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, 7 Ottobre 2023

Considerazioni sparse post Inter-Bologna (2-2)


L’Inter gioca una partita speculare a quella giocata contro il Benfica mentre il Bologna ottiene un punto che conferma le sue ambizioni.


- In un match che da due anni a questa parte si è caricato sempre di più di tensione e valore simbolico, l’Inter e il Bologna si dividono la posta in palio dopo una partita intensa, fisica ma molto meno avvincente di quanto potrebbe far pensare il risultato finale, visto anche il carattere occasionale dei quattro gol. Tra “attentati alla virilità di Cuadrado” e sviste di Stramaccioni sullo sponsor tecnico della Serie A, il pareggio è in fin dei conti il risultato più giusto per quanto visto in campo per due compagini con uno stile di gioco molto simile, ma se il tabellino parla chiaro, le due squadre sicuramente non possono accogliere allo stesso modo il punto conquistato;

- L’Inter approccia come sempre bene la partita e gioca un primo quarto d’ora molto positivo, riuscendo a crearsi la situazione ideale per gli uomini d’Inzaghi, cioè un vantaggio immediato e meritato da gestire e amministrare. Molto probabilmente, se non ci fosse stato il fallo da rigore di Lautaro, l’Inter avrebbe trovato di nuovo la via della rete, mettendo così il ghiaccio alla partita. Dopo il gol di Orsolini però, l’Inter smette di giocare per quasi tutto il primo tempo, non riuscendo a costruire e a superare l’efficacissima densità a centrocampo dei felsinei. Se contro il Benfica l’atteggiamento con cui i nerazzurri hanno approcciato il secondo tempo ha nei fatti fruttato la vittoria, allo stesso modo alla ripresa del gioco questo pomeriggio i nerazzurri sono stati assenti dal campo per quasi 25 minuti, non soltanto subendo così la definitiva rimonta di Zirkzee ma non riuscendo più a costruire azioni minimamente pericolose, mostrando ancora una volta i limiti tecnici e mentali di questa squadra. Come abbiamo già detto su queste stesse frequenze, spesso l’Inter si dimentica che le partite durino 90’ mentre Inzaghi non è ancora riuscito a trovare una soluzione per riuscire a sviluppare le trame offensive anche contro squadre compatte e fisiche come il Bologna;

- È difficile trovare qualcuno al di sopra della sufficienza tra le file dei meneghini. Acerbi segna ma assieme al collega Pavard è co-responsabile per il pareggio del Bologna; il centrocampo gioca una partita stranamente anonima, grazie anche alle contromisure dei rossoblù. Dimarco ha mostrato un certo affanno (anche fisico) mentre né Dumfries né Thuram sono riusciti a fare male sulla destra. Al netto della stanchezza post-Champions le uniche prestazioni positive sono state quelle di Bastoni, protagonista di un encomiabile sforzo offensivo complessivo in una partita giocata praticamente da tornante vecchio stile, e di Carlos Augusto che si riscopre leader tecnico della squadra, rimanendo l’unico a suonare la carica con stile e personalità nel pessimo secondo tempo dell’Inter. Un Lautaro dottor Jekyll e Mr. Hyde trova un gran gol ma il fallo da rigore ed un’eccessiva frenesia in fase offensiva complicano colpevolmente la vita alla sua squadra;

- È in partite come queste che il Bologna mostra la netta differenza tra lei e il resto delle provinciali. La squadra di Thiago Motta ha carattere e organizzazione, due elementi che pochi compagini al di sotto della zona Europa possono dire di avere. Sotto di due gol dopo dodici minuti e con l’infermeria piena di titolari acciaccati, il Bologna merita il pareggio per come è rimasta sempre in partita, anche e soprattutto quando gli avversari rimangono invece con la mente negli spogliatoi, credendo di poter fare risultato a dispetto di qualunque pronostico. Questa fiducia nei propri mezzi è tipica di quelle squadre che sanno come schierarsi e cosa fare in campo, con e senza la palla: Motta è bravissimo a ingarbugliare la manovra dell’Inter schierando un centrocampo rovesciato e intuendo l’importanza di avanzare Aebischer in pressing su Calhanoglu e tutto il resto dei suoi giocatori mostrano di aver ormai assimilato il gioco fluido e di posizione che l’italo brasiliano riesce a esprimere anche senza parecchi dei suoi titolari. La partita del Meazza ci fa capire, una volta di più, che questo Bologna ha tutto per puntare a riportare l’Europa sotto le due torri dopo quasi vent’anni;

- Abbiamo parlato dei demeriti dell’Inter ma è altrettanto importante sottolineare l’impressionante prestazione dei felsinei, sia singolarmente che come collettivo. Il lavoro già citato di Aebischer, Ferguson e Freuler in mediana è efficace e decisivo, con lo scozzese che è parso a suo agio in una posizione più arretrata che gli ha permesso comunque di coniugare intensità e palleggio di qualità. Ottima è anche la prestazione di Beukema e Calafiori, che guidano una difesa in piena emergenza verso una prestazione solida che annulla con la sua compattezza le inutili sortite offensive dell’Inter. Sugli scudi è però la prestazione di Zirkzee: trova una rete decisiva, gioca di fisico, di piede, di velocità, di visione, è un tutto fare che non sfigura al confronto di Acerbi e Pavard e proprio la sua mobilità tiene sempre in tensione la retroguardia nerazzurra, aprendo spazi pericolosissimi per i mediani e impostando palle deliziose per Orsolini e Ndoye. Una prestazione totale che dovrebbe mettere in allarme proprio i dirigenti dell’Inter: una partnership con Lautaro potrebbe essere molto interessante.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto, studia a Bologna e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio, cinema e musica. Ha sul comodino la foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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