
Considerazioni Sparse Inter-Roma (1-0)
Un gol di Thuram risolve una partita tesa ma mai veramente in discussione.
Alla fine, come prevedibile, la montagna ha partorito il topolino. Le sterili polemiche delle settimane precedenti hanno lasciato il posto ad una partita noiosa e nervosa. L'Inter domina ma rischia di non conquistare i tre punti per colpa della sua solita imprecisione, immancabile in fase di rifinitura e ricostruzione, ma di fronte trova una Roma che punta senza troppi misteri a portare a casa il miglior risultato possibile, che rinuncia ad attaccare e che per questo parte già condannata in partenza. Alla fine, Sommer prima e Thuram poi rendono giustizia agli uomini di Inzaghi, che tornano in testa alla classifica, ma che rischiano di pagar caro un approccio per certi versi troppo confuso e disordinato al gioco offensivo. La Roma di Mourinho, invece, mostra ancora quei pesanti limiti che le cinque vittorie consecutive non avevano mai dissipato e di cui il tecnico portoghese dev'essere necessariamente chiamato a rispondere.
L'Inter mette in mostra una sicurezza e una consapevolezza di sé che le permettono di mantenere la calma e continuare a spingere anche quando il risultato tardava ad arrivare. I nerazzurri riescono sempre bene a superare la prima pressione della Roma, grazie ad una buona circolazione della palla e al dinamismo di Mkhitaryan e Barella, bravo soprattutto a portare a spasso la marcatura a uomo di Bove. Sulla fascia destra impressionano le prestazioni di Pavard e Dumfries, entrambi estremamente propositivi e sempre pronti a supportare l'azione offensiva, mentre è da segnalare il contributo sempre più decisivo di Carlos Augusto. In una partita praticamente perfetta, fa alzare il sopracciglio solo la gestione dei cambi da parte di Inzaghi: il tecnico prima toglie un Pavard in palla e pericoloso a inizio ripresa e poi lascia che i suoi calino vistosamente d'intensità prima di preparare quei cambi, in particolare quelli di Frattesi e Asllani, in grado di portare quella freschezza di cui la squadra aveva bisogno per sostenere gli assalti finali. Il gol di Thuram regala i tre punti ma una mancata vittoria sarebbe stata solo responsabilità di Inzaghi e dei suoi uomini.
La Roma rischia di sfangarla ma, paradossalmente, perde la partita fin dagli spogliatoi, per colpa delle decisioni di un Mourinho che appare sempre più avulso dalle reali esigenze della sua squadra. I giallorossi tengono un baricentro estremamente basso, un po' per merito degli avversari un po' per la precisa scelta del suo allenatore, Paredes è lasciato costantemente alla mercé degli assalti nerazzurri, mentre a Kristensen e Zalewski viene chiesto di dare verticalità alla squadra senza muoversi dalla linea della difesa, di coprire i vuoti lasciati da Cristante e Bove e allo stesso tempo di contenere senza raddoppi gli uno contro uno di Dumfries e Dimarco. La sensazione è che se il risultato non è stato più netto di uno stretto 1-0 la colpa sia solo dell'Inter e del caso. La partita di stasera diventa così manifesto di una squadra che cerca di impostare un calcio difensivo, fisico e aggressivo senza però sapere bene come difendere e che non ha la voglia nè le idee per attaccare con convinzione. L'addio di Mourinho non è più solo obbligatorio, ma praticamente necessario.
Il tanto atteso incontro tra le due metà della fu LuLa si rivela deludente per entrambi i protagonisti. Lautaro, che evidentemente sente troppo la pressione della partita, gioca in modo generoso ma troppo sprecone, al limite di una irritante caoticità; Lukaku, invece, è molto simbolicamente lasciato da solo a dover fare a sportellate contro Acerbi, contro i fischi di un San Siro sempre puntuale con le sue bordate e contro i suoi fantasmi del passato e del presente. Come spesso accade in questi casi, l'unico a godere è stato il terzo incomodo, quel Marcus Thuram che dopo le reti a Milan, Benfica e Torino piazza un altro match winner da tre punti, ed è ironico che ha conquistarsi prepotentemente la scena sia stato proprio colui che era arrivato, quasi in silenzio, per sostituire l'uomo più atteso della serata. L'Inter sta sempre di più diventando Thuram dipendente e, forse, questa cosa non deve dispiacere poi così tanto.
Cosa resterà di questo Inter-Roma? Tra fischietti confiscati, multe minacciate, settimane di polemiche e dichiarazioni di Mourinho, forse più che al ritorno dell'odiato Lukaku da questa partita ci portiamo via la sensazione, valida per tutti e non solo per i giallorossi, che a fare la differenza non sono la cattiveria o la tensione agonistica ma sono le idee e la proposta di gioco. L'Inter questa sera ha avuto sia l'une che le altra, mentre la Roma no e ha dichiaratamente rinunciato ad averle. Ed è per questo che l'una è una grande squadra, mentre l'altra una grande piccola.
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