
Matteo Ruggeri è l'ultima creazione di Gasperini
L'ultimo della dinastia degli esterni nerazzurri viene direttamente dal vivaio della Dea.
Gli ultimi anni di calcio internazionale ci hanno regalato innumerevoli varianti per quanto riguarda il ruolo e i compiti del terzino: da regista arretrato che tende ad accentrarsi ad ala aggiunta, dal quinto di centrocampo abile a coprire tutta la fascia al caro vecchio centrale adattato, stavolta con licenza di spingere e far valere il proprio fisico anche nelle zone più avanzate, fino ad arrivare ai terzini trasformati in terzi di difesa.
Tra i laterali a tutta fascia delle compagini che giocano con la difesa a 3, un paragrafo a parte lo meritano gli esterni di Gasperini, atleti d'eccellenza oltre che calciatori dalle caratteristiche codificate, estremamente difficili da scovare per quante devono essere le loro peculiarità: motore apparentemente inesauribile, abilità nei duelli individuali in ogni zona del campo, garanzia di ampiezza con la palla e di presenza in area quando l'azione si sviluppa sul fronte opposto, capacità di portare correttamente e continuativamente la pressione a ridosso della trequarti avversaria.
Tanti sono stati gli errori dell'Atalanta sul mercato relativamente agli esterni di centrocampo, proprio perché trovare tutti questi elementi riuniti in un singolo calciatore, e nel contempo assicurarsi che egli sia adattabile ai metodi estremi del Gasp, è una missione davvero complessa. In questa stagione, ad esempio, Mitchel Bakker, un calciatore spesso divisivo ma comunque reduce da una buona annata a Leverkusen sotto la guida di Xabi Alonso, al momento è stato bocciato, con appena 52' disputati sulle 13 partite giocate dall'Atalanta fin qui, ma il laterale olandese è in ottima e nutrita compagnia.
Nell'arco della sua esperienza a Bergamo Gasperini ha giubilato, in ordine sparso, calciatori come Piccini, Soppy, Depaoli, Mojica, Czyborra, Bellanova e Arana, giocatori con caratteristiche tra loro diverse e accompagnati da aspettative differenti, ma accomunati dal fatto di esser stati tutti giudicati inadatti in pochissimo tempo e con chance di mettersi in mostra tendenti allo 0, fallimenti che spesso abbiamo faticato a spiegarci proprio per i pochi elementi a disposizione.
Fa dunque effetto realizzare che il nuovo ed efficacissimo esterno titolare dell'Atalanta, Matteo Ruggeri, è in tutto e per tutto un prodotto delle giovanili della Dea, quasi fosse stato ideato, realizzato e assemblato in laboratorio per risolvere una volta per tutti i problemi dei nerazzurri. Sulla fascia sinistra Gosens non è mai stato sostituito adeguatamente, né dal "ribelle" Mæhle né dagli adattati Zappacosta e Hateboer.
Ruggeri è emerso nel momento in cui tutti si aspettavano che Bakker diventasse Gosens, dopo una stagione buona ma finita anzitempo per un infortunio. Il classe 2002 cresciuto a Zogno, a 30 km da Zingonia, non possiede il senso del gol di Gosens o l'abilità nel dribbling di Spinazzola, ma racchiude in sé tutte le caratteristiche precedentemente elencate che lo rendono l'interprete ideale del ruolo, e settimana dopo settimana sta diventando uno dei laterali più interessanti della nostra Serie A.
Inoltre, c'è un aspetto che Gasperini stesso, prima ancora di addentrarsi in analisi di campo, non manca praticamente mai di sottolineare: il grandissimo senso di appartenenza che permea Ruggeri, nerazzurro dentro e fuori per 12 degli attuali 21 anni, fatta eccezione per la stagione vissuta in prestito a Salerno.

Rossi è di Merate, Carnesecchi di Rimini, Zappacosta di Sora, Zortea di Feltre e Scalvini di Chiari: oggi, Ruggeri è l'unico bergamasco d'origine della rosa atalantina (prima di lui c'erano stati Gagliardini e Caldara); ogni tanto lo si vede anche in tribuna negli stadi della provincia bergamasca a tifare amici e compagni che giocano tra i dilettanti, riaffermando il suo profondo legame col territorio.
Lui e Scalvini, 41 anni in due, sono il centro emozionale della Dea, ultimi a mollare e collanti fondamentali nel gruppo squadra, giovanissimi senatori su cui si fonda questa versione dell'Atalanta del Gasp. La caparbietà che mette in campo ogni settimana e l'espressione che ha quando gioca, un po' quella di chi è sempre sul punto di azzannarti, sono bastate a dar vita al suo soprannome: Il Tigre, il quale non può che ricordarci il Radamel Falcao dei tempi belli.
Che giocatore è Ruggeri?
In termini di corsa, Ruggeri non è un mostro nelle accelerazioni nel breve e non si produce in chissà quanti scatti a partita, è solo 74° in A per distanza media coperta di scatto, a fare la differenza sono la puntualità e la continuità con cui si propone sull'out di sinistra come se non avesse altro scopo nella vita, come se dalle sue sovrapposizioni dipendesse il destino di Bergamo tutta e non potesse assolutamente permettersi di saltarne una.
Quando Ruggeri riesce a conquistare la propria posizione nell'ultimo terzo di campo, pur non essendo dotato della sensibilità tecnica dei migliori terzini registi, si dispiega l'amplissimo ventaglio delle cose che può fare: il 22 atalantino, per Fbref, è tra i migliori laterali dei 5 principali campionati europei sia per passaggi progressivi che per passaggi progressivi ricevuti, è nel 98esimo percentile per partecipazione ai gol della propria squadra ed ha servito gli stessi assist di Dumfries e Dimarco (3, uno in meno del sorprendente Toljan), probabilmente la miglior coppia di esterni della Serie A.
Tutti e 4 i suoi passaggi vincenti (incluso quello in Europa League contro il Rakow) sono arrivati su cross, ma Ruggeri non può essere definito un crossatore seriale o uno specialista in questo fondamentale in senso stretto: è il 19° in Serie A con 32 tentati (Dimarco è primo a 60), non arriva a 4 cross a partita con una percentuale realizzativa media, intorno al 25%, a testimonianza di come preferisca scegliersi le situazioni più adatte a mettere la palla in mezzo piuttosto che puntare sulla quantità.
A differenziare Ruggeri dagli altri laterali bassi e alti è la dinamica che sta dietro ai suoi cross: al contrario degli spammatori di cross come Kostic e Candreva, pur giocando sul piede preferito Ruggeri è molto più preciso quando può crossare su situazioni statiche, mostrando qualche limite quando deve mettere in corsa la palla al centro.
La sua precisione nel gioco da fermo è certificata dalla scelta di Gasperini di affidargli i corner da battere col sinistro come prima alternativa a Teun Koopmeiners; un inedito per il ragazzo che, partita dopo partita, sta affinando il suo piede sinistro, avvicinandosi ai migliori terzini sinistri della Serie A, che nell'ultimo biennio sembra tornata a proporre laterali di alto livello dopo un periodo decisamente parco di novità.
Come molti dei suoi pari ruolo atalantini, Ruggeri non è esattamente uno specialista in marcatura e nelle letture difensive nella propria trequarti, ma è anche vero che raramente gli sono richieste fasi di difesa posizionale o diagonali profonde, salvo ovviamente che l'uomo di sua competenza non si produca in tagli lunghi che raramente vediamo fare ai laterali di A. Sicuramente è più facile vederlo alzarsi in pressing e stroncare sul nascere le iniziative avversarie: è il migliore esterno del campionato sia per blocchi totali (9° assoluto nella graduatoria totale di Serie A, dominata da Scalvini) che per blocchi su tentativi di passaggio avversari (addirittura 2° assoluto dietro a Maleh dell'Empoli e davanti a... Scalvini).
Da sottolineare che parliamo di blocchi, ovvero di interventi che impediscono ai tiri/passaggi degli avversari di giungere a destinazione, e non di intercetti, situazioni che presuppongono anche un cambio di possesso e che sono competenza più di centrali difensivi e mediani che non dei laterali (con 6 complessivi a partita, Ruggeri è comunque tra i migliori).
In fase conclusiva, sono ancora parzialmente da esplorare le capacità di Ruggeri di trovare la porta, anche se il suo ex allenatore ai tempi della Zognese, Alessandro Bonacina, ne parla come un calciatore "con la dinamite nel piede".
Il suo primo gol da professionista è decisamente recente: è quello del momentaneo 2-0 all'Alvalade contro lo Sporting, arrivato in due tempi dopo la respinta corta dell'ex Cagliari Antonio Adán, un tiro "da terzino" che col sinistro da sinistra mira sul palo più lontano provando a battere il portiere sul tempo. In generale, Ruggeri tira davvero poco, meno di una volta a partita in totale e una volta ogni 5 gare nello specchio, numeri lontanissimi non solo dal predecessore Gosens, ma anche da Zappacosta, che conclude quasi il triplo di lui, da Bakker, Zortea e Holm, e per un calciatore con la sua facilità di corsa e la sua tensione verticale ciò rappresenta una piccola grande lacuna.
Ruggeri è soltanto al terzo anno da professionista e, prima di questa stagione, non lo si consceva come titolare fisso; serviranno probabilmente più partite, a lui per riprendere confidenza con un fondamentale parzialmente accantonato, che ai tempi dell'U17 padroneggiava a tal punto da mettere in rete punizioni come questa, e a noi per comprendere appieno i suoi margini di crescita. Di base, al momento sono solamente i gol a porlo al di sotto dei migliori interpreti del ruolo di esterno gasperiniano.
Pur naturalmente dotato di determinate doti, Ruggeri non è esterno di Gasperini: è terzino sinistro classico dalle giovanili dell'Atalanta e nelle sue prime esperienze tra i pro' è anche centrale di sinistra di una difesa a 3. Davide Nicola a Salerno, Paolo Nicolato in Under 21 e, addirittura, Gasperini stesso lo scorso anno lo hanno testato sul centro-sinistra, zona dalla quale il ragazzo può inserirsi bene quando la sua squadra attacca coi braccetti, ma che lo mette in imbarazzo nel gioco aereo e nelle uscite con la palla, non proprio i suoi punti di forza.
Davanti a lui, nel ruolo di esterno a tutta fascia, sembrava decisamente più avanti Nadir Zortea, tre anni più vecchio di lui, anche per la capacità di agire su entrambi i lati con eguale efficacia. Ruggeri e Zortea hanno condiviso sia il periodo trascorso in prestito alla Salernitana, sia la prima metà della stagione 2022/23, quando poi la società ha deciso di mandare in prestito al Sassuolo l'esterno bellunese e di provare a puntare su Ruggeri; oggi è lui il titolare inamovibile, mentre il rientrante Zortea ha giocato solamente 94' in stagione (segnando anche un gol), chiuso anche dai vari Zappacosta, Hateboer, Holm e Bakker.
L'anno trascorso a Salerno, pur condizionato da continui infortuni che l'hanno tenuto ai box per quasi due terzi delle partite, è stato estremamente formativo per l'allora diciannovenne Ruggeri, temprato a livello caratteriale prima ancora che tecnico. Davide Nicola ha saputo forgiare un gruppo nel quale anche i calciatori meno coinvolti, come l'esterno atalantino, si sono costantemente sentiti ingranaggi importanti della macchina granata, tutti coinvolti nel conquistare quella permanenza in Serie A che a metà campionato pareva un miraggio irraggiungibile; non a caso, a fine stagione, Ruggeri si tatuerà la scritta Save sul braccio, a testimonianza di quanto senta sua la salvezza raggiunta con la Salernitana.
Tolto il già citato esperimento da centrale, Castori e Nicola l'hanno utilizzato sia da terzino sinistro a 4 che da esterno di centrocampo nel 3-5-2 / 3-4-2-1; gli highlights del suo pur breve campionato fanno già intravedere quelle qualità che spingeranno Gasperini a consegnargli la corsia di sinistra atalantina. Contro la Fiorentina ad esempio, alla quintultima giornata di campionato, è lui che subentra e propizia la rete da 3 punti di Bonazzoli, sovrapponendosi a Ribery fin quasi sulla linea di fondo e servendo un cross insidioso che manda fuori tempo Igor.
Il ritorno a Bergamo nell'estate del 2022 coincide, almeno inizialmente, con un passo indietro nella carriera di Ruggeri. Il ragazzo prima del mondiale non si vede sostanzialmente mai, con 22 minuti complessivi giocati nelle prime 13 gare di campionato e una sola, deludente, gara da titolare, contro il Lecce alla quattordicesima giornata, giocata da centrale di sinistra in una difesa, fin troppo sperimentale, composta da lui, Djimsiti e Okoli.
Al termine di Qatar 2022, Gasperini decide che è arrivato il suo momento, ma da esterno, e schiera Ruggeri da titolare contro Spezia, Bologna e Salernitana, gare in cui l'Atalanta conquista 7 punti su 9. Il numero 22, dopo essersi tolto un po' di comprensibile ruggine, spicca per l'esuberanza fisica ma anche e soprattutto per la maturità con cui scende in campo, senza ansie o timori di alcun tipo; la sua unica sbavatura, in tandem con Scalvini, che permette a Orsolini di segnare l'1-0, non condiziona psicologicamente la sua partita contro il Bologna, solida e convincente, e a fine partita Gasperini lo menzionerà tra i "giovani importanti", assieme ai ben più incensati Højlund e Koopmeiners, a sua disposizione.
Gasp rimette in naftalina Ruggeri per un mesetto, riproponendolo titolare a marzo a causa di un infortunio di Zappacosta contro l'Udinese, il Tigre risponde presente mettendo in fila buone prestazioni in serie e servendo (col destro!) il suo primo assist da professionista, destinataria la testa di Marten de Roon. Anche al rientro di Zappacosta il tecnico continua a mandare in campo lui, relegando in panchina Mæhle; sembra il preludio alla titolarità, invece Ruggeri rimedia una lesione al bicipite femorale sinistro che lo tiene fuori per le ultime 10 gare della stagione 2022/23.
Una circostanza sfortunata per l'esterno che, unita all'arrivo di Bakker in estate, sembrava potersi trasformare nella classica sliding door capace di cambiare la carriera di un calciatore; la storia recente, per fortuna, ci ha raccontato altro, e oggi l'Atalanta può coccolarsi il proprio talento fatto in casa.
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