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Eden Hazard dribbla Francis Coquelin in Chelsea-Arsenal.
, 13 Ottobre 2023

Eden Hazard dribblava anche i fili d'erba


Abbiamo ripercorso la sua straordinaria carriera.

Per quanto le temperature ancora non lo facciano percepire pienamente, l’autunno è arrivato anche quest’anno. Si percepisce dalle prime foglie secche e dalle giornate più corte, portandosi appresso una malinconia da trasmettere, da accompagnare con il nuovo album di Sufjan Stevens, magari. Non sembra un caso che, proprio in questo lento inizio di stagione, sia arrivata una notizia che porta con sé tanta malinconia calcistica: il ritiro di Eden Hazard. “Devi saperti ascoltare e dire basta al momento giusto. Dopo 16 anni di carriera e oltre 700 partite giocate, ho deciso di chiudere la mia carriera calcistica professionistica. Ho realizzato il mio sogno, giocare e divertirmi sui campi di tutta Europa e mondo”, ha detto.

A 32 anni, il talento belga si è arreso al suo corpo. Un corpo che, proprio sul più bello, ovvero da quando è diventato un giocatore del Real Madrid e sostituto dichiarato di Cristiano Ronaldo, lo ha tradito, vittima di infortuni e una forma ondivaga. Sta proprio qui la malinconia di questa notizia, uno stato d’animo che viene spontaneo affievolire guardando i video della sua massima espressione artistica con il pallone, ovvero il dribbling.

Quel corpo che lo ha tradito, in realtà, era il grande strumento per plasmare la sua arte. Baricentro basso, gambe forti e veloci, ottimo equilibrio, una corporatura non slanciata ma in grado di resistere a contrasti e colpi subiti. Uniamo questo ad una sensibilità con i piedi che pare un dono divino: Hazard ha intelligentemente composto tutte queste sue caratteristiche per diventare un maestro dello sgusciare tra i corpi degli avversari, fino a essere riconosciuto tra i migliori in questa specialità assieme a Messi e Neymar. Paragoni non affatto causali. Nella mente di tutti il dominio che Hazard trasmetteva quando cambiava marcia è lampante. Nessuno ha mai messo in discussione il suo talento cristallino e il divertimento che provava a portarsi in giro pallone e avversari per il campo.

Tra palle nascoste, giochi di gambe, strappi dominanti, tocchi di esterno e interno l’intelligenza calcistica di Hazard è sempre stata viva e tangibile. I suoi dribbling non erano semplici gesta da esteta, colpi di classe fini a sé stessi, ma erano più che mai utili. Giocate d’istinto limpido per agevolare le situazioni in campo; improvvisazioni intelligenti nella visione di gioco e gestione del ritmo, in un contesto ultra-intenso come la Premier League. Tra tutti i colleghi dribblomani, Hazard ha sempre avuto una straordinaria capacità di lettura, tanto vicino alla porta quanto lontano. Non a caso è stato uno dei giocatori con il miglior bagaglio tecnico, assieme al compagno di nazionale Kevin De Bruyne ad adattarsi meglio al campionato inglese. Le sue sgaloppate irriverenti nei confronti degli avversari sono le prime immagini che hanno invaso le nostre timeline dopo l’annuncio del ritiro.

Tra tutte quella più nitida è sicuramente quella contro l’Arsenal il 4 febbraio del 2017.

La nuova generazione di dribblomani ci propone dei freak atletici come maggiori esteti, Leao e Mbappé su tutti. Hazard al suo prime non emanava la stessa potenza fisica; eppure, a vedere questo gol dove si fa rincorrere dai giocatori in maglia rossa, dà un’idea di dominio troppo superiore, come se giocasse a un altro sport. Riceve il pallone nel cerchio di centrocampo e al secondo tocco della sfera ha già saltato Koscielny come fosse un bambino a cui prendi il naso. Dopo è la volta di Coquelin, l’avversario più preparato a fare il lavoro sporco pur di fermarlo. Eden accetta lo scontro fisico e fa leva sul suo baricentro basso per mettere il corpo dell’avversario dove vuole lui. Coquelin sembra incapace di prendere la posizione ideale per quanto meno trattenerlo, se vuole prendergli il fianco destro Hazard lo manda sul sinistro.

Appena il francese prova a trattenerlo, Hazard lavora di spalla per mandarlo fuori equilibrio. Non è un colpo forte, ma preciso per tempismo e intensità da fargli fare un giro su stesso e solo dopo cadere a terra. Resistito a questo contrasto sembra tutto già scritto, i difensori dell’Arsenal sembrano completamente in balia della danza di Hazard tra i loro corpi. Koscielny, memore di essere stato al bar con una finta poco prima, è intimorito e il suo stato d’animo si riflette sulla posizione che assume per contrastarlo. Così, al belga basta un ulteriore finta di corpo, appena entrato in area, per segnare, circondato dagli avversari che avevano seguito la sua corsa per tutta la metà campo.

Questo era Hazard nel suo momento migliore, che riusciva a rompere le righe anche in un sistema dall'ordine marziale come era il Chelsea di Conte. “Mi piace giocare da numero 10, penso di avere più libertà in quel ruolo, ma non so se posso giocare in quella posizione anche al Chelsea, dovete chiedere al manager” diceva nel 2016 al Times. La sua follia tecnica è stata pressoché inarrestabile lungo tutta la sua carriera, almeno finché il fisico glielo ha permesso. Hazard è stato questo anche nei suoi primi anni, in cui il suo fisico era ancora leggero ma il suo stile già evidente:

In questa situazione, sembra avere chiaro il percorso per passare tra quattro difensori del Saint Etienne e un suo compagno appena prende il pallone. Nel momento in cui sembra incastrato in un vicolo cieco, gli bastano 3 tocchi rapidissimi per crearsi un corridoio che prima sembrava inesistente e concludere a rete con un tocco di esterno che incornicia definitivamente l’eccezionalità della sua rete. Questo gol è un ottimo esempio dell’intero bagaglio tecnico che ha sempre avuto a disposizione Hazard: una sensibilità eccelsa che gli ha permesso di eludere, con i suoi tocchi d’interno e di esterno, i suoi avversari come fossero bambini, unito alla rapidità di esecuzione nelle finte e controfinte, eseguite in pochi centesimi di secondo.

Il suo percorso, poi, lo ha fatto crescere da estroso ragazzino del Lille di Rudi Garcia a miglior giocatore della Premier League, capace di attraversare i corpi dei suoi avversari come fosse capace di smaterializzarsi.

I suoi fianchi danzanti confondevano i difensori mentre la palla si attaccava al suo piede, senza perdere il controllo nel corpo e la concentrazione in testa, riuscendo ad esaltarsi anche nella finalizzazione. Hazard ha segnato 110 gol con la maglia del Chelsea in 352 partite, diventando un eroe a Stamford Bridge. Eppure, forse è stato con la nazionale che la sua aura di fuoriclasse si è materializzata come un'intercessione divina.

In nazionale, Hazard ha giocato 126 partite segnando 33 gol: il talento più esuberante della golden generation, al secondo posto della classifica marcatori alle spalle di Lukaku. È con la maglia del suo paese che Eden ha giocato la prestazione che lo ha fatto entrare nella storia dei grandi giocatori, quelli in grado di scegliere il palcoscenico ideale dove esaltarsi. Nel suo caso è stato il quarto di finale contro il Brasile nel Mondiale 2018, in Russia:

Quella partita è il massimo nella storia calcistica belga, raggiungere il penultimo atto di un Mondiale, battendo il Brasile di Neymar. Hazard ha proprio scelto quel momento per elevarsi, umiliando gli avversari senza mancare un dribbling su nove. Una partita in cui ha sapientemente umiliato gli avversari, senza essere strafottente ma solo più il più ispirato e concentrato in campo, forse anche il più forte, sia sulla sua amata fascia sinistra che al centro dell'attacco belga. Questa prestazione ha elevato la sua arte nel dribbling. Oltre alle maglie gialle degli avversari, in grado di fermarlo solo usando le cattive maniere, Hazard sembra dribblare anche i fili d’erba.

E pensare che nella semifinale contro la Francia si era addirittura superato, completandone ben 11 di dribbling. Una prestazione da ricordare, inquinata dalla sconfitta per 1-0. "Sono rimasto deluso, meritavamo di più, la Francia ha sempre giocato allo stesso modo: difendendo, ma ha funzionato. Preferisco perdere con questo Belgio che vincere con questa Francia”, aveva commentato deluso dopo la partita, probabilmente pizzicato dai falli sistematici subiti.

https://www.youtube.com/watch?v=tLudJlTxZdk

Recuperare quella partita, oltre ai favolosi highlights con il Chelsea, non fa che aumentare questa sensazione malinconica che il suo ritiro può portare. Le sue giocate una cornice perfetta per descrivere la sua carriera: un talento generazionale che potevi fermare solo con falli e a volte neanche con quelli. I calci presi durante la sua carriera oggi ci sembrano chiaramente il motivo per cui Hazard ha smesso a 32 anni, con un potenziale totalmente inespresso al Real Madrid. A questo punto è quasi simbolico che a finire la sua carriera sia stata, di fatto, un'entrata di un suo connazionale, Meunier, sulla caviglia già operata qualche anno prima.

Allora non lo potevamo sapere, ma forse è lì che Hazard ha smesso di essere calciatore determinante; al Real Madrid ha giocato 76 partite spalmate in 4 stagioni, diventando spesso lo zimbello nell’ambiente madrileno, sempre esigente da un punto di vista mediatico e di spogliatoio. Con un corpo più debole e un entusiasmo prosciugato, si è spinto fino al Mondiale 2022, la sua ultima presenza con la nazionale, abbandonata dopo l’eliminazione già ai gironi. 10 mesi dopo Hazard ha deciso che quella con il Belgio deve essere la sua ultima immagine nitida, non quella depressa e derisa con il Real Madrid che ha portato qualcuno a titolare “Talento tradito dalla cioccolata” un articolo dove si annunciava il suo ritiro. Aveva spinto il suo corpo per due anni in modo di arrivare in Qatar nella vana speransa di restituirsi - e restituirci - il suo antico splendore.

“Sono riuscito a realizzare il mio sogno, ho giocato e divertito su tanti campi in giro per il mondo”. A lui è bastato questo, aldilà di tutti i trofei con il Chelsea, della Champions League vinta da spettatore a Madrid, di tutti i premi e di quel tentativo, forse anche riuscito, di essere il primo dopo Messi e Ronaldo. Hazard voleva divertire. Ci è riuscito, al punto però da farci domandare cosa sarebbe stato con qualche fallo in meno subito o con una trattativa diversa da quella che lo ha portato a Madrid. Eden ci fa questo effetto purtroppo, amplifica la malinconia autunnale, che ci ricorda delle cose che finiscono, spesso non come vorremmo e ci insegna che bisogna accettarle e gioire di quello che abbiamo visto o ricevuto.

Nel suo ritiro c’è anche un insegnamento: sapersi ascoltare. Lui ha ascoltato il suo corpo, che gli ha chiesto di dire basta, di non impelagarsi nel dimostrare qualcosa da qualche altra parte del mondo per racimolare gli ultimi guadagni o eventuali fortune della sua carriera. Il suo ultimo dribbling, che ce lo sta facendo ricordare con dispiacere, ma anche con tanto calore.


  • Classe ’91, è nato a Milano e cresciuto a Torino. È il tipo di persona affascinato da tante cose culturali, forse troppe e guarda caso non sa mai scegliere la preferita. Ama sparire e riapparire tra le luci stroboscopiche e i suoni elettronici dei club. Si crogiola nel ridere e far ridere agli spettacoli di stand up, e resta sempre sorpreso dell’emozione che può regalare un uomo che calcia un pallone. Scrive di sport su Ultimo Uomo, Sportellate e qua e là. Conduce un podcast sul calcio inglese, Britannia. Scrive anche di musica, cinema e tanto altro. Collabora con Seeyousound International Film Festival.

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