
Considerazioni sparse post Inter-Fiorentina (4-0)
L'Inter maramaldeggia una stanca e fragile Fiorentina.
- Che per la Fiorentina sarebbe stata una gara complicata lo si sapeva, tra le scorie di coppa e una trasferta a Milano ospite di un'Inter apparsa priva di vere criticità nelle prime due di campionato. Ma l'ampiezza del risultato e la sua inappellabilità sono un severo monito per i viola, non solo apparsi indietro sul piano fisico (e tecnico), ma di nuovo dimostratisi fragilissimi sul piano della tenuta mentale;
- Dura 20 minuti la gara della Fiorentina, venti minuti giocati con intensità ma senza veri guizzi in avanti. Si parla di un primo quarto di partita all'insegna dello studio per entrambe le squadre, che cercano di disturbarsi a vicenda la costruzione bassa e di non slegare i reparti. Rispetto alla Fiorentina, l'Inter rimane leggermente più compassata, forse anche più di quanto Inzaghi volesse. Situazione dipesa in parte dalla schermatura che sembra subire Calhanoglu, ma anche dal ritmo iniziale che la Fiorentina dà alla sua fase di riaggressione della palla, che pare impedire alle mezzali nerazzurre di strappare in avanti e all'Inter di cambiare lato con efficacia. Sembra, pare, per l'appunto;
- Quando l'Inter passa avanti al 23', ha già virtualmente vinto la partita. Non tanto perché il gol arriva dal primo forcing in pressione portato con intensità dagli uomini di Inzaghi, e nemmeno per la serie di errori scolastici commessi dalla Fiorentina nell'uscita bassa, tutti compressi in un'azione. Quanto piuttosto per il fatto che il gol fissa l'inerzia di una partita fino a quel momento in equilibrio, e le risorse della Viola si palesano subito già ridotte alla riserva se non oltre. I restanti settanta minuti di gara sono un progressivo e inesorabile monologo ambrosiano, dove l'Inter maramaldeggia su una Fiorentina che sembra quasi sperare in un ko tecnico per decisione arbitrale;
- Difficile trarre osservazioni su una partita che si è risolta in maniera così perentoria. Ma allargando il discorso, queste prime uscite dell'Inter ci parlano di una squadra tanto autorevole da sconfinare nella spietatezza, autrice di 8 gol in tre gare con uno zero nella casella delle reti subite. La lucidità di Lautaro già in versione macchina da gol, l'efficacia e il peso del lavoro di cucitura di Thuram (oggi anche a segno), la leadership tecnica di Calhanoglu in mezzo al campo, per quella che è forse la più raffinata delle intuizioni di Inzaghi nell'ultimo anno. Ma è riduttivo parlare di singoli in una gara dove tutti hanno brillato. Sicuramente è presto per dirlo, ma in ottica campionato l'Inter sembra aver risolto difetti e mantenuto pregi del passato: un segnale per tutti;
- In casa Fiorentina è evidente come la vittoria al fotofinish contro il Rapid Vienna sia costata molte più energie del preventivato. Ma al di là di questo, Italiano è rimasto un passo indietro a Inzaghi per tutta la gara, e soprattutto i suoi giocatori lo sono stati due se non tre rispetto ai vicecampioni d'Europa. Forse c'è stata una dose di overthinking da parte del tecnico di Karlsruhe, che ha quasi rinunciato al turnover (dentro solo Christensen tra i pali - due belle parate e una grave leggerezza sul rigore - e Beltran in attacco) senza toccare il dispendioso e ancora delicato impianto tattico viola. Le persino brusche correzioni all'intervallo, con i due cambi ad avvio ripresa più gli altri due al 55' che hanno ribaltato l'intero reparto offensivo, suonavano più che altro come ammissioni di un undici di partenza sbagliato. Con vaghi richiami alla finale di Coppa Italia persa, l'Inter quando ha avuto la possibilità di combinare sulle verticali Chalanoglu-Thuram è stata devastante, e il mismatch fisico dei viola in varie zone del campo avrebbe (forse comunque inutili) contromisure. Di per sé, che la Fiorentina cada a San Siro sarebbe meritevole di varie attenuanti; la progressiva e inesorabile disgregazione dei gigliati lo è decisamente meno.
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