Considerazioni sparse post PSG-Milan (3-0)


Il Milan resiste mezz'ora prima di soccombere di fronte a una squadra stasera nettamente superiore.

- Uno dei temi del match era la sfida tra i due fuoriclasse delle rispettive squadre: Leao nel Milan e Mbappé nel PSG. Sarà banale, ma basta il primo tempo per capire la differenza tra i due, col primo che corre e si sbatte, riuscendo a fare le pentole (liberarsi), ma non i coperchi (rendersi pericooso al tiro) e il secondo a cui è sufficiente alzare il livello cinque minuti per punire la difesa avversaria. Il gioco di prestigio con cui il francese ubriaca Tomori e fa secco Maignan è una combinazione di finta, cambio piede e conclusione secca eseguite a una velocità tale da guardare in tribuna e cercare ManuBachoore per capire se sia stato lui a controllarlo col Joypad. Per quanto riguarda il portoghese, che nella ripresa ha fatto rivedere ai tifosi lo spettro di Niang, il salto di qualità europeo è rimandato ancora un volta;

- Nel Milan c'è un caso che si sta un po' facendo finta di non vedere, ma sta incidendo in maniera decisa sulle prestazioni europee: il rendimento di Theo Hernandez. Il francese, quest'anno, non ha quasi mai giocato all'altezza delle aspettative e del suo livello migliore. Un problema che, nel nostro campionato di livello non eccelso, i rossoneri sono riusciti a tamponare in maniera differente, ma che si fa sentire molto a livello di peso offensivo quando si tratta di cercare la rete nella massima competizione europea. Nella sua presenza evanescente, unita all'assenza per infortunio di Loftus-Cheek, si può spiegare una parte del digiuno della squadra, iniziato comunque già nelle ultime partite continentali della scorsa stagione;

- A proposito del Milan, questa sera la fase difensiva è stata oltre i limiti dell'imbarazzo, compreso Maignan. Se Thiaw ha messo in mostra nuovamente i propri limiti contro calciatori abili nel saltare l'uomo, salvo poi riprendersi un pochino fino alla sostituzione dell'intervallo, Tomori ha dato il peggio di sé facendosi prendere in giro sia da Mbappé, che da Dembelé in occasione del goal poi annullato dal VAR e partecipando al delirio collettivo che ha portato al raddoppio di Kolo Muani. Nessuno pretende che sia facile disinnescare un attacco tecnico e veloce come quello dei parigini, ma la mancanza di attenzione e la rassegnazione palesata da tutto il reparto arretrato è inaccettabile, soprattutto in Champions League.

- Zero goal in tre partite. Se l'anno scorso il cammino europeo del Milan era stato favorito dall'avere affrontato molte avversarie non di primissimo livello continentale, quest'anno il Dio del calcio è tornato a presentare il conto e l'ha fatto con gli interessi. Dopo due pareggi in partite nei quali i rossoneri avrebbero probabilmente meritato qualcosa di più, la prima sconfitta netta inguaia la squadra di Pioli, che a metà girone è già chiamata a un mezzo miracolo, per mantenere almeno un posto in Europa. Dopo il mercato estivo, la squadra ha qualche alternativa in più, ma sembra non avere risolto quei problemi di "coperta corta" che la portano a doversi scoprire molto per essere pericolosa, lasciando spazi golosi per squadre come il PSG. Non si può pensare di giocare a questi livelli cercando l'uno contro uno in tutto il campo, a meno di avere in mano giocatori di qualità superiore che, allo stato attuale, il tecnico non ha.

- Inutile sottolineare quanto sia meritata la vittoria dei padroni di casa, ma vale la pena concentrarsi su quanto da loro mostrato in termini di gioco. Dopo un avvio di stagione difficile, durante il quale Luis Enrique ha cercato di epurare la rosa dai calciatori non ritenuti adatti al suo modo di interpretare il calcio, la squadra sembra avere cominciato ad acquisire dei meccanismi differenti da quelli a cui eravamo abituati. Si è spesso detto, negli anni, che il difetto del PSG fosse quello di essere un insieme di bellissime figurine e talvolta primedonne in eterna competizione, ma l'allenatore spagnolo sembra essere in qualche modo riuscito ad entrare nella testa dei giocatori, plasmando il gruppo in qualcosa che comincia a sembrare un'orchestra. Il match di stasera, data la differenza delle forze in campo, vale fino a un certo punto, ma l'impressione è che a Parigi stia cambiando qualcosa e lo stia facendo in meglio.

  • Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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