Max Verstappen viene festeggiato dai suoi meccanici dopo la vittoria del terzo titolo mondiale in Qatar.
, 11 Ottobre 2023

Siamo nell'era di Max Verstappen


L'olandese della Red Bull ha vinto, dominando, il suo terzo titolo mondiale consecutivo.

Pochi metri dopo il semaforo verde Lewis Hamilton cerca di guadagnare la prima posizione con una manovra azzardata. Per un attimo l’audacia sembra premiata, ma lo spazio attorno alla sua monoposto improvvisamente si restringe come una gola rimasta tutt’a un tratto senza fiato. Hamilton volge lo sguardo alla propria destra, legge lo sponsor sulla fiancata della vettura accanto, guarda due volte, vuole essere sicuro di non aver fissato gli occhi sullo specchietto retrovisore: “PETRONAS”. È l’auto del suo compagno di squadra, stanno per finire entrambi fuori pista dopo essersi incrociati le traiettorie. A trarne vantaggio sarà Max Verstappen, che vincerà la gara.

Che si racconti della prima vittoria in Formula Uno di Max Verstappen, a Barcellona nel 2016 a soli 18 anni, o della passerella di domenica scorsa in Qatar, quando a 26 anni ha celebrato il suo terzo titolo mondiale vinto la sera prima nella Sprint Race, l’intro è il medesimo. Due immagini così facili da sovrapporre eppure così lontane, la prima e l’ultima pagina di un romanzo di formazione che si riflettono una nell’altra mentre lo leggiamo piegandolo con forza tra le nostre mani. Il giovane ribelle olandese a cui tutto era permesso in virtù di un talento che, si diceva, avrebbe infiammato il Circus della Formula Uno, ora non esiste più. L’ultima pagina si è consumata tra la sabbia e il caldo impossibile del circuito di Lusail. Max Verstappen ora siede al fianco di Senna, Lauda, Stewart, Brabham e Piquet, come gli ha ricordato il suo Team Principal Christian Horner subito dopo la gara.

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Max Verstappen ha vinto con sei gare d’anticipo un Mondiale mai veramente in discussione. Dopo la prima gara, George Russell aveva dichiarato che le Red Bull le avrebbero vinte tutte, tratteggiando uno scenario che non si è discostato poi molto dalla realtà, se non per la parentesi di Sainz a Singapore. Considerata quindi l’assenza di scuderie rivali nella lotta al vertice, le residue speranze dei tifosi di vedere un mondiale combattuto, magari con un duello fratricida come furono quelli tra Hamilton e Rosberg, si sono poggiate sulle deboli spalle di Sergio Perez.

Un’illusione, a dire il vero, alimentata dallo stesso pilota messicano, che a inizio anno aveva ribadito di voler lottare per il Mondiale, dopo aver aiutato Verstappen a vincere gli ultimi due. Ma le gerarchie in casa Red Bull sono chiare come forse in nessun'altra scuderia in questo momento, e a Verstappen sono bastate cinque gare per staccare la spina a qualsiasi afflato vitale del compagno.

In particolare è stato il Gp di Miami ad aprire una ferita tutt’ora non rimarginata nell’animo di Sergio Perez. Partito nono, con Perez in pole position, Verstappen è riuscito in pochi giri a raggiungere, sopravanzare e staccare il compagno, strappandogli di mano la vittoria con una facilità disarmante. Da lì in poi Perez ha perso progressivamente la bussola, con un solo podio nelle successive cinque gare e cinque soli punti raccolti nelle ultime tre, dopo un piccolo intermezzo estivo in cui era riuscito a stabilirsi tra i primi quattro. Nello stesso periodo Max Verstappen ha sparso in giro per il mondo il nuovo record di vittorie consecutive in Formula Uno, dieci, da Miami fino a Monza, conquistando virtualmente il titolo mondiale, sigillato ufficialmente questo weekend.

Max Verstappen fa il numero 10 con le mani per festeggiare la decima vittoria consecutiva.
(Foto: Ben Stansall / AFP via Getty Images)

In assenza di rivali per la conquista del titolo, a rendere interessante questo Mondiale ci ha pensato lo stesso Verstappen, regalandoci l’ultima tappa evolutiva di un percorso iniziato nel 2015, non senza difficoltà. Arrivato in Formula Uno tra lo stupore generale a soli diciassette anni con un viso ancora acerbo e segnato dall’acne, i primi mesi di Verstappen nel Circus sono stati caratterizzati da numerosi incidenti e uno stile di guida irriverente stigmatizzato da molti addetti ai lavori, i quali ripetutamente si sono lamentati con la FIA per un atteggiamento a loro parere troppo permissivo nei confronti della giovane promessa olandese. Il più famoso tra i suoi incidenti rimane sicuramente quello di Montecarlo 2015, quando programmando un sorpasso decisamente ottimista in curva uno, finì per centrare in pieno il posteriore della monoposto di Grosjean, terminando la gara contro le protezioni al centro della curva. L’anno seguente, la prima vittoria in Formula Uno alla prima gara con la Red Bull e la grande rimonta in Brasile sul bagnato, furono i primi segnali di un pilota che poco a poco stava riuscendo a smussare gli angoli più ruvidi del proprio talento.

In un video celebrativo caricato in questi giorni sul sito della Formula Uno, Christian Horner ha parlato in questi termini dell’evoluzione di Verstappen: “Doveva imparare a domare il suo straordinario talento, e non c’è miglior insegnante dell’esperienza. Talvolta era troppo impaziente, troppo desideroso di battere gli altri ed essere il migliore. Velocità e coraggio ci sono sempre stati, ma ora ha le abilità, la precisione e il tempismo.”

Vincere il mondiale però non è sempre stato così semplice, non sempre ha esercitato un dominio incontrastato come quest’anno. La misura della fatica attraverso cui è dovuto passare Verstappen per vincere il suo primo titolo ce la può dare il confronto tra i due team radio celebrativi: quello di quest’anno, in cui sembra già rivolgersi alla stampa, ringraziando con tono pacato il team e tutti i collaboratori per avergli dato la possibilità di guidare una macchina straordinaria, e quello del 2021, privato di ogni filtro, in cui semplicemente urla più e più volte “Oh mio Dio”.

La Formula Uno è uno sport oligarchico, da tempo ormai pochi piloti monopolizzano le vittorie per diversi anni. Per aprire la sua era, anche Verstappen è dovuto passare attraverso l’uccisione violenta del proprio predecessore, in un campionato, quello del 2021, tra i più belli e controversi di sempre.

Da quando è finito in ospedale a Silverstone dopo un contatto con Lewis Hamilton, Verstappen ha vissuto la seconda metà del campionato in un connubio esplosivo di ferocia ed efficacia regalandoci gare spettacolari, Monza, Jeddah e Abu Dhabi su tutte, in cui il pilota olandese dagli zigomi larghi e taglienti, la fronte bassa e l’espressione dura ed ermetica ha camminato, sporgendosi talvolta da un lato, talvolta dall’altro, sul confine dell’aggressività, lottando ad armi pari con un sette volte campione del mondo come Lewis Hamilton, fino a riuscire a mettersi di traverso tra l’inglese e l’ottavo titolo mondiale.

Dopo quel primo, travagliato, titolo, Verstappen ha progressivamente aperto un burrone tra sé e la concorrenza. Forte di aver raggiunto l’obiettivo di una vita e di un nuovo progetto di vettura cucito ad arte da Adrian Newey sulle sue abilità, l’olandese nel 2022 ha guadagnato una serenità nuova, riuscendo ad affrontare con tranquillità gli imprevisti della prima parte di stagione, per poi recuperare nella seconda.

Max Verstappen in curva a Montecarlo
Max Verstappen in curva a Montercarlo (Foto via Twitter)

Nel 2023 l’era di Max Verstappen si è definitivamente aperta, il pilota olandese non ha nemmeno avuto bisogno di indossare l’abito aggressivo anzi, si è trovato costretto a cercare stimoli nella sfida contro se stesso e i nuovi record da stabilire, come quando negli ultimi giri del Gran Premio del Qatar è rientrato ai box per cambiare le gomme e cercare il giro veloce nonostante avesse già vinto sia il Mondiale che la gara. Inevitabilmente ora lo sguardo si rivolge al futuro, quanti Mondiali potrà vincere è una domanda alla quale nessuno vuole rispondere, perché Verstappen è legato a Red Bull fino al 2028, e il prossimo cambio di regolamento lo avremo solo nel 2026.

L’unico raggio di speranza, forse, nelle ultime uscite ce lo ha regalato un giovane australiano alla guida della McLaren. Oscar Piastri, vincitore della Sprint in Qatar, è l’unico che nel 2023 abbia costretto il muretto Red Bull a chiedere a Verstappen di alzare il ritmo in pista, e la scuderia di Woking nella seconda metà dell’anno sembra aver imboccato la giusta direzione negli sviluppi, riuscendo piano piano a scalare la classifica e presentarsi come seconda forza in griglia per questo finale di stagione. La speranza è pur sempre l’ultima a morire.


  • Classe ’93. Nato a Padova. Laureato in Filosofia. Una volta riconosciute le dubbie qualità tecniche nel calcio, ha deciso che sarebbe stato meglio mettersi dietro un pc a scrivere. Calcio e motori il primo amore a cui poi si è aggiunto il tennis.

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