Copertina Natan
, 16 Ottobre 2023

Natan è già importante


La crescita del difensore brasiliano è una delle poche buone notizie per il Napoli.

È successo di nuovo. Come timbro a un'estate di trattative arenate, dal sottobosco in cui giacciono i giocatori osservati dallo scouting del Napoli è spuntato fuori un altro difensore peculiare. Persino dopo il post su X che ne ufficializzava l'arrivo in Italia, ai nostri occhi Natan era ancora uno degli estranei che in Game of Thrones giacevano al di là della barriera. Un acquisto oscuro, che dall'altra parte del mondo trascinava con sé più domande che soluzioni sulla visione tecnica e manageriale del club campione in carica.

Anche nel 2022 il Napoli era alle prese con la successione del più grande difensore dei suoi ultimi anni. In quel caso la fortuna sembrava essersi rivelata come una musa: fin dai primi allenamenti Kim Min-jae aveva costruito con Rrahmani la pietra angolare della difesa che qualche mese dopo ha vinto lo Scudetto. L'impatto di Min-jae era stata un'onda d'urto così forte da trascinare i compagni al suo seguito: non parlava italiano, né aveva alcuna esperienza nel calcio europeo di grande livello, ma nessuno contestava il suo carisma tecnico e mentale. Per Spalletti era «un difensore da Champions».

Con Natan le cose non sono andate così bene, e nonostante il respiro grandeur durante la conferenza di presentazione – un'intervista in cui Natan si è presentato parlando un buon italiano, conclusa con un po' di spavalderia che lo aveva portato a dire di non essere spaventato dalle pressioni né dal numero di maglia di Kim – era stato proprio l'allenatore del Napoli, Rudi Garcia, a fare il pompiere. «Natan ha bisogno di tempo, è appena arrivato» aveva detto a fine agosto, «ora è meno timido rispetto all'inizio».

Le giornate passavano e tra una difficoltà e l'altra i tifosi del Napoli avevano finito per riporre l'idea che Natan fosse un buon difensore negli angoli più oscuri della psiche. In campo la squadra era sfilacciata, attanagliata da un'insicurezza a cui non era più abituata, e la fiducia a oltranza che Garcia riponeva in Juan Jesus era preoccupante.

Se non riusciva a entrare neanche nelle rotazioni da turnover, cosa ci si poteva aspettare da Natan? Perché il Napoli non aveva puntato su un difensore più esperto, e soprattutto figlio del calcio europeo? Kim Min-jae era già un ricordo lontano, le sue fotografie durante la festa di inizio maggio scolorite come un vecchio dagherrotipo.

A dire il vero anche in Brasile intorno alla figura di Natan c'era poco entusiasmo. Era la solita storia di umiltà ricoperta dal sacrificio inossidabile ci cui i calciatori professionisti sono imbevuti. A 16 anni Natan era stato molto vicino al ritiro: giocava ancora terzino sinistro e la sua squadra del tempo, la Ponte Preta, lo considerava troppo alto per diventare un ghepardo della fascia. Un anno dopo è entrato nelle giovanili del Flamengo, dove un'attitudine evoluzionistica al gioco ha portato a diventare un centrale.

Nella squadra di Jorge Jesus si era messo in mostra come un difensore ruvido, sempre pronto a sfidare l'attaccante nell'uno contro uno – in quei momenti era come se Natan salisse sul ring, i suoi tackle sembravano inviti all'avversario a indossare i guantoni e a combattere. Le qualità più evidenti di Natan hanno a che fare con il pallone, però: è un difensore mancino che funziona come regista arretrato, uno di quei difensori a cui è raro vedere spazzare via per la paura di sbagliare. All'esordio in Serie A contro il Bologna ha chiuso la partita con il 93% di precisione nei passaggi (56 su 60) e giocato 6 lanci lunghi.

Anche se non è un difensore perfetto nella marcatura in area, a Napoli ha raccolto la pesante eredità di Kim Min-jae in fase di possesso. Le statistiche dicono che Natan gioca 0.92 passaggi progressivi ogni novanta minuti – è nel 21 percentile del nostro campionato – e la sicurezza con cui a volte spezza la linea offrendo un appoggio a Lobotka è fondamentale. Natan ha un mancino pulito: la palla si stacca dal suo piede con secchezza, e il solo fatto che sia un passatore minimale – uno di quei giocatori che provano sempre giocate sicure – ha dato una linfa nuova alla manovra del Napoli.

Quest'anno il Napoli è una squadra che tende ad allungarsi sul campo, in cui il timing della riaggressione non segue un quanto di tempo coordinato. È perciò ancora più importante evitare di cedere il controllo della palla, imperversare nel caos, per poi essere costretti a correre all'indietro e arginare le transizioni. In questo senso possiamo dire che Natan è già importante: gioca sempre sul filo invisibile della concentrazione, facendo cose semplici che cementificano l'autostima del Napoli. Pur con tutti i problemi intravisti nelle sconfitte contro Real Madrid e Fiorentina, non è un caso se gli azzurri sono tornati a essere più dominanti proprio con l'inserimento di Natan negli undici titolari.

Contro il Real Madrid, in particolare, ha fatto un certo effetto vederlo giocare. La partita è arrivata dieci giorni dopo il suo debutto da titolare, eppure Natan l'ha interpretata con una tranquillità veneranda. In campionato avevamo visto un centrale sicuro di sé, attento alle sbavature, concentrato: l'esatto opposto dello stereotipo del brasiliano istintivo e rischioso, joga bonito e distratto in marcatura. Anche nel debutto in Champions Natan è stato attento, e il suo talento è emerso con il passare dei minuti, forse anche perché all'inizio l'ansia lo aveva intorpidito – non va trascurato il fattore emotivo, dopo la partita Natan ha detto: «Devo ringraziare il Napoli perché ha fatto avverare il mio sogno».

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Alla fine Natan ha primeggiato in diverse statistiche. È stato il giocatore con più palloni toccati (70) e più lanci lunghi (4), e infatti il Napoli si è spesso appoggiato a lui per l'uscita bassa del pallone. Quello che però non potevamo aspettarci da Natan era una solidità dirompente nelle chiusure, nelle scivolate truculente con cui si getta a terra per contrastare l'attaccante. Ha effettuato più azioni difensive (10) di tutti gli altri in campo e ha bloccato 5 tiri del Real Madrid.

Natan ha una passione smodata per i salvataggi. Irrigidisce il corpo e piega le braccia dietro la schiena per ergersi a corazza della porta del Napoli, dove quest'anno il rendimento di Meret è piuttosto scoraggiante. Utilizzando questo fondamentale del repertorio, Natan rivela l'escatologia della difesa; compie il destino ultimo, la missione intrinseca del ruolo: evitare al portiere di effettuare una parata, proteggendolo come un cavaliere medievale con il trono del sovrano.

In questo inizio di stagione Natan ha giocato in coppia con Østigård: nessuno dei due ha l'esperienza per guidare il reparto, la loro intesa è egalitaria. Non c'è un leader né tantomeno un difensore più riflessivo dell'altro. Natan e Østigård spezzano la linea, si assumono dei rischi. Non difendono come siamo abituati in Italia: fanno a gomitate con gli attaccanti in area, ma si sentono a loro agio più lontano dalla porta. Un esempio di quanto detto è il gol concesso a Bonaventura in Napoli-Fiorentina, in cui peccano di ingenuità entrambi non coprendo il cuore centrale dell'area.

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Anche in quel caso, però, la prestazione di Natan non è stata banale. Soprattutto nel finale di partita, quando il Napoli si è allungato e Garcia ha schierato quattro attaccanti per provare a recuperare il risultato, Natan ha coperto bene la profondità in campo aperto. Deve migliorare ancora nei duelli aerei – ne vince 1.90 a partita, è solo nel 32 percentile in Serie A – ma finora è stato un difensore centrato: ha 22 anni e il tempo per smussare questi problemi. Guardate con quanta irruenza, e allo stesso tempo pulizia, interviene a 00'18" su Ikoné; oppure la chiusura da difensore lucido, a 00'37" su Nzola.

La sconfitta con la Fiorentina ha depresso il Napoli, buttandolo fuori dalle prime quattro. In tempi di crisi ci si affeziona ai pochi barlumi di salvezza e Natan ha assunto questa dimensione per i tifosi. Pensano al futuro come un'oasi in cui guardare crescere questo difensore enorme, dall'aria truce come i cattivi pronti alla redenzione dei cartoni animati.

È strano pensare alla sua crescita se ci si ricorda di come ha debuttato in prima squadra nel Flamengo. Nel 2020 il Mengão era stata vittima di un cluster di contagi da Covid-19 e l'allenatore, Jorge Jesus, si era ritrovato con 7 indisponibili. Come nell'attimo in cui il Napoli lo ha scelto per sostituire Kim Min-jae, nessuno avrebbe puntato su di lui. E invece a Natan erano bastati pochi spezzoni per convincere il Flamengo a rinnovargli il contratto – in tutto contava 14 presenze –, inserendo una clausola da 70 milioni.

Nei pochi minuti in cui ha esordito in Champions League, a settembre contro il Braga, è entrato ed è subito scivolato in area per intercettare un cross basso. Un intervento che ha causato un infarto ai tifosi del Napoli, già pronti a giudicarlo come un pericolo, uno che è meglio lasciare da parte. Natan ha saputo smentire i pregiudizi su di sé, e ora non è più stupefacente pensare a lui come il difensore titolare del Napoli. Dopo la sosta dovrebbe rientrare anche Rrahmani, il leader della difesa che ha vinto lo Scudetto. Ritroverà il suo spazio? Forse sostituendo Østigård: per il momento è oltraggioso anche solo pensare di tenere fuori dal campo questo Natan.


  • Nato a Giugliano (NA) nel 2000. Appassionato di film, di tennis e delle materie più disparate. Scrive di calcio perché crede nella santità di Diego Maradona. Nel tempo libero studia per diventare ingegnere.

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