Giocatori del Frosinone esultano dopo un gol.
, 24 Ottobre 2023

4 storie per raccontare il Frosinone


Quattro traiettorie calcistiche peculiari all'interno della squadra più sorprendente di inizio stagione.

In molti, leggendo la notizia di Di Francesco al Frosinone, avranno storto il naso. "Ma davvero? Ancora lui? Dopo 3 esoneri di fila? Ma lo sanno che non vince una partita in Serie A dal novembre 2020?" Tutti dubbi leciti e condivisibili, soprattutto se si considera la graduale ma inesorabile involuzione della sua proposta di gioco nel corso degli anni. Nell’equazione andrebbero però inseriti i contesti nei quali Di Francesco ha inanellato esperienze negative e fragorosi fallimenti. Sampdoria, Cagliari, Verona: tutte squadre con strutture tattiche distanti dall’ideale di Di Francesco, oppure difficilmente plasmabili. “A me piacciono il 433 e il 4231” sentenzia Di Francesco, e allora perchè scegliere il Verona, fresco di biennio con Juric passato a trangugiare marcature a uomo e difesa a 3? L’esempio lampante di una serie di scelte non ponderate che lo hanno portato in un tunnel di cattivi risultati dal quale è uscito con le ossa rotte e la reputazione rovinata. Da qui lo scetticismo con cui è stato accolto il suo approdo a Frosinone.

Che le cose fossero diverse però, lo si poteva intuire dalle dichiarazioni del presidente Stirpe: “Voglio un allenatore che usi il 433”. L'obiettivo era quello di non disperdere l’ottimo lavoro fatto con Fabio Grosso, e il direttore sportivo Guido Angelozzi ha sposato la linea della continuità chiamando il tecnico del fortunato sodalizio al Sassuolo.

Con un mercato che negli ultimi giorni sembrava aver preso una piega a metà tra il randomico e il surreale, Angelozzi ha costruito una rosa eterogenea, adatta ad interpretare più spartiti di gioco e, soprattutto, ricca di materiale grezzo e malleabile. Di Francesco, da par suo, ha subito dimostrato come il riposo e l’aggiornamento siano la medicina migliore per un allenatore la cui parabola è in fase discendente. Nell’intervista rilasciata a Dazn durante il ritiro estivo sciorina pensieri che trascendono il piano calcistico per abbracciare quello filosofico, cita un libro di Shapiro, chiede ai suoi ragazzi di dimenticare il passato e ricominciare da zero ed eleva il coraggio a pietra angolare del suo progetto tecnico.

L’ottimismo contagiante di quell’intervista stona con il mercato ancora in divenire, ma il suo Frosinone macina gioco e risultati sin dalle prime uscite, anche quando il cartello lavori in corso campeggia in bella mostra. Quella che sembrava un’accozzaglia di giovani promesse, onesti mestieranti da categorie inferiori e autentici sconosciuti si rivela una squadra frizzante, specchio fedele di un allenatore rigenerato nella capacità di trasmettere le proprie idee, più che nelle idee stesse. Per addentrarci nel mondo Frosinone e scoprire il modus operandi del direttore sportivo Angelozzi, abbiamo scelto le storie di Gelli, Cheddira, Oyono e Monterisi: un mix di exploit improvvisi, rivincite insperate e storie personali sorprendenti le cui orme meritano di essere ripercorse.

Jolly-Gelli

A gennaio del 2023 Francesco Gelli è a Bergamo, sponda Albinoleffe, fuori rosa. La squadra con cui ha disputato 169 partite da professionista, spalmate lungo 6 stagioni, ha deciso di allontanarlo dal gruppo squadra a causa della sua decisione di non rinnovare il contratto che sarebbe scaduto il giugno successivo. Su di lui si fionda Guido Angelozzi, che in seguito dichiarerà di averlo messo nel mirino già dall’estate precedente, ma di aver colto l’occasione dopo la rottura tra il ragazzo e l’Albinoleffe. In quel momento il Frosinone sta dominando incontrastato il campionato di Serie B, mentre Gelli si appresta a vivere la sua prima esperienza in categoria. 

Per Angelozzi pescare in serie minori non è una novità, anzi, rappresenta un tratto che lo contraddistingue dalla maggior parte dei suoi pari ruolo. Gatti e Boloca, tra i tanti, sono gli esempi più virtuosi, a cui sin da subito Gelli darà l’impressione di potersi accodare. Angelozzi non manifesta alcun dubbio sul suo potenziale: “È un Garritano con più forza nella gambe, ci garantirà qualità e quantità. Mi ricorda Baiocco del Catania”.

Gelli è schierabile in più ruoli: Grosso lo inserisce nelle rotazioni del centrocampo, impiegandolo sia da vertice basso che da mezzala; mentre Di Francesco lo avanza anche sulla linea degli attaccanti. “Gelli ha una grande qualità: l’adattamento. Lui ha fatto anche il quinto o l’esterno nel 4-4-2. Lo avevo provato anche da play ma a lui piace aprirsi durante la gara” spiega l’ex mister della Roma, ed infatti schierato sull’out sinistro mette in mostra qualità peculiari ma funzionali nel Frosinone. 

Gelli ha trovato il suo io calcistico nei meandri della polivalenza, che nella maggior parte dei casi attenua l’impatto di calciatori talentuosi ma indecifrabili tatticamente. Lui, a prescindere dalla posizione, garantisce pulizia nella gestione del possesso e abnegazione senza palla. Non gli si può chiedere di ingaggiare duelli diretti con il marcatore, ma ha tecnica, visione e ingegno per fluidificare il possesso e resistere alla pressione avversaria. Ha numeri importanti nella precisione dei passaggi riusciti - siamo vicini al 90% - soprattutto quelli sul breve, una qualità che risalta in una squadra che crea densità in zona palla e sfrutta il palleggio per risalire il campo e disordinare l’avversario. Un infortunio ha interrotto Gelli sul più bello, ma nonostante Di Francesco abbia inserito nuovi giocatori nel motore per ovviare alla sua assenza, difficilmente rinuncerà a quello da lui stesso definito il jolly della squadra.

L'epifania di Walid Cheddira

Quella di Walid Cheddira è un’apparizione improvvisa che si consuma in un soleggiato pomeriggio agostano, nella cornice del Bentegodi di Verona. Cheddira è il numero 11 del Bari neopromosso in Serie B, e si appresta a fare il suo esordio in Coppa Italia contro l’Hellas Verona di Cioffi. La gara sembra seguire un canovaccio prevedibile: i padroni di casa vanno in vantaggio con un Lasagna formato deluxe e flirtano più volte con il raddoppio. Le cose cambiano quando Folorunsho riporta a galla il Bari sfruttando una respinta corta di Montipò su un cross insidioso effettuato proprio da Cheddira. Pochi minuti dopo il numero 11 si mette in proprio: riceve da Benedetti nel cuore dell’area di rigore, finta la conclusione con il destro, rientra sul sinistro pietrificando un Gunter troppo leggero e infila l’incolpevole Montipò. Nella ripresa il Bari dilaga, con Cheddira a segno altre due volte, prima su calcio di rigore e poi con un comodo tap-in. 

Quella prestazione tonante sarà il preludio di una stagione travolgente, passata a banchettare sui resti di difese squarciate dalle sue accelerazioni. Cheddira ha un motore fuori scala per la Serie B: i suoi allunghi poderosi sono un rebus irrisolvibile per i difensori avversari, soprattutto nella prima fase di stagione in cui è supportato da una squadra che viaggia al suo ritmo, contagiata per osmosi dalla sua indole verticale. Il rendimento sorprendente gli vale prima la convocazione in Nazionale e poi la chiamata per il Mondiale, un riconoscimento impensabile per un calciatore che fino al 2020 faticava ad imporsi tra i professionisti. Il suo Marocco stupisce il mondo, lui si ritaglia il suo spazio, compie qualche ingenuità ma torna dal Qatar con rinnovata consapevolezza.

In Serie A poteva arrivarci con il Bari, ma un gol di Pavoletti nei minuti finali della finale playoff gli nega una promozione storica. L’estate successiva si divide tra campo e spifferi di mercato, con diversi ammiccamenti, soprattutto da campionati esteri, rivelatisi buchi nell’acqua. Poi si fa sotto il Napoli, forte del rapporto simbiotico con il Bari, per prelevarlo e girarlo in prestito al Frosinone.

I suoi limiti si fanno ancora più marcati in Serie A, ma lui compensa con applicazione e dedizione alla causa. Sotto porta non è incisivo, sembra mancargli il tempismo dei grandi attaccanti, quella capacità quasi innata di cogliere l’attimo per colpire a rete. A Cheddira serve sempre quella frazione di secondo in più per calciare, e difatti il bottino realizzativo è risibile (un solo gol - su rigore - in 7 partite disputate), ma Di Francesco ne ha compreso anche i pregi e lo sfrutta affinchè questi emergano. Cheddira ha grande forza nelle gambe, è difficile da spostare o da arginare in corsa, sembra uno strano animale gibbotico la cui progressione, nonostante uno stile censurabile, si rivela sempre efficace. Oltre ad attaccare lo spazio, che è il suo pane, sta migliorando anche nel gioco spalle alla porta, nonostante un primo controllo ancora legnoso, specie con il piede debole. In più è inesauribile nel lavoro senza palla, sia nei recuperi profondi che nell’aggressione ai portatori di palla. 

Il suo bagaglio tecnico e tattico è in continua evoluzione: in Serie C correva con i paraocchi e faticava a dialogare con i compagni; in B, oberato di responsabilità, nella seconda parte di stagione ha pagato doti realizzative discrete ma non eccellenti; mentre in A sta cercando di spingere un po’ più in là le Colonne d’Ercole del proprio potenziale all’interno di un contesto funzionale alle sua caratteristiche. Come Roma non è stata costruita in un solo giorno, anche Walid Cheddira necessita di tempo e lavoro per migliorare e continuare a cavalcare una parabola ascendente imboccata sul prato alopecico dei campi di Eccellenza.

Da dove spunta Oyono?

“Vi faccio un nome: Oyono, classe 2001, farà parlare di sé”. Quando Angelozzi, ad inizio luglio, si avventura in questa intrepida previsione, Anthony Oyono ha 15 presenze in 2 anni all’attivo con la maglia del Frosinone. Angelozzi e il suo staff lo avevano pescato dal Boulogne, squadra militante nella terza serie del campionato francese, per portarlo alla corte di Grosso nel gennaio del 2022. Da lì in poi un lungo calvario legato a varie problematiche fisiche ne limita l’inserimento nell’undici di Grosso. Nella stagione della promozione, dopo essersi messo alle spalle un brutto infortunio traumatico, si ritaglia un modesto minutaggio alternandosi tra fascia destra e fascia sinistra, evidenziando qualità fisiche e tecniche notevoli.

Oyono è un terzino moderno: ha un passo che in B lo rendeva una minaccia anche negli uno contro uno, mentre in A il suo impatto atletico si è attenuato. Al contrario, in cadetteria non si erano viste le abilità nella gestione del possesso anche in zone centrali del campo, che lo rendono un punto di riferimento per la risalita del pallone della squadra di Di Francesco. Tra i terzini dei top 5 campionati europei secondo i dati di FBref è nel 85esimo percentile per passaggi completati: in parole povere, solo il 15% dei terzini delle migliori leghe europee ha numeri migliori dei suoi.

Le abilità in fase di possesso rappresentano solo una metà della mela, perchè sorprendentemente Oyono si sta attestando tra i migliori terzini difensivi del campionato italiano. Anche in questo caso, i dati forniti da fbref ci vengono in soccorso: è nel 93esimo percentile per dribbling contrastanti (1,75 a partita) e nel 84esimo per tackle e intercetti. Oyono è abilissimo nell'utilizzo del corpo nei duelli difensivi e si fregia di una grande esplosività sui primi passi che gli consente di pareggiare il mismatch fisico con attaccanti più grossi di lui. Non eccelle nelle letture puramente cerebrali, ma è anche fisiologico per un ragazzo con alle spalle pochissima esperienza tra i professionisti.

Quella di Oyono è una vittoria del reparto scouting del Frosinone, ma anche dei vari staff tecnici che si sono avvicendati e hanno pazientemente atteso che il ragazzo si sistemasse fisicamente. Angelozzi ha dichiarato che in estate è stato più richiesto del partente Boloca, ed è facilmente ipotizzabile che a stretto giro di posta la lista di pretendenti si allarghi.

La parabola di Ilario Monterisi

Ilario Monterisi, nonostante la giovanissima età, arriva a Frosinone dopo un lungo peregrinare nelle categorie inferiori. Ancora minorenne passa dalle giovanili del Bari a quelle del Lecce, poi viene girato in prestito a Catanzaro, poi ad Andria dove assaggia con discreta continuità il calcio professionistico e infine raggiunge Frosinone

Monterisi è un difensore centrale, ha la struttura del marcatore vecchio stampo ma, sia ad Andria che a Frosinone, viene impiegato anche come terzino, dando riscontri positivi. Con il pallone tra i piedi è a suo agio, sia nella distribuzione che soprattutto nella conduzione. Grosso, nella stagione della promozione, lo impiega con il contagocce, ma quando chiamato in causa Monterisi si disimpegna bene interpretando al meglio le mansioni affidategli dal mister.

Come accaduto a Gelli, le cose cambiano con l’arrivo di Di Francesco. E’ singolare che diversi comprimari della squadra vincitrice del campionato di Serie B siano diventati centrali nella massima categoria, scalzando compagni più quotati. Schierato al fianco di Romagnoli, è il centrale deputato a rompere la linea e aggredire i portatori di palla. Non è pulitissimo nei duelli e spesso viene infilato alle spalle, ma l’intensità con cui interpreta la partita ben si sposa con una squadra che per sopravvivere è obbligata ad avere un atteggiamento proattivo. “Dobbiamo essere aggressivi finchè possiamo. La condizione atletica deve essere impeccabile perchè ci servirà a colmare il gap tecnico con le altre squadre” disse Di Francesco durante il ritiro estivo e l’esuberanza di Monterisi è figlia di questo diktat impartito con efficacia dallo staff tecnico.

Nei duelli aerei giganteggia: sempre secondo i dati di fbref con 3,08 vinti ogni 90 minuti è nel 90esimo percentile in questo fondamentale a livello europeo, che diventa 94esimo se guardiamo solo al nostro campionato. Come anticipato, non ha la stessa efficacia negli uno contro uno, dove paga la scarsa mobilità e il gap atletico con buona parte degli attaccanti della Serie A.

Il suo utilizzo però prescinde dal singolo errore e rientra in un ampio discorso di valorizzazione del materiale a disposizione che abbraccia tutto il progetto tecnico Frosinone. A differenza dei vari Soule, Barrenechea, Reinier e tanti altri, su Monterisi la società ha investito a titolo definitivo, e in un’ottica di crescita ponderata ma costante la sua evoluzione è necessaria e funzionale prima che calcisticamente rilevante.

La condizione animica ha un valore così importante in questo sport che nonostante l’entusiasmante avvio di stagione del Frosinone lanciarsi in previsioni a lungo termine è altamente sconsigliabile. Queste prime partite ci offrono però un bell’assist per rimembrare una lezioncina tanto banale quanto veritiera: idee, competenza e coraggio rappresentano sempre le fondamenta più solide su cui poggiare un progetto tecnico ambizioso.


  • Pugliese, classe ‘98. Seguo qualsiasi sport e ne scrivo il più possibile.

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