Michael Kayode
, 26 Ottobre 2023

Michael Kayode fa gioire


Il terzino della Fiorentina sta crescendo esponenzialmente.

Giannis Antetokounmpo e Hakeem Olajuwon per la pallacanestro, Anthony Joshua per la boxe e Asafa Powell per l'atletica leggera. Come tutti gli sport più popolari del globo, anche il calcio non poteva esimersi dal vantare atleti Yoruba tra i più conosciuti e vincenti. Sino a oggi i più celebri figli dell'etnia radicata in particolare in Africa occidentale sono Emmanuel Adebayor e Oba Oba Martins, ma il 2023 potrebbe aver spalancato gli occhi sul terzo grande esponente del popolo devoto al culto di Odùduwà: Michael Olabode Kayode.

Nel 2020 lo yoruba è stato stimato come la 27° lingua più parlata sulla Terra, con oltre 45 milioni di locutori stimati nel mondo. Nella koinè niger-kordofaniana, il secondo nome e il cognome di Michael hanno un significato ben preciso, in un contesto sociale nel quale l'onomastica ha un valore simbolico ben più marcato rispetto a quello italiano. Olabode indica un ritorno in ricchezza inaspettatamente fruttuoso, tanto che nello slang americano lo si utilizza per indicare gli alti gradi delle reti di spionaggio clandestine (qui qualora voleste fregiarvi di una tazza degna di un capo dei servizi segreti). Kayode indica invece portare gioia, mettere allegria. Per i tifosi della Fiorentina, per il futuro italiano e di Italiano, Michael Olabode Kayode sta tenendo fede all'onomastica: un nome, un programma.

"Inizialmente non ho avuto chissà che passione per il calcio. Facevo atletica, mi piaceva, da piccolino guardavo Bolt e queste cose qui... Poi ho iniziato a guardare le partite a casa perché mio papà è un appassionato di calcio e bomba, da lì ho deciso di cambiare sport": dalle giovanili del Borromeo Vergante a quelle della Juventus, dal biennio in D a Gozzano alla Primavera della Fiorentina, dalla vittoria dell'Europeo U19 a Malta alle prime gare tra i professionisti in maglia viola, la carriera di Michael Kayode ha già vissuto una serie di scatti e cambi di direzione solitamente sconosciute per un appena 19enne. La lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro di Dodô in Udinese-Fiorentina è stato solo l'ultimo dei catalizzatori della vita calcistica di Kayode, riprodottasi sinora come un video su YouTube con velocità di riproduzione x2.

Tutte le forme di Kayode da inizio luglio a oggi, tra EuroU19 e i diversi compagni di formazione in A e Conference League nelle rotazioni continue attorno al terzino destro della Fiorentina di Italiano.

Cosa attendersi altrimenti da un ragazzo che ha eletto come proprio riferimento per l'interpretazione del ruolo di terzino nientemeno che Cafu? I punti di contatto col brasiliano sono molti più di quelli che potrebbe suggerire un'apparente sparata, utile solo a ingrossare le fila dei titoli pensati per accostare figure potenzialmente protagoniste del futuro prossimo con grandi del passato.

Entrambi agli esordi tra i professionisti a 19 anni – Cafu nel San Paolo, Michael nella Fiorentina – e in pianta stabile nelle rotazioni in seguito all'infortunio del titolare designato – Zé Teodoro nel Tricolor Paulista, Dodô nella Viola –, il link tra il brasiliano e il 2004 nato a Borgomanero e cresciuto a Gattico descrive una spiccata consapevolezza del terzino dell'Under21 di Nunziata. Quello che è stato Cafu nel corso della carriera, con un leggero sbilanciamento verso la fase difensiva rispetto all'efficacia nell'ultimo terzo di campo, Kayode ha tutte le carte per poterlo diventare sulla destra del calcio italiano e di Italiano.

Rispetto all'ex capitano del Brasile, Kayode non possederà mai lo stesso calibro nel piede destro. La portata e la sensibilità di Pendolino, intese come apertura minima e massima del trattamento del pallone, sono state raggiunte da pochissimi nella storia e Kayode non sarà tra quelli che lo eguaglieranno in futuro. Sia in fase di rifinitura che di finalizzazione non è quello di Cafu lo standard sul quale valutare la bontà delle prestazioni del 19enne della Viola, ma l'indole e la natura di Kayode è la stessa. A livello balistico, nel cross e nel tiro, l'italonigeriano non sarà un giocatore impattante, o almeno non nell'immediato, ma la predisposizione a nutrirsi dell'erba libera da altri tacchetti attorno a sé è la medesima. Anzi, forse il ceiling nella fase di copertura e puramente difensiva è persino superiore.

In fase di costruzione Italiano lo sta impiegando nelle stesse zone del Dodô della scorsa stagione, ma con compiti completamente diversi. Se l'ex Shakhtar ricalca il profilo del falso terzino, Kayode è un finto falso terzino. Non avendo portieri estremamente sicuri e affidabili nel gioco corto e lungo coi piedi ma volendo, comunque, creare superiorità nella propria metà campo per attaccare in velocità il campo lungo, la manovra deve inevitabilmente sviluppare vantaggi nella propria trequarti. Se la Fiorentina decide di impostare a 3, nella maggior parte dei casi non è il terzino del lato della palla a ricevere e stringere, facendo scivolare i due centrali della difesa a 4 verso quello opposto ma è uno dei due centrocampisti centrali ad abbassarsi per eseguire la cosiddetta salida lavolpiana.

Sulla fascia destra sono così Milenkovic o Martínez Quarta a posizionarsi nei pressi del vertice dell'area di rigore per ricevere. È solo in questo momento che Kayode si accentra, non dettando il passaggio ma il tempo e lo spazio dell'uscita per un altro uomo (il centrocampista centrale o l'esterno offensivo, a seconda dei casi) più portato a gestire il possesso sotto pressione. Kayode libera spazi – senza esularsi dalla manovra ma semplicemente non toccando la palla – solo per procurarsene altri da esplorare con la corsa in sovrapposizione interna, agevolata da un'esuberanza atletica che gli consente, già nei primi due mesi di esperienza in A e in Conference League, di sfruttare la progressione come una molla che rilascia l'energia meccanica accumulata e dare del tu a corpi di atleti già formati e con un percorso di crescita completato.

Quando Kayode gestisce il pallone nel proprio terzo di campo lo fa nel caso di un duello individuale appena vinto o anticipando la chiusura dell'esterno di lato debole su un cross troppo lungo dalla fascia opposta. Situazioni dove la scelta più semplice e immediata sarebbe spazzare in fallo laterale ma che, nel caso il rilancio venisse intercettato, esporrebbe il resto della difesa a un'inferiorità numerica difficile da sostenere.

A salire in cattedra è la personalità di Kayode, che esprime sicurezza e fiducia nonostante una tecnica di base ancora grezza: non avendo lo spunto nel breve per saltare l'uomo e dovendosi appoggiare per forza a un terzo uomo per superare l'avversario diretto, la soluzione è riciclare il pallone dopo una prolungata conduzione con l'uomo addosso, anche grazie a tagli esterno-interno per connettersi ai centrocampisti centrali: l'89.8% dei passaggi corti completati in Serie A, rapportato all'esecuzione di quelli lunghi (59.6%), racconta di un Kayode ancora da affinare (56° percentile tra i terzini di A nel primo caso, 80° nel secondo via fbref) ma con miglioramenti non sono plausibili ma anche visibili.

L'esordio al Franchi col Cagliari è esemplare: Ranieri ha preparato la partita con un'iniziale pressione a uomo per farlo ricevere basso e costringerlo a prendere decisioni palla al piede – 97 palloni giocati e 69 passaggi riusciti (fonte Serie A) il dato più alto di tutti i giocatori di movimento della gara – e, nonostante il 12.03 km percorsi, ha completato il 92% degli appoggi tentati.

Michael risulta un fattore nella metà campo avversaria più per la minaccia eventuale che per l'impatto effettivo. Non è ancora servito con costanza dai compagni nella fasi di attacco posizionale, e la postura sui cross parla di un ragazzo che deve ancora conoscere il proprio corpo nell'esecuzione di giocate tecniche ad alto coefficiente di difficoltà – come a dover compensare l'arretramento del busto col quale che, fino a due anni fa, gli serviva per nascondere la poca potenza che aveva nel destro.

Talvolta Kayode rifiuta delle possibilità, rinunciando al cross per appoggiarsi all'indietro sul centrale che accorcia nonostante l'assenza di un contrasto immediato, ma è sufficiente confrontare le immagini delle prime gare al Gozzano con quelle delle gare del Franchi per comprendere quanto quel Michael sia diverso da questo Kayode, per accettare che il terzino della Fiorentina debba ancora adeguarsi all'esponenziale crescita muscolare che lo accompagnerà per una stagione intera almeno.

Una risorsa insolita nella faretra dell'arco di Kayode, utile sia per risalire il campo in caso di sovraccarico sul lato di campo in pressione che per accumulare potenziali occasioni nel gioco aereo, è tuttavia la rimessa laterale: la catapulta di Michael è, sia per gittata che per potenza, seconda a pochissime nel panorama del calcio europeo e, se eseguita negli ultimi 20 metri di campo, assume connotati alla Rory Delap fungendo sostanzialmente da corner battuti con le mani. Nel 3-2 alla Germania delle qualificazioni per EuroU21 e nella vittoria contro il Milan Primavera della scorsa stagione sono già arrivati 2 assist direttamente da rimessa, e chissà che quella di Kayode non diventerà a breve una signature move di culto, che nell'Islanda di Euro2016 o il Brentford di Thomas Frank sarebbe il proverbiale cacio sui maccheroni.

Analizzare gli sviluppi futuri di Kayode in fase offensiva è ora prematuro, soprattutto perché il campione ai massimi livelli è ancora risicato. L'impressione è che, a prescindere dai moduli di gioco nei quali sarà inserito, sarà un esterno da innescare in situazioni dinamiche, già in movimento, per massimizzare la frequenza di passo e la potenza nel medio-lungo piuttosto che contare sul dribbling secco e la gestione degli scambi nello stretto, anche considerato un piede debole fino al momento ignoto a Kayode stesso e al resto dei compagni. Quello che interessa e deve interessare maggiormente è tutto ciò che Kayode già ha mostrato e potrà aggiungere quando il 19enne non è in possesso della sfera.

Sostanzialmente tutti i movimenti di Kayode senza palla, sia in fase di possesso che non, sono finalizzati alla copertura preventiva della propria profondità. Nei momenti di predominio territoriale, a maggior ragione in una squadra che abbraccia e ricava energia dal correre dei rischi nel lasciarsi decine di metri alle spalle, Kayode è già reattivo nel seguire le indicazioni di Italiano e stringere la propria posizione nel mezzo spazio di destra, senza attaccare il secondo palo per creare superiorità nell'area avversaria. Un movimento controintuitivo, inusuale per un giocatore giovane ma istintivo solo dal punto di vista atletico, pensato per attaccare in campo largo e difendere in campo stretto così come insegnato dal Totalvoetbal cruyffiano e prendere subito contatto con i corpi avversari in ripartenza.

Quella che forse è la dote già più impattante di Kayode è la gestione dell'1vs1 nello spazio, fondamentale nel sistema della Fiorentina. A seconda della tipologia di avversario diretto e della zona di smarcamento, Kayode sa modulare altezza e intensità dell'intervento in anticipo – specialmente se la Fiorentina è in situazione di palla scoperta tra i piedi del terzino sinistro avversario e l'esterno di fascia è con la schiena parallela alla linea di fondo – così come sa condurre verso le zone di campo più congeniali al recupero del pallone – sia essa la linea di fondo o il centro del campo, già presidiato dai compagni – e, soprattutto, non forza mai un contrasto.

Quella del temporeggiare è un'arte rara, decisiva anche nella meno cruenta delle guerre come una partita di calcio, che esprime un'intelligenza e una propriocezione rara da scorgere in un teenager. Nelle prime 6 gare di sempre in Serie A Kayode ha registrato l'81.8% dei contrasti vinti sui tentativi di dribbling affrontati (98° percentile tra i terzini di Serie A, fonte fbref), riconoscendo, già oggi, molto bene la distanza uomo-palla: tiene il contatto innanzitutto visivo coi movimenti dell'uomo da marcare ma non abusa delle braccia per controllare la corsa dell'avversario, ha la rapidità e l'elasticità nei quadricipiti sufficienti per seguire pedissequamente anche frequenze di passo più brevi della sua falcata. Un animale, come lo descrivevano i suoi compagni in Primavera, in aiuto-e-recupero, non sbilanciandosi mai troppo né troppo poco, e un serbatoio già sufficientemente capiente per consentire sgasate sino al triplice fischio.

La tendenza ad anticipare il movimento della linea difensiva, a scappare troppo presto, è sì un rischio in campo aperto ma è calcolato: per un difensore meno incline ad agire "di reparto" è basilare coprire le porzioni di campo che egli stesso crea col suo movimento a palla scoperta. Così come in attacco, anche in difesa Kayode si nutre della profondità che si dipana di fronte ai suoi occhi, spesso per via delle scalate aggressive in avanti della coppia centrale, come un bambino con una lattina di Coca Cola e una cannuccia in mano.

Sempre grazie alla capacità di gestire i contatti dinamici, Kayode è tanto efficace nel coprire in diagonale i traversoni bassi, respingendo il tiro del rimorchio o anticipandolo prima che possa calciare, quanto con ampi margini miglioramento nell'arretramento per chiudere il secondo palo. È nella scelta istantanea tra il rompere la linea o scappare all'indietro che le sue letture devono affinarsi, ma immaginarsi un miglioramento è assai realistico.

Prendendo in prestito un'espressione dal gergo cestistico, Michael Kayode è un terzino mobile ma non verticale. Quello che lo scivolamento laterale dà, lo toglie all'elevazione. In parte per le doti naturali (179 cm, ampiamente inferiore alla media del ruolo), in parte per la disabitudine a una componente del gioco che nelle giovanili è stata meno allenata e che necessita di ripetizioni coi "grandi". Sia come valutazione delle traiettorie (sul momentaneo pareggio del Genk di McKenzie dà addirittura le spalle al pallone sulla punizione di El Khannouss) che come esecuzione del salto, per coordinazione e tempi, è forse questo il punto debole più grande del gioco odierno di Kayode. Sinora in Serie A è uscito vincitore nel 45.5% dei duelli aerei disputati, uno dei dati peggiori dell'intera Serie A, che scende al 40% se si prendono in esame le gare con Genk e Ferencváros in Conference League.

Conoscendolo poco, l'unica squadra che avrebbe potuto adottare un piano gara specifico per sfruttare la lacuna di Kayode ma non l'ha fatto è stato il Genoa, all'esordio di A al Ferraris, ma l'assenza di un esterno offensivo tra i rossoblù ha pesato e Morten Thorsby è stato dirottato in poche occasioni sulla sinistra per cercarlo col lancio lungo. Tutte le altre formazioni non avevano il personale adatto a evidenziare il vulnus della Fiorentina su quel lato di campo: Oyen (Genk, 174 cm), Kamara (Udinese, 170 cm), Báez e Caso (Frosinone, 178 e 172 cm), Nández (Cagliari, 172 cm), Marquinhos (Ferencváros, 170 cm) e Kvaratskhelia (Napoli, 183 cm) sono tutto tranne che marcantoni o colpitori di testa di livello, ma hanno avuto spesso la meglio di Kayode nel gioco aereo.

Le situazioni fino al momento peggiori sono quelle in cui o è ultimo uomo sui corner a favore o deve gestire un traversone dalla sinistra, dove il valutare il punto di caduta del pallone, il rimbalzo della sfera e la torsione del bacino di 180° creano un mix potenzialmente devastante – in negativo – per Kayode e per la Fiorentina. L'ultima uscita, al rientro dalla sosta per le Nazionali nelle quali Michael ha esordito in U21 contro la Norvegia, è stata la prima occasione nella quale uno staff avversario ha preparato la partita specificamente per evidenziare i limiti dell'italonigeriano.

Mister Andreazzoli ha schierato l'Empoli con un 4-3-3 dove Cancellieri, stretto al fianco di Caputo, è stato cercato spesso e volentieri come generatore di seconde palle grazie ai duelli aerei, costringendo Kayode al duello fisico da fermo non solo in difesa ma anche in attacco. L'1vs1 da fermo e i cross dalla trequarti concessi dalla difesa empolese non sono ancora il pane quotidiano del calcio del ragazzo di Gattico, e il derby del Monday Night della 9° giornata non ha fatto che sottolinearlo.

Quello che ora Nunziata e Italiano e in futuro Spalletti e tutti i futuri allenatori di Michael Kayode hanno tra le mani è un talento per certi versi sconosciuto alla tradizione italiana, dominante fisicamente a livello giovanile ma con la mentalità già formata per competere dal giorno 0 coi professionisti grazie al post lockdown vissuto in D, che gli permette di essere un discreto leader vocale già a 19 anni. Un ragazzo già formato mentalmente e da modellare nel resto, con la piena consapevolezza di essere "simpatico, gentile con tutti, molto generoso, ma in campo un po' più cattivo, un pochino più bastardo". Sempre col sorriso sulle labbra, a ricordarsi e ricordarci che il calcio è potenziale veicolo di esclusiva felicità. Può far gioire, un po' come Pendolino Cafu. Un po' come, nomen omen, Michael Kayode.

[Copertina: @lu_pel]


  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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