Luis Enrique abbraccia Ousmane Dembélé dopo la partita con il Lens.
, 19 Settembre 2023
5 minuti

Stiamo vedendo un nuovo PSG?


Con Luis Enrique la squadra parigina non è più il solito agglomerato di fuoriclasse.

Quest'estate al Parco dei Principi è successo veramente di tutto. Vedere una ristrutturazione profonda del PSG non era improbabile, viste le scelte fatte già nella scorsa stagione, ma pochi si sarebbero aspettati un rigetto così profondo della strategia storica del club. Tre dei grandi acquisti dell'estate 2021 – Messi, Sergio Ramos e Wijnaldum – sono stati messi alla porta senza troppi problemi; Neymar li ha seguiti poco dopo, andando ad arricchire la pletora di giocatori a fine carriera del campionato saudita e, infine, hanno salutato anche Renato Sanches, Leandro Paredes e Julian Draxler.

Il cambio di strategia voluto dalla società si era manifestato chiaramente attraverso la figura di Luis Campos, uno di quei DS che sembrano avere il potere di trasformare in oro quello che toccano, già con la scelta di affidare la panchina Galtier un anno fa. Quest'anno, però, il livello è inevitabilmente cresciuto con la scelta di Luis Enrique, licenziato lo scorso inverno dalla nazionale spagnola. Sarebbe andato tutto liscio se non fosse che, per alcuni giorni a inizio agosto, Campos è sembrato in procinto di dimettersi e con lui anche lo stesso spagnolo, forse a dimostrazione di come il PSG non possa mai essere veramente un club tranquillo.

Insomma, quella del PSG non è stata un'estate tranquilla e a inquietarla ulteriormente è stata l'esclusione, da parte della società, di Kylian Mbappé dalla tournée in Giappone, poiché l’attaccante, in scadenza nel 2024, non ha esercitato l’opzione di rinnovo fino al 2025. Nonostante tutto, Mbappé è rimasto a Parigi, così come il neo-tecnico spagnolo e il direttore sportivo, ma non come Verratti. Il centrocampista italiano è stato escluso dalla lista Champions e dalle convocazioni di Luis Enrique, e ha così deciso di lasciare il club dopo 11 anni di permanenza, trasferendosi in Qatar per 45 milioni di euro.

L’obiettivo della dirigenza francese, anche viste le partenze di due stelle come Messi e Neymar, è stato quello di costruire una squadra che potesse ruotare proprio attorno a Mbappé. Come al solito non si è badato a spese, dato che sono stati investiti ben 349,5 milioni di euro, per un totale di 13 giocatori ingaggiati, ma stavolta la strategia adottata è stata diversa dalla solita incetta di fenomeni. La campagna acquisti messa in atto da Campos è stata per molti versi rivoluzionaria, ma il cambiamento c’è stato anche in campo? Decisamente sì, cerchiamo di capire come.

Cosa sta facendo Luis Enrique?

Lo spagnolo sta schierando la sua squadra con un consueto 4-3-3, che nelle partite contro Lens e Lione è stato composto con gli stessi titolari: Donnarumma tra i pali, Marquinhos e il neo-acquisto Skriniar in mezzo alla difesa, completata dai terzini Hakimi e Lucas Hernandez; a centrocampo il perno è Ugarte, che viene affiancato dal giovanissimo Zaïre-Emery a destra e Vitinha a sinistra; infine, l’attacco è formato da Dembélé a destra, Asensio al centro e Mbappé a sinistra. L’ingaggio di due centravanti di livello come Gonçalo Ramos e Randal Kolo Muani fa pensare che alla lunga uno dei due sarà il titolare, ma per adesso sono partiti dalla panchina.

Numeri alla mano, il PSG è primo in Ligue 1 per: possesso palla medio (71,6%), passaggi riusciti a partita (738), precisione dei passaggi (91,7%) e field tilt, ovvero possesso palla medio nell’ultimo terzo di campo (75,4%). Le premesse ci fanno capire che il possesso è l’arma principale dei parigini, ma è necessario capire che uso ne fanno per convertirlo in occasioni da gol. In fase di costruzione, viene messa in atto una struttura 4+1, dove il compito di impostare la manovra è affidato ad Ugarte (82,8 tocchi a partita). Quando l’uruguaiano è marcato stretto – molto spesso a dire il vero – i principali costruttori del gioco diventano i due difensori centrali: in questo inizio di Ligue 1, Marquinhos conta 96,8 palloni toccati a partita, mentre Skriniar arriva addirittura ad una media di 130,3. Quando il pallone arriva al terzino, o si muove in prossimità di quest’ultimo, la mezzala lato palla deve sempre abbassarsi, per formare una
triangolazione col mediano e garantire un’uscita pulita del pallone.

Disposizione 4+1 in possesso del PSG.

Quando il pallone viene fatto avanzare nel terzo centrale di campo, la disposizione cambia. Nel momento in cui uno dei due centrali di difesa è in controllo della palla, i giocatori più vicini a lui vengono incontro per dargli una soluzione, mentre il terzino sul lato opposto tende ad alzarsi leggermente. Inoltre, le due mezzali sono disposte in modo asimmetrico, perchè se a destra Zaïre-Emery occupa il mezzo spazio e Dembelé l’ampiezza, a sinistra è Vitinha ad allargarsi per far accentrare Mbappé. Questo permette al fuoriclasse francese di essere più vicino alla porta, e di attaccare gli spazi liberati dai movimenti incontro di Asensio.

Costruzione del PSG nel terzo centrale: Hakimi si abbassa sulla linea dei centrali, Hernandez va a costituire la seconda linea e Vitinha si apre per lasciare il mezzo spazio a Mbappé.

L’impatto di Asensio nel nuovo campionato è stato notevole: contro Lens e Lione ha realizzato 2 gol e 1 assist, oltre ad aver effettuato 3 passaggi chiave e ad aver completato 61 passaggi su 66 tentati. Tutto ciò è accaduto perché Luis Enrique (che al Mondiale 2022 con la Spagna aveva già utilizzato Asensio come attaccante centrale) gli ha assegnato un ruolo e delle funzioni estremamente complementari alle sue caratteristiche. L’ex Real Madrid lascia spesso la posizione di attaccante per abbassarsi a centrocampo, formando triangoli o quadrilateri con i centrocampisti e permettendo alla squadra di palleggiare con fluidità e trasportare la palla da una zona all’altra del campo.

La posizione di Asensio permette di creare degli spazi in mezzo alle difese, che può essere lui stesso ad attaccare. Una volta che si è accoppiato con uno dei centrocampisti avversari, può correre alle sue spalle per attaccare uno spazio che aveva lasciato vuoto.

Asensio attacca lo spazio dietro la difesa dell'OL.
Qui Asensio attacca lo spazio alle spalle della difesa dell'OL...

Asensio è senza dubbio l'uomo più ricercato in zona di rifinitura, poiché, come già detto in precedenza, i suoi movimenti incontro sono decisivi per liberare spazio per Mbappé e i suoi attacchi alla profondità.

Asensio serve in verticale il movimento di Mbappé che taglia dalla sinistra.
Asensio ha ricevuto dietro il centrocampo avversario e serve il taglio di Mbappé.

Molto spesso, per rifinire le azioni, ci si affida alle qualità individuali dei singoli come Dembelé, che viene spesso isolato a destra e può tentare l’uno-contro-uno. Ad ogni modo, non è raro vedere una circolazione scorrevole del pallone anche nella trequarti avversaria, dove vene cercato costantemente il terzo uomo e vengono attivate triangolazioni che permettono di saltare le linee di pressione avversarie.

Triangolazione dei giocatori del PSG per superare la pressione del Lens.

Un altro fattore importante che condiziona la rifinitura delle azioni offensive sono le sovrapposizioni dei terzini, sia di Lucas Hernandez ma soprattutto di Hakimi. Solitamente il loro compito è quello di inserirsi nello spazio che si libera tra terzino e difensore centrale avversario, ma possono anche scambiarsi con la mezzala ed effettuare sovrapposizioni interne o esterne.

Se il PSG riesce ad avere un controllo del pallone così elevato, lo deve ad una fase di pressing molto efficiente, che impedisce agli avversari di costruire le azioni dal principio. In Francia, sono primi per Build-up Disruption (8,85%), che è un dato che misura l’impatto della pressione sui passaggi degli avversari. L'obiettivo è quello di chiudere ogni opzione di passaggio vicina agli avversari, a costo di lasciare liberi spazi in altre zone del campo. Nell'immagine in basso, in fase di prima costruzione del Lione il PSG marca a uomo ogni riferimento compreso il portiere: questo vuol dire che nelle retrovie il PSG è in inferiorità numerica, ma se la pressione è effettuata bene gli avversari non hanno la possibilità di andare a giocare in quelle zona di campo. L’azione si concluderà infatti con una riconquista del PSG altissima, nell’area avversaria, che obbligherà il Lione a commettere un fallo da rigore.

Fase di pressing del PSG.

Insomma, nonostante un avvio di campionato non pienamente convincente, con otto punti nelle prime cinque partite di Ligue 1, il PSG sta iniziando a recepire i principi di gioco del suo allenatore. Se questo sarà l'anno buono per lasciarsi alle spalle il passato recente è ancora presto per dirlo. Intanto, la squadra di Luis Enrique verrà messa alla prova da un girone di Champions League estremamente difficile in cui dovrà dimostrare tutte le sue qualità.


Autore

  • Francesco Bonsi è nato a Ferrara, ha 16 anni e tifa Torino e Spal. Lavora come match-analyst in una squadra di prima categoria, ma il suo sogno è quello di farlo professionalmente. Oltre a questo, si dedica a scrivere analisi per Toro News, Mondo Toro e su Twitter

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