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Davide Mazzanti, ct della nazionale italiana di volley femminile, durante un time out.
, 26 Settembre 2023

Considerazioni sparse sul preolimpico dell'Italvolley Femminile


La nazionale non stacca, per ora, il pass per Parigi 2024.

Non poteva che finire così. L’Italvolley femminile fallisce anche il torneo pre-olimpico di Tokyo e non stacca, per ora, il pass per Parigi 2024. L’ultima e decisiva sconfitta arriva con la Polonia, un 3-1 che matura dopo un buon primo set, perfetta metafora dell’estate azzurra, partita con le migliori intenzioni e finita in burrasca. Dopo l’Europeo chiuso senza medaglia, questa qualificazione rappresentava l’ultima spiaggia per le ambizioni di questo gruppo, rifondato senza alcune big (Egonu, Chirichella, De Gennaro, Bosetti, Orro) e, per questo, al centro di polemiche costanti: è finita come chiunque abbia fatto un minuto di sport avrebbe pronosticato. Ora per l’accesso ai Giochi tocca guardare e sperare nel Ranking FIVB. Quando una cosa inizia male, finisce peggio, dicevano i proverbi delle nonne: ci piace pensare che nello sport non sia così, e ci sia sempre occasione di rimediare. Certamente, ci siamo infilati da soli in un tunnel buio ed impervio.

Il Torneo Preolimpico ci ha dato una informazione chiara: con questa formazione, l’Italia in realtà riesce ad arrivare a giocarsi i posti che contano battendo le nazionali di piccola e media fascia, ma capitola inesorabilmente con le sue reali competitors di alto livello. Le due sfide decisive, con Polonia e USA, hanno evidenziato che alle azzurre manca qualcosa: anche arrivando a Parigi, in buona sostanza, viene parecchio difficile pensare ad ambizioni di medaglia, pur avendo tutte le carte in regola per entrare tra le prime 8. Non si può dire cosa sarebbe stato con altre convocazioni, non è un gioco a cui è corretto giocare oggi. C’è qualcosa da cui ripartire, il campo ha detto anche buone cose, ma il punto è capire se basterà ripartire da quello: il modo di arrivare a Parigi c’è, di tempo invece non ne abbiamo moltissimo, arrivati a questo punto.

Un anno orribile o, meglio, un'estate orribile per questa Italvolley femminile: dal punto di vista dei risultati prima di tutto, perché tutte le competizioni a cui ha partecipato hanno portato ad un risultato al di sotto delle aspettative, dalla VNL all’Europeo giù dal podio sino a questo pre-olimpico senza qualifcazione. Al netto dei risultati, che sono comunque una discreta ed inevitabile cartina di tornasole, il clima attorno a questa nazionale è stato irrespirabile, tra convocazioni a sorpresa (fuori giocatori top al mondo come De Gennaro, Bosetti e Chirichella), caso Egonu (convocata ma sostanzialmente in panchina all’Europeo, non convocata al Pre-Olimpico), infortuni (quello di Fahr, ma anche quello di Orro, che proprio non ci voleva). Sul banco degli imputati, come sempre in questi casi, il CT: Davide Mazzanti, che ha ammesso che dopo il Mondiale aveva perso il controllo del gruppo e dunque è stato costretto a rifondarlo. Ammesso che un tecnico che arriva ad una affermazione simile si auto-pone in discussione, lasciarlo da solo sul ponte della nave in tempesta come capro espiatorio perfetto, non è certo un’azione costruttiva, da parte di chi sarebbe stato atto a sostenere e supportare il progetto. Perché quel progetto, giusto o sbagliato che fosse, mica l’aveva deciso da solo, o no? Qualcuno l’avrà avallato, o no? E quel qualcuno allora sarebbe dovuto essere al suo fianco, oppure decidere, semplicemente, di cambiare progetto. Ad oggi, la soluzione più accreditata sembra quest'ultima, e le ombre sul futuro di Mazzanti sono tante e torve: su tutte, quella lunga di un totem come Julio Velasco, molto più che un rumor di queste ore.

Davide Mazzanti, ad onor del vero, aveva iniziato alla grande la sua avventura azzurra (oro europeo e argento mondiale), ma dopo i giochi di Tokyo 2021 ed il successivo mondiale, qualcosa si è rotto: provare a riaggiustarlo ora sembra una impresa disperata. Ora il destino di questa Italvolley dipenderà sostanzialmente dalle decisioni federali. Appare scontato che, con questo tecnico, molte delle escluse tali rimarranno, per scelta propria o del CT: cambiare tecnico ad un anno dall’Olimpiade, d’altro canto, non è esattamente l’ideale in uno sport in cui si ragiona, appunto, per progetti quadriennali. In campo, le buone notizie in realtà non sono poche: l’estate si porta dietro conferme gradite (Danesi e Pietrini), ma anche diverse novità interessanti (Antropova, Fersino e Lubian), e di base questa nazionale ha dimostrato che fino a giocarsela con le migliori arriva: per fare uno step successivo e tornare a giocarsi le medaglie, bisognerà decidere se si vuole inserire il talento e l’esperienza delle grandi escluse (Egonu, Bosetti, Chirichella, De Gennaro, o solo qualcuna di esse), o lasciare il tempo di maturare a questo gruppo così com’è, con rischi annessi e connessi ad entrambe le soluzioni. Velasco, Mazzanti (ad oggi, parrebbe molto più il primo che il secondo) o chi per essi (ma non c'è molta scelta, visto che tutti i top coach sono felicemente accasati), una cosa è certa: dovrà esser scelta una linea chiara, senza il cerchiobottismo che ha portato sino a qui.

Possiamo ancora andare a Parigi? Sì, e questa è la buona notizia. Per regolamento, si qualificano ancora le 5 migliori del Ranking FIVB, e questa norma dovrebbe venirci in soccorso, perché al momento, per abdicare da quelle posizioni, servirebbe una catastrofe. Basterà giocare una VNL 2024 appena decorosa, e questo non sembra francamente in discussione, dato il divario tecnico tra le azzurre e le nazionali di fascia inferiore. Proprio viste le premesse, con "Santo Ranking" che gioca a nostro favore e il campo che dice che, sostanzialmente, la Nazionale al completo potrebbe giocarsela addirittura per le medaglie, è ancora più urgente capire come si vuole percorrere la poca strada da qui a Parigi. Ci si arriverà all’ultimo, e bisognerà usare proprio quella VNL 2024 per arrivarci rodati: spesso, cadere rovinosamente è l’unico modo per cominciare a risalire, soprattutto quando non mancano talento e passione. Proprio questi ultimi sono due ingredienti che, sul campo e fuori, sono ancora parte del nostro movimento. Per tutto il movimento, dai vertici all'ultimo tifoso, è arrivato il momento di pensare e agire pro e non contro; uno dei fattori che è mancato di più in questa travagliatissima estate.


  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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