Copertina Bologna
, 23 Ottobre 2023

Il Bologna è una bellissima orchestra


Le idee di Thiago Motta hanno reso i rossoblu una squadra esaltante.

Dall’ultima volta che il Bologna ha partecipato a una competizione europea sono passati più di vent’anni, c’era ancora la coppa Intertoto e la squadra di Pagliuca, Cruz, Zaccardo e Signori aveva perso in finale contro gli inglesi del Fulham. Poi, nei due decenni successivi, sono arrivate due retrocessioni, svariati cambi di proprietà e di allenatori, tante salvezze conquistate all’ultimo respiro ma soprattutto la sensazione che la squadra fosse ormai impantanata in una mediocrità incontrovertibile. E mentre per Udinese, Torino, Atalanta, Sampdoria, Chievo, Empoli, Palermo, Livorno e persino per gli acerrimi rivali del Parma, del Sassuolo e della Fiorentina si aprivano le porte delle competizioni continentali, il sogno europeo dei rossoblù rimaneva tale.

L’arrivo di Mihajlović aveva riacceso timidamente le speranze dei tifosi e l’allestimento di una squadra decisamente troppo forte per accontentarsi di una posizione di metà classifica sembrava indicare che l’ora del Bologna stava per scoccare. Ma tutto ciò ha dovuto segnare il passo davanti alla tragedia che ha colpito Sinisa e di riflesso una città che da sempre è abituata a vivere in simbiosi con la sua squadra. Di fronte al trauma umano ed emotivo della morte di Mihajlović e ad un gruppo sempre più avviluppato in una spirale di mediocrità, l’arrivo di Thiago Motta sembrava essere l’ennesima scelta sbagliata della società, che aveva deciso di credere in un allenatore all’epoca visto più come il saltimbanco del 2-7-2 che un tecnico da Serie A. L’ingaggio dell’italo-brasiliano (assieme a quello di Giovanni Sartori) è stato invece l’inizio di una nuova era, un’era in cui il Bologna ha una delle squadre più giovani ed interessanti della Serie A e in cui il sogno europeo non è mai stato così concreto.

Una rosa profonda e di livello

In fondo, nella scorsa stagione, la Conference League è stata lontana due soli punti e, anche senza la squalifica della Juventus, la “quota Europa” non sarebbe stata così alta da non poter pensare di raggiungerla. Lo splendido periodo di forma della squadra di Motta era stato interrotto proprio sul più bello, per colpa di una rosa che non aveva l’ampiezza necessaria per tentare un all-in. I ripetuti infortuni di Arnautovic e di Soumaoro avevano privato il Bologna di peso offensivo e solidità difensiva, mentre l’assenza di ricambi a centrocampo e sulle fasce aveva costretto Orsolini e compagni ad un tour de force che aveva tolto brillantezza e forma fisica.

Oggi, vedendo il Bologna a una manciata di punti dalla zona europea, ci si potrebbe quasi dimenticare che in estate Thiago Motta ha visto andare via dalla sua rosa, tra gli altri, Cambiaso, Dominguez, Schouten e Arnautovic. Sartori, pur avendo dovuto affrontare tutte queste cessioni, ha mostrato chiaramente il suo valore, tirando fuori una serie di nomi improbabili e acquisti a sorpresa che hanno, quasi del tutto, risolto il problema della profondità in un modo non dissimile da quanto era solito fare all'Atalanta. Per esempio, il centrocampo dei rossoblu è ora un concentrato di intensità, con dei freak atletici come Ferguson, Fabbian e Aebischer ma anche con interpreti più tecnici, come il croato Nikola Moro e il marocchino El Azzouzi, che già si sta inserendo nel sistema di Motta.

A sinistra sono arrivati alcuni degli acquisti più interessanti: il terzino Viktor Kristiansen, preso in prestito sfruttando la retrocessione del Leicester, e i due esterni Dan Ndoye e Jesper Karlsson, due dei migliori esterni della scorsa Conference League. Sartori, inoltre, si è mostrato ancora una volta molto abile a pescare occasioni: a destra è arrivato Alexis Saelemaekers che, per quanto reduce da anni non esaltanti, è un cambio di lusso per Orsolini. Insomma, Motta, pur avendo perso Barrow e Arnautovic, ha ora ha disposizione un’alternativa per ogni ruolo, guadagnando in termini di profondità e mantenendo molto alta la qualità dei suoi esterni.

La nota stonata per il Bologna è, inevitabilmente, la mancanza di un centravanti di riserva: nei fatti, il sostituto di Arnautovic è già in rosa ed è Joshua Zirkzee che, però, ha alle sue spalle il solo Sydney van Hooijdonk. Il figlio di Pierre, per quanto reduce da una stagione di fuoco con il NAC Breda, è ancora un’incognita troppo grande, motivo per cui è difficile credere che troverà spazio in stagione. Un po' a corto di alternative è anche il reparto difensivo, con giocatori come Bonifazi e De Silvestri a fare da primi cambi.

Organizzazione e mentalità

Al suo primo mercato estivo da allenatore, le indicazioni impartite da Thiago Motta sono evidenti: giocatori bravi a gestire la palla, a muoversi negli spazi, a leggere l’andamento della partita, ad adattarsi a quello stile fluido, ispirato ai principi del gioco di posizione che l’ex Spezia ha espresso in nuce l’anno scorso e che ora può finalmente sviluppare. Il Bologna è una squadra che ha attinto fortemente dai campionati secondari d'Europa: Belgio, Olanda, Svizzera, anche qui in piena coerenza con le mosse di Sartori all'Atalanta, capace di portare a Bergamo tanti titolari da lì - Hateboer e Gosens, per dirne due su tutti.

In campo, il lavoro di Thiago Motta in campo è ormai noto: chi ha visto le partite del Bologna, in particolare quella contro l’Inter, molto probabilmente sarà rimasto colpito dalla fiducia nei propri mezzi mostrata dai rossoblù. Sotto di due gol dopo un quarto d'ora, fuori casa, contro una squadra di altissimo livello, i giocatori del Bologna non si sono disuniti: hanno continuato a produrre occasioni, a sostenere il pressing, a cercare le linee di passaggio, a seguire i loro principi di gioco con la consapevolezza di chi sapeva di poter riprendere il risultato. La serenità e la coscienza dei propri mezzi non è casuale né innata, ma è tipica di quelle squadre che sanno che cosa devono fare in campo. I giocatori del Bologna, in questo senso, sanno di non essere i più forti d'Europa ma sanno bene come muoversi e cosa fare in campo, aderendo alle idee di Thiago Motta anche e soprattutto nei momenti difficili.

Sul lungo periodo, l’organizzazione tattica è senza dubbio l'aspetto che può spingere più in alto il Bologna, non solo perché ha dato ai suoi giocatori la possibilità di fare risultato contro le grandi, ma soprattutto perché garantisce a Thiago Motta la possibilità di non dipendere eccessivamente dal rendimento dei singoli, che può inevitabilmente essere incostante. Certo, il Bologna necessita che i suoi uomini chiave rendano al 100% ma in un contesto così organizzato le qualità del gruppo possono nascondere i limiti dei singoli. Il Bologna, in effetti, è una squadra con un senso di collettività incredibilmente sviluppato e in cui le individualità di esaltano organicamente. Per certi versi, lo dimostra anche la scelta di Motta di nominare sei capitani diversi nelle prime otto giornate di Serie A. Una leadership decentrata, insomma, che favorisce l’individualità, responsabilizza il singolo giocatore e, allo stesso tempo, lo inquadra e lo rende funzionale nel meccanismo collettivo.

La solidità difensiva

Uno dei leitmotiv dei primi sette mesi di Motta sulla panchina del Bologna è stato quello di cercare di dare solidità alla fase difensiva, l’enorme punto debole degli anni di Mihajlović – espressione quasi generosa visto che quel Bologna era stato capace di subire gol per 41 partite di fila. Il lavoro di Motta, in questo senso, ha tardato a portare i suoi frutti, riuscendoci solo con l'inizio della nuova stagione.

Il Bologna oggi è la terza miglior difesa del campionato – dopo Inter e Juve – e in questo si vede anche una fase di pressing molto più consolidata rispetto alla scorsa stagione. La squadra di Motta, infatti, cerca di creare la maggior densità possibile nella zona del portatore di palla avversario; questa impostazione è poi accompagnata dalla pressione uomo su uomo portata nella metà campo avversaria in particolar modo dalle ali e dai tre centrocampisti. Il risultato è che il Bologna pressa in modo asfissiante, appoggiandosi sul dinamismo dei suoi giocatori per rendere l'impianto sostenibile. Statisticamente, questo si traduce in 113 km percorsi a partita, il quarto miglior dato della Serie A, con Ferguson che è secondo tra i giocatori. L'innesto di Remo Freuler è stato determinante per aiutare l'impianto di Motta: lo svizzero assicura copertura ed equilibrio a tutti i movimenti della squadra, sostenendo, con la sua fisicità, davanti la difesa le proiezioni offensive di Ferguson, Aebischer e dei due terzini.

Un pressing portato così alto dev’essere obbligatoriamente accompagnato da una linea difensiva che si posizioni di conseguenza. Diventa così fondamentale il lavoro di Lucumì e Calafiori nel coordinare anticipi e recuperi profondi. Tuttavia, il salto di qualità nel rendimento difensivo è merito, prima di tutto, di Sam Beukema. L’ex AZ Alkmaar è diventato rapidamente il riferimento della difesa di Thiago Motta: primo per minuti giocati, passaggi e tocchi del pallone, Beukema si è dimostrato prezioso nel dettare tempi e movimenti della linea difensiva nonché nella prima costruzione del gioco. La fase difensiva e la gestione delle transizioni si sono quindi trasformate da punto debole ad assoluta certezza per la squadra di Motta.

Radar di Sam Beukema con il Bologna.

Inutile sottolineare quanto sia importante avere una difesa solida nel nostro campionato, ma nel netto miglioramento rispetto alla scorsa stagione il Bologna potrebbe trovare i punti necessari per la “Quota Europa”. Certo, sicuramente c’è ancora da lavorare: la rete subita da Luvumbo nella vittoria interna contro il Cagliari dimostra che il rischio di imbucate alle spalle di una difesa così alta dev’essere gestito meglio, in particolare sulla fascia destra, mentre i gol di Vlahovic e Acerbi rivelano un’incertezza sulle palle alte insolita per una difesa di granatieri come quella rossoblù.

Le potenzialità dell’attacco

Insomma, il Bologna è una squadra che si sta consolidando senza palla ma che, paradossalmente, ha mostrato più difficoltà con essa. Per esempio, fino alla partita di domenica contro il Frosinone, il Bologna aveva raccolto 11.15 xG, l'undicesimo dato della Serie A, segnando appena 8 gol; dei numeri decisamente sotto media per una squadra con ambizioni europee.

I punti cardine delle trame offensive del Bologna sono in fondo gli stessi della sua strategia difensiva: con la sua folle pressione, il Bologna sa forzare transizioni una volta recuperato il pallone, sfruttando la velocità dei suoi esterni per approfittare degli sbilanciamenti avversari. Quando invece il Bologna costruisce tenendo il pallone, i principi di Motta portano tanti giocatori in area: le mezze ali e i terzini entrano nelle zone avanzate, offrendo tagli fondamentali ad aprire spazi per i compagni.

I movimenti, a seconda delle situazioni, di Orsolini e Zirkzee sono decisivi: il primo è lasciato libero di andare in isolamento, attirando su di sé il raddoppio dei difensori; il secondo arretra sulla linea di metà campo per ricevere il pallone e sfruttare la sua tecnica in fase d’impostazione ma allo stesso tempo creando lo spazio per gli inserimenti dei compagni. Sulla destra, l’isolamento di Orsolini può permettere la sovrapposizione del terzino destro, di solito Posch, e l’inserimento della mezz’ala. I movimenti di Zirkzee aprono invece gli spazi per l’avanzata di Ferguson, spesso chiamato ad agire da riferimento offensivo più avanzato, mentre sulla sinistra Karlsson e Ndoye tendono spesso ad accentrarsi, per sfruttare la velocità nelle progressioni palla al piede o per andare a riempire l’area di rigore, con Kristiansen che avanza fino a ricoprire sostanzialmente la posizione di ala sinistra.

Se ciò è applicato in maniera tutto sommato consistente, come si spiega la sterilità dell’attacco? Thiago Motta ha quindi un problema in attacco? Per certi versi sì. Come detto, il principale limite della rosa del Bologna è la mancanza di un’alternativa a Zirkzee, un giocatore di per sé insostituibile ma che per stile di gioco e caratteristiche fisiche avrebbe bisogno di una turnazione più efficiente.

Per il resto, la soluzione ai problemi offensivi del Bologna passa dalla capacità di migliorare la qualità della rifinitura a ridosso della trequarti avversaria, ma soprattutto migliora la precisione e le scelte di tiro. Il Bologna, infatti, nelle prime 8 partite di Serie A ha segnato 8 gol da 130 tiri, il quattordicesimo peggior dato di conversion rate del campionato. Va sottolineato come, anche considerando questi numeri non proprio edificanti, la squadra di Motta ha dei meccanismi offensivi efficaci, che spesso si scontrano con qualche imprecisione nelle ultime scelte o nella finalizzazione – solo Udinese, Empoli e Cagliari hanno un'underperformance peggiore rispetto agli xG prodotti.

Una certa crescita è richiesta soprattutto da quello che è il giocatore più sorprendente di tutto il campionato. Joshua Zirkzee è un attaccante di completezza rara, capace di giocare di suola come di mettersi a fare a sportellate con i centrali avversari, a suo agio da regista, da ala e da prima punta, veloce, tecnico ma anche intelligente e disciplinato tatticamente. Qualche smaliziato potrebbe dire che Zirkzee sia in grado di fare tutto tranne che di fare gol, ma ciò significherebbe non avere in mente che il lavoro dell’olandese non si esaurisce con il semplice compito di essere il riferimento offensivo. Nonostante ciò, i suoi gol sono i primi che il Bologna dovrà trovare per migliorare il suo status.

Grafico xG prodotti e concessi in Serie A.
Il rendimento del Bologna rispetto alle altre squadre. Fonte: Opta/Fbref

Il calendario e gli impegni (degli altri)

Il Bologna, insomma, è una squadra di qualità, con alternative e con dei difetti offensivi che, però, potrebbe anche risolvere con il tempo. Questo può bastare per far fuori una delle otto sorelle e grattare via una qualificazione in Conference League? Difficile dirlo ma la sensazione è che il destino non sia totalmente nelle loro mani e che, al contrario, molto dipenda dal rendimento delle dirette concorrenti.

Se qualcuno dovrà rimanere fuori dalle coppe è realistico che a farlo siano proprio i rossoblu; tuttavia, al netto di grandi sorprese, la squadra di Motta dovrà guardare più avanti che indietro, avendo la consapevolezza di essere la più forte della fascia media ma ancora un passo o due indietro rispetto alla Fiorentina, all'Atalanta o a Roma e Lazio. La speranza per il Bologna, alla fine, è che una di queste squadre viva una qualche sorta di psicodramma o che finisca talmente logorata dagli impegni europei da lasciare spazio in campionato. Ciò che rimane, alla fine, è che il Bologna è una squadra bella, esaltante e che può far sognare i suoi tifosi dopo anni di mediocrità.


  • Classe '99, pugliese come il panzerotto, studia a Bologna e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio, cinema e musica. Ha sul comodino la foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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