
Jack Bonaventura è fiorito di nuovo
A ormai 34 anni, Bonaventura è nel momento più brillante della sua carriera.
"Jack: Nome, in uso anche in Italia per le carte da gioco francesi, della carta comunem. detta fante, la più bassa di valore delle tre carte figurate, immediatamente inferiore alla donna o regina. (treccani).
È curioso come Jack, diminuitivo di Jackob, ovvero la versione inglese del nome proprio di Bonaventura, sia al contempo soprannome del centrocampista marchigiano e termine per indicare, nei mazzi di carte a semi francesi, quella figura chiamata fante qui a sud delle Alpi. Oddio, curioso. In realtà è un sillogismo abbastanza banale, sicuramente più dell'aneddoto per cui nei giochi di carte l'originale termine knave (fante, paggio, valletto d'arme) decadde nel tempo, perché l'abbreviazione Kn era troppo spesso confusa con la K del Re.
Curiosi sono i sei gradi di separazione che uniscono l'immagine del Jack a quella di Bonaventura. Il fante, personaggio che nei mazzi resta a metà tra il semplice soldato appiedato e il servitore. L'elemento gregario per eccellenza, importante ma non centrale, destinato a rimanere comunque nell'ombra. Nella narrativa epica medievale è la spalla del protagonista, il Sancho Panza di turno, il servitore (talvolta nobile o cadetto) del cavaliere. Nella più sostanziale storia militare, va a comprendere quelle masse di guerrieri appiedati destinati ad esser falciati in ogni epoca: dalla cavalleria, dall'artiglieria, dalle armi da fuoco. I sacrificabili. Non a caso, la raffigurazione scelta per la meno preziosa delle figure. Un po' l'idea che ha segnato tutta la storia calcistica di Giacomo Bonaventura: quella di essere, tutto sommato, un sacrificabile.
Il ritorno in Nazionale
Luciano Spalletti, nel burrascoso ultimo doppio impegno dell'Italia, non ha risparmiato citazioni e riferimenti sul ritorno nel gruppo azzurro di Bonaventura dopo tre anni. Nella preview di Italia-Malta: “Perché non dovrebbe esserci spazio per Bonaventura? È in un momento in cui sta giocando un grandissimo calcio, sta facendo vedere la maturazione di tutti gli insegnamenti che si è procurato da solo, perché è un ragazzo intelligente e in questo momento meritava. L’altra volta già meritava, io ho avuto un po’ di possibilità ma già lo meritava. Può far parte dell’undici iniziale, sicuramente.”
Ancora, pochi giorni prima, sempre Spalletti aveva dichiarato: "Bonaventura? L'altra volta ho fatto fatica a non chiamarlo, è un po' il Pellegrini della situazione. Sa stare trequartista e sa buttarsi esterno, ha una gestione della palla totale. Ha tiro da fuori area, gol e inserimento. L'unica cosa su cui ero titubante era l'età, ma se quelli di questa età fanno vedere queste cose bisogna portare anche lui. Se è il nostro Bellingham? Sì". E dopo la gara con Malta, ha risposto con il sorriso riguardo ad un accostamento giusto quello con Iniesta, fatto da un giornalista in sala stampa.
Spalletti come al suo solito ha da una parte esagerato e dall'altra sfumato tutto con sarcasmo e ironia, nel pieno del suo stile comunicativo improvvisato e sempre più scandito da lunghe pause riflessive, a cui spesso seguono colpi a effetto taglienti come rasoi o delicati come piume. Tolto l'orpello, è palese come l'inserimento di Bonaventura nel gruppo azzurro sia stato poco più che un premio alla carriera. Ma, a conti fatti, per il CT l'aver avuto a disposizione il centrocampista della Fiorentina è stato un fattore forse più rilevante del previsto, complice il forzato rientro a casa di Tonali. Anche se solo per la sfida contro Malta. Di certo la chiamata in azzurro è stata una giusta lettura, da parte di Spalletti, del momento di forma della mezzala gigliata. E per quanto ragionevolmente Jack non possa essere la base del futuro centrocampo italiano, può essere invece una preziosa variabile tecnica ed emotiva.
Con la Nazionale Bonaventura è partito titolare contro Malta, sbloccando il punteggio al 25esimo con una pregevole conclusione dal limite, terminata sotto l'opposto incrocio dei pali. Una rete che osando si potrebbe accostare ai “gol alla Del Piero”, tanto per la mattonella che per lo stile dell'esecuzione. Senza avvicinarsi alle eleganze balistiche e di preparazione al tiro del 10 bianconero, quello di Bonaventura è un gol da apprezzare sia per la prontezza del calciare sia per la qualità del tocco, tale di imprimere alla sfera il necessario effetto discendente per superare il portiere avversarie.
Una marcatura improvvisa che, nel suo piccolo, spezza la gara: quello con Malta non può essere considerato un impegno complicato per gli azzurri, ma l'avvio di gara sottoritmo dell'Italia e l'ovvia tendenza dei maltesi di difendere lo 0-0 dell'avvio con la massima densità possibile, potevano rendere la gara una pericolosa replica della manciniana Italia-Irlanda del Nord terminata a reti inviolate.
Di nuovo, esagerando ma non a caso, Spalletti a proposito del gol di Bonaventura ha parlato di “colpo del campione” necessario a sbloccare la partita. Certo, come detto, il modo di fare istrionico del tecnico certaldino ai microfoni può e deve portare a ridimensionare il tutto: Jack tre giorni dopo è rimasto seduto in panchina nella sconfitta contro l'Inghilterra, con Frattesi lanciato titolare al suo posto. Una scelta probabilmente anche gerarchica, dove comunque Spalletti non ha ritenuto Bonaventura una carta utile a sparigliare una gara alla quale proprio quel Bellingham aveva cambiato l'inerzia.
La rete contro Malta ha reso Bonaventura titolare di un record singolare: con le sue trentaquattro primavere, al momento del gol è diventato il giocatore più anziano a segnare la sua prima rete in azzurro. Il tutto, a tre anni dalla sua precedente convocazione. L'ultima volta era stata Italia-Moldavia dell'ottobre 2020, vinta 6-0 dagli azzurri di Roberto Mancini. Un'amichevole interlocutoria giocata a Firenze, buona come test di prova delle oceaniche rose chiamate dal CT in quel periodo (c'era Ciccio Caputo centravanti, peraltro a segno per il suo unico gol in azzurro). Bonaventura, che Mancini non aveva più chiamato dal settembre 2018, partì titolare e rimase in campo 68 minuti prima di lasciare il posto a Stefano Sensi. Era stata la sua unica presenza in Nazionale da giocatore della Fiorentina. E, all'apparenza, l'ultima.
Bonaventura, allenatore in campo
Questa stagione è la quarta a Firenze per Jack, la terza sotto la guida di Vincenzo Italiano. Stagione partita nel migliore dei modi, tanto sul piano del rendimento della squadra quanto per le prestazioni individuali: Bonaventura ha messo a segno già 4 reti e siglato due assist in questo stralcio di campionato. Significativamente, è uno dei giocatori meno sottoposti ai turnover estremi di Italiano: alla pausa delle nazionali, con i suoi 867 minuti giocati sulle 12 gare totali della Fiorentina (11 presenze, tutte da titolare), era il secondo giocatore viola più utilizzato.
Perché per Italiano sembra così difficile privarsi di Bonaventura? Si potrebbe semplificare e dire "per mancanza di alternative". Ma questa è un'affermazione estremamente riduttiva, specie considerando come nelle ultime sessioni di mercato la Fiorentina sia intervenuta con frequenza proprio in quella casella di campo. I viola, come centrocampisti in teoria portati ad attaccare i mezzi spazi e a pesare nell'ultimo terzo di campo, hanno avuto nelle ultime due stagioni: Maleh, Barak, la fugace apparizione di Sabiri, il canterano Bianco, Infantino, oltre a Castrovilli e il suo complicatissimo recupero post-infortunio di aprile 2022.
Il punto sta, piuttosto, nel come Bonaventura riesca a far propri i compiti richiesti da Italiano alla sua mezzala più offensiva, e al contempo come Bonaventura offra a Italiano un mix di qualità tecnica e argute letture di gioco. Una sintesi che spesso è stato introvabile nella Fiorentina recente, e che resta nient'affatto banale in tutta la Serie A. Ma soprattutto che incarna e si sposa in pieno con i concetti tattici dell'allenatore gigliato, rendendo Bonaventura la vera longa manus di Italiano in campo. Non è un caso che, proprio sotto la guida del tecnico di Karlsruhe, Jack ha non solo elevato le sue prestazioni in termini complessivi, ma ha anche realmente, finalmente ultimato la sua evoluzione come calciatore.
Le variegate ma mai davvero sublimate skill tecniche di Bonaventura, e la sua capacità di interpretare più ruoli in più zone di campo grazie anche alle sue doti di lettura del gioco, hanno finito per caratterizzarne la carriera proprio in questa dimensione di elegante e affidabile gregario-tuttofare. Anche le tempistiche dei suoi cambi di squadra hanno contribuito al cristallizzarsi di quest'idea un po' riduttiva: quando Bonaventura passa al Milan si ritrova in un contesto ambientale in macerie, proprio mentre di lì a breve l'Atalanta fa un salto di livello che la porta, stabilmente, tra le prime otto forze del campionato. E quando si accasa alla Fiorentina da svincolato, è il Milan a uscire da quella crisi tecnico-societaria iniziata con il crepuscolo della lunga era Berlusconi.
La stessa prima annata a Firenze, anche positiva a livello individuale, è una delusione per prestazioni della squadra. Si fissa così quell'impressione di Bonaventura che è, sì, un buon giocatore, ma non abbastanza forte da trascinare i suoi fuori dalle difficoltà, e destinato a spiccare solo in contesti di medio livello. Falso? Sbagliato? Più che altro, di nuovo riduttivo. Anzi, semplicistico. E semplicistico è un termine bandito dal vocabolario di Vincenzo Italiano. L'allenatore della Fiorentina, sempre costante e rigido nei suoi macroprincipi, ha lavorato moltissimo in questo trienno sui sottosistemi, su quelli che si potrebbero malamente chiamare dettagli, cambiando spesso a seconda delle esigenze. E Bonaventura più di altri ha seguito gli sviluppi tattici del suo allenatore: la sua "poliedricità" ha permesso a Italiano di far crescere e adattare alle necessità contingenti l'impostazione dei gioco dei viola, sfruttando e affinando le specificità di Jack nelle letture situazionali. Da gregario, Bonaventura è diventato il filo conduttore dell'evoluzione della Fiorentina sotto la gestione Italiano.
Anni persi
La poliedricità è stata, per lungo tempo, croce e delizia di Bonaventura. Fin da quanto, nel lontano 2010, Colantuono lo tiene in squadra e lo lancia nell'Atalanta impegnata in cadetteria, usandolo in prevalenza come jolly sugli esterni nel 4-4-2. Si vede che è un giocatore bravo, che ha qualità, di quelli in grado di implementare i meccanismi di una squadra. Ma non sembra capace, all'apparenza, di reggere il peso di una consistente mole di gioco. Questo nonostante l'allora ventunenne Bonaventura mostrasse già di saper impattare sulle partite, con 9 gol stagionali spesso decisivi ai fini del risultati.
Gli anni al Milan sono emblematici di questa situazione. In mezzo a tanti cambi di guida tecnica, Bonaventura è (salvo i due lunghi periodi passati in infermeria) un giocatore ampiamente utilizzato, ma sfruttato più che altro per la sua duttilità tecnico-tattica dai vari allenatori. La sua prima annata rossonera, quella con Pippo Inzaghi, lo vede tra i primi in ogni graduatoria di squadra nonostante frequenti cambi di posizione. Terzo per minuti giocati, secondo per assist e per gol, terzo per key pass. Ma quel Milan è una squadra che non funziona, e l'apporto di Bonaventura finisce per risultare più quantitativo che qualitativo.
Lo stesso vale per l'anno seguente, con Mihajlović alla guida dei rossoneri e con il fragoroso tonfo finale del Milan, culminato con l'esonero del tecnico serbo dopo un Milan-Juventus 1-2 e un filotto di cinque gare senza vittorie. Bonaventura è utilizzato da Sinisa principalmente nella linea dei trequartisti, molto spesso a sinistra, con l'incarico di giocarsi tanti 1vs1, avere tante libertà centripete e cercare spesso anche la conclusione. Mihajlović si appiglia all'ampio spettro di qualità del gioco di Jack, nel quadro di una squadra che dalla cintola in su soffre da un lato delle nulle capacità associative di Bacca, e dall'altro della vacuità di elementi come Honda, Luiz Adriano o Niang.
La finale della storia è di un giocatore di nuovo focale nel quadro di una squadra malmessa. Terzo per minuti giocati, primo per tiri a partita, terzo per passaggi, 8 assist (settimo in Serie A), 6 gol, 2.1 passaggi chiave (sesto in Serie A), ma il Milan chiude al settimo posto. Nonostante appaia a metà 2016 come uno dei centrocampisti offensivi più completi della Serie A, il turbine di allenatori e proprietà che coinvolge il Milan in quegli anni finirà non solo per ridurlo a esubero, ma anche per limitarle la crescita tecnico-tattica.
Una condizione che ha colpito non pochi giocatori di quei Milan, poi sbocciati in altri lidi o solo dopo il rasserenamento dell'ambiente rossonero. Un parallelismo a tale situazione si può trovare ad esempio in Hakan Çalhanoglu, sballottato tra trequarti ed esterno da Gattuso e Montella e alla fine rifiorito prima come mezzala posizionale, poi perfino come regista, nel più coerente contesto tattico di Simone Inzaghi sull'altra sponda del naviglio.
Un'autunnale fioritura
Il Bonaventura in rossonero ha essenzialmente due difetti: la scarsissima propensione al lavoro in fase di non possesso, e la tendenza ad abusare dei tentativi di dribbling, al prezzo di troppi palloni persi. Due problemi che all'ombra del giglio Jack lima o risolve, complice anche il definitivo accentramento da esterno a mezzala/rifinitore, cambio di ruolo iniziato già al Milan durante le panchine di Montella e Gattuso.
In fase di non possesso Bonaventura è chiamato, come tutti, a sostenere una forte azione di pressing in avanti. La Fiorentina vuole sempre recuperare palla in zone alte del campo, e Jack deve portare la prima pressione spesso direttamente sui centrali difensivi avversari, nel quadro di una squadra che mira ad una riaggressione immediata e a sterilizzare la costruzione avversaria. Non è il giocatore viola più impattante per numero di azioni difensive, ma la sua capacità di mantenere alto il ritmo di queste giocate nell'arco della gara senza perdere in lucidità è sorprendente, considerando l'età. Inoltre, il lavoro difensivo di Bonaventura è squisitamente qualitativo, rendendo i suoi intercetti particolarmente preziosi nella produzione di occasioni.
Sull'altro lato, da giocatore propenso a giocarsi gli 1vs1 qual'era, Jack è diventato un centrocampista che raramente forza una giocata o tenta un dribbling. Nel dubbio, favorisce una giocata più conservativa, al punto che i suoi denigratori ne contestano la tendenza a rallentare il gioco. Piuttosto, andrebbe detto come Bonaventura abbia sempre più aumentato il suo contributo al consolidamento del possesso, affidandosi per la creazione di una superiorità numerica non più agli 1vs1, ma alla visualizzazione di spazi da attaccare e linee di passaggio da tracciare. In questo avvio di stagione, dove la Fiorentina ha parzialmente cambiato il suo modo di attaccare, questa qualità del centrocampista viola appare ancora più centrale: da squadra costantemente alla ricerca degli sviluppi laterali e che molto si affidava ai cross, oggi i viola cercano in maniera sistemica di occupare la zona di rifinitura, dilatando le distanze tra i reparti avversari per essere più pericolosa anche per vie centrali e, nel complesso, meno prevedibile.
Questo meccanismo, in parte, dipende anche dalle più ampie possibilità tecniche della Fiorentina: Nzola per stile di gioco tende a fissare sempre la profondità schiacciando la linea difensiva avversaria, e l'innesto di Arthur a centrocampo ha notevolmente migliorato il fraseggio viola per velocità e precisione. Qui si esaltano le doti di lettura di Bonaventura, capace allo stesso tempo di attaccare quello spazio quanto di rifornirlo di palloni, perfettamente in sintonia con l'idea di Italiano delle continue rotazioni posizionali dei suoi giocatori.
Dell'autunnale fioritura di Bonaventura a Firenze, c'è un altro aspetto che lo rende un elemento tanto prezioso per i viola quanto importante nel definire il suo valore complessivo come calciatore: quello di essere un leader sia tecnico che emotivo, una qualità spesso avuta anche in passato ma che mai è stata percepita veramente dal pubblico. Quella capacità di segnare gol pesanti, di compiere giocate decisive che il ventunenne Bonaventura mostrava a Bergamo nella cadetteria, rimane intatta a Firenze.
Oggi, insieme a Nico Gonzalez, è fra i giocatori di riferimento della Fiorentina, quelli a cui rivolgersi e affidare il pallone nelle situazioni di difficoltà. E se Nico è essenzialmente il leader tecnico della squadra, Jack ne è più di tutti il leader emotivo: l'intensità e il peso delle sue giocate pare aumentare nei momenti di affanno collettivo. Persino nell'ultima sconfitta dei viola contro l'Empoli, Bonaventura, pur senza trovare l'invenzione risolutiva, è stato l'unico davvero rimasto in gara della Fiorentina, l'unico a provare a rianimare una squadra mortalmente colpita dal gol dello svantaggio.
A 34 anni suonati, difficile pensare che la carriera e lo standard di Bonaventura possano andare oltre Firenze e la Fiorentina, e che diventi il Bellingham o l'Iniesta citati sornionamente da Spalletti. Questa è la sua dimensione, e qui è stata la sua effettiva, finale evoluzione come calciatore. Ma è una dimensione che ha contribuito e sta contribuendo a far crescere nel tempo, grazie anche al suo bagaglio di esperienza che in tante situazioni ha compensato le ancestrali dosi di ingenuità e immaturità dei viola. Ancora una volta, il fante che trascina i compagni.
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