, 29 Settembre 2023

Il calcio del Südtirol logora gli avversari


ll gioco di Bisoli ha reso gli altoatesini una squadra temibile per la Serie B.

La promozione del Südtirol in Serie B è il classico happy ending di una favola Disney. La storia di una realtà di provincia che, dopo anni interminabili di limbo, riesce a emergere e a imporsi nel panorama calcistico nazionale. Una favola non destinata a durare a lungo, visto l'inizio disastroso della passata stagione: nelle prime tre partite di Serie B, infatti, la squadra si trovava ultima in classifica a 0 punti, con 1 gol fatto e 8 subiti. Le prime uscite non ci avevano mostrato nient'altro che la squadra cuscinetto del campionato, che può regalare punti qua e là nel corso della stagione.

Una squadra, insomma, che affronti volentieri perché sai di poter ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Se quindi la promozione del Südtirol fosse un romanzo, potremmo dire che la Spannung coincide con la partita giocata al Granillo, terminata per 4-0 per i padroni di casa. Proprio dopo questa partita, la dirigenza del Südtirol decide di esonerare Leandro Greco (che in realtà era stato nominato ad interim dopo l'esonero di Lamberto Zauli) e di affidare la guida della squadra a Pierpaolo Bisoli.

Il tecnico emiliano si è ormai costruito la fama di risolutore di problemi, un Mr. Wolf della cadetteria. La persona di cui hai bisogno per togliere le castagne dal fuoco. Lo dimostra, ad esempio, la sua passata esperienza sulla panchina del Cosenza, dove ha conquistato - insieme alla squadra rossoblù - una salvezza che dire impossibile è riduttivo. Mister Bisoli, senza voler mancare di rispetto al suo egregio lavoro, non è un sofisticato generatore di calcio. Non può essere certo accusato di overthinking tattico, né di essere piegato alla volontà di algoritmi e cervellotiche statistiche.

È un generatore di calcio genuino e passionale. Lo si legge dalle espressioni del suo volto, che diventa sempre più rosso ogni volta che si infervora. Un'espressione di calcio popolare, che potrebbe raffigurarsi nelle vesti di un simpatico signore che si ritrova con i suoi vecchi amici a giocare alle carte nel circolo ricreativo del paese. Come altro immaginare un allenatore che promette di andare in bici fino al Santuario di San Francesco di Paola in caso di salvezza del suo Cosenza? Ecco, ci è riuscito e ha mantenuto la promessa.

Il lato macchiettistico del mister bolognese fa sempre sorridere ed è per questo che tutti gli appassionati del campionato cadetto, e non, provano una certa simpatia nei suoi confronti. La Lega B, ad esempio, gli ha dedicato sui suoi canali social un video alludendo ad un Bisoli per ogni occasione, prendendo spunto da alcune sue manifestazioni plateali. L'errore che commettiamo è di affezionarci a Bisoli per questi atteggiamenti spontanei extra-campo, senza però considerare come questi incidono sulle squadre da lui allenate. Soffermarsi sulla figura di Bisoli, insomma, non è un esercizio fine a se stesso, visto che le sue squadre sono plasmate a sua immagine e somiglianza. Tutto senza fronzoli, con una buona dose di pragmatismo.

Non ci si può però nascondere dietro alla figura di Bisoli e del Südtirol per farsi promotori della becera retorica del "si stava meglio quando si stava peggio" o, peggio ancora, del calcio del popolo. Se pensate al calcio di provincia fatto di Marlboro e di giocatori che lavoravano in acciaieria, il club altoatesino non fa al caso vostro. Dietro al Südtirol c'è un progetto societario che si basa sull'azionariato diffuso (circa 30 soci) e su strutture d'allenamento all'avanguardia: non c'è spazio per i campi in terra battuta che fanno scendere la lacrimuccia ai romantici del calcio.

"Tante volte si cerca di fare la migliore squadra possibile, facendo mancare delle cose. Noi abbiamo costruito prima le fondamenta, le strutture, e solo dopo la squadra", ha spiegato Paolo Bravo, direttore sportivo dei bolzanini, ai microfoni di Gianluca Di Marzio. La società bolzanina, inoltre, destina circa il 30% del budget annuale al settore giovanile. I frutti di questa scelta societaria si iniziano già a intravedere, se si considera che Simone Davi, cresciuto proprio nel club di Bolzano, è ormai un punto fermo della squadra (a cui va aggiunto Raphael Kofler, centrocampista classe 2005 con 5 presenze da titolare in questo inizio di stagione).

In un contesto societario già perfetto è servito l'arrivo di Bisoli per dare continuità ai risultati del Südtirol nel campionato cadetto: dopo le prime tre sconfitte nelle prime tre partite, la squadra allenata dall'ex Cosenza ha macinato 12 risultati utili consecutivi. Gli ingranaggi della squadra sono ormai così ben oleati che gli altoatesini, tra il primo e il secondo anno di Serie B, hanno sostituito alcuni giocatori importanti (come Zaro e Curto) senza alcuna conseguenza dal punto di vista dei risultati sportivi.

Il tecnico ex Cesena è riuscito a dare una veste tattica ben definita - anche se non necessariamente esteticamente gradevole da vedere - ai biancorossi di Bolzano, costruendo una squadra ostica da affrontare anche per le squadre più blasonate del campionato. Ha valorizzato gli uomini a sua disposizione, che ormai rispondono alla perfezione alle sue direttive, e ha reso squadra un gruppo di giocatori. Daniele Casiraghi, ad esempio, è stato trasformato.

Dopo un anno da comprimario in Serie B, il centrocampista lombardo è ritornato a essere il leader tecnico dei biancorossi anche dal punto di vista realizzativo (al momento è capocannoniere con 6 gol). Il Südtirol, infatti, crea i maggiori pericoli sulla fascia sinistra, dove Casiraghi e Davi si sovrappongono continuamente.

Sudtirol
Davi taglia nello spazio e libera Casiraghi dal suo marcatore.

Non è mancato chi, nonostante l'egregio lavoro, ha criticato il gioco degli altoatesini definendolo difensivista, come se ci fosse qualcosa di sbagliato a voler privilegiare uno stile di gioco più bilanciato a uno offensivo. Cosa peraltro non vera fino in fondo perché il Südtirol ha, al momento, uno dei migliori attacchi della Serie B. Forse, più che di difensivismo, si dovrebbe parlare di attendismo. La squadra di Bisoli non va quasi mai in pressing alto sulla difesa avversaria, ma preferisce attendere lo svolgimento della manovra appena oltre la propria metà di centrocampo con i due attaccanti (di solito Odogwu e Rover) molto vicini tra loro.

Sudtirol
La disposizione dei due attaccanti.

L'obiettivo è di schermare il play avversario e di costringere gli avversari a sviluppare l'azione sulla fascia o al lancio lungo. Una volta scaricata la palla sui terzini, il quarto di centrocampo si alza per andare in pressione e si crea una sorta di 4-4-2 asimmetrico. Se viene elusa la prima pressione degli attaccanti, il Südtirol è abile nella propria metà campo a schierarsi e a fare difesa posizionale: nella passata stagione è stata la squadra che, insieme al Bari, ha effettuato il maggior numero di contrasti nella propria trequarti (dato Fbref).

Il Südtirol di Bisoli ha una propensione naturale nel far giocare male gli avversari. La squadra bolzanina rinuncia a tenere palla (la media di possesso palla è stata del 38,2% nello scorso campionato) e si concentra più a disturbare il possesso palla dell'altra squadra. Dà l'illusione al proprio avversario di avere il pallino del gioco, sfidandolo ad inventare dei modi creativi per disordinare le linee ermetiche e trovare una via di fuga. Una sorta di escape room a cielo aperto.

Ad esempio, nella partita contro l'Ascoli, Viali ha dovuto riassestare più volte la sua squadra, passando da una costruzione 4+1 ad una linea difensiva a 3 in fase di possesso, con i terzini posizionati in porzioni più alte del campo. Anche Bianco, nella partita di martedì scorso, ha dovuto reinventare la posizione di Tremolada per permettergli di gestire il pallone in una zona di campo meno trafficata. Il Südtirol, in sostanza, costringe gli allenatori avversari a ragionamenti cervellotici pur di sbrogliare la matassa biancorossa in campo. Li logora.

La squadra tirolese guarda da lontano, quasi con disinteresse, queste modifiche tattiche. Il leitmotiv è sempre quello di attendere prima di fare male. Di dare, appunto, un'illusione di debolezza prima di colpire. Questo Südtirol è un pugile capace di incassare i colpi, di lasciare sfogare l'avversario per poi approfittare delle sue distrazioni. Non a caso, è la squadra che nella nuova edizione di Serie B ha conquistato più punti (1 vittoria e 3 pareggi) partendo da una situazione di svantaggio.

È come se nei secondi tempi la squadra si trasformasse: 9 degli 11 gol segnati fino ad ora sono arrivati nella seconda frazione di gioco. Potremmo dire che il Südtirol all’interno della stessa partita ne gioca due diverse. Una prima più di contenimento e una seconda all’arrembaggio. Questa transizione è possibile con l’ingresso in campo di Silvio Merkaj, attaccante arrivato a Bolzano nella finestra estiva di calciomercato dalla Virtus Entella. Al 46’ preciso, come fosse il cambio della guardia davanti a Buckingam Palace, il venticinquenne si toglie la pettorina e si posiziona a fianco di Raphael Odogwu.

Rispetto all’italo-nigeriano, Merkaj è un attaccante in grado di fare da raccordo tra i reparti ed è per questo che con lui in campo la manovra del Südtirol è più fluida. Si abbassa a ricevere lo scarico, ripulisce molti palloni ed è abile in conduzione palla. È diventato subito importante per le dinamiche offensive della squadra di Bisoli, lo testimoniano i suoi 2 gol e 3 assist in appena 176 minuti di gioco. Il numero 33 dei bolzanini al momento è infortunato e ha già dovuto saltare le partite contro Ternana e Cosenza. In queste partite, i biancorossi hanno segnato 1 solo gol su rigore. Sarà interessante, a questo punto, capire come Bisoli sopperirà alla mancanza dell’albanese nelle prossime partite.

Con l’ingresso di Merkaj in campo, che segna e poi si procura un rigore, il Südtirol ribalta la partita contro l’Ascoli.

Bisoli ha dimostrato, con la sua Realpolitik, che il Südtirol può stare e dire la sua nel campionato cadetto. Ha certificato, ancora una volta, che vale la pena lavorare su pochi principi tattici, anche banali, ma eseguiti alla perfezione. Ha trasformato anche all’esterno la percezione della sua squadra, che ora è quella da battere. Insieme ai suoi ragazzi, ha costruito un fortino inespugnabile intorno al Druso. Nessuno si lascia più incantare dalla favola del Südtirol, perché giocarci contro, ormai, è un incubo per chiunque.


  • Classe 1996. È ancora convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone. Gli piace l'odore delle case dei vecchi. Considera il 4-3-3 simbolo della perfezione estetica.

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