, 13 Ottobre 2023

Considerazioni sparse post addio di Mazzanti all'Italvolley Femminile


Dopo l’ultima turbolenta estate e con un'Olimpiade da conquistare, l'Italvolley femminile si separa dal suo CT.

E alla fine, tanto tuonò che piovve. Davide Mazzanti non è più il CT della nazionale italiana di pallavolo femminile. In una nota ufficiale, la Federvolley ha annunciato l’interruzione del rapporto di lavoro con il tecnico marchigiano, che, si legge, ieri ha tenuto un “appassionato intervento ripercorrendo il suo mandato, in un clima di commozione generale”, seguito da “un sincero e caloroso applauso da parte del Consiglio Federale”. Dopo un'estate, per usare un eufemismo, turbolenta, la storia di Mazzanti con l’Italvolley finisce nell’unico modo possibile e, per quanto sicuramente gli applausi del consiglio federale fossero accorati, la situazione richiama invece alla massima attenzione: a otto mesi dall’Olimpiade, senza aver la certezza di arrivarci, la panchina dell’Italvolley femminile è vacante.

Cominciamo dalla fine, l’ultima estate. E più precisamente, dai risultati dell’ultima estate. La nazionale si giocava, di fatto, tre competizioni: VNL, Europeo e Pre-Olimpico: in tutte e tre le competizioni, gli obiettivi minimi non sono stati raggiunti, specialmente all’Europeo dove si è rimasti addirittura fuori dal podio e al Pre-Olimpico dove, in un clima da polveriera, non ci si è qualificati per Parigi. I risultati dell’estate pre-olimpica sono dunque decisamente deludenti, ma sono frutto del modo a cui si è arrivati a queste competizioni: nello stilare le convocazioni, Mazzanti lasciò fuori, a sorpresa,numerose big (su tutte De Gennaro, ma pure Bosetti, Chirichella, Folie). A posteriori lo spiegò dicendo che “sarebbe stato l’unico modo per tenere la squadra in mano”, ammettendo, de facto, di averne perso almeno parzialmente il timone. Nell’Europeo c’era ancora Paola Egonu, ma siccome ci accusano di darle troppo spazio, ne parliamo poco: dopo aver passato in panchina la maggior parte del tempo della rassegna continentale, nel pre-olimpico ha “concordato” di non esserci. Come lei, anche Alessia Orro, ufficialmente infortunata. Insomma, convocazioni che hanno suscitato scalpore, ma che se avessero portato risultati brillanti non sarebbero state discutibili: come sempre, “c’è a chi piace il ghiacciolo alla menta, a chi al limone, ma solo chi vince ha ragione”, e questa Italvolley “alternativa” ha ottenuto risultati non all’altezza: in un clima da resa dei conti, anche le qualificazioni Olimpiche sono finite come peggio non si poteva, segnando il destino dell’ormai ex CT.

Mazzanti, prima dell’ultima estate, aveva ottenuto risultati eccellenti, e questo va detto a scanso di equivoci. Nella sua gestione, dal 2017, l’Italvolley femminile ha vissuto anni di splendore e successi: dopo l’immediato argento al World Grand Prix (2017), ha vinto gli Europei del 2021 e la VNL del 2022, ed ha conquistato altre due medaglie mondiali (argento 2018, bronzo 2022) ed un’altra europea (bronzo 2019). Un palmares francamente ricchissimo, macchiato solo dall’eliminazione alle Olimpiadi di Tokyo che, con il senno di poi, sono forse il momento da cui la debacle è cominciata. Sarebbe tuttavia ingeneroso non tributare a Mazzanti ciò che è di Mazzanti: perché probabilmente è stato il tecnico che ha portato la nazionale azzurra al periodo più lungo e duraturo di successi, e perché soprattutto nella sua prima fase è riuscito a far sbocciare il talento di numerose atlete, dando una spinta propulsiva all’intero movimento. Che la spinta si esaurisca, nei cicli sportivi, è piuttosto naturale: i tempi ed i modi, quelli spesso si sbagliano, ma sarebbe sbagliato concentrarci oggi su quelli prima che su tutto ciò che la nazionale ha vissuto e vinto negli ultimi 6 anni.

E adesso? Adesso, prima di tutto, bisognerà nominare un nuovo CT. Anche qui, troppo è stato già detto e fatto fuoriuscire, il che non è rispettoso né dei candidati alla successione di Mazzanti né di Mazzanti stesso, che era sì in procinto di lasciare ma che di fatto ha lasciato solo ieri. E’ stato francamente inelegante leggere di ipotesi varie, di offerte a tecnici stranieri (Terzic su tutti), di nomi dati in pasto alla stampa senza chiederne l’autorizzazione, come è avvenuto con Julio Velasco, ad oggi il candidato principale ad assumere le redini della tribolata spedizione azzurra. Per questo, in questo casting preferiamo non addentrarci, anche ora che il posto è vacante. Guardando ai fatti, l’Italia può ancora qualificarsi per Parigi: deve farlo vincendo una manciata di abbordabili match alla prossima VNL, garantendosi così un ranking sufficiente. Non c’è molto tempo da perdere, sotto a chi tocca, questa è l’unica cosa che, ad oggi, conta.

Ad 8 mesi da Parigi non siamo qualificati, siamo senza un tecnico ed usciamo da una delle peggiori tempeste della storia del volley italiano. E allora, perché esser ottimisti? Prima di tutto, perché la porta del Ranking FIVB ci dà ancora una enorme opportunità. E poi perché il campo ha detto due cose: la prima è che, pur senza le migliori, siamo vicini alle prime; e questo perché, secondo, abbiamo introdotto (anche grazie alle intuizioni dell’ex CT) nella lista azzurra numerosi profili di prospettiva. In fin dei conti, abbiamo trovato ottime risposte dalle “nuove” Antropova, Lubian, Nwakalor e Fersino, abbiamo conferme importanti da alcune big come Pietrini, Sylla e Danesi, possiamo recuperare le infortunate dell’ultimo pre-olimpico Orro e Fahr. Sulle escluse la sensazione è che l’elemento di frattura possa ricomporsi con l’addio di Mazzanti: dipenderà dal nuovo ct, ma De Gennaro, Bosetti, Chirichella ed Egonu sono convocabili, come ha riferito il presidente federale, Manfredi. Insomma, il punto è qualificarsi all’Olimpiade: perché se questo avvenisse, dopo tutta questa bufera, a Parigi abbiamo una squadra di primo livello, che potrebbe far risorgere il sole e puntare, senza mezzi termini, alla medaglia.


  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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