
Considerazioni sparse post Inter-RB Salisburgo (2-1)
Una prova da squadra coesa e matura per l’Inter, che può ora guardare con serenità ai futuri impegni del girone.
- Non bisogna mai sottovalutare l’importanza di fare il proprio dovere nella fase a gironi della Champions e per questo non si può dare per scontato la vittoria dell’Inter contro il Salisburgo di questa sera. I tre punti conquistati a San Siro erano sì alla portata ma per nulla assicurati e la prestazione di squadra messa in campo dai nerazzurri questa sera sono la perfetta dimostrazione di una maturità europea che la squadra di Inzaghi sembra aver ormai assimilato completamente. Vittoria doveva essere e vittoria è stata, è la possibilità di guardare serenamente ai futuri sviluppi del girone è la miglior notizia possibile per i tifosi nerazzurri;
- Il Salisburgo si conferma una squadra interessante da vedere e difficile da affrontare, mettendo in campo un atteggiamento sempre aggressivo e mai domo e mettendo a serio rischio il risultato degli avversari. Senza poter proporre un gioco così raffinato ed elaborato contro un avversario di quel livello, gli austriaci ricercano continuamente la verticalità di Simic e la qualità di Gloukh. Interessante è anche la prestazione d’esperienza del veterano Ulmer, bravo a limitare la fisicità di Dumfries sull’out di sinistra. Al netto degli apprezzamenti di Beppe Bergomi in telecronaca, la prestazione di Pavlovic e Solet è al di sotto della sufficienza e le insicurezze del reparto difensivo impediscono agli austriaci di sperare fino in fondo nell’impresa. Come al solito, però, il Salisburgo offre anche stasera tanti spunti interessanti per i DS nostrani;
- Nell’Inter, la novità più interessante è il turnover tra Thuram e Sanchez, che spinge Inzaghi a ridisegnare lo schieramento in campo dei suoi ragazzi. Mentre il cileno è chiamato a lavorare di raccordo e cucitura tra attacco e centrocampo, ad assicurare la stessa fisicità e verticalità dell’ex Gladbach sono Frattesi e Dumfries: molto buona è in particolare la prestazione del centrocampista italiano, che comincia a prendere pian piano le misure di ciò che l’allenatore gli chiede in termini di sforzo difensivo. Il posizionamento così alto di Dumfries permette, finalmente, a Pavard di giocare più alto e di sfruttare la sua propensione offensiva, eredità del passato da terzino, compensato da un Bastoni invece più arretato e bloccato;
- La vittoria mette in mostra, come detto, un atteggiamento maturo e uno spirito di squadra sempre più rassicuranti, ma evidenzia anche le solite trappole mentali che partite del, genere nascondono da sempre per i nerazzurri. L’Inter rischia di pagare cara una prima parte della ripresa approcciata con sufficienza e lassismo, un atteggiamento che, come contro Sassuolo e Bologna, rischia di compromettere il risultato e la solita ed eccessiva imprecisione in zona di rifinitura. In vista del ritorno in Austria, Inzaghi dovrà inoltre trovare delle contromisure alla verticalità e alla mobilità degli attaccanti del Salisburgo, cercando in particolar modo di chiudere quelle vie centrali che questa sera hanno visto Simic, Susic e Gloukh protagonisti.
- Un pensiero a parte lo merita Niccolò Barella. L’ammonizione di Mkhitaryan costringe Inzaghi a fare marcia indietro sulla panchina del sardo, a metà tra punizione e turnover, ma il centrocampista lo ricambia con una prestazione d’un’intensità tale da ricordare i tempi di Antonio Conte. Barella mette in campo tanta tecnica e generosità, diventa il padrone assoluto della fascia sinistra nel secondo tempo e si fa carico dell’inerzia offensiva della sua squadra, con sgroppate coast to coast utili soprattutto a ribaltare il fronte dell’azione. Certo, qualche errore di troppo c’è sempre, ma la partita di stasera ci insegna a non sottovalutare mai il valore di Barella e la curiosità per vedere sempre più stabilmente il suo impiego contemporaneamente a quello di Frattesi sulla destra aumenta partita dopo partita.
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