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Una foto dello stadio del Servette.
, 5 Ottobre 2023

Il Servette è tornato a vedere la vie en rose


Dopo anni di decadenza il club di Ginevra è tornato tra le grandi di Svizzera.

L’espressione “vedere la vita in rosa”, voir la vie en rose, rimanda a quella sensazione di inguaribile ottimismo, spensieratezza, mancanza di preoccupazioni, con la testa fra le nuvole e gli occhi costantemente a forma di cuore, che solo chi è nel pieno dell’innamoramento può sperimentare. Le parole di Edith Piaf furono ispirate da una richiesta dell’amica Marianne Michel. Accompagnate dalla sua voce dolce e amorevole e dalle note soavi di Louis Guglielmi, sono entrate ormai nell’immaginario collettivo occidentale fino a diventare un’espressione idiomatica tipica della lingua francese.

La vie en rose fu cantata per la prima volta a Parigi nel 1946 e da quel momento il legame con la ville de amour, è diventato eterno e automatico. Pensi a Parigi e senti risuonare quella melodia che ti trasporta immediatamente lì con la fantasia, a camminare sulla rive gauche della Senna, con la tua lei a braccetto, appiccicati come i variopinti tavolini dei café che vi lasciate alle spalle mentre i vostri occhi puntano, ipnotizzati, alla Tour Eiffel.

A parte l’ineguagliabile eleganza dei loro nomi pronunciati in francese, Parigi e Ginevra (Paris e Genève) non hanno quasi nulla in comune. Una sorge sulle rive di un fiume, l’altra sulla punta di un lago (au bout du lac, dicono da quelle parti). Una è abbellita dalla presenza costante di un’enorme e affusolata costruzione in ferro, la Tour Eiffel; la più iconica e alta torre dell’altra è invece un getto d’acqua, le Jet d’eau. Una è per tutti la città dell’amore; l’altra l’ambientazione di Frankenstein, la storia dell’anti-amore per eccellenza.

Eppure c’è qualcosa che Ginevra riesce a copiare piuttosto bene da Parigi, in un modo tutto suo, ed è quella commistione fra il prestigio e l’energia urbana, fra l’eleganza e la creatività, fra snobisme e underground, che rendono così iconica la capitale francese. La grande differenza è che a Ginevra questa simbiosi avviene in maniera del tutto armoniosa, pacifica, quasi studiata a tavolino, mentre a Parigi è più una eterna lotta fra due mondi, che qualcuno ogni tanto prova a unire, ma che per natura sono fatti per non incontrarsi mai.

A Parigi e a Ginevra, élite e banlieue sono unite dalle due culture che più infiammano la società urbana attuale: il calcio e l’hip-hop, compresi delle relative intersezioni. Due universi culturali dal cui immaginario attingono il Paris Saint-Germain da un lato, e il Servette FC dall’altro.Il club di Ginevra ha celebrato queste due sottoculture urbane che arricchiscono la città nel video di presentazione della maglia di questa stagione, nel quale appaiono due importanti esponenti della scena hip-hop ginevrina: il rapper Aamo e Zalvf, artista del collettivo OZadya i cui membri hanno portato la maglia nella loro ultima tournée in Colombia. Il payoff della campagna, Genevois que nous, è un elegante gioco di parole: si pronuncia infatti allo stesso modo della frase Je ne vois que nous, “Non vedo altri che noi”.

La rinascita di un club storico

Il Servette FC prende il nome dall'omonimo distretto di Ginevra, la Servette, che deriva a sua volta dal latino “piccolo bosco”. Non è chiaro come siano arrivati a scegliere il granata come colore dello stemma e delle maglie. Sembra però che il Servette abbia avuto un’influenza decisiva su una delle più storiche squadre del nostro calcio, il Torino. Secondo una leggenda, il primo presidente del Toro, lo svizzero Alfred Dick, scelse il granata in onore della sua squadra del cuore, il Servette appunto.

Se ci concediamo di chiamare “amore” il sentimento provato da un tifoso per la propria squadra del cuore, e di considerare questo sentimento del tutto simile a quello che si può provare per un’altra persona - e ce lo concediamo - possiamo allora affermare che, per quasi tutta la loro storia, i ginevrini hanno in un qualche modo sperimentato la versione calcistica dell’espressione voir la vie en rose: in circa un secolo di storia, il Servette ha vinto 17 campionati ed è tuttora la terza squadra più titolata di Svizzera, dopo Grasshoppers e Basilea. Qualcosa, però, è cambiato dopo l’ultimo titolo, conquistato nel 1999.

Il club è caduto in un tunnel apparentemente senza uscita, in cui ha attraversato due fallimenti, nel 2004 e nel 2015, e tre ripartenze dalle serie inferiori. Lo storico Stade des Charmilles, dove i grenats hanno festeggiato tutti i loto successi, è stato demolito e sostituito dal più moderno Stade de Genève. Anche se l’amore di un tifoso è nella buona e nella cattiva sorte, non è certo in rosa che i tifosi hanno visto gli ultimi 23 anni del Servette. Molti di loro probabilmente non sanno neanche cosa voglia dire.

Ogni tunnel, però, ha una fine. A partire dalla stagione 2015/16 il Servette ha intrapreso una lenta e tortuosa rinascita che lo ha portato, a maggio 2023, a chiudere il campionato al secondo posto, dietro allo Young Boys di Berna, ottenendo così il suo miglior risultato dal 1999. Il difensore Yoan Severin, con un passato nelle giovanili della Juve, ha vissuto la rinascita in tutte le sue fasi e ne ha parlato alla televisione nazionale svizzera: “Quando sono arrivato qui (2018, ndr), ho subito compreso che c’era ambizione di ritrovare l’élite, ma il club era ancora in ricostruzione. Vivere quest’evoluzione dall’interno, essendo partiti da così lontano, è un privilegio. Vediamo che lo stadio si riempie ogni settimana di più, che più persone indossano la nostra maglia. C’è una passione che si sta scatenando e dobbiamo fare in modo che continui ad amplificarsi”.

Edith Piaf e il color granata

La certezza matematica del proprio ritorno in Europa, il Servette l’ha ottenuta in un’occasione speciale, il derby del Rodano contro il Sion, vinto per 5-0 e definito dallo stesso club un “derby d’antologia”. Nei giorni successivi, il Servette ha pubblicato su Instagram il film della partita (il post qui sotto): dopo qualche parola da leader di un Gaël Clichy a petto nudo, parte a sorpresa una canzone inedita del rapper ginevrino Geule Blanche, intitolata Couleur Grenat.

È un inno al rapporto ritrovato fra il Servette e il popolo ginevrino e contiene tante rime interessanti, come:

Ouverture du score tous les bras se lèvent, la capitale, la vraie se trouve au bout du lac de G’nève (Si sblocca il punteggio, tutte le braccia si alzano, la capitale, quella vera, si trova alla fine del lago di Ginevra) / Elle a trop de charme c’est ma ville, fier représentant depuis le stade des Charmilles, quelle fierté des années plus tard d’y ramener ma fille (Ha troppo charme, è la mia città, fiero rappresentante dai tempi dello Stade de Charmilles, che orgoglio dopo anni portarci mia figlia) / De voir qu’à son tour dans ses yeux, un tas d’étoiles brillent (E vedere che a sua volta nei suoi occhi un mucchio di stelle brillano) / C’est pas des chants, c’est des cris du cœur (Non sono cori, sono urla del cuore).

La parte più riuscita e rappresentativa è però il ritornello, con una insolita citazione al capolavoro di Edith Piaf:

C’est pour les servettiens et tous leurs soldats (È per i “servettiens” e tutti i loro soldati) / Ceux qui voient pas la vie en rose mais la voient en couleur grenat (Quelli che non vedono la “vie en rose” ma la vedono color granata) / On va tout rafler, on leur fera cadeau des miettes, dis-moi que va faire le reste de l’Europe face aux Helvètes (Soffieremo tutto, agli altri regaleremo gli scarti, dimmi cosa può fare il resto d’Europa contro gli elvetici) / Genève ma capitale, même à l’autre bout du monde j’aurais mon maillot de Servette (Ginevra la mia capitale, anche dall'altra parte del mondo indosserò la maglia del Servette).

Il Servette ha poi chiuso la stagione al secondo posto, che in Svizzera vuol dire giocare i preliminari di Champions League. In estate, i grenats hanno eliminato il Genk, ma si sono fermati un turno prima del playoff, contro i Rangers, retrocedendo quindi in Europa League, dove se la dovranno vedere con Roma, Slavia Praga e Sheriff Tiraspol. Si tratta comunque di un risultato storico che il club ha festeggiato lanciando la nuova campagna abbonamenti con una lettera ai tifosi scritta dal presidente in prima persona.

A settembre è uscita anche la terza maglia per questa stagione. È rosa e incarna “l’essenza dell’estate ginevrina” - si legge nel comunicato di lancio - un’estate passata in riva al lago, ai Bains des Pâquis, che una turista italiana ha definito così su Trip Advisor: “trovi Ginevra e la sua internazionalità, ma trovi anche ambiente da riviera, bouvette gustosa ed economica, i cigni con i cygnets fanno lo slalom tra i temerari bagnanti (l'acqua è freddina per noi italiani).

Il rosa, però, richiama anche necessariamente il ritornello di Couleur Grenat, che diventa ancora più esplicito leggendo la caption del post di lancio su Instagram. La vita dei servettiens non smetterà mai di essere color granata, ma da quel 13 maggio che ne ha sancito il ritorno in Europa, a Ginevra sono tornati a vedere la Vie en rose.


  • Un altro ragazzo col vizio dell’overthinking e la passione per i mediani intelligenti e i mezzi trequartisti inconcludenti.

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