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Considerazioni sparse post Genk-Fiorentina (2-2)


In terra belga tre calci d'angolo non fanno un rigore, ma quattro calci piazzati fanno un punto a testa.

- Termina in parità contro il Genk l'esordio della Fiorentina nei gironi di Conference League, in una gara che, nonostante le premesse, finisce all'insegna delle palle da fermo e di un gioco fin troppo spezzettato per risultare godibile. Nonostante le premesse perché l'atteggiamento tattico del Genk, fatto di grande intensità nella pressione in avanti e ricerca rapida della verticale, faceva sperare in una partita dai ritmi alti e sostenuti. Ne esce, invece, una gara caratterizzata, specialmente nella ripresa, dalle tante interruzioni e dalla poca pulizia in rifinitura, con i Viola che, due volte avanti, rifiutano il terreno di scontro dei belgi e giocano un'anomala partita speculativa e coperta, quasi sempre attenta ma resa vana proprio nel finale;

- L'assenza di Bonaventura (acciaccato) costringe Italiano a ripiegare su un 4-3-3 più rigido nei riferimenti a centrocampo, con Mandragora nell'inusuale ruolo di mezzala. Un'operazione sostanzialmente fallita: la Fiorentina per quasi tutta la gara avrà sensibili difficoltà nella costruzione bassa, e sarà spesso costretta a sfogare su Sottil e Nico Gonzalez chiamati ad abbassarsi e a consumare risorse con tante corse indietro. Forse complice la situazione di vantaggio, forse per una squadra dal profilo più muscolare del solito in campo (un buon Kayode di nuovo titolare a destra), i viola sacrificano il tridente in un massiccio lavoro di copertura per mantenere le linee corte. Il tutto a spese degli sviluppi in avanti, dove Beltran resta quasi abbandonato a sé stesso e non trova mai situazioni utili in area. Una Fiorentina risultatista e difensivista oseremmo dire, tuttavia punita (e al contempo graziata) negli sgoccioli di partita;

- Sembra paradossale, ma è nell'ultimo quarto d'ora che la Fiorentina ha le occasioni migliori su azione. Al Genk si accende la spia della riserva dopo tanto pressing mai concretizzato. I belgi si allungano, perdono efficacia nel portare pressione, e i viola trovano in contropiede quegli spazi mancati per gran parte della gara. Ma Nzola e Milenkovic mancano dei colpi da KO abbastanza semplici, che alla fine si riveleranno fatali per il risultato finale;

- Tre calci piazzati nei primi 20' avevano fissato il punteggio sul 2-1. La doppietta di Ranieri (la prima in carriera, dopo l'unico gol del 2021) e il momentaneo pareggio di Zeqiri, già incontrato nelle file del Basilea, ravvivano l'inizio. Un quarto piazzato all'85esimo vale il pari del Genk con l'americano McKenzie. Fiorentina freddata la Fiorentina forse nel suo momento migliore. I minuti finali di gara sono passati in apnea, e culminano con il palo di Arokodare a tempo scaduto;

- Il risultato alla fine fa persino tirare un sospiro di sollievo alla Fiorentina, nonostante in vantaggio mantenuto per gran parte della partita. A livello individuale per i viola spicca soprattutto la prova di Ranieri, ma anche lui nel concitato finale ha perso per qualche momento la lucidità. Capitolo portieri e centravanti: Vandevoordt del Genk alla fine ha più colpe di Christensen sui gol (goffo l'intervento del belga sull'1-0). L'estremo difensore danese non ha brillato per sicurezza e scelte di tempo soprattutto sulle palle alte. In avanti partita complicata di Beltran. In maniera simile a quanto successo a San Siro contro l'Inter, ha sofferto le ampie distanze tra lui e i compagni del centrocampo. Per Nzola, nonostante una buona occasione, è ancora (malamente) rimandato l'appuntamento con il gol.

  • Scribacchino schierato sull'ala sinistra. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzia le complessità di un gioco molto semplice.

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