
Considerazioni sparse post Torino-Genoa (1-0)
Tutti aspettano Zapata, ma all’ultimo istante spunta (Ma)Radonjic. Il Torino sconfigge il Genoa all'ultimo respiro.
- La cornice dell’Olimpico è delle migliori: tifoserie che riempiono lo stadio insieme in nome di un antico gemellaggio, sold out di pubblico grazie all’ultimo roboante giorno del mercato granata, in cui è arrivato Duvan Zapata ma soprattutto è rimasto Alessandro Buongiorno. In campo, lo spettacolo è ben meno invitante: il Genoa imposta una gara totalmente rinunciataria, il Torino è ancora lontano dai bei ricordi e dalla brillantezza offerti nelle passate stagioni. Quando tutto sembra indirizzarsi ad un fiacco 0-0, Nemanja Radonjic tira fuori un coniglio dal suo cilindro di giocatore fuori scala per questi palcoscenici, e ricorda a tutti che se avesse anche altre doti probabilmente ne calcherebbe di ben più titolati. 3 punti ai granata, il Genoa torna a mani vuote: in fin dei conti, se una squadra meritava ai punti era quella di Juric;
- Juric butta nella mischia Zapata dal 1’ in un desueto 3-5-2: il centrocampo torna muscolare, con Linetty e Tameze al posto di Ilic e di un trequartista, ed il Toro assomiglia più a quello d’assalto della prima stagione del tecnico croato, quando Mandragora e Pobega mettevano gamba, fiato ed inserimenti. Ricci e Tameze non riescono ad impattare allo stesso modo, e lo schieramento ultra-difensivo del Genoa non offre molti varchi, così la gara diventa difficile da sbloccare. Là davanti l’attesissimo Zapata fa a sportellate con Dragusin, ed in un paio di circostanze mostra come potrebbe essere esattamente il centravanti che al Torino è mancato nell’ultimo biennio. Solo negli ultimi 20’ Juric butta dentro la carta fantasia (complice l’infortunio muscolare di Vlasic), con Ilic, Radonjic e Seck contemporaneamente: alla fine viene premiato, ma la sensazione è che il Toro sia ancora un cantiere abbastanza aperto. Questi tre punti però, per il momento e il modo in cui arrivano, possono essere una bella fiala di ottimismo;
- Gilardino non fa neanche finta di cercare qualcosa che non sia lo 0-0. In fase di non possesso, la sua squadra è tutta costantemente dietro la linea del pallone, ed in ripartenza i rossoblù non sembrano mai trovare il filo del discorso. Retegui è totalmente annullato dalla difesa granata, Gudmusson prova a sprazzi ad accendere la luce, ma la corrente sembra non arrivare e la manovra latita: da salvare c’è l’attenzione difensiva, con Dragusin e Bani eccellenti ed un centrocampo di lotta che inibisce le manovre granata. Non fosse per la magìa di Radonjic al 95’, sarebbe stato un punto guadagnato: ma se non provi a vincere, alla fine rischi di perdere, e così è stato;
- In una partita così povera di contenuti tecnici, proviamo ad analizzare qualche singolo e qualche scelta tattica: nel Genoa, Malinovsky è sembrato in forte ritardo di condizione, e le munizioni per Retegui scarseggiavano. Combattivo Badelj, reattivo nelle uscite Martinez, troppo timidi i laterali (soprattutto Vasquez). Il Torino, se userà questo modulo, avrà sovrabbondanza di attaccanti, ma scarsità di centrocampisti: oggi meglio Linetty di Tameze, ma numericamente manca qualcosa, e qualitativamente pure. E’ da capire l’entità dell’infortunio di Vlasic, ma il croato da seconda punta è sembrato spaesato e magari potrebbe retrocedere a mezz’ala, garantendo così a Radonjic e, quando tornerà, a Sanabria, la maglia da attaccante vicino a Zapata. Rimandati Vojvoda e Bellanova, ma il trio difensivo Rodriguez/Buongiorno/Schuurs è stato eccellente, e questa è forse la più grande certezza in casa granata;
- E’ stata la settimana di Alessandro Buongiorno: decisamente turbolenta, perché per una manciata di ore era già dell’Atalanta, salvo poi rinunciare al trasferimento e decidere di restare al Torino, squadra dove è cresciuto calcisticamente. Oggi lo stadio, al di là dell’entusiasmo per Zapata, era tutto per lui, con cori, striscioni personali e magliette con il suo nome: durante la gara ha annullato completamente Retegui, ed ogni suo intervento era accolto come un gol. Nel calcio senza bandiere e che mira sempre di più al golfo arabo, il capitan futuro granata si è distinto per una scelta assolutamente fuori moda: mettiamo le mani avanti, magari questa storia finirà come tante altre, tra qualche mese, ma oggi è stato bello vedere che ci si può ancora illudere. E comunque, la sensazione è che presto, vicino alla maglia granata, potrà tenere quella azzurra.
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