
Il Nizza anestetizza
Il martirio del Metz e il calcio antidolorifico del Nizza di Farioli.
"Erasmus" è la rubrica del lunedì in cui vi raccontiamo una partita interessante dal weekend di calcio internazionale. Per l'8° giornata di Ligue 1 abbiamo viaggiato insieme a Metz-Nizza. Potete recuperare gli episodi precedenti qui.
Symphorien d'Autun non è una composizione di Debussy o un piatto del menu degustazione di Paul Bocuse ma il nome del figlio di un nobile, Faustus, e sua moglie Augusta. I genitori sono tra i pochissimi cristiani della cittadina pagana della Gallia, anticamente chiamata Augustodunum, "Forte di Augusto". Nel 150 d.C. le divinità più venerate in città sono Apollo, Diana e Cibele e, in occasione di una processione in onore di quest'ultima, Symphorien commette un errore che gli sarà fatale: osa pronunciare frasi di scherno all'indirizzo della divinità, simbolo ambivalente della forza della Natura, fornendo un pretesto perfetto per l'arresto e la condanna a morte, specialmente nel clima persecutorio dell'Impero sotto Marco Aurelio. Decapitato nei pressi dell'attuale Porte Saint-André, il suo martirio è stato subito esempio di fedeltà alla causa cristiana al punto di essere santificato come Saint Symphorien (San Sinforiano, in italiano) dalle neonate istituzioni ecclesiastiche.
Nei secoli successivi, il culto non si limita alla sua regione, la Borgogna, ma i Merovingi iniziano a esportarlo in tutti i territori allora controllati, compresa la regione della Mosella. È proprio in riva Mosella, su un'isola a pochi chilometri da uno dei principali centri urbani della zona - Metz - che nel 609 alcuni monaci edificano su ordine del vescovo un'abbazia in onore di Saint Symphorien. L'abbazia resisterà sino al 1565 quando, in seguito alla sua distruzione, si decide di ricostruirne un'altra nel centro della città.
L'isola ormai ha preso il nome dell'abbazia e, anche in seguito al suo abbandono, mantiene il nome del santo. Rimarrà disabitata e inutilizzata per oltre secoli e solo nel 1923 vi viene costruito un nuovo edificio, meno sacro rispetto al precedente: uno stadio di calcio, pensato inizialmente per la sezione calcistica di una polisportiva ma che, nel giro di 9 anni, diverrà casa esclusiva del distaccamento della sezione stessa dalla Cercle Athlétique Messin. Dal 1932, nonostante l'allagamento a opera delle armate tedesche nella Seconda Guerra Mondiale, lo Stade Saint-Symphorien e il Football Club Metz sono in simbiosi, tra di loro e con un'isola che ha assunto e trasmesso il suo nome nel tempo.
Il club granata cónsul petto è tornato in Ligue 1 dopo una sola annata di Ligue 2 soprattutto grazie alle evoluzioni di Georges Mikautadze, punta georgiana ventiduenne da 23 gol in una stagione. Il 30 di agosto però, dopo 2 gol nelle sfavillanti prime 3 gare in Ligue 1 della sua carriera, Les Grenats hanno ceduto alle lusinghe milionarie dell'Ajax e si sono privati dell'ennesimo talento fiorito in riva alla Mosella. Se esiste una società in grado di coltivare talento come su un'isola felice, quella è il Metz: limitandosi all'ultimo decennio, i nomi di Mané, Koulibaly, Cornet e della trilogia dei Sarr (Bouna, Ismaïla e Pape Matar) dovrebbero essere sufficienti indizi per spingere a seguire la squadra allenata da Ladislau László Bölöni.

Arsenal, Bayern e Bayer Leverkusen, Barcellona. L'elenco delle squadre imbattute nel gotha dei campionati europei è quasi completo. Manca soltanto un nome all'appello, una squadra di cui si è parlato in Italia nelle ultime settimane più per la biografia del suo allenatore - sulla buona strada per diventare il prossimo parafulmine delle mire conservatrici del calcio nostrano - e di altre vicende che nulla a che fare hanno col campo né con le prestazioni di un ventiduenne francese di origini congolesi.
Dopo anni di investimenti, il Nizza sembra finalmente aver trovato l'uomo giusto e la proposta di gioco ideale per convertire lo spettacolo in risultati di cui si era visto soltanto il potenziale. Una serie di nomi assai intriganti, tra talenti in fase di deflagrazione e profili a cui sembra si debba soltanto spolverare via un leggero strato di ruggine perché tornino a brillare come qualche stagione fa. A soli 34 anni di età, Francesco Farioli è l'unico allenatore italiano a non aver ancora perso nel 2023/2024 tra Serie A, Bundesliga, Premier League, Liga e, appunto Ligue 1.

Non si è mai visto un allenatore come lui, che a quell'età ha già alle spalle un paio di esoneri in Turchia e una licenza UEFA Pro ottenuta a Coverciano soltanto dopo dodici stagioni in panchina tra Serie D, Serie A, Turchia, Qatar e ora Francia. Preparatore dei portieri di De Zerbi a Benevento e Sassuolo, dalle prime azioni di gioco il suo Nizza non sembra una copia carbone dell'impianto dezerbiano e il numero 1 polacco Bułka non è ancora un estremo difensore illuminato in costruzione. Nei primi 3', sino alla traversa scheggiata da Thuram su un cross sbilenco, la fase di possesso dei Les Aiglons ricalca una forma ibrida tra i principi sarriani del 4-3-3 e l'evoluzione delle funzioni del terzino sdoganata da Guardiola anni fa.
Ndayishimiye si abbassa tra i centrali difensivi per garantire visione e superiorità numerica in uscita; Bard si accentra e si trasforma da terzino sinistro a mezzala per fornire un ulteriore appoggio; Moffi, certamente non una prima punta associativa, si adatta a venire incontro per fare da sponda e liberare spazio alle spalle per i tagli in profondità di un altro centravanti prestato ad altre zone di campo, stavolta più decentrate sulla destra, come Laborde; il movimento magnetico di Ndayishimiye verso Todibo è pensato per trovare il cambio gioco dai piedi del mediano di Bujumbura o servire, grazie al passing game dell'ex Barcellona, una delle due mezzali nello spazio liberato dalla pressione di Lamine.


Che il Nizza possa sviluppare a sinistra e finalizzare a destra è lapalissiano, che il sistema difensivo avversario sappia adeguarsi è un altro paio di maniche. Il 4-2-3-1 del Metz non è certamente una squadra votata all'attacco, affidandosi unicamente alla frequenza di passo e di tocco di Jallow per risalire il campo e creare (pochissimo) di conseguenza, ma, in linea con l'animo granata, è una formazione costruita su una notevole capacità di difendere gli spazi.
Se Boga viene trovato da un cambio di gioco in diagonale in isolamento, oltre a Koffi c'è sempre un altro uomo a negare il centro all'ex Sassuolo e Atalanta; quando la sfera è ancora in possesso dei centrali del Nizza e il Metz si può permettere un'aggressione leggermente più alta, i Grenats si ridisegnano con un 3-1-4-2 estremamente compatto e stretto, costringendo il Nizza ad aggirare l'avversario anziché penetrare al centro, affidandosi all'intelligenza di capitan Udol.
Se dopo una decina di minuti il possesso palla del Nizza sfiora l'80%, con buona pace di chi lo ritene un valore fine a sé stesso, è perché il Metz è consapevole di essere inferiore e di poter essere pericoloso soltanto grazie agli anticipi secchi sul primo passaggio taglialinee verso Moffi, agli strappi che vanificano la riaggressione di Le Gym e con le conduzioni di Papa Diallo.
Quello che si fatica a comprendere e a far comprendere, tuttavia, è che attaccare in maniera ordinata porta a difendere allo stesso modo. Se si opta per un determinato passaggio o movimento, si agisce anziché reagire, si comanda anziché dipendere. Il Nizza è la seconda squadra che rischia di subire meno gol in Ligue 1 ed è l'unica nei maggiori campionati ad aver mantenuto sinora la porta inviolata nella metà delle partite disputate. Attaccare bene per difendere meglio e attaccare meglio ancora e così via. Dimostrazione plastica è l'azione del vantaggio, dove la conclusione è l'ultima cosa da apprezzare.
Ogni minima crepa nella costruzione del Nizza è provocata, lungo la Mosella, dai due vertici dell'edificio. Se Nicholas Dehon, preparatore dei portieri, ha indicato di attingere al mercato degli svincolati per firmare Salvatore Sirigu significa che la partenza di Schmeichel non sia stata adeguatamente assorbita da Bułka, molto più a suo agio se dovesse esclusivamente parare e non dettare i tempi dell'uscita.
Quando il primo tempo si chiude con 0.04 xG concessi agli avversari e oltre il 70% di possesso, il solo gol di scarto non è dovuto tanto alla sterilità della manovra ma, molto più banalmente e crudelmente, da una giornata negativa dei riferimenti avanzati: Moffi, se dovesse solamente attaccare fronte alla porta in profondità, metterebbe in difficoltà anche i migliori centrali d'Europa, ma spalle alla porta è ancora preda di Fali Candé e Ismaël Traoré, non certamente Thiago Silva e Sergio Ramos a cavallo degli anni Dieci. Come non trasformare in un supplizio, allora, una partita in uno stadio dedicato a un martire, dove ogni attacco del Metz è costituzionalmente impedito dall'imperium di Dante?
Come inventare nuovi stimoli estetici in una partita dall'esito oggettivamente deciso dopo un quarto d'ora scarso?
Khéphren Thuram, ammonito nella prima frazione, viene lasciato negli spogliatoi da mister Farioli. Al suo posto non entra una mezzala dal medesimo impatto fisico e atletico, ma un ulteriore regista come Sanson. Con Thuram il Nizza reprime, con Sanson il Nizza anestetizza. Il secondo tempo del Saint-Symphorien vede un'alternanza maggiore in prima costruzione dei nizzardi, non vincolati al riposizionamento di Bard ma dotati di un palleggiatore in più, in grado di sfruttare il terzino di Écully anche per le coperture preventive.


La fortuna del Metz è che il Nizza non vuole forzare e, nei pochi momenti in cui non può esimersi dal farlo, Terrem Moffi è l'inconscio autosabotatore nella mente di ogni squadra che vanifica ogni occasione, messo pure fuori gioco come un dannato dantesco da uno scontro ginocchio-gluteo con l'ossuta rotula di N'Duquidi.
Fino al 93' il Metz tira solo 2 volte verso Bułka. L'ingresso di Van Den Kerkhof - il cui duello in velocità con Perraud è l'unico reale motivo di apprensione per Farioli - e del migliore amico di Kulusevski aggiunge relativo interesse al finale di partita.
Al 93', finalmente, ecco il terzo tiro in porta: di gran lunga il più pericoloso della gara. Il piede è il sinistro di Candé, di professione difensore centrale. La distanza è 30 metri, centimetro più centimetro meno. Il tuffo del portiere polacco è scenico, ben più del necessario. Poco dopo, l'arbitro Jérôme Brisard fischia la fine. Il Saint-Symphorien applaude comunque, conscio che su quell'isola si sono vissuti momenti ben peggiori di una partita in cui la squadra di casa è stata competitiva solo in apparenza. Una partita con una dose di morfina iniettata da Nizza. Anestetizzata.
Extra Time
(Tutto quello che non si è visto ma che non è passato inosservato)


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