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Deion Sanders durante un match dei Colorado Buffaloes.
, 27 Settembre 2023

Tutti vogliono un pezzo di Coach Prime


In pochi mesi, i Colorado Buffaloes di Deion Sanders sono diventati la storia più importante dello sport statunitense.

La storia di Deion Sanders è quella di un uomo che non ha mai saputo tenere le luci della ribalta lontano da sé, e forse non lo ha mai neanche desiderato. Uno dei più grandi atleti nella storia dello sport statunitense, Sanders è l’unico essere umano ad essere sceso in campo sia in un Super Bowl – ne ha vinti due, nel 1994 e nel 1995 – e nelle World Series del baseball – perdendole nel 1992. Inoltre, stando a quanto dice lui, sarebbe anche andato molto vicino a giocare in NBA per una partita, cosa che gli sarebbe valsa il titolo di primo atleta a giocare in tre delle quattro grandi storiche dello sport professionistico statunitense. D’altronde, anche con la palla a spicchi ci sapeva fare, visto che il suo soprannome preferito, Prime Time, se lo è guadagnato dopo aver segnato trentasette punti per la squadra di basket della North Fort Myers High School – l’enfasi sul verbo “guadagnare” è la sua.

Ma non si diventa Prime Time solo perché si è molto bravi nello sport. Ci vuole anche una personalità in grado di non farsi schiacciare da un soprannome del genere, e Deion Sanders ha sempre saputo tener fede al suo soprannome preferito dentro e fuori dal campo. L’ex cornerback da Florida State è stato uno dei primi atleti statunitensi a sperimentare con lo stile, mischiando l’alta moda e lo streetwear, di fatto anticipando le passerelle pre-partita negli stadi di NFL, NBA o Champions League di oltre un trentennio. In campo, invece, Sanders era riconoscibile per l’immancabile bandana, tanto da piazzarne una anche sul busto dedicatogli in occasione dell’ingresso nella Hall of Fame della NFL, e anche lì come innovatore assoluto dello stile e del modo di giocare. Sanders è stato tra i primi a non nascondere, neanche per un secondo, la sua spacconaggine in un’epoca in cui questa era ancora molto stigmatizzata, arricchendo le sue giocate con corse a gambe dritte tipo Pinocchio, esultanze alla linea delle venti iarde e, cosa mai vista prima di lui, i suoi balletti a touchdown conquistato.

Un personaggio del genere ci ha messo poco a sfondare i confini dello sport per diventare uno dei nomi più visibili della pop culture statunitense. Negli anni, Sanders è stato protagonista di innumerevoli pubblicità, apparendo in molte di queste in uno degli innumerevoli alter ego presi nella carriera, da Sanders Claus a Leon Sandcastle, ha condotto un’edizione di Miss USA e una puntata del Saturday Night Live, ha rilasciato un disco hip-hop, ovviamente intitolato Prime Time, nel 1994 per la casa discografica di MC Hammer – quello di “U Can’t Touch This” – ha avuto almeno due reality show dedicati a lui ed è apparso in una serie innumerevole di prodotti culturali nei panni di sé stesso – incluso un episodio del programma di Bear Grylls.

Incidentalmente, era anche uno dei giocatori più esaltanti ad aver mai benedetto un campo di football

Non è un caso, dunque, che al termine delle sue due carriere professionistiche, la televisione sia stata la prima strada perseguita da Deion Sanders. Dal 2001 Sanders ha lavorato come opinionista per CBS, ESPN e NFL Network, sempre occupandosi di palla ovale, per poi lasciare l’incarico a metà dello scorso decennio per inseguire una carriera da allenatore. Dopo due prime esperienze con alterni successi da capo allenatore di due licei, la Prime Prep Academy da lui fondata e la Triple A Academy, la svolta è arrivata nel 2017 quando Sanders viene assunto come coordinatore offensivo per il liceo Trinity Christian-Cedar Hill, ritrovandosi a fare squadra con i figli Shilo, classe 2000, di ruolo safety, e Shedeur, classe 2002, di ruolo quarterback.

In uno stato in cui l’high school football è una religione al pari se non più di quello universitario e professionistico, i tre Sanders hanno contribuito a creare una squadra capace di vincere per il titolo statale per quattro volte consecutive tra il 2017 e il 2020. Per l’ultimo di questi titoli, però, Coach Prime aveva già voltato pagina, pronto a ritornare al ruolo di capo allenatore, e con il suo sguardo orientato verso la NCAA. Inizialmente, le voci volevano interessati a Sanders i Florida State Seminoles, in quello che avrebbe rappresentato un ritorno alla sua alma mater dopo aver rappresentato il college di Tallahassee nel football, nel baseball e nell’atletica. I Seminoles sono uno dei programmi più importanti del paese, campioni nazionali più recentemente nel 2013, con uno stadio da ottantacinquemila posti e parte della ACC, una delle cosiddette Power Five, le cinque conference più prestigiose del college football.

Con Shedeur Sanders a guidare l’attacco di Coach Prime, Trinity Christian-Cedar Hill ha vinto un campionato statale.

Deion Sanders, però, non è mai stato una persona attratta dalle cose che scintillano. Fin dall’inizio della sua carriera professionistica, ha mostrato sempre un interesse per costruire qualcosa da zero, piuttosto che entrare già nelle rotazioni dei vincenti. Nel 1989, quando fu scelto al Draft dagli Atlanta Falcons, reduci da sei stagioni consecutive con record negativo, Sanders rivelò all’Atlanta Journal-Constitution: “Ho sempre voluto essere in una squadra sfavorita, sai, perché se vinciamo dopo il mio arrivo, mi prendo tutto il merito”. Continuando a prestare fede a quell’affermazione, nel settembre 2020 Deion Sanders è stato presentato come capo allenatore dei Jackson State Tigers. L’ateneo pubblico di Jackson, Mississippi, è un historically black college and university, o HBCU, che indica quelle università fondate prima del Civil Rights Act del 1964 con l’obiettivo di formare studenti afro-americani in zone del paese fortemente segregate.

Nella piccola SWAC, una conference di HBCU che si espande dal Texas alla Florida, quello di Coach Prime sembrava qualcosa di più di un incarico lavorativo, quanto piuttosto una missione per cambiare il volto dello sport universitario in tutto il paese. I programmi sportivi delle HBCU raramente competono per i titoli nazionali, e soffrono storicamente a causa di una significativa mancanza di fondi rispetto alle proprie controparti predominantemente bianche, come testimoniato da uno studio dell’Università di Louisville che ha analizzato in profondità le disparità nella gestione delle risorse nei programmi sportivi di questi atenei. Intervistato da Michael Strahan, ex giocatore NFL, conduttore di "Good Morning America" e prodotto di un HBCU, Texas Southern, Sanders ha spiegato perché ha accettato il lavoro a Jackson State pur avendo interesse da programmi ben più popolari: “Questi ragazzi hanno solo bisogno di poter competere alla pari con le altre scuole. Se ci dai l’opportunità, se ci dai le stesse risorse che queste scuole hanno, proveremo che c’è un’autostrada che da Jackson State va diretta alla NFL”.

Dopo una prima stagione di rodaggio, per di più accorciata dal Covid, Deion Sanders ha in effetti fatto la storia per i Tigers: la sua recruiting class del 2021, ovvero il gruppo di giocatori in arrivo dal liceo, è stata classificata come una delle migliori quaranta del paese, nonché come la migliore nella storia di un HBCU. In questo gruppo ci sono anche i due figli di Sanders: Shedeur, uno dei migliori quarterback del paese e il prospetto più alto nelle classifiche nazionali mai firmato da Jackson State, e Shilo, reduce da una stagione da freshman con South Carolina, una scuola della SEC, probabilmente la più importante tra le conference Power Five. Nel 2022, addirittura, Coach Prime ha convinto il cornerback Travis Hunter, considerato il miglior prospetto del paese, a scegliere Jackson State invece dell’alma mater del suo nuovo allenatore, Florida State.

Nei due anni successivi, Coach Prime ha fatto entrare Jackson State in un periodo di successi senza precedenti per la scuola. I Tigers hanno vinto due titoli della SWAC, un traguardo che mancava dal 2007, rimanendo sempre imbattuti nelle partite interne alla propria conference, partecipando due volte, pur perdendo in entrambi i casi, al Celebration Bowl, quella che di fatto è considerata come la partita per il titolo nazionale tra le HBCU. La percezione era quella che qualcosa stesse definitivamente cambiando nel panorama delle scuole a prevalenza afroamericana, quando, all’alba del dicembre 2022 Deion Sanders è stato presentato come capo allenatore dei Colorado Buffaloes, un programma di una delle migliori cinque conference del paese, la PAC-12, con anche un titolo da campione nazionale alle spalle, nel 1990.

A Boulder, sede dell’università del Colorado, comunque, Coach Prime avrebbe trovato poco altro se non lo spettro di quella passata vittoria. Ancora una volta, Sanders andava a inseguire la possibilità di diventare l’eroe, di prendersi tutto il merito, andava dall’underdog con la speranza di trasformarlo in qualcosa di diverso. La sua decisione, questa volta, ha però subito non poche critiche. Secondo Jarvis DeBerry per MSNBC, la scelta di Sanders era in diretta contraddizione con le dichiarazioni che lo stesso Sanders aveva rilasciato per rispondere a chi diceva che Travis Hunter, scegliendo Jackson State anziché una scuola più rinomata – e a predominanza bianca – aveva preso una decisione stupida. “Dovremmo aspettarci che le persone nere si sacrifichino per aiutare a far crescere le istituzioni prevalentemente nere?” si chiede nell’articolo DeBerry, “Cosa dobbiamo a queste scuole? Sanders spesso ha definito il suo ruolo a Jackson State come una ‘chiamata’. Una posizione può essere veramente tale per una persona se più soldi lo convincono ad abbandonarla?” Le promesse o presunte tali rotte da Sanders, per certi versi, ricordavano quelle da lui fatte alla nascita della sua scuola, la Prime Prep Academy, di cui ha guidato la squadra di football e che è stata chiusa dopo due anni e mezzo di esistenza turbolenta.

A Colorado, oltre ad uno stipendio da ventinove milioni di dollari per quattro anni, Sanders ha trovato anche carta bianca per rivoluzionare l’intero programma, cambiando quasi completamente lo staff e rivoluzionando anche l’organico della squadra con metodi bruschi. Tra i nuovi giocatori ci sono anche Travis Hunter, il miglior giocatore liceale del paese che Coach Prime aveva portato in Mississippi, ma anche Shilo e Shedeur Sanders che, a questo punto sarebbe opportuno sottolinearlo per scacciare lo spettro del nepotismo, sono anche due signori giocatori, reduci da due anni super a Jackson State; discorso valido soprattutto per Shedeur, con ogni probabilità uno dei migliori quarterback del prossimo Draft NFL.

Dovunque vada, Deion Sanders è la storia da seguire. I risultati positivi a Jackson State e la rivoluzione attuata nei confronti di un roster che l’anno prima aveva concluso con una vittoria e dodici sconfitte hanno contribuito a rianimare un ambiente depresso dalle difficoltà sul campo e dal collasso imminente della loro conference a causa del riallineamento interno al college football. A Boulder, l’esaltazione è diventata presto palpabile quando, ad aprile, la tradizionale esibizione di primavera dei Colorado Buffaloes ha riempito le tribune del Folsom Field, venendo addirittura trasmessa su ESPN, dopo anni in cui lo stesso incontro aveva raccolto pochi tifosi allo stadio e ancora meno attenzione a livello nazionale.

https://www.youtube.com/watch?v=RKtHIHY6LH8
Come nell’episodio "Guerra e Preti" della trentunesima stagione dei Simpson, la sola presenza di una voce nuova ha riportato la gente in massa sulle panche della chiesa.

Darian Hagan, quarterback dei Buffaloes campioni nazionali nel 1990 e uno dei due soli assistenti allenatori confermati da Coach Prime nel suo staff, ha avuto modo di dire a ESPN: “Tutto quello che vedi è: lui in Colorado, Colorado in tv, Colorado sui social; tutti gli occhi su Colorado, così mi ricordavo fosse questo posto, sempre sotto il microscopio, in cima alla montagna, tutti vogliono buttarci giù. Negli ultimi dieci anni è stato facile buttarci giù. Siamo andati male”. Andrebbe notato che queste parole sono state dette a marzo, prima ancora dello showcase primaverile, tre mesi dopo la conclusione di una stagione con una sola vittoria. Proprio le rovine del passato recente consigliavano a molti opinionisti di college football un approccio più cauto. Anonimamente, un assistente a livello universitario ha dichiarato a The Athletic che “se Deion riuscisse a vincere già da questa stagione, sarebbe il miglior allenatore di sempre”, mentre nello stesso articolo molti esperti concordavano su come un’annata da tre vittorie su dodici partite sarebbe stata vista come positiva.

Nel momento in cui scrivo, Colorado ha giù vinto quelle tre partite e lo ha fatto nel mese inaugurale della stagione. Coach Prime è l’unico allenatore esordiente nella storia del college football ad aver iniziato una stagione con tre vittorie di fila dopo che, in quella precedente, la squadra era andata in doppia cifra di sconfitte. I Buffaloes, guidati da uno Shedeur Sanders che sembra poter ambire all'Heisman Trophy, ovvero il premio per il miglior giocatore universitario del paese, hanno sconfitto 45-42 alla prima partita i TCU Horned Frogs, che l’anno precedente si sono giocati il titolo nazionale; poi si sono liberati di Nebraska tenendoli a zero per un tempo intero e, infine, hanno ottenuto un’incredibile vittoria al secondo overtime contro i rivali di Colorado State, dopo un ultimo drive da novantotto iarde conclusosi con il touchdown del pareggio.

Per la statline della famiglia Sanders, c'è da notare anche l’intercetto, e conseguente touchdown, di Shilo.

I Colorado Buffaloes sono, al momento, la squadra d’America, con buona pace dei Dallas Cowboys, e tutti i media, tradizionali e non, vogliono la propria parte di Coach Prime. Già prima della partita contro Colorado State, che poi si è rivelata essere la quinta più guardata in tutta la storia del college football in televisione, a Boulder è arrivata la CBS per girare una delle sue interviste "60 Minutes" con Sanders, e da Boulder è stato trasmesso in diretta College GameDay, il programma di approfondimento di ESPN sul college football, replicando quanto fatto una settimana prima da FOX con il suo "Big Noon Kickoff".

Per capire se Deion Sanders sia stato in grado di costruire una squadra in grado di lottare per il titolo nazionale è ancora presto. Forse vorrebbe dire piazzare aspettative esagerate su una squadra che, dopo un inizio da tre vittorie, ha poi subito una grave sconfitta per 42-6 contro Oregon. In fin dei conti, dal 2014, anno in cui è stato introdotto l’attuale formato di playoff per l’assegnazione del titolo nazionale, solo una volta una squadra della PAC-12 è arrivata allo scontro finale, proprio Oregon nell’edizione inaugurale. Ma nonostante le affermazioni di Coach Prime, che non è un tipo morigerato nelle ambizioni, e l’allargamento dei playoff per il titolo a dodici squadre, il successo di questa stagione dei Buffaloes non sarà dato dai trofei che potrebbero alzare, ma dall’aver rimesso nella giusta traiettoria, e anzi, avere moltiplicato le potenzialità, di un programma che da troppi anni languiva nei bassifondi della PAC-12. E in questo senso, Deion Sanders ha già vinto.


  • Nasce nel 1999 in onore della canzone di Charli XCX e Troye Sivan. Nella sua mente ha scritto un libro su Chris Wondolowski, ma in verità usa quel tempo ascoltando Carly Rae Jepsen e soffrendo dietro a Green Bay Packers e Seattle Mariners

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