Fabio Caressa e Beppe Bergomi
, 6 Settembre 2023

Le dieci migliori introduzioni di Fabio Caressa


Dieci inizi di telecronaca che ci hanno fatto emozionare, esaltare e, perché no, sorridere.

Se pensate a un momento legato alla vostra squadra del cuore, o alla nazionale italiana di calcio, è molto probabile che sia legato ad una voce particolare che lo ha raccontato: Fabio Caressa. Soprattutto se è stato un momento particolarmente catartico o importante, le parole che vi hanno accompagnato dalla tensione prepartita alla gioia o al dolore finale, attraverso le esultanze, le imprecazioni e le unghie mangiate sono facilmente le sue. Da ormai più di trent'anni, prima su Tele+ e poi su Sky, Fabio Caressa entra nelle case degli italiani grazie alle sue telecronache che, ormai - soprattutto durante le kermesse estive come Mondiali ed Europei - sono diventate estremamente riconoscibili e ricche di tormentoni e formule ricorrenti.

Nel corso degli anni Caressa ha iniziato a curare una parte specifica delle sue telecronache, facendone un elemento distintivo del suo modo di raccontare il calcio: le introduzioni alle partite. Frasi che da tifoso hai imparato ad amare e a odiare, perché ascolti mentre sei sul divano divorato dalla tensione che precede una partita decisiva di Champions League o un turno a eliminazione diretta di un Mondiale. E la Coppa del Mondo non è citata a caso, perché il fenomeno delle introduzioni di Caressa esplode in occasione dei Mondiali 2006, e scommetto che ascoltando anche solo i primi 5" delle varie introduzioni sapreste ricollegarli alla rispettiva partita. Tra quelle del vittorioso Mondiale di Germania e tutte le altre abbiamo scelto le dieci introduzioni più importanti e iconiche narrate dalla voce di Fabio Caressa.

Se poi non bastasse, e volete sentire Fabio Caressa dal vivo parlare proprio delle sue telecronache, del loro valore culturale e della capacità che hanno di ispirare i sentimenti delle persone, potete venire al Cinema Fulgor di Rimini venerdì 8 settembre alle ore 20.00. Infatti, il telecronista delle nostre notti magiche mondiali ed europee è tra gli ospiti del Festival della Cultura Sportiva organizzato da Sportellate (8-10 settembre) con altri protagonisti e impedibili nomi. Qui trovate i biglietti per il Festival, ma ora sotto con le dieci migliori introduzioni di Fabio Caressa.

Italia-USA (Mondiale 2006)

"Abbiamo sofferto con loro e per loro, abbiamo cantato le loro canzoni, abbiamo visto e amato i loro film, abbiamo mangiato i loro panini e indossato i loro jeans, li abbiamo visti volare a canestro e raggiungere la Luna. Ma il calcio è un'altra cosa; nel calcio, vogliamo comandare noi. Dallo stadio Fritz Walter di Kaiserslautern Italia-Stati Uniti, per stare tranquilli".

Per stare tranquilli. L'Italia 5 giorni prima ha vinto la sua partita d'esordio contro il Ghana per 2-0, mentre gli USA hanno perso la loro per 3-0 contro la Repubblica Ceca. Nel pomeriggio, però, il Ghana ha vinto contro i cechi: una vittoria nella sera del 17 giugno 2006 darebbe una discreta tranquillità agli Azzurri di Lippi. Di fronte ci sono gli USA, come nel 1990. Quella volta gli americani erano alla loro prima partecipazione al Mondiale, da lì al 2006 non ne hanno mancata nemmeno una. Sono pur sempre gli USA, però, e Caressa lo ricorda nella sua introduzione: va bene il basket, va bene la Luna, va bene McDonald's, Levi's e tutto il resto, ma questa partita la dobbiamo vincere noi. Qui, appunto, vogliamo comandare noi.

Le cose però non vanno proprio come Fabio Caressa e altri 60 milioni di azzurri vorrebbero. L'Italia va in vantaggio con Gilardino, che esulta con il celebre violino, ma dopo 5' siamo di nuovo pari per l'autorete di Cristian Zaccardo. A posteriori, sarà l'unico gol subito su azione da Buffon in tutto il Mondiale. Passa un minuto e le cose si fanno ancora peggiori per l'Italia: De Rossi rifila una gomitata a McBride e si fa espellere. Tornerà disponibile solo per la finale. Gli Stati Uniti restano poi in 9 per metà partita, ma si arriva al 90' sull'1-1: non si può stare tranquilli come aveva chiesto Caressa. Come ben sappiamo, l'Italia passerà poi il turno grazie al 2-0 sulla Repubblica Ceca nell'ultima partita del girone.

Italia-Australia (Mondiale 2006)

"Oggi siamo esploratori di un continente ignoto. Non sappiamo fino a dove si estende, non sappiamo cosa ci troveremo di fronte, ma abbiamo delle certezze. Il cammino è ancora lungo, il campo base è alle spalle. Abbiamo lasciato lì le nostre paure. Vogliamo andare avanti. Fino all'Eldorado".

L'Italia ha passato il girone, da prima in classifica, e sta iniziando a prendere coscienza delle proprie capacità e possibilità. Di fronte, però, agli ottavi di finale c'è un avversario strano, imprevisto e per certi versi misterioso: l'Australia. Per questa sfida che attende gli Azzurri, Caressa sceglie una metafora particolarmente azzeccata, quella degli esploratori che affrontano un continente ignoto. Lo era l'Australia nel '700 per James Cook e i suoi compagni, lo è la Nazionale australiana per Cannavaro e gli altri 22 convocati di Lippi. Ma per loro lo è anche il Mondiale di Germania 2006, in cui hanno appena iniziato il loro cammino, hanno trovato le prime certezze, ma si trovano di fronte una strada lunga e piena di imprevisti, quella che porta alla finale di Berlino.

Il primo passo sul continente ignoto si rivela particolarmente ostico e dispendioso di energie per l'Italia: sfiora più volte il gol, subisce il gioco dell'Australia, resta in 10 (espulso Materazzi al 50'), rischia e sembra ormai obbligata a disputare tempi supplementari che si preannunciano massacranti. La chiave per superare l'ostacolo però arriva a tempo scaduto da Fabio Grosso - vedi, a volte, il destino - che subisce fallo nell'area australiana. Sul dischetto va Totti - entrato a mezz'ora dalla fine - e ha negli occhi lo sguardo più famoso della storia del calcio italiano. Il capitano della Roma realizza e l'Italia passa il turno, facendo un altro passo verso l'Eldorado e verso altre introduzioni di Fabio Caressa.

Italia-Germania (Mondiale 2006)

"Sono 600mila gli italiani di Germania, alcuni vivono qui da sempre, non hanno mai rinnegato la loro terra: quanto conta per loro oggi i nostri giocatori lo hanno capito, gliel'hanno letto negli occhi in questi giorni quando si sono fatti abbracciare. Adesso c'è una cosa in più per cui lottare, soprattutto per chi vive qui. Oggi essere italiani conta di più. Dal Westfalenstadion di Dortmund Italia-Germania, l'appuntamento con la storia".

Queste sono le partite in cui mentre accendi il televisore la tensione ti mangia e quella birra che ti sei aperto mica te la godi più di tanto. Le battute e i discorsi con gli amici si azzerano, nel silenzio della stanza solo la voce del telecronista dagli altoparlanti della tv. In occasione di Italia-Germania, semifinale del Mondiale 2006, Fabio Caressa decide di andare all-in con emotività e patriottismo, rendendo centrali nella sua introduzione i 600mila italiani che abitano in Germania, che oltre ad essere nostra rivale in campo è anche la nazione che ospita il Mondiale. Il 4 luglio 2006, secondo Caressa, conta di più essere italiani, perché stiamo giocando in casa loro, contro di loro, per fare la storia e tornare in finale in una Coppa del Mondo dodici anni dopo Pasadena 1994.

Si gioca a Dortmund, dove la Germania non ha mai perso, in un clima bollente, ma è l'Italia a dimostrarsi superiore in campo tra le due squadre. Non mancano i rischi anche per gli Azzurri, ma l'inerzia della partita è chiaramente a favore dell'Italia. In ogni caso la Germania non è squadra tenera e resiste, lotta, cresce nel secondo tempo e la partita finisce ai supplementari. Dove gli Azzurri, dopo aver colpito un palo e una traversa, devono aspettare il 119' per sbloccare la partita con il gol di Fabio Grosso, per poi sigillare la partita con quello di Del Piero a tempo praticamente scaduto. Gli italiani di Germania possono girare a testa alta, missione compiuta, e noi "Andiamo a Berlino, Beppe!".

Juventus-Livorno (Serie A 2007/08)

"Apri gli occhi. Apri gli occhi, tifoso della Juve. L'incubo è finito. Apri gli occhi. Intorno a te c'è di nuovo casa tua. Le cose che conosci, che ti sono familiari. Apri gli occhi e mettiti comodo in poltrona. Alza il volume. Forse ci vorrà un po' per ricostruire. Forse non è proprio come prima. Ma apri gli occhi. Magari scopri che così ad occhi aperti, si può ricominciare a sognare".

A primo impatto può sembrare una partita dall'attrattiva estremamente limitata. All'Olimpico di Torino arriva a far visita alla Juventus il Livorno di Nando Orsi, è la prima giornata del campionato 2007/08. E allora perché un introduzione? Perché, come dice lo stesso Caressa, per la Juventus è la fine dell'incubo, il ritorno a casa: la prima partita in Serie A dopo l'anno in B per le conseguenze di Calciopoli. Accanto alle facce più conosciute, che sono rimaste anche nell'inferno della Serie B, ci sono volti nuovi arrivati per il ritorno in A, o che si sono uniti alla truppa durante l'anno in cadetteria. È nuovo lo sponsor, New Holland, sono nuovi i numeri e i nomi rossi sulla schiena. No, forse non è proprio come prima.

La Juventus corona il ritorno nella massima serie con una prestazione maiuscola, mettendo cinque volte il pallone alle spalle di Amelia - tre volte con Trezeguet e due con Iaquinta - e subendo solo il gol della bandiera di Loviso al 90'. La prima stagione post B si concluderà con un onorevole terzo posto e conseguente ritorno in Champions League, che permettono alla tifoseria bianconera di ricominciare timidamente a sognare, come suggerito dall'introduzione di Fabio Caressa. Gli juventini, però, dovranno aspettare il 2012 e Antonio Conte per potersi dare un pizzicotto sul braccio e accorgersi di non star sognando, quando - cinque anni dopo la promozione in Serie A - la Vecchia Signora vincerà di nuovo lo Scudetto, il primo di nove consecutivi.

Milan-Inter (Serie A 2009/10)

"I derby che ricordiamo si immergevano nell'odore di caldarroste, di un autunno che volgeva all'inverno, o magari, al ritorno, avevano il sapore dei primi gelati, della primavera che si affacciava. Un derby così però non c'era mai stato: le corse ai traghetti, il clacson per liberarsi in autostrada, il ritardo del volo che fa paura, qualcuno ci segue ancora dalle vacanze, il sole sulla pelle. Sapore di mare, sapore di sale, il nuovo gusto del derby".

"Di già il derby?": è stata questa la reazione media degli appassionati di calcio italiani vedendo Inter-Milan segnata per la terza giornata di questo campionato, il 16 settembre 2023. C'è stato un anno, però, in cui il Derby di Milano si è giocato ad agosto, una collocazione inusuale, mai vista e statisticamente difficile da incontrare nuovamente. Lo sottolinea anche Fabio Caressa nell'introduzione, in cui cita i derby giocati nei freddi pomeriggi di novembre, con il sole che cala mentre esci dallo stadio, e quelli disputati in primavera, quando i primi timidi caldi si fanno sentire. Invece no, nella stagione 2009/10 il derby d'andata si gioca il 28 di agosto, con i tifosi ancora in vacanza o allo stadio con l'abbronzatura ancora fresca di settimana al mare.

Quel derby passerà alla storia per altri motivi. Sarà l'inizio convenzionale della marcia dell'Inter verso il triplete, sarà il derby di Seedorf in panchina in ciabatte e di Sneijder che scende dall'aereo e va direttamente a San Siro per entrare nei sogni di metà Milano e negli incubi dell'altra. Dal punto di vista meramente numerico, in quella calda serata d'agosto l'Inter si trova avanti di tre gol e di un uomo alla fine del primo tempo, alla fine del secondo il conto dei gol salirà a 4. Col profumo della crema solare addosso, invece che quello delle caldarroste citate da Caressa, i tifosi milanisti escono dallo stadio a testa bassa dopo una delle peggiori sconfitte di sempre nella stracittadina. I tifosi interisti, d'altro canto, sono ben felici, ma di certo non sanno che quella gioia non farà che aumentare nel corso della stagione, fino alla notte di Madrid.

Dinamo Kyiv-Inter (Champions League 2009/10)

"Arriva il buio. "Mamma, ho paura!". Il lumino non basta, l'armadio scricchiola. "Mamma, ho paura!". L'uomo nero può anche essere biondo, può aver segnato 14 goal. Ma arriva sempre una notte in cui si vincono i demoni in sogno. Li scacci con la pistola da cowboy, la spada di Zorro... la bacchetta di una fata. Quella è la notte in cui si comincia a crescere. "Mamma, stasera non si può avere paura!!!".

L'Inter arriva alla gelida notte di Kyiv con tre punti raccolti in altrettante partite, non un bottino esaltante. Va bene, dall'altra parte c'è stato il Barcellona, ma anche Rubin Kazan e la stessa Dinamo Kyiv in casa, due avversari assolutamente alla portata. La tensione è alta, i primi demoni iniziano ad affollare le teste dei giocatori nerazzurri, la paura di fallire è lì, tangibile. Anche perché dall'altra parte c'è quello che Caressa chiama l'"uomo nero", che non è nuovo nell'infestare gli incubi degli interisti, perché si tratta di un 33enne Andrij Shevchenko. Tutta l'introduzione di Fabio Caressa rende bene la sensazione di paura, di preoccupazione, di una sconfitta che rappresenterebbe il vero buio per l'avventura europea per l'Inter.

I demoni che l'Inter deve battere nella notte di Kyiv si possono battere con la pistola da cowboy o con la spada di Zorro dice Caressa, e quel 4 novembre 2009 la pistola è in mano a Diego Milito e la spada la impugna Wesley Sneijder. E pensare che l'uomo nero aveva portato in vantaggio la sua squadra al 21', e che per 65 minuti la situazione di punteggio era rimasta quella, con i demoni che si facevano sempre più rumorosi e spaventosi. Bastano però tre minuti, tra l'86' e l'89' per fare la magia e portare a casa la partita, proiettando l'Inter in testa al suo girone. Uno dei tasselli più importanti della splendida corsa che porterà poi l'Inter a vincere il triplete.

Italia-Slovacchia (Mondiale 2010)

"Chiusi, asserragliati, soli. Sembrano accucciati in un angolo, al buio, timorosi di muoversi, di arrivare a quel maledetto interruttore. Basta poco, in fondo: basta un barlume per tornare ad orientarsi, per trovare la porta ed uscire dallo scantinato. Un piccolo sforzo per respirare aria nuova, per tornare liberi di sognare".

Le introduzioni di Fabio Caressa, a risentirle, non portano con loro solo bei ricordi, partite vinte trionfalmente o lotte all'ultimo sangue da cui si esce vittoriosi, sporchi di fango quelli in campo e abbracciati sul divano quelli di fronte alla tv. Riportano alla mente anche momenti bui, soprattutto della nostra Nazionale, che ci hanno visti delusi e sconsolati. Il 24 giugno 2010 è uno di quei momenti, e lo è già da prima della partita. Due partite contro Paraguay e Nuova Zelanda e due pareggi, non benissimo. La squadra è sola, asserragliata in un angolo, dice Caressa, ma basta poco per accendere la luce e tornare a respirare.

Quel poco è battere la Slovacchia di Vittek e Weiss, o addirittura solo pareggiare se la Nuova Zelanda non dovesse battere il Paraguay. Ma l'Italia, dal suo angolo al buio, non riesce a muoversi. L'interruttore non c'è da nessuna parte. Si va sotto 2-0, doppietta di Vittek, e tutto sembra finito, ma Di Natale prova a guidare la carica, ad accendere quella maledetta luce e porta il risultato sul 2-1. Dopo otto minuti i gol di vantaggio della Slovacchia tornano 2 e a nulla serve il gol di Quagliarella nato dalla disperazione: l'Italia, campione in carica, è fuori dal Mondiale. Siamo rimasti chiusi nello scantinato, non riusciamo più a orientarci.

Italia-Uruguay (Mondiale 2014)

"Ci hanno detto che loro sono più patrioti, più decisi, più cattivi, che la loro garra charrúa ci annienterà, ma nessuno è bravo come noi con le spalle al muro, nessuno come noi sa rialzarsi quando sembra finita, quando si è a un passo dal KO e ti devi aggrappare alle corde; è la nostra storia che ce lo insegna. Nessuno come noi in quei momenti, quando sembra sconfitto, guarda l'avversario dritto negli occhi e ha il coraggio di urlargli in faccia: "noi non molliamo, noi siamo l'Italia, noi non siamo nati per perdere"".

Passano quattro anni da Italia-Slovacchia e l'introduzione di Fabio Caressa è di nuovo preludio a un enorme fallimento per il calcio italiano, a una nuova eliminazione dalla Coppa del Mondo, in quella che, ad oggi, è ancora l'ultima partita giocata dall'Italia in un mondiale. Arriviamo alla partita con l'Uruguay con le spalle al muro: abbiamo vinto la prima partita contro l'Inghilterra, ma siamo usciti incredibilmente sconfitti dalla seconda contro la Costa Rica. Gli Azzurri hanno gli stessi punti dei sudamericani, che però hanno segnato più gol, bisogna quindi per forza vincere. Sui nostri avversari viene costruita un enorme retorica basata sulla loro grinta, sulla garra charrúa che anche Caressa cita introducendo la partita, ma gli specialisti del risolvere situazioni complicate dovremmo essere noi. Dovremmo.

La partita è nervosa, gli Azzurri non sono brillanti, ma l'Uruguay non fa molto per impensierirli. Balotelli gioca un primo tempo dimenticabile e viene sostituito da Parolo, la partita sembra iniziare a girare timidamente nella direzione giusta. All'improvviso, però, arriva l'espulsione di Marchisio e l'Italia va in apnea. L'Uruguay cresce fino ad arrivare al gol di testa di Godín a 9 minuti dalla fine, nel mezzo il celebre morso di Suarez a Chiellini. Gli ultimi minuti scivolano via trascinando la squadra e i tifosi sempre più nel baratro della disperazione. Siamo di nuovo fuori dal Mondiale. "Non siamo nati per perdere", ma stavolta è andata così.

Italia-Turchia (Euro 2020)

"Abbiamo resistito aggrappati ai balconi, chiusi a rivedere in tv i vecchi trionfi per nascondere nella commozione le lacrime di angoscia, paura e dolore. Ci siamo sentiti più forti insieme, perché ci siamo ritrovati uniti e compatti come solo l'Italia sa fare nei momenti di difficoltà. Ci siamo abbracciati al Tricolore perché tra noi non potevamo, soli sui tetti a suonare l'inno. Negli stadi abbiamo ascoltato il silenzio della tragedia, vento nel deserto di una speranza che sembrava sempre più lontana, ma tutti insieme ne stiamo uscendo: con apprensione per il futuro, con incertezze, certo, ma con fermezza, coraggio e decisione. Oggi riaprono gli stadi, è tempo di asciugarsi le lacrime, è tempo di tornare a sognare, è tempo di rialzarsi e vincere. Dallo stadio Olimpico in Roma Turchia-Italia, comincia l'Europeo"

Quella di Italia-Turchia, partita inaugurale di Euro 2020, è forse l'introduzione in cui Fabio Caressa fa maggiormente leva sull'emotività e sulla commozione. È l'11 giugno 2021, sono passati un anno e tre mesi dall'inizio del lockdown, dal momento in cui il Covid ha sconvolto le nostre vite, ci ha fatto vivere mesi difficili, che sapevamo sarebbero finiti sui libri di storia già mentre li vivevamo. Anche lo sport si era fermato, l'Europeo, previsto inizialmente per l'estate del 2020 era stato rinviato, e gli stadi erano vuoti ormai da marzo di quell'anno. Italia-Turchia segna il ritorno del pubblico, seppur con le mascherine, e l'inizio del primo grande evento dall'inizio della pandemia.

C'è bisogno di emozionarsi, di gioire e di stare bene. La Nazionale lo sa bene e regala una serata di euforia ai suoi tifosi, giocando bene, andando vicina al gol prima e facendone addirittura tre poi, con l'autorete di Demiral, Immobile e Insigne. È festa grande, ci si può asciugare le lacrime di dolore e tristezza di cui parla Caressa e iniziare a lasciare spazio per quelle di gioia. La partita con la Turchia è infatti il primo mattone di un cammino trionfale, che vedrà l'Italia superare il girone a punteggio pieno e poi lottare con le unghie e con i denti attraverso supplementari e rigori, fino a chiudere un cerchio - anzi, tanti cerchi (Vialli, l'11 luglio, il Covid, eccetera) - nella finale contro l'Inghilterra.

Italia-Spagna (Euro 2020)

"Chissà se va, ma sì che va! Perché comunque saremo orgogliosi di questa Nazionale che abbiamo visto ballare da capogiro, il rumore della paura non ha più casa qui. Ma che musica che suoni, maestro Mancini, adesso a far l'amore nelle partite cominciamo noi e forse non è un caso che il Tuca Tuca con la Spagna si giochi nella terra della Regina, oggi che salutiamo la nostra Regina bionda".

A volte il destino sa agire nel momento giusto. Ed è destino che Raffaella Carrà ci lasci proprio nel giorno che conduce alla partita tra le nazionali dei due paesi che più l'hanno amata, l'Italia e la Spagna. La notizia arriva poche ore prima del calcio d'inizio e il riscaldamento si svolge sulle note dei successi della nostra Regina Bionda, come la chiama Caressa. Proprio il telecronista decide di dedicare a lei la sua introduzione prepartita, citando i suoi successi uno dietro l'altro nel parlare della Nazionale di Mancini, di cui siamo orgogliosi per quello che ha fatto fino a quel momento, ma che speriamo possa andare ancora avanti, senza paura e spinta dall'entusiasmo.

L'entusiasmo esplode, liberatorio e potente, al 60', quando Chiesa insacca il pallone in una partita dal tasso di difficoltà vertiginoso. Gli risponde però Morata 20' dopo, su una delle pochissime disattenzioni della nostra difesa. Si va ai supplementari e poi ai rigori. Sbaglia Locatelli, sbaglia Dani Olmo. Sbaglia Morata, non sbaglia Jorginho. Si va a Wembley e il resto è storia. Shaw, Bonucci, Chiellini su Saka, il palo di Jorginho, la parata di Donnarumma. Grazie Signore che ci hai dato il Calcio.


Fabio Caressa sarà sul palco del Cinema Fulgor di Rimini in occasione del Festival della Cultura Sportiva di Sportellate venerdì 8 settembre alle ore 20.00. Clicca qui per acquistare il tuo biglietto.


  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

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