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, 18 Settembre 2023

Cosa deve aspettarsi la Fiorentina dal Genk?


Abbiamo cercato di capirlo guardando la sfida di Pro League contro l'Union Saint-Gilloise.

"Erasmus" è la rubrica del lunedì in cui vi raccontiamo una partita interessante dal weekend di calcio internazionale. Potete recuperare gli episodi precedenti qui.

Passeggiando con la sciarpa al collo per Parc Durden, sentendo i cori provenire dalle tribuna dell'Stade Joseph Marien, tra l'École des Arts-Campus Narafi e il busto rappresentante Victor Rousseau, ci si ferma un momento. "Esistono due esseri umani calcistici apparentemente più lontani tra loro come Roberto De Zerbi e Alexander Blessin?".

Uno il concentrato della mediterraneità, tra talento da calciatore mai espresso fino in fondo e l'ossessione per far creare alle proprie squadre quello spazio che per un trequartista nel calcio italiano dei primi anni Duemila rappresenta un delirio utopico con un trattamento del pallone in costruzione ai limiti dell'onanismo; l'altro l'estensione dell'imperiosità teutonica, poco più di un decennio a inizio Millennio a stazionare senza troppe pretese nelle aree di rigore nelle serie minori tedesche e la volontà apocalittica di farci arrivare gli atleti che ora allena nel minor tempo possibile, anche a costo di aggredire in blocco nella metà campo avversaria ed esasperando la verticalità come solo la scuola Red Bull frequentata negli staff tecnici delle giovanili del Lipsia.

Uno che vorrebbe che la sfera venisse accarezzata dai suoi e dai calciatori di tutte le età, anche durante il sonno; l'altro disposto a vederla spizzata, sbucciata e soltanto intuita. Uno è da guardare da lontano, cubista e monocromatico; l'altro è da osservare da vicino, realista, colorato di tutte le nuances. Cos'hanno in comune due figure così esteticamente, calcisticamente, fenotipicamente agli antipodi? Banalmente e brutalmente, il datore di lavoro. Chissà per cosa avrà optato Tony Bloom per trascorrere il sabato pomeriggio e raccontarlo ai nipoti: Manchester United-Brighton o Union Saint-Gilloise-Genk?

I due principali marcatori e il miglior assistman della scorsa stagione. Come se non bastasse, il divieto nell'ingresso della principale associazione dei club calcistici europei. Per completare un'estate frustrante, a corredo di un mercato estivo da esportazione che li ha privati in un colpo solo di Victor Boniface (Bayer Leverkusen), Simon Adingra (tornato al Brighton dal prestito) e Teddy Teuma (Reims), Les Unionistes si sono visti pure la strada sbarrata all'ingresso dell'ECA a causa del coinvolgimento del club del più famoso pokerista ebreo del mondo nella nascente e scomoda UEC. A luglio l'USG ha inoltre cambiato guida tecnica, passando da Geraerts al tecnico reduce dalla tragica esperienza al Genoa. L'inizio di stagione è incoraggiante, tra la vittoria nel doppio confronto col Lugano nel preliminare di Europa League e una sola sconfitta nelle prime 5 di Jupiler Pro League.

Formazione dell'Union Saint-Gilloise
Kevin Mac Allister, così chiamato per "Home Alone", si è ormai preso le chiavi della difesa gialloblu.

Preliminare decisivo vinto, stavolta per l'accesso ai gironi di Conference League ai danni dell'Adana Demirspor. Stessi colori rappresentati nell'effigie comunale rispetto a Saint-Gilles, con uno stemma raffigurante un cervo maschio adulto posto al centro come unica aggiunta. Le analogie tra il Genk e l'Union Saint-Gilloise si fermano sostanzialmente qui: Wouter Vrancken siede sulla panchina dei Mijnjongens Genkies dal giugno 2022, ha due punti in meno in graduatoria nel campionato belga e uno stile di gioco più aderente all'onomastica cittadina (non è un errore: Genk significa esattamente "corna ramificate e dure") rispetto al vortice aggressivo di stanza nell'Arrondissement de Bruxelles-Capitale.

Grafica della formazione del Genk.
Un blu dipinto di blu, un beauty e un trolley.

Pronti via e subito si scorgono i primi squarci del laboratorio iperaggressivo della Red Bull Academy: il Genk fissa l'ampiezza in costruzione coi terzini e non, come la tendenza del momento suggerirebbe, i centrali di centrocampo. Niente di più ghiotto per la squadra di Blessin: la voracità nell'andare il prima possibile nell'area avversaria si manifesta sia quando la palla è gestita dagli ospiti sia quando è l'Union a dettare i tempi del possesso. Piovono occasioni, anche se il cielo sopra Bruxelles è stranamente solo nuvoloso: Eckert Ayensa in contropiede, Amani dopo la vittoria di un duello 1vs1 sul rilancio dalla difesa, Puertas a sovraccaricare il vertice dell'area e mandando di poco a lato il diagonale. Tanti modi diversi per arrivare al tiro, ma sempre lo stesso frustrante risultato.

Verticalità, costi quel che cosi.

10' di folate dell'Union Saint-Gilloise e il Genk inizia a volersi scrollare di dosso la presenza asfissiante dei giocatori di Blessin: El Khannouss inizia a muoversi dopo un inizio sonnolento, ballando tra la trequarti e il mezzo spazio di destra per alzare Paintsil vicino a Leysen e sfruttarne l'imbarazzante superiorità atletica, avendo più imprevedibilità nella fascia centrale. Alla prima azione manovrata, a passare è per forza il Genk: Leysen è troppo pigro nel girarsi sul lancio alle sue spalle, Paintsil diventa così imprendibile e Zeqiri la deve solo appoggiare. Lo svizzero, passato anche dalla Primavera della Juventus, è stato prelevato dal Brighton all'ultimo giorno di mercato. Un contrappasso dantesco, che punisce Tony Bloom anche oltre le sue colpe.

Prima costruzione del Genk, in cui è coinvolto anche il portiere Vandevoordt.
Vandevoordt partecipa alla costruzione, per quanto voglia tenere i piedi dentro l'area piccola.

Lapoussin riceve al limite dell'area piccola ma si dimentica di tirare come Peter Griffin si dimentica come ci si siede; Sadiki ha tutto lo specchio visibile ma svirgola dal limite. I primi 20' sono l'esposizione di tutti i modi grazie ai quali una squadra potrebbe segnare ma non lo fa. L'Union Saint-Gilloise gioca meglio, per quanto effimera ed eterea questa affermazione possa essere: il trigger che innesca la rifinitura è sulla fascia destra dell'USG, dove Kayembe ha tutta l'aria del doppiogiochista infiltrato nel sistema difensivo, facendosi trovare o troppo avanzato o eccessivamente bloccato senza pressare in avanti.

"Quanti scenari riesci a osservare?" "14.000.605" "E in quanti Sadiki non segna?"

Persino Burgess, un difensore centrale, sfiora per due volte il pareggio su calcio piazzato. Eckert Ayensa su un cross dalla destra e Puertas su punizione: il ventaglio delle soluzioni dell'USG per produrre xG è ampissimo ma, tra imprecisioni e un Vandevoordt sul pezzo, sempre a 0 rimangono i gol. Fino all'intervallo è uno stillicidio di occasioni sprecate, inframezzate al più dalla selvatica gioventù di El Khannouss, quel tipico 19enne che per eludere la pressione al limite della propria area decide di uscirsene con una veronica.

Non è Celik su Rafa Leao, ma Cuesta su Eckert Ayensa. Oltre agli addendi, però, anche il risultato cambia.

L'inizio di ripresa è l'effettivo spartiacque della gara: gli ospiti si schierano con un simil 4-2-2-2, con Paintsil sulla stessa linea di Zeqiri per attaccare le spalle di Leysen nella maniera più minimal che il calcio conosca. Lo spostamento di El Khannouss sul centrosinistra della trequarti è reso possibile dall'inserimento di Hrosovski per Oyen, un centrocampista centrale per un esterno offensivo: la maggiore copertura a sinistra costruita da Vrancken è studiata sia per permettere a Kayembe di aggredire in avanti, preoccupandosi di meno di ciò che succede alle spalle, sia per avvicinare quelli che sono i due giocatori offensivi più importanti dei De Smurfen, che in belga significherà pure Puffi ma tra Quattrocchi e Poeta uno tecnico come El Khannouss e uno atletico come Paintsil non ci sono mai stati.

Kayembe contrasta Castro così come ha fatto per tutto il primo tempo: la densità attorno a lui e il movimento a compensare di Hrosovsky, invece, non c'erano prima del 45'.

Contrariamente a quanto suggerirebbe il buonsenso, il livello di tecnica dell'USG aumenta col passare dei minuti. Da mezzala d'intensità a trequartista di posizione: la metamorfosi nel giro di una stagione scarsa di Lazare Amani, un'adolescenza alla Aspire Football Dreams Academy di Dakar e diverse tappe tra Portogallo e Belgio prima di arrivare nell'Arrondissement de Bruxelles-Capitale, promette di individuare nel 25enne di Diégonéfla come una delle sorprese della prossima Europa League. Attorno all'ora di gioco è la volta dell'esordio in maglia gialloblu del grande acquisto dell'estate, quel Mohamed Amoura prelevato dal Lugano una settimana prima del doppio confronto dei preliminari. Primi due palloni toccati dall'algerino e Vanhoutte e Puertas messi soli davanti a Vandevoordt. Risultato? Ovviamente, un sinistro sbucciato e un diagonale parato.

Victor Boniface che, dagli spalti, pensa a quanti ne avrebbe fatti se fosse stato in campo.

Gli ultimi 10', se possibile, sono un condensato dell'intera partita. Tre eventi su tutti: El Khannouss, disinteressandosi di tutto e tutti, salva un fallo laterale con un tacco volante, volendo spodestare Carlo Parola dalla copertina degli album Panini; Amoura prende una traversa in estirada, con una propriocezione di altissimo livello nel calcolare i passi da fare per impattare con la giusta potenza un cross da colpire col piede più vicino, come se fosse uno schiacciatore di banda e non un opposto, e sulla respinta Nilsson mastica troppo il destro a porta vuota; Tolu Arokudare, passato nel gennaio scorso dall'Amiens al Genk, che regala il definitivo 0-2 a colui che per intensità e concentrazione l'avrebbe meritato più di tutti, ossia Matías Galarza.

La pesantezza del telaio di Nilsson, percepitasi tutta d'un colpo nel momento topico.
Un assist di testa all'altezza del terreno, la giusta conclusione per la vittoria di chi ha saputo gestire il flusso della partita senza cercare di deviarlo.

  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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