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Edin Dzeko esulta dopo il gol contro il Milan in semifinale di Champions League. Il bosniaco è uno dei giocatori che ci mancherà di più in Serie A.
, 4 Settembre 2023

I giocatori della scorsa Serie A che ci mancheranno di più


Volti che hanno lasciato un grande vuoto nei nostri cuori.

La giostra del calciomercato chiude i battenti, portando con sé speranze e sogni, delusioni e lacrime, sorrisi e canzoni, Azmoun e Lirola, e così via. Il calciomercato ha soprattutto portato via con sé dei calciatori che per noi erano diventati importanti, indipendentemente dalla lunghezza della loro militanza in A, ragazzi che eravamo felici di vedere ogni settimana calcare i nostri campi, che ci sono stati strappati dagli sceicchi, dai cugini ricchi d'Inghilterra o, ancora peggio, dalla scarsa lungimiranza delle squadre del nostro campionato, che hanno lasciato scivolare in Serie B o in tornei di livello inferiore talenti che avrebbero potuto tranquillamente dire ancora la loro.

Qui rendiamo giustizia a coloro che, salutando il campionato più bello del mondo, hanno lasciato nelle nostre esistenze un vuoto che grida vendetta, nell'attesa di innamorarci del nuovo talento esotico scovato da Pantaleo Corvino o del 2004 pronto a dominare la Serie A 2023/24 per poi abbandonarla e infliggerci altre ferite, in un loop temporale che presto ci porterà (anzi ci ha già portato) a rimpiangere anche Takayuki Morimoto e Kevin Constant.

Morten Hjulmand - Lecce

Togliamo subito l'elefante dalla stanza: ci sono certamente, in questa lista, calciatori dal valore assoluto e dal blasone più elevati del suo, ma perdere Morten Hjulmand per questa Serie A, dopo una sola, misera stagione tra i grandi, è davvero un colpo durissimo. Chi lo aveva già ammirato in Serie B sapeva cosa aspettarsi, ma nemmeno il più accanito dei suoi estimatori poteva immaginare una prima e unica stagione del genere per il danese, scovato da Pantaleo Corvino nell'Admira Wacker nel 2021, portato a Lecce per 170mila euro e ora, dopo appena due anni e mezzo, rivenduto allo Sporting Lisbona per 17 milioni più 3 di bonus una cifra oltre cento volte superiore. La salvezza dell'allora Lecce di Baroni si è poggiata in larga parte sulle possenti spalle di Hjulmand, miglior centrocampista dei 5 principali campionati europei per palloni intercettati e quinto assoluto dietro a Bednarek, Mavropanos, Lukeba e Mohamed Youssouf, tutti difensori centrali, ma in realtà non c'è una cosa che il biondo mediano non sappia fare (tolti i gol, uno solo in tutta la carriera).

Hjulmand ha alternato la regia all'interdizione, il fioretto alla sciabola, ha preso per mano la squadra quando nei periodi più complicati faticava a creare, servendo anche 4 assist, ha resistito con lei serrando la difesa nelle gare più in bilico, è stato capitano e albero maestro di una nave che senza di lui difficilmente sarebbe riuscita a navigare verso la salvezza. Non vedere più la sua chioma bionda in A, e apprendere che nessuna delle nostre big ha scelto di puntare su di lui per migliorare sensibilmente la propria mediana, ci rende davvero molto tristi.

https://youtu.be/fWZZ48s0k20?feature=shared

Min-jae Kim - Napoli

Sempre per la categoria Sedotti&Abbandonati, se possibile ancor più accentuata dato che prima di approdare a Napoli il centrale non aveva mai giocato in Italia e nemmeno negli altri maggiori campionati europei, eccoci qui a salutare Min-jae Kim dopo appena 365 giorni di passione. Il difensore sudcoreano, assieme a Kvaratskhelia, è l'emblema del modo di operare che ha portato il Napoli a vincere il suo terzo scudetto: l'addio del totem Koulibaly lasciava presagire tempi cupi per la retroguardia azzurra, la sua sostituzione con un misconosciuto centrale difensivo proveniente dalla Süper Lig turca aveva fatto storcere il naso a molti, per una doppia operazione di mercato che profumava sinistramente di ridimensionamento. Il Napoli non si è lasciato sedurre dai nomi e dai cognomi, ha puntato forte su un giocatore che seguiva da quando egli militava nel campionato cinese, e alla fine ha avuto ragione sia sul campo, con Kim miglior difensore della Serie A 2022/23, che fuori, rivendendo al Bayern Monaco per 60 milioni un giocatore il cui cartellino era stato acquisito per meno di 20 (c'è poi tutta la querelle legata alla sua mancata sostituzione, ma quella è un'altra storia).

Kim ha dominato la Serie A dal giorno 0, micidiale sia nel corpo a corpo che negli anticipi, implacabile sulle palle alte e con un livello di concentrazione sempre elevatissimo che l'ha portato a sbagliare un numero irrisorio di partite; dotato di una rapidità e una reattività che l'hanno reso capace di ingabbiare anche gli attaccanti dal baricentro più basso come Lautaro e Dybala, teoricamente i nemici naturali per un centrale di un metro e 90 per quasi 90kg che in Turchia era stato soprannominato Il mostro. Senza il mostro Kim a proteggerci, ci sentiamo certamente un po' meno al sicuro.

Una foto che farà molto male a chi ama il nostro campionato.

Leonardo Sernicola - Cremonese

Qui siamo probabilmente di fronte ad un vero e proprio bug di mercato: com'è possibile che la Cremonese, con la penuria di interpreti nel ruolo, sia riuscita a trattenere in Serie B sia Valeri che Sernicola? In queste prime tre giornate abbiamo visto andare in campo coppie inquietanti come Sabelli-Vasquez, Pezzella-Bereszynski o Toljan-Viña, è davvero possibile che nessuna squadra abbia pensato anche solo come alternativa ai titolari ai due laterali appena retrocessi? Desta particolare preoccupazione il caso di Leonardo Sernicola, esterno praticamente ambidestro, capace di giocare su entrambi i lati sia di una difesa a 4 che a 5 e utilizzabile in caso di emergenza anche come braccetto difensivo; stipendio al di sotto dei 200mila euro, prima stagione in Serie A disputata a 26 anni con esiti decisamente positivi nonostante la retrocessione della Cremo.

Nel corso dell'estate è stato accostato al Torino e alla Salernitana, a Cremona i tifosi erano convinti di vederlo partire, invece eccolo tornare mestamente a calcare i campi della Serie B (e servire un assist in Coppa Italia contro il Crotone) come se l'anno in A non fosse stato altro che un lungo sogno, tanto bello quanto effimero. Tra i giocatori da salvare dalla retrocessione che avevamo elencato a inizio estate, Sernicola è certamente quello che ci manca di più.

leonardo sernicola affronta federico chiesa in juve - spal di coppa italia
In un'altra linea temporale, probabilmente quella giusta, nel gennaio del 2021 la Spal batte la Juve in Coppa Italia e Sernicola passa in bianconero al posto di Mattia De Sciglio. (Foto: Getty Images)

Beto Betuncal - Udinese

E se vi dicessimo che Norberto Bercique Gomes Betuncal, in arte Beto, ha giocato solamente due stagioni in Serie A, voi cosa pensereste? Sarà davvero tutta colpa di Luca Gotti Reacts se l'attaccante portoghese di origine guineense (anche se c'è chi giura sia nato a Follonica) è entrato così prepotentemente nelle nostre vite, al punto da farci sentire un gran vuoto in seguito al suo trasferimento all'Everton? Beto è davvero un calciatore professionista o è l'ennesimo robot progettato in laboratorio dalla famiglia Pozzo e piazzato al centro dell'attacco dell'Udinese con l'unico scopo di piazzare la palla alle spalle del portiere avversario ed esultare come Lebron James?

Esiste un calciatore di nome Beto o è solamente frutto della nostra immaginazione, di un'allucinazione collettiva che impedisce all'Udinese di retrocedere e le concede in determinate partite un tot di gol di vantaggio che sentiamo il bisogno di attribuire a una persona fisica? Perché l'Udinese l'ha sostituito con un calciatore di 25 anni che vanta 4 gol nelle ultime 4 stagioni? C'è un piano dietro l'acquisto di tale Keinan Davis o è stato preso solamente per rendere ancora più assordante il silenzio che alberga in noi ogni volta che pensiamo a Beto Betuncal?

I tifosi dell'Everton hanno già capito quanto sono stati fortunati.

Sergej Milinkovic-Savic - Lazio

Sembrava davvero arrivata l'estate giusta, l'estate in cui, dopo un corteggiamento andato avanti per tante, troppe finestre di mercato, la Juventus avrebbe finalmente abbracciato Sergej Milinkovic-Savic. I segnali c'erano tutti: l'avvicinarsi della scadenza contrattuale con la Lazio, la mancata trattativa per il rinnovo con Lotito, il prezzo decisamente più abbordabile rispetto ai 70 milioni delle scorse estati, la necessità della Juve di sostituire un Pogba che non fornisce più alcun tipo di garanzia fisica. Invece il sergente, con un coup de théâtre che sarebbe diventato un triste mantra di lì a poche settimane, ha scelto l'Arabia Saudita invece della ridente Torino, l'Al-Hilal invece che la Juventus, Jorge Jesus invece di Massimiliano Allegri, 20 milioni all'anno invece dello stipendio "normale" che avrebbe percepito in bianconero. Servirebbe un articolo intero per raccontare cosa ci mancherà di SMS, probabilmente il centrocampista più dominante, per connubio tra tecnica e fisicità, dell'ultimo quinquennio di Serie A.

Sergej era capace sia di creare dal nulla che di fungere da porto sicuro per i palloni lunghi dei compagni, tanto da far cambiare impostazione anche a un integralista come Maurizio Sarri. Da buon balcanico aveva le sue ombre, facili da mettere in un angolino per quant'erano accecanti le sue luci. Non sappiamo se sarebbe stato un top player di livello europeo, ma di certo era il nostro, e non veder più la sua imponente sagoma aggirarsi per l'Olimpico, alla ricerca di qualche pallone su cui riversare tutto il suo talento, fa già un certo effetto.

Filip Djuricic - Sampdoria

"Stavolta me lo sento, questo è l'anno dell'esplosione di Djuricic, ne sono convinto". Avevamo smesso di raccontarcelo da un po', forse da prima che quel giovane trequartista bellissimo e incostante diventasse un ultratrentenne con più rimpianti che riconoscimenti, e allora forse l'addio di Filip Djuricic alla Serie A, dopo 7 stagioni con le maglie di Sampdoria, Benevento, Sassuolo e ancora Sampdoria, non ci fa poi così male. Poi però ripensi al passato, a quando si professava "un giocatore diverso" grazie agli insegnamenti di De Zerbi in giallorosso, a quando nel 2021 l'hai aspettato al varco dopo un infortunio dal quale sembrava non doversi riprendere mai, alle buone prestazioni in serie tanto convincenti quanto illusorie, perché sapevi che poi sarebbe tornato nel suo torpore, a quel suo caracollare seducente tra centrocampo e attacco. Ci ripensi e non puoi volergli male, altrimenti non gli avresti dato tonnellate di chance, pronto a reinnamorarti del suo destro discontinuo. Perché in fondo, cos'è il calcio se non una serie di bagliori in cui a vincere il nostro cuore non è il più luminoso ma quello che ci piace di più?

E allora ben vengano i Filip Djuricic, categoria che oggi in A è ben capitanata da Nemanja Radonjic, che con l'ex Sassuolo e Sampdoria condivide nazionalità e indolenza. Senza di loro, capaci in egual misura di creare e di distruggere, quanto sarebbe noioso guardare le partite?

L'ultimo gol italiano Djuricic lo segna alla Juve, in una partita che finirà 4-2 per la Signora con la prima rete in A di Soulé, altro degno candidato a raccoglierne il testimone.

Edin Dzeko - Inter

Quanti stadi ha attraversato la nostra percezione di Edin Dzeko in 8 anni di Serie A tra Roma e Inter? Da meme vivente capace di sbagliare gol impossibili a capocannoniere del campionato con Spalletti, da lungagnone tecnico ma poco cattivo sotto porta a protagonista nelle grandi serate europee, come quella del 2018 contro il Barcellona, da calciatore sfinito in prepensionamento a titolare in finale di Champions League. Dzeko è stato davvero tante cose in carriera (e non solo in Italia, basti pensare alla sua versione devastante ammirata al Wolfsburg e quella più timida vista a Manchester col City) e, ora che lo scoccare della mezzanotte si sta avvicinando anche per lui, vorremmo che non arrivasse mai, nonostante i 37 anni suonati che dovrebbero farci digerire con più razionalità il suo addio ai campi ormai prossimo.

Il passaggio al Fenerbahce suona tanto come l'ultimo canto di un artista che si è esibito sui palcoscenici più prestigiosi d'Europa, che è stato capito e apprezzato soprattutto all'inizio e alla fine della sua carriera (nelle annate romaniste c'era anche chi invocava Sadiq Umar titolare al suo posto) e del quale, a bocce ferme, sapremo tracciare un bilancio ben più positivo rispetto ai giudizi sulle singole annate della sua storia, caratterizzata da continui saliscendi dal punto di vista realizzativo ma non da quello relativo al contributo dato alle squadre in cui ha militato, sempre prezioso e apprezzato, fatta eccezione forse per l'ultima stagione a Roma, scivolata via malinconicamente tra i problemi fisici, le liti con Fonseca e quasi l'oblio dei suoi 108 gol. Edin Dzeko ha segnato una generazione, realizzando più di 400 gol tra i professionisti, inserendosi alla perfezione in un calcio che venera gli attaccanti registi dal palato e dal piede fine come lui e Benzema, portando la Bosnia da capitano al suo primo storico campionato del mondo. Chi odia Edin Dzeko, odia questo sport.

Non sarebbe bellissimo se questo gialloblu non fosse quello del Fenerbahce ma quello della Juve Stabia?

Sandro Tonali - Milan

Qui entriamo nel privato, quasi nell'intimo, dato che insinuarsi nella testa di un milanista che è stato privato di Sandro Tonali è un compito oscuro e arduo nel quale vi consigliamo di non addentrarvi se non assolutamente costretti. Le versioni sono molteplici, e vanno da chi lo ringrazia per lo Scudetto e/o per la cifra record incassata che è servita per costruire il bel Milan visto in queste settimane, a chi lo condanna per le dichiarazioni d'amore sconfessate in nome del Dio denaro travestito da magnate arabo. In mezzo, ça va sans dire, una miriade di sfumature, tra le quali sembrano (almeno per ora) prevalere coloro che nonostante l'addio doloroso augurano al ragazzo di affermarsi anche in Premier League, vuoi per un sincero affetto nei suoi confronti, vuoi per dimostrare al mondo intero che non si tratta del classico talento italiano incensato oltremisura dai media nostrani. Quel che è certo è che Tonali ha rappresentato tanto per il Diavolo, protagonista di una parabola che l'ha visto prima come un illustre sconosciuto, poi triste e accantonato, poi talento in ascesa e infine padrone della mediana rossonera insieme al sottovalutatissimo Ismaël Bennacer, assieme a lui figura chiave dell'insperato scudetto 2021/22. 80 milioni di euro sono una cifra che, checché se ne dica, nessuna squadra italiana è ad oggi in grado di rifiutare; 80 milioni che vanno ad aggiungersi a 8 milioni di euro e al fascino della Premier, certamente il campionato più esaltante d'Europa ad oggi.

Tonali va ad aggiungersi ad un centrocampo visionario formato, oltre che da lui, da Bruno Guimaraes e Joelinton, in una squadra da alta classifica come il Newcastle che, ironia della sorte, incontrerà proprio il Milan nei gironi di Champions League. Chissà come sarà accolto a San Siro il buon Sandro.

Il pezzo di Dani Faiv, per quanto valido, in alcune barre è davvero invecchiato malissimo.

Tonny Vilhena - Salernitana

"Vilhena? Ma è davvero quel Vilhena?". La domanda è lecita dato che, oltre agli appassionati di Eredivisie, nessuno aveva più sentito nominare Tonny Trinidade de Vilhena negli ultimi anni, come se si fosse cristallizzato nelle nostre menti nella figura di quel giovane talento del Feyenoord sempre pronto ad un'esplosione definitiva che non arrivava mai. Invece la carriera di Vilhena, che di anni ne ha 28, è andata avanti tra Krasnodar e una puntatina all'Espanyol, prima che la Salernitana, nella persona del direttore sportivo Morgan De Sanctis, decidesse che era giunto il momento di vedere da vicino quel brevilineo olandese che aveva incantato nelle giovanili oranje.

Il Vilhena che approda a Salerno non è più la guizzante e fumosa mezzapunta dei tempi di Rotterdam, bensì un giocatore maturo capace di giostrare un po' in tutti i ruoli della mediana, a volte talmente annoiato dalla propria superiorità tecnica da risultare irritante, ma nel complesso affidabile, tanto che Davide Nicola prima e Paulo Sousa poi non hanno dubbi nell'affidare a lui le chiavi del loro centrocampo. In particolare Sousa sembrava poter convincere la società a trattenere il numero 10 olandese riscattandolo dall'Espanyol, proprietario del cartellino decisamente interessato alla cessione, ma le vie del mercato, si sa, sono infinite, e alla fine Vilhena ha ripreso il proprio girovagare nella periferia calcistica d'Europa. In questa stagione saranno i tifosi del Panathinaikos, che l'ha acquistato a titolo definitivo per appena 3 milioni di euro, ad ammirare le gesta dell'ex wonderkid che ha saputo ricostruirsi una credibilità come calciatore, senza privarsi del gusto di una giocata vecchio stile di tanto in tanto.

Intanto, l'hype che accompagna Tonny si tocca ancora con mano.

Nicolas Dominguez - Bologna

Qui più che tristi siamo arrabbiati, perché questa stagione sembrava davvero nata sotto il segno di Nico Dominguez, passato repentinamente da "semplice" erede di Gary Medel a onnipresente della mediana in entrambe le fasi, giocatore il cui potenziale ha come unico limite la sua e la nostra immaginazione. Thiago Motta lo aveva messo al centro del suo Bologna, donandogli anche la fascia da capitano a fine stagione, e il centrocampista argentino lo aveva ripagato sciorinando prestazioni di livello elevatissimo, con giocate e assist che fino a poco tempo prima sembravano fuori dalle sue caratteristiche e una consapevolezza dei propri mezzi mai così elevata.

Poi sono arrivate le sirene della Premier League, in realtà insistenti già da inizio estate, e Nico ha ceduto; non al Chelsea (strano), non al Tottenham, nemmeno al Newcastle o al West Ham, ma all'umile (nel contesto della Premier) Nottingham Forest, che ha scucito 10 milioni di euro e spedito in cambio in rossoblu Remo Freuler, vecchia (nemmeno troppo) conoscenza del nostro campionato che avremmo inserito in un pezzo come questo se solo lo avessimo scritto lo scorso anno. E allora addio Nico, divertiti in Inghilterra, sfonda e diventa un grande calciatore, ma fallo lontano da noi, che ti abbiamo coccolato e aspettato quando gli echi da oltremanica erano soltanto un sogno. Fallo, e magari, ogni tanto, pensaci.

https://youtu.be/gMpLwRBBG2c?feature=shared

  • Alex Campanelli, made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Ha scritto il libro “Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora”.

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