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Copertina Catanzaro
, 1 Novembre 2023

Nessuno gioca come il Catanzaro


I giallorossi sono una delle squadre più entusiasmanti della Serie B.

Il campionato di Serie B è iniziato da appena 11 giornate e già abbiamo i primi responsi della stagione. Alcuni scontati, altri meno. Il Parma corre, la Sampdoria fatica a ingranare e il Catanzaro gioca a calcio. In realtà, questa era una notizia annunciata, visto il trascorso in Serie C. I calabresi hanno dominato il girone del sud Italia, con 96 punti e 102 gol fatti - sì, avete letto bene - in 38 partite. Ovviamente è il record storico di punti per il campionato di terza serie. Se non avete voglia di fare i conti, si tratta di una media di 2.52 punti e di 2.68 gol a partita. Numeri che hanno permesso al Catanzaro di approdare in Serie B con 5 giornate di anticipo. Un dato da modalità carriera su FIFA. È evidente a questo punto come i giallorossi di Calabria, in Serie C, giocassero un campionato a parte.

Il Catanzaro al piano di sotto era questo: una squadra nettamente superiore alle altre, con uno stile di gioco offensivo tendente allo spregiudicato. Una rosa ben assortita, con giocatori fuori categoria, in grado di surclassare l’avversario. Non ci si doveva preoccupare troppo delle squadre avversarie: bastava semplicemente eseguire lo spartito a memoria per ottenere il risultato senza grandi sforzi. Il Catanzaro di Vivarini è stata la solita squadra ammazza-campionato, come se ne vedono molte dalla terza serie in giù. Basta pensare che negli anni precedenti al record dei giallorossi, Ternana (2020/2021) e Südtirol (2021/2022) hanno stabilito il record di punti (90) nel campionato di Serie C. Non deve quindi sorprendere più di tanto che molte neopromosse si trovano quasi subito a lottare per le zone alte della classifica, perché alcune squadre che militano in terza serie sono già attrezzate per affrontare la Serie B.

Col senno di poi sarebbe stato quasi blasfemo non mettere il Catanzaro in lotta per le prime posizioni: non era scontato che, nel campionato cadetto, la squadra di Vivarini mantenesse lo stesso stile di gioco. Tra nobili decadute e squadre attrezzate appositamente per la promozione, è molto difficile affrontare la Serie B con un atteggiamento troppo offensivo. La maggior parte delle squadre infatti - per un istinto primordiale di conservazione - non gioca un calcio propositivo. Si preferisce un gioco difensivo, con la finalità principale di sfruttare le disattenzioni degli avversari. Si dà più spazio a principi di gioco speculativi e reattivi, con tutti i pro e contro del caso.

In questo senso, ci si poteva aspettare che la squadra di Vivarini si adeguasse al campionato cadetto, perdendo quella spensieratezza che aveva caratterizzato l’avventura dei giallorossi in Serie C. Il tutto, ovviamente, nell’ottica di portare a casa una salvezza tranquilla e di mantenere la categoria dopo 17 anni di assenza. Ma è proprio qui che ci si sbagliava. Il Catanzaro non solo ha mantenuto il suo stile di gioco, ma ha dimostrato ancora una volta che non è necessario tralasciare l’estetica per raggiungere il risultato. Anzi, l’estetica nel Catanzaro di Vivarini è semplicemente un mezzo per arrivare al risultato. È questo, in estrema sintesi, che fa dei giallorossi la squadra con il calcio più bello da guardare di tutta la Serie B e che allo stesso tempo la pone come seconda forza del campionato (al momento a pari punti col Venezia).

L’entusiasmo dei tifosi del Catanzaro dopo la vittoria per 1-2 contro la Sampdoria.

Non aver ceduto alla tentazione di sacrificare il proprio gioco (e quindi anche l’estetica) in nome del risultato è stata fino ad ora la principale vittoria del Catanzaro. Vivarini ha avuto il merito di costruire un collettivo a cui piace giocare il pallone, andando in controtendenza con le logiche ancestrali che dominano il campionato cadetto. Il mister dei giallorossi ha ribadito questi principi anche dopo la sconfitta di Como (seconda in undici partite): «Noi le gare le vinciamo con la qualità e con il gioco e se non siamo riusciti a fare una prestazione pulita è stata per merito dei nostri avversari». Queste parole, apparentemente di circostanza, lasciano intravedere il livello di consapevolezza che le Aquile hanno di sé. Il Catanzaro, per come abbiamo imparato a conoscerlo, è una squadra matura, dinamica. Non solo in senso letterale, ma anche in senso musicale.

La dinamica in musica, dice la Treccani, indica i gradi variabili d'intensità sonora. In modo non proprio esatto, si può dire che la dinamica ha a che fare con la gestione del volume delle singole note. In un video pubblicato su YouTube qualche anno fa, proprio per spiegare quanto l'intensità delle singole note sia importante, anche per aspetti comunicativi in generale, si metteva a confronto un brano dei Dire Straits con alcuni dei brani più ascoltati dell'anno su Spotify Italia. Dal confronto si nota che nei brani più moderni mancava quasi totalmente la variazione di intensità delle singole note. Non solo: non veniva lasciato alcuno spazio per le pause musicali. In sintesi, l'intensità costante dei brani più moderni riduce la capacità di cogliere altre sfumature presenti in altri contesti. In più, non permette all'ascoltatore di percepire la padronanza della metrica musicale di chi suona.

Se volessimo importare il concetto di dinamica in ambito calcistico, diremmo che si tratta dell'abilità di alzare e abbassare il ritmo della gara a seconda delle proprie necessità. La gestione dell'intensità delle singole fasi di una partita, così come la gestione dell'intensità delle singole note che compongono un brano, presuppone la piena padronanza del proprio strumento. Il tutto, ovviamente, passa attraverso la gestione del pallone e non è un caso che il Catanzaro abbia il miglior possesso palla per partita (58,1%) di tutta la Serie B.

Per quanto il possesso palla sia un dato fine a se stesso, questo ci permette di sottolineare come i giallorossi siano maturi a tal punto da decidere che intensità dare alla partita. Quando affondare il colpo e quando concedersi una pausa per rifiatare, ma sempre con la gestione del pallone tra i piedi. È questa la vera arma in più della squadra di Vivarini.

Il numero di palleggiatori presenti in rosa favorisce la fluidità nella circolazione della palla e quindi anche la gestione dell'intensità della partita. La manovra del Catanzaro parte quasi sempre da dietro, con un picco di tocchi di palla nella zona centrale del campo (dati fbref). Il gioco dei giallorossi, come una canzone dei Dire Straits, regala un crescendo di emozioni: parte lentamente per poi travolgerti come un uragano nella fase finale della manovra.

In fase di costruzione, il Catanzaro coinvolge sia Scognamillo che Brighenti, difensori centrali che di fatto si trasformano in play bassi. Entrambi sono in cima alla lista dei giocatori che hanno toccato più palloni in tutta la Serie B. Inoltre, sempre in fase di possesso, il Catanzaro modifica la sua struttura passando da un ipotetico 4-4-2 ad un 3-2-2-3 (o 3-2-5). Con i centrali difensivi larghi, anche Fulignati è spesso chiamato in causa. Il portiere delle Aquile è in grado di districarsi dalla pressione avversaria piuttosto facilmente ed è abbastanza preciso nei passaggi (77% di passaggi completati nella propria metà campo, dato Sofascore).

Questo assetto in fase di costruzione consente al terzino destro (Šitum o Katseris) di allinearsi con gli attaccanti e liberare i corridoi centrali. Mentre il Catanzaro risale il campo con il pallone, Iemmello o Vandeputte si abbassano per cercare di accelerare la circolazione di palla. Spesso, il belga - che condivide il soprannome "Le Petit Diable" con Antoine Griezmann - migra da un lato all'altro del campo per offrire uno scarico centrale ai suoi compagni. Contemporaneamente, l'interno di centrocampo va ad occupare la posizione lasciata libera dal belga.

Superata la pressione avversaria e la propria metà campo, la squadra di Vivarini vuole arrivare più velocemente possibile alla conclusione verso la porta avversaria. Come se fosse afflitta da un'irrefrenabile esigenza di arrivare alla meta. È così che si spiega come i tocchi di palla nella trequarti offensiva diminuiscono - in modo proporzionale - rispetto a quelli nella zona difensiva/centrale del campo. Questo è anche il motivo per cui Vandeputte è il giocatore che riceve più passaggi progressivi (97) di tutto l’intero campionato. È piuttosto evidente come il Catanzaro segua uno spartito codificato, ma è proprio l'alternarsi di una fase più lenta seguita da una fase più veloce di circolazione palla a rendere il calcio dei giallorossi piacevole agli occhi.

Il controcampo di questa occupazione maniacale degli spazi e del controllo della palla è un dispendio fisico e mentale non indifferente. Il Catanzaro è infatti la squadra che percorre la maggior distanza progressiva (cioè verso la rete avversaria) con la palla tra i piedi. A questo si aggiunge un ulteriore dispendio fisico dovuto alla fase di non possesso, che vede la pressione orientata sull'uomo.

Il Catanzaro in fase di non possesso crea degli uno-contro-uno a tutto campo.

Il sistema creato da Vivarini, ovviamente, non è immune da difetti. Il Catanzaro è la squadra che nella zona play-off ha subito più gol (e anche una delle squadre che ne subisce di più in generale) e questo è un riflesso di come i giallorossi siano più votati all'attacco che alla fase difensiva. I limiti di questa squadra sono principalmente emersi nelle uniche due sconfitte subite dall'inizio della stagione contro due squadre che usano la fisicità in modo diverso.

Contro il Parma, nella pesante sconfitta per 0-5, la gestione non è stata attenta come al solito: aver lasciato campo alle ripartenze è stato fatale. Il Parma di Pecchia è una squadra che predilige molto la verticalità e nel Catanzaro ha trovato un avversario ideale. Di fatto, ogni ripartenza trovata con i suoi velocisti si trasformava in gol. Il passivo pesante - che sarebbe potuto essere ancora più pesante - ha messo in evidenza come i giallorossi siano ancora un po' naïf sotto certi aspetti.

L'altra sconfitta, invece, è arrivata lo scorso sabato contro il Como di Moreno Longo. I Lariani hanno impostato la partita in modo da uscire in pressing molto alto sul Catanzaro. Il tutto è stato facilitato dalla fisicità dei giocatori del Como, che sfruttano molto questa caratteristica per mettere a disagio il proprio avversario. La squadra di Longo è brava nello spostare il fulcro della partita più sulla parte atletica che su quella tecnica, costringendo gli avversari a giocare su un terreno di gioco a sé più agevole. Infatti, una delle chiavi del match del Sinigaglia è stato proprio il duello consumatosi sulla fascia destra tra Iōannou e Katseris. L'intraprendenza del terzino cipriota ha consentito di tenere bloccato il suo dirimpettaio del Catanzaro, non consentendo alla squadra di Vivarini spazio a sufficienza per attaccare.

Il duello tra Iōannou e Katseris ha portato all'episodio che ha sbloccato e poi anche deciso la partita

Al di là di questi limiti, il Catanzaro di Vivarini ha restituito ossigeno a una piazza che respira calcio (e che da molto tempo non viveva i palcoscenici che merita). Lo ha restituito anche a una categoria - la Serie B - dove fanno spesso faticano ad attecchire modi anticonvenzionali di giocare a calcio. La partenza del Catanzaro è notevole, forse oltre le aspettative, anche se Vivarini si è proposto come pompiere in conferenza stampa per evitare di surriscaldare troppo gli animi. Sognare non costa nulla: con l'obiettivo societario (salvezza) ormai praticamente raggiunto il Catanzaro potrà continuare a proporre e a affinare il suo sistema di gioco. Anche per adattarsi ad avversari più scomodi. Nelle prossime quattro settimane ci sarà un tour de force che attende i giallorossi (Modena, Venezia, Cosenza e Palermo), da cui potremo trarre altre conclusioni.

Il Catanzaro di Vivarini sta riuscendo nell'impresa di unire estetica e risultato, a volte anche assumendosi qualche rischio eccessivo. E questa, per la tradizione del campionato cadetto, non è una scelta saggia. D'altronde, però, la saggezza è solamente la prudenza più stagnante e quasi sempre dietro la collina è il Sole.


  • Classe 1996. È ancora convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone. Gli piace l'odore delle case dei vecchi. Considera il 4-3-3 simbolo della perfezione estetica.

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