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, 28 Settembre 2023

Com'è andata l'Italia di Soncin?


Dopo il pessimo Mondiale oceanico, è iniziato il nuovo ciclo della Nazionale.

A cavallo dello scorso weekend è scesa in campo, per la prima volta sotto dalla debacle del Mondiale, la Nazionale italiana femminile di calcio. Lo ha fatto nel quadro della neonata Women's Nation League, competizione varata dalla UEFA a partire da questa stagione, valida sia per l'ammissione alle prossime Olimpiadi di Parigi, sia per le qualificazioni a Euro 2025. Ma soprattutto queste gare hanno visto l'esordio, alla guida dell'Italia femminile, del nuovo commissario tecnico Andrea Soncin, ex tecnico del Venezia primavera.

L'Italia, parte della Lega A e inserita nel complicato raggruppamento di Svizzera, Svezia e delle campionesse del mondo della Spagna, ha aperto la sua competizione affrontando venerdì 22 la compagine elvetica a San Gallo, per poi ospitare, nella discussa cornice casalinga di Castel di Sangro, le svedesi giunte terze al Mondiale. In linea con le aspettative di chi poteva essere moderatamente ottimista, le azzurre hanno ottenuto una vittoria per 1-0 in terra svizzera (gol di Arianna Caruso), seguita da una sconfitta di misura dall'identico risultato contro la Svezia (rete di Rytting Kaneryd).

Un'Italia rassicurata

Come facilmente pronosticabile, il Cobra Soncin, coadiuvato dai vice Viviana Schiavi (ex ct dell'u-16) e Alessandro Turone (sì, è il figlio di quel Turone), ha operato scelte moderate sotto vari profili, dalle convocazioni fino alle scelte di principi e impianto tattico.

L'ex tecnico della primavera del Venezia è chiamato a scoprire un mondo e un ruolo per lui nuovi, e saggiamente bada al sodo, riallacciando con guanti di velluto quei fili che l'ultima, traumatica fase del regno di Milena Bertolini aveva bruscamente tranciato. Così Sara Gama rientra in azzurro dopo l'esclusione dal mondiale, ma si siede in panchina (pochi minuti in campo solo contro la Svezia). Così le giovanissime Dragoni e Beccari "retrocedono" a primi cambi, dopo le anche inaspettate titolarità al Mondiale.

Alla fine è sempre una questione di percezione: persino l'apparente conferma del declassamento di Cristiana Girelli da titolare a riserva, sembra perdere quell'aura punitiva sentita in Coppa del Mondo. Vuoi perché in attacco è riapparsa Martina Piemonte (tagliata dalla spedizione in Oceania), vuoi perché le rotazioni nel reparto avanzato hanno comunque riservato alla centravanti della Juventus un minutaggio e una posizione in campo più consone, tanto del suo status quanto del suo ruolo tattico.

Il CT, il cui incarico è stato ammantato da una comprensibile diffidenza vista il suo arrivare dalle giovanili del calcio maschile, è parso giocarsi bene il credito della novità. Rispetto a un gruppo che si era logorato e dissociato all'unanimità dalla precedente guida tecnica, Soncin ha offerto empatia e moderazione. Dietro una presenza viscerale in panchina, il Cobra si è mosso in punta di piedi e con guanti di velluto, sbrogliando e ricucendo, secondo un processo che può ricordare in certi aspetti quello di Hervé Renard con la Francia.

In questo, l'aver vinto la gara da tre punti e l'aver evitato tracolli con la Svezia è un obiettivo prezioso centrato, più di quanto sembri: aiuta a rasserenare e a levar pressione, per provare a togliere un po' anche dell'alone di scetticismo che circonda questa Italia femminile.

Sofia Cantore e Joanna Andersson durante Italia - Svezia valida per la Nations League femminile.
(Foto: Giuseppe Bellini/Getty Images)

D'altronde, è perfino ovvio che questo gruppo avesse in primis bisogno di un diverso clima, e il cambiamento è stato percepibile anche da piccoli, ma rilevanti particolari di campo. I ritmi e l'intensità della pressione in avanti, la tenuta sul piano mentale anche di fronte a errori o situazioni di svantaggio, la capacità di restare nel flusso della partita. Senza scivolare nella retorica dei baci e abbracci, anche la soluzione di sacrificio per Aurora Galli (dirottata in entrambe le gare nel ruolo di ala tattica) e lo sforzo di tenere corto un campo spesso tendente a scollarsi, quantomeno denotano una squadra più disposta al sacrificio e meno schiacciata dalle pressioni. Una squadra, appunto, più serena.

Contro le scandinave - prime nel ranking Fifa - si può persino dire che l'approccio alla gara da parte dell'Italia sia stato peggiore di quello sfociato nel tragico 5-0 del Mondiale. Eppure, ben diversa è stata la reattività delle azzurre, non svanite dopo lo svantaggio al 14esimo ma anzi progressivamente cresciute, andando nella ripresa più volte vicine al pari (tra le altre, palo colpito da Di Guglielmo). Pur ammettendo che la Svezia, già di per sé squadra poco propensa al dominio del gioco, abbia giocato dopo il vantaggio con il freno a mano tirato, la crescita nel secondo tempo dell'Italia femminile (che fa il bis con l'avvio di ripresa contro la Svizzera) è un bel segnale di unità d'intenti in campo e rispetto alla guida tecnica.

Una proposta tattica prudente

Tanto con la Svizzera quanto con la Svezia, Soncin ha proposto uno schieramento piuttosto basico: un 4-4-2 asimmetrico dal retrogusto delneriano, con una coppia d'attacco sfalsata per caratteristiche e i due esterni di centrocampo dai compiti ben divergenti. Come detto, Galli (lei centrocampista centrale) si è posizionata come ala sinistra chiamata a dare quasi esclusivamente copertura, mentre gli sviluppi in ampiezza erano affidati sul lato opposti a Sofia Cantore, oramai evoluta anche alla Juventus in attaccante esterna. In avanti, Giacinti per dare profondità e la rientrante Piemonte per dare fisicità, nonché un solido riferimento sui palloni diretti in risalita.

Un impianto con dei principi e delle posizioni piuttosto semplici da applicare, probabilmente con l'idea di fare attenzione soprattutto in fase di non possesso, tenendo due linee strette e mettendo una buona aggressività nel pressing. L'Italia femminile ha più che altro cercato di andare sul sicuro, persino nel dettaglio di due formazioni per 10/11 uguale nonostante le due sfide ravvicinate.

La griglia tattica piuttosto rigida confezionata per questo esordio da Soncin, ha dato la sensazione di una squadra ripartita da zero, le cui sicurezze si sarebbero per il momento dovute ritrovate nei movimenti di reparto. Un approccio generale per certi aspetti passatista ma comprensibile, visti i pochissimi giorni di lavoro con il gruppo avuti a disposizione da Soncin. D'altronde, era fondamentale evitare imbarcate dopo gli 8 gol presi nelle ultime due gare del Mondiale.

In particolare, la gara con la Svizzera è stata un inno alla minimizzazione del rischi. La nazionale elvetica non è una compagine di primissimo livello: il suo score recente dice fuori agli ottavi al Mondiale di Australia-Nuova Zelanda (al quale era stata ammessa tramite play-off, essendo arrivata proprio dietro l'Italia alle qualificazioni) e fuori ai gironi a Euro 2022. L'Italia ha lasciato ben volentieri alle elvetiche il possesso, limitandosi a chiudere gli spazi senza rinunciare a un intenso pressing alto. Il gol un po' episodico di Caruso, comunque figlio di un baricentro innalzato in avvio di ripresa, ha indotto l'Italia a badare soprattutto al contenimento delle avversarie, non senza i brividi nel finale, quando le rossocrociate hanno colpito un doppio palo con Pilgrim.

https://twitter.com/AzzurreFIGC/status/1705481021733421263

Spunti per il futuro

Diversi invece gli spunti nella gara contro la Svezia. Qui sono state le scandinave a lasciare il possesso palla alle azzurre, badando però a render difficoltosa la costruzione bassa dell'Italia sin dai primi momenti, grazie a un efficace pressing mirato a recuperi con la difesa avversaria alta, tale da permettere immediate imbucate. Pur senza grandi picchi di intensità, questo è bastato da una parte a non dar modo all'Italia di creare pericoli, dall'altra ha messo allo scoperto certi limiti tecnici delle ragazze di Soncin, costrette a molti e ruvidi duelli individuali e tante situazioni difensive con palla scoperta (gol-partita compreso).

La scarsa pulizia del palleggio, e i riferimenti poco definiti in uscita (contro la Svezia la regista della Roma Giugliano è rimasta schiacciata dalla pressione avversaria), hanno mostrato anche quali fossero i dazi da pagare a livello di disposizione tattica. Contro un avversario superiore sul profilo sia fisico che tecnico, l'Italia nel primo tempo ha faticato non tanto nel numero delle volte che si è fatta vedere nell'area, quanto nella effettiva pericolosità, visto che solo in un'occasione le azzurre sono riuscite a portare tante calciatrici a ridosso dell'area avversaria. Di contro, i tentativi di costruzione bassa abbozzati si sono spesso trasformati in pericoli per la nostra retroguardia.

Probabile che il ct abbia raccolto indicazioni interessanti soprattutto dalla ripresa, quando l'asimmetria del 4-4-2 si è naturalmente evoluta verso un 4-3-3, con Galli passata in regia, la subentrata Girelli centravanti (peraltro apparsa più potenzialmente pericolosa di Piemonte e Giacinti) e soprattutto la giovanissima Dragoni, oramai aggregata in prima squadra al Barcelona, nella posizione di mezzala. Soncin ha ben letto la situazione, dando un assetto più coraggioso e propositivo alla squadra, risolvendo parte dei problemi in palleggio e riuscendo effettivamente a metter la Svezia alle corde. Le azzurre hanno alzato i giri del motore, trovato soluzioni migliori sia in uscita sia in avanti - nonostante la scarsa precisione nella conclusione - e costretto le avversarie nella propria metà campo. Alla fine, forse sono solo mancate quelle scorte di fortuna già consumate contro la Svizzera.

Andrea soncin durante Italia-Svezia.
(Foto: Giuseppe Bellini/Getty Images)

Prospettive e ostacoli

Quello dell'Italia è stato un esordio tutto sommato positivo ma, per quanto la linfa nuova e gli entusiasmi dell'inizio siano stati una boccata d'aria fresca, Soncin per il futuro dovrà comunque districare nodi e questioni rimandate. Come, ad esempio, il ruolo del portiere, "risolto" in queste prime due gare con il ritorno tra i pali della storica Giuliani, vista l'indisponibilità di Durante, che resta seria contendente per la maglia n°1.

Resta evidente che il ruolo di Soncin sarà anche, e soprattutto, politico e diplomatico. Di fatto, è il primo ct uomo "mediatizzato" alla guida della nazionale femminile, visto che Milena Bertolini (e l'exploit del Mondiale 2019) hanno fissato il punto zero dell'attenzione mediatica verso le azzurre. E in questa posizione è chiamato comunque a sviluppare una transizione, quantomeno parziale, rispetto a quel pionieristico gruppo scuola Brescia che negli ultimi anni è stato volto e immagine del calcio femminile italiano. Un'operazione non banale, visto quanto è stata farraginosa l'ultima fase di gestione Bertolini, ma soprattutto considerando che l'Italia non solo è un bacino di secondo piano nel femminile, ma pare destinata a veder allargarsi la forbice strutturale che la separa dai movimenti di altri paesi. A meno di brusche inversioni di tendenza.

In tutto ciò, all'orizzonte c'è la sfida contro l'avversario più temibile del momento. La Spagna campione del mondo è attesa all'Arechi di Salerno il prossimo 28 ottobre per il terzo turno di Nation's League. Nonostante il perdurante stato di tensione tra le calciatrici e la Federazione spagnola a seguito del caso Rubiales-Hermoso, il campo non mostra sintomi di strascichi o distrazioni: la Roja in questo avvio di Nation's League si è imposta tanto con la Svezia (2-3) quanto con la Svizzera (5-0), questo nonostante la FREF stia persino già pensando di sollevare la nuova CT Montse Tomé, sostituta del controverso vincitore del Mondiale Jorge Vilda. A ben vedere, i futuri problemi di Soncin rischiano quasi di sembrare una bazzecola.


  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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