
Considerazioni sparse post Napoli-Real Madrid (2-3)
Un Napoli frizzante ma ingenuo cade contro il solito cinico Real.
Dopo un periodo di ripresa per un Napoli che aveva bisogno di spazzare i dubbi di inizio stagione, la prima partita casalinga di Champions League contro il Real Madrid risultava essere il banco di prova perfetto per capire se le rondini di Udinese e Lecce avrebbero portato alla primavera. Rimanendo sulla metafora stagionale, si può dire che il Napoli stia imboccando il viale di febbraio, ma debba ancora uscire del tutto dalle prime incertezze e debba ancora crearsi un'identità di gioco chiara ed efficace. Dall'altro lato, la squadra di Ancelotti non sorprende nemmeno un attimo: è il solito Real a marce basse dei gironi di Champions a cui basta qualche fiammata per aggiudicarsi le partite.
Garcia è costretto a schierare la coppia composta da Østigård e Natan, viste le assenze di Rrahmani e Jesus; per il resto è la formazione ideale, con l'alternanza tra Olivera e Rui che continua, questa volta a favore dell'uruguagio. Ancelotti ripropone Camavinga terzino sinistro con Kroos a sostituirlo qualche metro più avanti, confermando il tridente titolare che vede Bellingham epicentro del gioco. La partita è subito godibile: il Napoli prova ad andare con rapidità da Osimhen ma fatica a servire palloni puliti al nigeriano (annullato da Rüdiger e Nacho in tutti i 90 minuti), quindi si rifugia sulle fasce, dove riesce bene a risalire il campo grazie ai sovraccarichi agevolati da un terzo uomo (Osimhen a destra, Zielinski a sinistra), sempre difficili da assorbire da un rombo: la strategia è efficace e gli azzurri riescono ad uscire bene, soprattutto grazie ad un Kvaratskhelia su cui Carvajal fatica a ricucire. Il Real legge le intenzioni del Napoli e fa scivolare più spesso le mezzali verso la linea laterale, agevolate anche da un Bellingham più volenteroso del solito, ma concede qualcosa che significa vantaggio: corner di Kvara a rientrare su cui Kepa esce disastrosamente, Natan incorna sulla traversa ma trova il tap-in di Østigård.
Il vantaggio porta il Napoli - enfatizzato da un "Maradona" scatenato - a peccare di hybris. Di Lorenzo butta un pallone banale in uscita palla, Bellingham lo ruba e si invola verso l'area: Vinicius riceve un pallone perfetto da sistemare per un goal "facile" per un calciatore delle sue qualità. Il fenomeno inglese, però, si alza sui pedali pochi minuti dopo, quando sfugge alla marcatura di Lobotka in mezzo e segna con un tiro perfetto dopo una cavalcata di 30 metri che incapsula tutte le sue qualità tecniche, atletiche e fisiche. L'ennesima dimostrazione di talento purissimo di un calciatore arrivato a 8 gol in 9 partite in stagione: ritmi da centravanti d'élite per un giocatore totale. Da rivedere, però, l'atteggiamento di centrocampisti e difensori, fin troppo attendisti e passivi nell'affrontare la conduzione del numero 5.
Il Napoli prova a rialzarsi ma, almeno fino alla fine del tempo, si incaponisce sul giocare largo (ottima occasione di testa a Osimhen, che scappa a Rüdiger e mette alla prova Kepa) senza approfittare degli spazi creatisi centralmente, dove Zielinski e Zambo non si fanno vedere abbastanza. Al ritorno in campo, la prima occasione creata porta frutti: Zielinski conduce e serve Osimhen, il pallone viene deviato di mano da Carvajal, lo stesso Zielinski realizza un rigore ai limiti del perfetto (palo interno-gol). Il pareggio sblocca il Napoli, che ritrova il realismo magico dei suoi momenti migliori e sviluppa sulle ali dell'entusiasmo: Kvara si riaccende, la squadra scambia molto più velocemente e sfiora anche il contro-ribaltone con Zielinski e lo stesso georgiano. Dura poco l'illusione, circa un quarto d'ora: l'ingresso di Modric riaddormenta i ritmi della partita e la fa andare al battito del fuoriclasse croato. Il Real riguadagna metri e coraggio nell'ultima fase, che però sembra adagiarsi su un giusto pareggio.
Il Napoli perde la partita su un episodio: da un corner respinto dalla difesa, un Federico Valverde fino ad allora trasparente raccoglie, se la porta sul destro e fa partire un thunderbastard forse leggibile, ma complicato dalla deviazione di Østigård: Meret non ci arriva, la palla sbatte prima sulla traversa e poi sulla sua spalla, insaccandosi in porta. I cambi di Garcia (Elmas, Raspadori e Simeone in particolare) non incidono minimamente, il Real anestetizza definitivamente la partita portandosi a punteggio pieno nel girone grazie ad una prestazione appena sufficiente a conquistare bottino pieno. Nel Napoli ci sono dei progressi, ma è ancora troppo presto per parlare di una squadra convinta di sé e dei suoi mezzi.
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