, 4 Ottobre 2023

In Uruguay il calcio si è fermato


In un periodo già complicato per il movimento charrúa, i giocatori del campionato locale hanno indetto uno sciopero.

Negli ultimi mesi il calcio in Uruguay ha vissuto una piccola rivoluzione segnata in primo luogo dallo smacco del mondiale qatariota. La nazionale, guidata da Diego Alonso, è stata eliminata alla fase a gironi, riuscendo a vincere appena una partita – inutile, contro il Ghana – e la tacita rinuncia di alcuni dei pilastri dell’ultimo ventennio ha aperto una crisi di successione della quale stiamo ancora capendo la direzione e lo sviluppo. Nonostante fosse stato l’artefice di una straordinaria rimonta, conclusasi con la qualificazione ai mondiali dietro a Brasile ed Argentina, Alonso, esautorato dai suoi stessi giocatori, è stato subito messo alla porta poche ore dopo il disastro qatariota. 

Dopo la parentesi di Alonso, che era una sorta di prolungamento della più lunga e fortunata esperienza di Tabarez, la federazione uruguaya ha aspettato diversi mesi per ufficializzare il nuovo allenatore, cercando un allenatore che avesse un impianto di gioco riconoscibile e potesse infondere nuova fiducia in una rosa in ricostruzione. All’inizio sembrava che il nome scelto dai vertici federali fosse Marcelo Gallardo, che aveva iniziato la sua esperienza in panchina proprio in Uruguay con il Nacional; ma poi il nome forte sul quale si è puntato tutto è stato quello di Marcelo Bielsa. El Loco è stato ufficializzato lo scorso maggio e la sua presentazione in grande stile allo Stadio Centenario di Montevideo sembrava sancire un nuovo entusiasmante punto di partenza per tutto il movimento charrúa.

Fin dalla prima conferenza stampa, Bielsa ha sottolineato quanto sarebbe stato importante per lui poter attingere dal campionato locale, ribaltando il paradigma di Tabarez che riteneva non allenante la Primera División, preferendo pescare altrove. Bielsa, ha deciso di prestare molta attenzione a tutto l’impianto calcistico locale – così come aveva fatto in Cile – e il suo interesse si è concentrato sui giocatori che non conosceva, volendoli approfondire e studiare per ampliare la base dal quale scegliere. D'altronde, Bielsa si è sempre dimostrato un innovatore in tutto ciò che ha fatto e decidere di attingere a piene mani da un campionato così peculiare conferma, ancora una volta, la natura folle del suo essere. Però, prima di passare ad analizzare il perché della crisi del calcio uruguayo è bene capire come funzioni il campionato, per rendersi conto anche di quello che Bielsa può trarne. 

Tre Tornei, un campionato. 

Ciò che magari a noi europei può sembrare strano è la strutturazione storica dei campionati sudamericani, che si articolano in Apertura e Clausura. In realtà, questa formula non prevede nulla di diverso da due gironi che assegnano un titolo ciascuno. Quello che in Italia, ogni dicembre viene definito campione d’inverno in Uruguay è il campione dell’Apertura. Una volta concluso il campionato di Apertura si ricomincia da capo, giocando un secondo girone che a sua volta assegnerà un titolo, e che si chiamerà Torneo di Clausura. Una formula semplice, quindi, che, a differenza dei nostri campionati, stabilisce una rottura fra la prima parte e la seconda. Bene, in Uruguay, oltre ai due tornei, hanno pensato di complicare la faccenda, aggiungendo un altro torneo fra i due gironi. In realtà l’idea non è così meschina, per quanto in controtendenza con quanto si sperimenta da questa parte del mondo, e ha l’intento, questo pienamente concorde a quello che accade in Europa, di aumentare il numero di partite di campionato, facendole passare da 30 a 37.

Per raggiungere l’obiettivo, la federazione si è inventata la formula del Torneo Intermedio, ovverosia un mini campionato in cui le sedici squadre di prima divisione sono divise in due gironi da otto e si affrontano in un torneo che si conclude con una finale in campo neutro (il concetto di campo neutro a Montevideo è molto sfumato) fra le prime dei due gironi. Ovviamente, anche questo minitorneo assegna un titolo - quello di campione intermedio - e un posto nella Copa Sudamericana seguente. Questa stagione, per esempio, in Uruguay hanno avuto già due campioni: il Peñarol ha vinto il torneo di Apertura e il Liverpool di Montevideo ha vinto il torneo Intermedio, battendo in finale il Defensor Sporting. 

Seguendo lo schema descritto poco fa mancherebbe da assegnare un titolo, quello di Clausura, e poi la stagione potrà passare agli annali, però il rischio che questo non accada è ogni giorno più tangibile. 

Giocatori del Peñarol festeggiano la vittoria del Torneo de Apertura in Urugay.

Non si gioca più

L’ultima partita valevole per il campionato di clausura è stata Deportivo Maldonado-Cerro e ha visto i padroni di casa imporsi per 2-1 con una doppietta di Tomas Fernandez, attaccante argentino in prestito dal Boca. La partita, disputatasi il 4 settembre, ha involontariamente sancito l’inizio di uno sciopero indetto dal sindacato dei calciatori professionisti (Mutual Uruguaya de Futbolistas Profesionales) ed è il punto di arrivo di negoziazioni che vanno avanti da circa due anni. L’oggetto del contendere è lo Statuto del Giocatore, documento che regolamenta lo status di calciatore professionista e, più in particolare, le rivendicazioni salariali dei giocatori di seconda divisione. Il sindacato dei giocatori, in breve, chiede che il salario minimo di un giocatore di seconda divisione corrisponda al 62.5% di quanto percepito dai colleghi di prima divisione. 

La risposta a questa richiesta non è arrivata dagli organi federali, ma la palla è stata colta dal presidente del Club Atletico Progreso, piccola squadra di Montevideo, per presentare un documento che stabilisca un percorso per arrivare ad un nuovo statuto. Il documento consta di 12 punti ma, senza stare a dilungarci sul contenuto puntuale, possiamo dire che non accorcia la distanza fra le parti e anzi, crea una spaccatura all’interno delle squadre di prima divisione, che in larga parte si sono dissociate dal documento stesso. Per esempio, nella proposta sono state dimezzate le percentuali spettanti ai giocatori per i trasferimenti internazionali, facendole passare dal 20% al 10%, e questo è stato visto come un affronto dal sindacato. 

L'ultima partita, al momento, giocata in Uruguay, Deportivo Maldonado 2-1 Cerro.

Con lo scollamento fra Alberro e il resto delle squadre di prima divisione la palla è passata in mano alla Federazione, che ha proposto al sindacato dei giocatori una formula che preveda il ritorno all’attività e una finestra temporale di 45-60 giorni per negoziare un nuovo statuto. Il tavolo esecutivo della Primera División avrebbe fissato la quarta giornata del Campionato uruguayo, che segnerebbe il ritorno del calcio giocato in Uruguay dopo quasi un mese di inattività. L’ufficialità, che ancora stenta ad arrivare, è congelata dalla risoluzione di un paio di istanze politico-amministrative.

Per tornare a giocare, la proposta deve essere approvata a maggioranza semplice dall’Unione dei Club, presieduta dal Peñarol, che si pone su posizioni diametralmente opposte rispetto a quelle del presidente AUF, Ignacio Alonso. Quindi, se la prima votazione dovesse rispettare le premesse – come pare sia avvenuto, stando alle ricostruzioni – si andrebbe ad una seconda votazione al Congresso della AUF, dove Ignacio Alonso avrebbe la maggioranza per far passare la sua proposta, decretando il ritorno in campo il 5 ottobre, chiudendo, almeno parzialmente, una pagina molto difficile per il movimento uruguayo.


  • Classe 99, come Darwin Nuñez. Tifoso della Fiorentina, dell’Athletic Club ed ossessionato dalla Doce. Apprezza il mate, un buon regista davanti alla difesa e tutto ciò che venga dal Rio de la Plata

Ti potrebbe interessare

Dallo stesso autore

Associati

Banner associazioni

Newsletter

Campagna Associazioni a Sportellate.it
Sportellate è ufficialmente un’associazione culturale.

Associati per supportarci e ottenere contenuti extra!
Associati ora!
pencilcrossmenu