e preparati in allenamento, il modo in cui si costruisce ed esegue i tiri sembra essere una sua qualità e nient'altro.

Probabilmente Scott McTominay non diventerà niente di straordinario: non riuscità a diventare un nuovo Lampard e forse perderà di nuovo il posto da titolare quando Mason Mount tornerà in condizione; tuttavia, non possiamo non notare almeno la sua ambizione di ricostruirsi una credibilità, di farlo con un atteggiamento positivo e di esserci, almeno per questi mesi, riuscito alla grande. In una stagione complessa come quella che sta vivendo lo United, anche questo si può considerare come un piccolo successo.


  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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